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mercoledì 13 novembre 2013

Escursione domenica 17 novembre 2013 - La “soglia” di Monfalcone e i suoi bunker

Scarpe & Cervello 2013
La “fortezza” FVG

Domenica 17 novembre 2013

La “soglia” di Monfalcone e i suoi bunker

Ritrovo ore 9,30 a Monfalcone a piazzale Tommaseo, lungo via Romana, la parallela alla statale per Trieste

La feritoia di un osservatorio ormai sommerso dalla vegetazione spontanea

Percorso
L’ultima escursione del 2013 ci porterà a esplorare un settore particolare della regione, cioè una sorta di transetto difensivo costruito a cavallo della statale che collega Monfalcone a Trieste, pensato prima che il capoluogo provinciale ritornasse a far parte, a pieno titolo, dell’Italia.
A differenza di ciò che abbiamo visto sul Carso triestino qui ci sposteremo soprattutto lungo una miriade di piccole postazioni di tiro predisposte per mitragliatrici e cannoni. Le postazioni dei battaglioni d’arresto erano distribuite sui colli più alti e nei pressi delle strade che dovevano controllare e tenere sotto tiro. Di fatto si trattava di una presenza diffusa e discreta, molto mimetizzata. Partendo dalla periferia di Monfalcone saliremo su almeno tre colli transitando anche per le zone umide retro collinari.
Tempo di percorrenza: 7 ore
Grado di difficoltà: qualche strappo in salita su sentieri per lo più segnati

Prenotazioni

Motivazioni per la scelta dell’itinerario       
La paura di un attacco potente e improvviso sconsigliava di avere lungo il confine strutture militari che potevano cadere in mano al nemico con facilità. In compenso si predispose una difesa duttile e porosa, che per certi tratti seguiva o affiancava le linee della prima guerra mondiale. Si trattava di postazioni quasi sempre isolate, raggiungibili da camminamenti che con l’andare del tempo sono stati ingoiati dalla vegetazione.   

L’accesso a una postazione interrata

Il compito delle postazioni era quello di tenere sotto tiro le principali strade di collegamento. Per esempio a Visentini, nel Vallone che porta a Gorizia, una decina di postazioni servite da una casermetta molto piccola avevano il compito di tenere sotto tiro la strada da una posizione alta e lontana. L’importanza del tema della mira e dello sparo, come in antico, muoveva la scelta delle posizioni da presidiare e custodire con le opere in cemento. Un fitto sistema di postazioni minori avrebbe garantito le batterie anticarro rispetto a possibili accerchiamenti della fanteria. La difesa, a differenza di quella pensata per la prima guerra mondiale, non si poteva disegnare con una linea, ma con un sistema di minuscoli punti e di raggi di circonferenza ascrivibili alla precisione dell’arma.
Una delle scale in cemento che collegano i bunker con la superficie

Percorrere questo ambiente disseminato di postazioni -siamo riusciti a rintracciarne solo una piccola parte-, ci farà comprendere l’importanza interpretativa che le tecniche di guerra esercitano rispetto al paesaggio. Progettare una simile infrastruttura portava i militari a dover conoscere con attenzione i luoghi che venivano necessariamente reinterpretati e modificati.

Veduta dalla cima Dablici verso il lago e il colle di Pietrarossa

Le colline carsiche, allora poco alberate, e le delicate pianure umide divennero oggetto di un originale piano di difesa che cercheremo di comprendere sul posto. Non una linea di vera tenuta, ma uno spazio profondo alcuni chilometri difeso da corpi specializzati nel produrre i massimi danni alle colonne corazzate che comunque sarebbero passate. Centinaia di minuscoli punti di resistenza che avrebbero dovuto resistere per qualche giorno in attesa di un contrattaco che, come l’offensiva, non si è mai verificato.
A distanza di due decenni dalla dismissione della linea ci si può cominciare a chiedere il senso di questi oggetti abbandonati nel territorio e su come anche questa insensata spesa possa diventare utile alla società prossima a venire.

Trincee di appoggio collegate ai bunker

Descrizione del percorso   
Partiremo da via Romana, all’altezza di una piccola piazzetta alberata dedicata a Tommaseo, e saliremo verso la collina di Sablici dove godremo, tempo permettendo, di speciali panorami sulla costiera urbanizzata di Monfalcone. Scenderemo poi verso la zona di Pietrarossa, caratterizzata dal bel lago che vedremo però dall’alto salendo la collina del Debeli che si aprirà sulla pianura e sul lago di Doberdò. Da qui la vista è speciale e spazia sugli ambienti retro collinari.

Veduta dal colle verso l’Istria

Qui transiteremo nelle vicinanze del lago-palude per poi salire il versante successivo dirigendoci verso il rifugio Cadorna e raggiungendo le postazioni realizzate sul monte Gradina.
Lungo tutto l’itinerario incontreremo bunker in cemento che rendono esplicito il fatto che non sono stati costruiti in occasione della Grande Guerra. 

Torretta mimetizzata sul Sablici

Si tratta di oggetti piccoli e abbandonati, non riconvertibili, testimoni di una guerra fredda che si portava dietro divieti, vincoli, pratiche d’uso territoriali ormai inutili.
Strutture fortificate sulle pendici del Gradina
In serata abbiamo previsto, per chi si vuole fermare, una occasione conviviale in una trattoria di San Martino del Carso.

Per partecipare
La passeggiata si svilupperà lungo sentieri e stradine, con incursioni nell’ambiente naturale per visitare le postazioni che siamo riusciti a rintracciare. Il terreno è aspro e roccioso, quindi consigliamo un paio di pedule da escursione, avremo anche qualche tratto di sentiero con il fango.
Faremo in modo di avere delle auto di appoggio a Doberdò del lago che accompagneranno gli autisti al punto di partenza.  L’escursione prevede una camminata lenta di circa sette ore priva di difficoltà.  Chi viene con i figli è pregato di prestare a loro le dovute attenzioni.
Vi raccomandiamo un abbigliamento conforme alla stagione variabile soprattutto in considerazione delle previsioni del tempo, ma ricordatevi anche qualche spray antizecche.
Per i problemi finanziari dell’associazione le escursioni di Scarpe & Cervello non saranno più gratuite, ma sottoposte a una quota di rimborso spese per compensare i costi organizzativi. I non iscritti pagheranno 5 euro mentre gli iscritti 3. Per i bambini rimane tutto gratuito.

Numero massimo di adesioni: cinquanta con obbligo di prenotazione scarpe & cervello

Per informazioni e prenotazioni:
Moreno Baccichet: 043476381, oppure 3408645094, bccmrn@unife.it
Legambiente del Friuli Venezia Giulia: 0432 295483, info@legambientefvg.it, in orario d’ufficio (lun-ven 9:00-13:00)
La tessera di Legambiente: per partecipare all'iniziativa non è obbligatorio essere iscritti a Legambiente seppure, per i nostri interessi generali, questa adesione sia caldeggiata.
Coloro che infatti sono soci di Legambiente sono coperti da assicurazione sia nel caso procurino un danno a terzi, sia in caso di infortunio.
Non sono assicurati i “non Soci” che partecipano alle iniziative e che dovessero infortunarsi, lo sono solo se la responsabilità del loro danno è riconducibile al Circolo o ad un Socio del Circolo stesso.
Il pranzo di norma sarà frugale e al sacco. Dove precisato ci sarà la possibilità di accedere a forme di ospitalità locale di qualità fruendo di locali e ristori dotati di un particolare valore aggiunto. Ogni partecipante penserà a sé, ma se qualcuno porta vino e dolci anche per gli altri sarà particolarmente apprezzato.


venerdì 31 maggio 2013

La “fortezza” FVG

La prima escursione di Scarpe & Cervello sulla dismissione del patrimonio militare per questioni metereologiche e impraticabilità delle strade campestri è spostata a

Domenica 16 giugno

Dal Torre al Natisone
Da Remanzacco a Cividale per vecchie cappezzagne


Ritrovo ore 9,30 a Remanzacco nei pressi della stazioncina dei treni

le campagne di Orzano
Percorso
L’escursione ci permetterà di percepire l’alta pianura udinese nel tratto che intercorre tra Remanzacco e Cividale permettendoci di incontrare alcuni luoghi militari dismessi che pongono diversi problemi. Nel percorrere questo tratto del Friuli avremo modo di leggere una campagna sufficientemente ben conservata e di arrivare nella vecchia città romana percorrendo brani di viabilità che sembrano i resti della storica centuriazione.

Tempo di percorrenza: 7 ore. L’escursione prevede una camminata lenta di circa sette ore priva di difficoltà. Chi viene con i figli è pregato di prestare a loro le dovute attenzioni.

Grado di difficoltà: escursionistica su strade carrarecce e su un tratto piuttosto lungo di strada urbana. A parte la lunghezza è adatta a tutti.

Motivazioni per la scelta dell’itinerario
Attraverso la valle del Natisone, dopo la disfatta di Caporetto, le truppe austro tedesche nel 1917 penetrarono all’interno della penisola. Quando dopo la seconda guerra mondiale lungo quel confine con la Jugoslavia fu identificato un pericolo da parte delle truppe socialiste di Tito si pensò bene di costruire una doppia linea di arresto nella previsione di una veloce discesa a valle di truppe corrazzate nemiche.

La città di Cividale divenne un importante centro di concentrazione delle truppe che avrebbero difeso questo varco e le principali direttrici stradali. Dopo il secondo dopoguerra migliaia di giovani italiani consumarono una parte della loro vita all’interno delle tre caserme di Cividale e dell’inutile “fortezza FVG” e con questa escursione vogliamo in qualche modo ricordare tutte queste energie sprecate e le ampie aree abbandonate che segnano la crisi ideale politico centrato sul confronto.

Descrizione del percorso
Il ritrovo è previsto presso la stazioncina di Remanzacco, lungo la linea Udine Cividale. Nei pressi ci sono molti parcheggi per chi arriverà in macchina, mentre chi vuole arrivare alla stazione con il treno deve tenere in considerazione il fatto che l’ultimo treno utile da Udine è quello delle 9,00 che arriva a Remanzacco alle 9,06. Da qualsiasi linea ferroviaria stiate arrivando vi invitiamo a verificare in proprio orari e coincidenze.

Dopo soli 400 metri di strada asfaltata ci innesteremo sul tracciato medievale della strada vecchia per Orzano per raggiungere la località Battiferro e il mulino Cainero nei pressi dell’azienda biologica Saccavini. Qui intercetteremo il Malina che cercheremo di guadare su una briglia transitando poi per villa Pasini Vianelli e la graziosa chiesetta di S.M.Maddalena, prototipo delle chiesette campestri medievali e giunta a noi senza modifiche o integrazioni moderne.

Ci muoveremo poi lungo le capezzagne agricole tra Orzano a Premariacco seguendo i decumani di quella che viene letta dagli studiosi come una centuriazione romana (L’erba alta in alcuni tratti consiglia pantaloni lunghi). Attraversando questo ambiente rurale estraneo alle moderne trasformazioni che hanno segnato negli ultimi anni le arterie di maggior traffico arriveremo a S.Mauro dove un tempo fu costruito il Campo 57. Del grande recinto militare oggi resta ben poco, ma questo fu un importante campo di prigionia fascista per appartenenti alle forze alleate, in prevalenza australiani e neozelandesi, in funzione dal 1941 al 1943.

lo storico ingresso al campo

scene di vita a Campo 57
Il grande recinto di prigionia era costruito soprattutto in legno e dopo la guerra fu completamente “riciclato” e lo spazio riutilizzato. Nei pressi delle memorie del campo visiteremo un enorme sbancamento e una nuova lottizzazione, intonsa, che dovrebbe essere la zona artigianale industriale di Cividale. Nei pressi avremo il modo di individuare un recinto militare dismesso, una polveriera che un tempo avrebbe dovuto garantire le munizioni a tutte le postazioni anticarro distribuite lungo la direttrice del temuto sfondamento militare.

Seguendo una carrareccia non asfaltata arriveremo nei pressi di Grupignano e per un breve facile sentiero raggiungeremo il corso del Natisone e un’amena spiaggetta. Riprenderemo l’escursione alla volta di Cividale.

Ci sono tre caserme dismesse nei pressi della città: la caserma Vescovo a Purgessimo, verso est in direzione delle valli del Natisone, la caserma Miani a Grupignano che visiteremo dopo aver fatto la sosta sul Natisone e la Zucchi, posta a nord del centro, costruita nel sito dell' ex convento domenicano.

Questa è un’area archeologica di enorme interesse nonostante lo stato dei luoghi. Collocato a nord della città, il borgo S.Domenico sorge in epoca medievale per poi consolidarsi nel Quattrocento lungo il prolungamento del decumano maggiore della città e all’interno delle mura veneziane. Nel 1256 qui fu eretto il convento dei frati Domenicani e a tale presenza il borgo deve il nome. Il convento sarà soppresso in età napoleonica nel 1810 e l’intero complesso venduto a privati. In quell’occasione la chiesa fu demolita. Fino pochi decenni fa esisteva ancora il chiostro ed il pozzo a testimoniare l’antica presenza del complesso, ma ormai sono scomparsi anche questi.

Non toccheremo invece la Caserma “Nadalutti” a Ipplis di Premariacco, né l'area utilizzata per le esercitazioni militari in località Cerneglons, detto anche Prat dal Sior, a Remanzacco.

Nella zona ci sono ulteriori piccole fortificazioni non facilmente localizzabili, come quelle che costituivano l'ex fortificazione permanente denominata «opera difensiva di Moimacco» e «Polonetto», «San Martino», «Ponte San Quirino», «Bucovizza»,«Quota 141 - San Guarzo», «Fornalis», «Le Braide» e «Monte Guarde», tutte site nel Comune di Cividale del Friuli e oggi abbandonate.

Bibliografia utile

http://fanteriadarresto.altervista.org/opere.html

http://digilander.libero.it/cacciatoridellealpi/f1.htm

http://www.blurb.com/books/3204250-quaderni-d-arresto-1

Per partecipare
La passeggiata si svilupperà su strada quindi sono sufficienti scarpe da ginnastica o da trek e un abbigliamento “a cipolla”. Vi raccomandiamo un abbigliamento conforme alla stagione variabile soprattutto in considerazione delle previsioni del tempo.

Il rientro a Remanzacco lo faremo tutti insieme in treno.
Tutti i partecipanti dovranno procurarsi un biglietto per il ritorno con il trenino.

Il percorso totale è di 15 km, dei quali quattro su strade secondarie asfaltate e due lungo un itinerario propriamente cittadino in Cividale.


Per i problemi finanziari dell’associazione le escursioni di Scarpe & Cervello non saranno più gratuite, ma sottoposte a una quota di rimborso spese per compensare i costi organizzativi. I non iscritti pagheranno 5 euro mentre gli iscritti 3. Per i bambini rimane tutto gratuito.

Numero massimo di adesioni: cinquanta con obbligo di prenotazione.

Informazioni:
Moreno Baccichet: 043476381, oppure 3408645094, bccmrn@unife.it
Legambiente del Friuli Venezia Giulia: 0432 295483, info@legambientefvg.it, in orario d’ufficio

Prenotazioni


Assicurazione:
Solo i soci Legambiente sono assicurati.

Meteo:
http://www.osmer.fvg.it/

Informazioni aggiornate saranno inserite nel sito dell’associazione: www.legambientefvg.it

lunedì 10 settembre 2012

Tra Doline, colli e vigne: da Monrupino a San Daniele del Carso


Domenica 16 settembre

Ritrovo ore 9,30 di fronte al cimitero di Zolla di Monrupino





Percorso
L’escursione si snoderà in due diversi itinerari. Il primo dedicato alla rocca di Monrupino e alla dolina insediata di Tomai, mentre il secondo ci farà percorrere i rilievi del bordo dell’altipiano carsico a San Daniele. La predisposizione di due auto di appoggio a metà dell’itinerario permetterà agli autisti di recuperare le auto.
Alla sera chi vuole si potrà fermare per mangiare con noi presso una trattoria carsolina.

Tempo di percorrenza: 8 ore
Si tratta di un’escursione priva di difficoltà escursionistiche e per lo più su percorsi stradali poco frequentati.  Dislivello: 100 m

Motivazioni per la scelta dell’itinerario             
Uno dei primi luoghi oggetto delle attenzioni della Regione nella revisione di vincoli paesaggistici a volte vecchi di mezzo secolo è stato quello del santuario di Monrupino, un luogo posto su un confine di stato, ma centrale rispetto al paesaggio del Carso. L’ambiente qui non ha subito straordinarie trasformazioni se non quelle legate al processo naturale di espansione della vegetazione sui pascoli abbandonati. Come una sorta di acropoli, il recinto fortificato del santuario è uno straordinario balcone paesaggistico dal quale di diramano antichi sentieri.
Dalla chiesa incastellata partiremo alla volta della sola cittadina medievale costruita in questo speciale ambiente geologico prefiggendoci l’intento di attraversare le doline caratterizzate da impianti vitivinicoli antichi di Terrano e Malvasia. L’ambiente delle vigne di Dutovlje e di Tomai è del tutto speciale per la forma dei supporti morti alle piante. L’uso del legno assume dei valori grafici importanti e scandisce una sorta di misura per la grande dolina di terra rossa. Visiteremo anche le praterie abbandonate tanto care all’iconografia di Luigi Spacal che incontreremo nelle opere conservate nel museo a lui dedicato a San Daniele. Visiteremo anche la casa natale di Max Fabiani, famoso architetto nella Vienna di fine secolo, che qui rappresentò come un segno di alterità paesaggistica il grande gelso che cresce ancora nel cortile dell’abitazione: il gelso dei Fabiani. Mentre questa pianta nell’udinese caratterizza il ricordo di attività produttive legate alla bachicoltura, nel Carso il gelso adornava i cortili delle abitazioni con la realizzazione di estese pergole. Dalla casa dei Fabiani a piedi percorreremo la strada che conduceva l’architetto nella cittadina della quale fu sindaco durante il periodo fascista e avremo così modo di vedere alcune sue opere progettate con una speciale sensibilità al paesaggio.



Costruzioni nel recinto fortificato a Monrupino




     
Serie di grafiche di Spacal



Il gelso dei Fabiani di Max Fabiani


Descrizione del percorso           
La chiesa di Monrupino (Repentabor in Sloveno) è appunto un “Tabor” sloveno. Cioè si tratta di un edificio sacro fortificato presso il quale trovava rifugio la popolazione dei villaggi vicini in occasione di incertezze militari e incursioni turche. Il colle con i suoi 418 m sul livello del mare è uno dei più alti rilievi del Carso ed ospita il santuario dedicato all'Assunta e alcuni edifici di antica costruzione ben restaurati. Il grande cortile è una straordinaria balconata che si affaccia sull’altipiano e anche per questo l’area fu insediata in età preistorica da un castelliere.
Scenderemo dal colle per scendere verso una delle zone agricole più interessanti del Carso, quella che è specializzata nella produzione del vino Terrano, un vino nero denso prodotto da una terra rara e di colore rosso. Ci interessa soprattutto cogliere, proprio in questa stagione, il disegno delle vigne contrapposte alla prima fascia di territorio, un tempo utilizzato come pascolo, oggi abbandonato e selvatico. Negli ultimi venti anni nella dolina di Tomai si è visto un progressivo recupero delle attività di coltivazione della vite con modalità di tipo tradizionale e quindi una sostanziale conservazione delle forme paesaggistiche a differenza di quello che sta accadendo nella valle del Vipacco e nel Collio sloveno.
Arrivati nel borgo di Dutovlje Riprenderemo le auto per trasferirci a una decina di chilometri, a Kobdilj, vicino a San Daniele del Carso. Lasceremo le auto nei pressi della ferrovia transalpina e saliremo alla piccola borgata in antico sede di un castelliere e patria di Max Fabiani, uno dei più importanti architetti della mitelleuropa a cavallo del ‘900. Nel cortile della sua casa, incendiata durante la seconda guerra mondiale, c’è uno straordinario gelso che lo stesso Fabiani dipinse in una cartolina qui allegata. Il grande albero, che ogni anno veniva potato, caratterizzava l’importante spazio aperto sul quale la famiglia borghese abitava dal 1792. C’è chi crede che questo sia l’esemplare di gelso più grande della Slovenia. Vicino alla casa c’è una sorgente d’acqua, bene preziosissimo per una zona carsica, che era proprietà dei Fabiani, ma che Max rese pubblica negli anni ’30.
Ci avvicineremo alla cittadina medievale di San Daniele posta sul colle poco discosto lungo un panoramico e corto sentiero dedicato proprio a Max che ci farà transitare per la chiesetta di Sv. Gregor dove giacciono le spoglie dell’architetto e della sua famiglia.
L’architetto nacque qui nel 1865 ma la sua attività professionale si svolse soprattutto a Vienna dove collaborò con Otto Wagner durante i progetti di espansione della città e nel periodo della definizione di uno stile modernista. E’ stato anche un importante urbanista e a lui si devono i piani urbanistici di Lubiana e di Gorizia. E’ proprio a Lubiana che l’archiettto conseguirà la maturità scientifica presso la Realschule di Lubiana, mentre nel 1883, si iscriverà al Politecnico di Vienna dove intraprese gli studi di architettura conseguendo, nel 1892, il titolo di Diplom Architekt (Laurea in Architettura). Nel 1896 intraprese la carriera accademica al Politecnico, diventando Assistente del prof. Karl Konig alla Cattedra di Composizione e, nel 1898, Professore incaricato di Storia dell'Architettura antica.
Giungeremo a San Daniele toccando il giardino che Fabiani progettò negli anni ’30 per i cugini Ferrari, per i quali costruì anche una strada carrabile progettata come un belvedere e la residenza con uno stile storicista, frutto dei suoi studi sulla casa del Carso.
L’escursione ci permetterà di visitare quanto dell’opera si è salvato dalla distruzione della seconda guerra mondiale. Nel 2001 il comune di Komen ha ripristinato un sentiero dedicato al grande architetto attivo tra Trieste, Lubiana, Gorizia e Vienna tra la fine del ‘800 e i primi tre decenni del ‘900.
A San Daniele visiteremo anche la mostra di Luigi Spacal, uno dei principali artisti giuliani, allestita all’interno del restaurato castello. La sua opera ha un riferimento esplicito con il territorio carsico che amò e descrisse in quasi tutte le sue opere partendo da un processo di semplificazione dell’ambiente conosciuto e percepito, cogliendone solo gli elementi strutturali. La galleria delle opere è posta all’interno del castello restaurato ed è interamente dedicata all’opera di Lojze  Spacal  (Trieste 1907-2000).

PS. A San Daniele del Carso è ambientato anche uno dei romanzi di Fulvio Tomizza, Franziska.

Bibliografia utile            
Max Fabiani architetto, a cura di M. Pozzetto, Gorizia, Budin, 1966
Max Fabiani: nuove frontiere dell'architettura, a cura di M. Pozzetto, Venezia, Marsilio, 1988
Max Fabiani, Sulla cultura delle città: scritti 1895-1960, a cura di M. Pozzetto, Trieste, Editoriale Stampa Triestina, 1988
Marco Pozzetto, Max Fabiani, Trieste, MGS Press, 1998.

Per partecipare
La passeggiata si svilupperà prevalentemente su strade campestri e sentieri quindi consigliamo scarpe da ginnastica o da trek e un abbigliamento “a cipolla” nel caso ci sia vento.
Il ritrovo è previsto di fronte al cimitero di Zolla dotato di molti posti auto. Chi arriverà in ritardo dovrà raggiungerci in cima al colle fortificato. Per il pranzo tutti dovranno essere dotati di cibo al sacco.
L’escursione prevede una lenta camminata fino alla dolina piena di vigne con lunghi momenti dedicati alla discussione e all’osservazione. Comunque è priva di difficoltà.  Chi viene con i figli è pregato di prestare a loro le dovute attenzioni.
Vi raccomandiamo un abbigliamento conforme alla stagione variabile soprattutto in considerazione delle previsioni del tempo.

Per i problemi finanziari dell’associazione le escursioni di Scarpe & Cervello non saranno più gratuite, ma sottoposte a una quota di rimborso spese per compensare i costi organizzativi. I non iscritti pagheranno 5 euro mentre gli iscritti 3. Per i bambini rimane tutto gratuito.

Numero massimo di adesioni: cinquanta con obbligo di prenotazione.
Per informazioni e prenotazioni:
Moreno Baccichet: 043476381, oppure 3408645094, moreno.baccichet@gmail.com
Legambiente del Friuli Venezia Giulia: 0432 295483, info@legambientefvg.it, in orario d’ufficio
Informazioni aggiornate saranno inserite nel sito dell’associazione: www.legambientefvg.it e www.scarpecervello.blogspot.it

martedì 24 aprile 2012

Aspettando un piano per il paesaggio del Friuli Venezia Giulia

doppio appuntamento a Udine
venerdì 27 aprile - venerdì 4 maggio 2012
Sala Tomadini, via Tomadini a Udine (ore 14.30 - 19.00)

in collaborazione con il Dipartimento di Scienze Umane dell'Università di Udine e con il contributo della Regione FVG

Il convegno organizzato da Legambiente FVG è diviso in due diverse sessioni di lavoro.
La prima vuole fare il punto su diverse e contemporanee esperienze delle amministrazioni pubbliche (Toscana e Puglia) che approcciano al tema della pianificazione paesaggistica con le finalità prescrittive e di tutela tipiche della gestione dei piani italiani. Simile, seppure diverso per la scala, è l’atteggiamento con il quale la pianificazione slovena ha ricondotto la questione del paesaggio al piano comunale, mentre le Charte Paysagére francesi hanno spostato l’attenzione dal tema dei “vincoli” e/o tutele a quello della gestione.
La seconda sessione, invece, vuole indagare alcuni casi recenti di iniziative che, provenendo dalla società, propongono nuovi modi, non incardinati nella pianificazione tradizionale, di gestione del territorio. Osservatori del paesaggio, carte dei luoghi o dei valori, “custodi del territorio”, azioni delle comunità locali non compensano però l’esigenza di un piano regionale, ma dimostrano un interesse per il paesaggio da parte della società che dovrebbe essere di stimolo per un’azione della Regione attenta e condivisa.

Per scaricare tutti i dettagli vai a questo link:
 http://cms.legambientefvg.it/governo-del-territorio/261-aspettando-un-piano-per-il-paesaggio-del-fvg-ciclo-convegni

domenica 25 dicembre 2011

Un'autostrada può sfasciare uno degli ambienti più belli e preziosi del Friuli. Firmate la petizione

Gli amici del Comitato ARCA ci chiedono di divulgare l'appello per la raccolta delle firme per una petizione che contrasta una grande opera inutile pensata in un periodo di crisi. Come associazione non solo abbiamo organizzato una iniziativa a Forgaria per dichiarare la nostra avversità all'opera com'è stata concepita e per fare delle proproste alternative. Proposte e idee che giaciono anche nei cassetti regionali, ma che, proprio perché migliori e più funzionali, vengono obliate dai miti delle grandi opere e dalla illogica pretesa di un interesse privato in una situazione in cui non si riesce a sostenere finanziariamente la spesa nemmeno con l'interesse pubblico.
MB.





PROGETTO RACCORDO AUTOSTRADALE A23-A28 – CIMPELLO-GEMONA
La Regione Friuli-Venezia Giulia intende affidare in concessione la progettazione, la realizzazione e la gestione del raccordo autostradale A28-A23 Cimpello Sequals Gemona a ditte private utilizzando lo strumento della finanza di progetto.
L’autostrada si dovrebbe sviluppare secondo due tracciati:
la parte a sud - Cimpello-Sequals, che costeggia il greto del torrente Meduna, prevede il raddoppiamento dell’attuale superstrada a 2 corsie (completata solo nel 1998), trasformandola in autostrada a 4 corsie e 2 corsie di emergenza ridotte
la parte a nord – Sequals-Gemona, si dovrebbe snodare lungo il paesaggio collinare dei comuni di Castelnovo, Pinzano, Forgaria con lunghi tratti in galleria e viadotto, per oltrepassare il torrente Arzino e costeggiare il fiume Tagliamento in prossimità degli argini fino a Cornino, e infine attraversare il Tagliamento, con due viadotti di lunghezza di 450 e 380 m, separati da un tratto in appoggio in corrispondenza di un’isola centrale, nei Comuni di Forgaria e di San Daniele del Friuli.
L’impatto ambientale dell’opera risulta devastante (effetti sull’ambiente definiti “molto negativi”) soprattutto nella parte nord del tracciato in quanto riempie totalmente lo spazio tra le colline e i due corsi d’acqua, prevede la costruzione di nuovi manufatti; interviene su un territorio, fragile e unico in Europa, già minacciato da altri progetti come la realizzazione di casse di espansione o la costruzione di uno sbarramento sul fiume all’altezza di Pinzano.
La stessa Regione si rende conto dei rischi ambientali collegati alla realizzazione dell’opera, tanto che in una sua Relazione generale individua come elementi di rischio la prossimità di alcuni abitati, le interferenze con la linea ferroviaria, l’attraversamento del fiume Tagliamento e il raccordo con lo svincolo di Gemona.
Lo stesso documento elenca anche le interferenze dirette o confinanti con 1 ZPS (“Magredi di Pordenone”) e 6 SIC, tra cui anche la “Valle del Medio Tagliamento” (IT 3320015) e il “Greto del Tagliamento” (IT 3310007).
Anche in altri documenti della Regione si parla dei costi sociali, paesaggistici e ambientali con modificazione su scala locale degli habitat per flora e fauna.
Ma tutto questo non è sufficiente a far desistere da un progetto costoso e inutile. La nuova autostrada diventerebbe infatti un doppione dell'attuale A23 Tarvisio-Palmanova (la differenza è di 2 Km su tragitti di oltre 100) e non servirebbe nemmeno a decongestionare la A4 Trieste-Venezia su cui, tra l'altro, stanno iniziando i lavori per la terza corsia. Di fatto la pedemontana friulana diventerebbe un corridoio di mero passaggio e vedrebbe svanire ogni possibilità di sviluppo sostenibile.
Per opporsi a questo progetto è nato un movimento popolare spontaneo che ha dato vita al Comitato ARCA (Assieme Resistiamo Contro l’Autostrada).
Sul sito http://www.comitato-arca.it/ è possibile consultare documenti e prendere visione di cartine con il tracciato del progetto, nonché sottoscrivere la petizione contro l’autostrada, anche all’indirizzo:

mercoledì 23 novembre 2011

Da Ronchi dei Legionari alla rocca di Monfalcone lungo il tracciato della TAV


Domenica 27 novembre
Ritrovo ore 9,30 di fronte alla stazione aeroportuale di Ronchi dei Legionari

Il recente progetto per la costruzione della TAV che attraverserà tre provincie del FVG pone non solo delle problematiche relative agli impatti dell’opera trasportistica, ma anche quello delle trasformazioni che la costruzione del nodo di Ronchi comporterà. Infatti nei pressi dell’aeroporto verrà costruita la nuova stazione dell’alta velocità e questa rischia di essere un nuovo addensatore di funzioni e opere che dovrebbero essere costruite tra la ferrovia e l’aeroporto. Con l’escursione ci inoltreremo fino ai colli del Carso monfalconese per immaginare gli impatti che l’opera avrà sull’ambiente delicato dei castellieri protostorici.

I motivi
Negli ultimi anni la questione dei trasporti interni alla nuova Europa è stata una tematica molto dibattuta e contrastata. Tutti abbiamo in mente i fatti della Val di Susa e conosciamo il nuovo e diffuso sistema di corrispondenze commerciali che si sta costruendo a partire dalla fine degli anni ’80. All’interno di questo nuovo scenario di mobilità di merci e persone bisogna avere la forza di collocare anche l’esperienza del nuovo progetto della TAV veneto-friulana. Si tratta della prima grande opera del nuovo millennio che vorrebbe radicalmente modernizzare il nostro sistema delle comunicazioni costruendo dei nodi locali tra trasporto ferroviario e aereo. I nuovi binari che dovrebbero collegarci in modo efficiente con i sistemi ferroviari dell’Est percorreranno il Carso quasi solo in galleria per poi emergere tra Ronchi e Monfalcone e affiancare la ferrovia esistente fino a Cervignano. Da qui la nuova linea si alzerà finendo per abbracciare l’autostrada che nel frattempo dovrebbe essere stata allargata e riprofilata. In alternativa alla rete ferroviaria esistente il nuovo sistema di binari scenderà veloce verso Venezia con rare stazioni di snodo.
Pochi mesi fa Legambiente FVG ha partecipato alla valutazione d’impatto ambientale di questa opera criticando e analizzando con attenzione lo SIA, e il circolo monfalconese è stato molto attivo nell’organizzare iniziative su questo progetto. Con l’escursione vorremmo rendere ancora più evidenti i nostri dubbi su quest’opera senza approcciare alla questione con un atteggiamento prevenuto e/o moralistico.
Per fare in modo che si comprendano a pieno le diverse implicazioni di questa grande opera abbiamo deciso di costruire una uscita di S&C in un punto critico del percorso della nuova TAV. Non visiteremo quindi dei luoghi già trasformati, ma, progetto in mano, cercheremo di capire l’impatto della nuova linea sui luoghi.
In modo particolare cercheremo di immaginare i prossimi paesaggi a venire nell’area posta di fronte all’aeroporto di Ronchi. Un territorio vastissimo, e ad oggi quasi privo di coltivazioni, in attesa di trasformarsi in una grande area commerciale-artigianale che salderà la stazione degli aerei con quella dei treni, costruendo un condensatore speciale di funzioni. Ancora una volta parleremo del ruolo delle reti rispetto al sistema del commercio, anche se TAV e linee aeree non spostano tanti utenti quanto le autostrade. In ogni caso la crisi del paesaggio agricolo e le aspettative dei privati che vogliono dar forma all’ennesimo superluogo saranno al centro delle prime discussioni che faremo come laboratorio nomade e osservatorio delle trasformazioni territoriali.
L’altra questione estremamente interessante è invece quella che si lega al transito della infrastruttura nel primo settore del Carso Goriziano. Sopra Monfalcone la ferrovia correrà parzialmente incassata nel versante, in un sistema di colli ricco di presenze archeologiche preistoriche, medievali e della prima guerra mondiale. Questo settore di Carso nello Studio di Impatto Ambientale è stato un poco sottovalutato soprattutto nei riguardi del paesaggio e per questo ci muoveremo all’interno della valle caratterizzata dalla specialità del lago di Pietrarossa per capire quelle che saranno le trasformazioni ambientali e paesaggistiche se l’opera fosse realizzata.

I luoghi
Il nodo aeroportuale di Ronchi è senza dubbio uno dei più piccoli del Nord Est e i flussi di viaggiatori sono relativamente scarsi e insufficienti per creare un indotto che possa consolidarsi in una serie di servizi al pubblico. Eppure nonostante tutto la proposta urbanistica su questo nodo è quella di potenziare l’attività commerciale, seppure la nuova stazione dell’alta velocità non sposterà di molto i numero di chi arriverà a Ronchi per usufruire del servizio aereo. Visitato l’aeroporto e presa coscienza della sua “solitudine”, ci inoltreremo nella campagna abbandonata per raggiungere la ferrovia e “misurare” la distanza che separa la nuova stazione ferroviaria prevista nel progetto TAV da quella dei treni. Poi seguiremo i binari inoltrandoci, non senza difficoltà nel confuso tessuto della conurbazione monfalconese, valutando l’effetto del raddoppio della linea per Venezia in termini di impatto sull’abitato.
Raggiungeremo così il punto in cui l’alta pianura goriziana tocca le rocce affioranti del Carso e inizieremo a salire la dorsale collinare osservando il punto in cui le linee esistenti intercetteranno il nuovo nastro dei binari.
Qui l’ambiente cambia radicalmente e saliremo la collina godendo di piacevoli prospettive sul mare e sul Carso, attraversando terreni sconvolti dalla prima guerra mondiale e ancora ricchi di segni delle originarie linee di difesa. Raggiungeremo così le vette dei colli insediati in età protostorica e in modo particolare la Rocca monfalconese. Scendendo il versante nord del colle toccheremo il punto in cui la progettata TAV squarcerà il paesaggio collinare con una lunga galleria artificiale. Scenderemo poi sul fondo della valle per capire il peso che subiranno le prospettive percepibili dall’altro versante della valle, già gravato dal carico paesaggistico dell’autostrada. L’impatto visivo del grande viadotto che supererà l’autostrada ce lo dovremo immaginare, come pure le rilevanti opere di movimento di terra che comporterà la costruzione delle pile del ponte e i rilevati ferroviari. Saliremo poi alla piccola borgata carsica di Sablici dove finirà la nostra passeggiata. Qui provvederemo a riaccompagnare gli autisti alle auto.

Per partecipare
La passeggiata si svilupperà in parte in pianura e in territori collinari caratterizzati da rocce affioranti, quindi è consigliato l’uso di scarpe da trekking o da montagna.
Il ritrovo è previsto di fronte all’ingresso dell’aeroporto di Ronchi dei Legionari, mentre per lasciare l’auto consigliamo di percorre tutto il fronte dell’aeroporto e di cercare un parcheggio gratuito nella limitrofa zona industriale. Infatti, i semideserti parcheggi dell’aeroporto sono a pagamento.
L’escursione prevede una camminata lenta di circa sette ore priva di difficoltà. Chi viene con i figli è pregato di prestare a loro le dovute attenzioni.
Vi raccomandiamo un abbigliamento conforme alla stagione variabile soprattutto in considerazione delle previsioni del tempo e del vento.
Alla fine della giornata, considerato che questa è l’ultima uscita di Scarpe & Cervello per il 2011, abbiamo deciso di organizzare una cena presso un vicino agriturismo che offre alcuni piatti tipici del Carso.

Per i problemi finanziari dell’associazione le escursioni di Scarpe & Cervello non saranno più gratuite, ma sottoposte a una quota di rimborso spese per compensare i costi organizzativi. I non iscritti pagheranno 5 euro mentre gli iscritti 3. Per i bambini rimane tutto gratuito.
Numero massimo di adesioni: cinquanta con obbligo di prenotazione.
Per informazioni e prenotazioni:
Moreno Baccichet: 043476381, oppure 3408645094, bccmrn@unife.it
Legambiente del Friuli Venezia Giulia: 0432 295483, info@legambientefvg.it,
Informazioni aggiornate saranno inserite nel sito dell’associazione: www.legambientefvg.it e www.scarpecervello.blogspot.it

sabato 29 ottobre 2011

Outlet e interporto a cavallo delle risorgive friulane


Domenica 30 ottobre

Ritrovo ore 9,30 in piazza a Palmanova
Palmanova nel 1593 nacque non come espressione di una esigenza locale, ma come un nodo in una rete del sistema difensivo veneto che si opponeva, lungo un confine oggi scomparso, alla pressione degli austriaci e dei turchi. L’escursione ci porterà a visitare altri due luoghi importanti, ma calati sul territorio per scelte esogene. L’Outlet di Aiello si pone in fregio al collegamento autostradale in una zona esterna agli abitati e si sta trasformando in un elemento in grado di attrarre, con i suoi flussi, nuove funzioni. L’interporto di Cervignano invece è centrato su uno snodo viario che raccorda soprattutto il principale sistema ferroviario. Si tratta di una infrastruttura mai utilizzata a pieno regime e che è stata completata in un momento in cui i presupposti di quella scelta sono stati messi in crisi dal progresso del commercio internazionale.

I motivi
L’Outlet di Palmanova e l’interporto di Cervignano sono moderne strutture che si pongono come oggetti giustificati da speciali sistemi di viabilità. L’outlet, per quanto non immediatamente raggiungibile, dialoga con l’Autostrada e riceve le attenzioni di un bacino di utenza che supera in confine italiano, l’interporto, invece, si propone come elemento ordinatore dei flussi delle merci su rotaia. In entrambi i casi le due nuove strutture giocano un importante ruolo con la viabilità internazionale e nazionale.
L’escursione che andremo a fare sarà particolarmente centrata sull’organizzazione degli spazi della viabilità interna alle strutture citate, facendo riferimento anche a quella straordinaria forma urbanistica che nel 1593 cadde in Friuli con il ruolo di fortezza. Le strade a Palmanova, nella lucidità del disegno geometrico, raccontano gli esiti migliori dell’utopia urbanistica del rinascimento. Le dimensioni della strada e dei fronti urbani dovevano garantire i principi prospettici dell’umanesimo. Dal centro della città si potevano percepire i limiti dei recinti fortificati e l’ordine della raggiera di strade doveva rimandare esplicitamente a un più importante ordine culturale e politico.
I vicoli progettati artificialmente all’interno dell’Outlet sono privi di quel rigore razionale ma vanno letti come il prodotto della migliore tradizione del consumismo disegnato come luogo del divertimento: l’urbanistica del Luna Park o quella delle Fiere. Il disegno dell’Outlet tende a ricostruire una città finta e popolare, fantasticamente favolista, priva di quelle auto che nel grande parcheggio accerchiano un costruito falsamente articolato e differenziato.
Il disegno dei binari ha invece informato in termini funzionalisti il disegno dell’interporto. La grande struttura allungata avrebbe dovuto sostituire i molti scali ferroviari che un tempo affiancavano grandi e piccole stazioni, ma, previsto negli anni ’70, non è mai entrato in funzione pieno regime. L’interporto è senza dubbio un “buco nero” nella finanza regionale e un insuccesso della tecniche di programmazione territoriale. A differenza dell’Outlet è una struttura ancora in cerca di una sua ragione d’essere, confinata e segreta. Non si mostra al paesaggio se non come un lungo recinto di calcestruzzo impermeabile.
Dati sugli Outlet elaborati da AltroconsumoLe tre grandi strutture territoriali, urbana la prima, commerciale la seconda e infrastrutturale la terza, sono affiancate da altri manufatti defunzionalizzati, come la caserma di Visco, sull’antico confine tra Venezia e Asburgo, o quella di Jalmicco. Insomma, camminando ci chiederemo del ruolo di questi oggetti territoriali nel prossimo futuro ancor più che nel presente. Infatti, è un rischio concreto quello che questi insediamenti finiscano per partorirne altri. A Cervignano a fianco dell’interporto è già prevista la costruzione di una grande zona industriale, mentre all’Outlet si pensa a un ampliamento della struttura per aumentare l’offerta di “divertimento” ai visitatori del parco commerciale.

I luoghi
Dal centro di Palmanova usciremo in direzione est per immergerci in una campagna ricca dei segni della modernizzazione a cavallo di un’area che sente l’influenza della vicina falda freatica. Percorreremo alcune stradine campestri per raggiungere Visco e da qui dirigerci verso l’Outlet. Raggiunta la struttura commerciale la attraverseremo con l’attenzione di chi indaga e non quella dell’utente, osservando le tecniche di progettazione applicate a questa struttura rispetto ad altre che abbiamo visitato nelle precedenti escursioni. Per esempio, osserveremo l’attenzione progettuale data alla strada urbana, alla molteplicità delle forme espresse con una edilizia industrializzata, alla libertà lasciata al visitatore nel costruirsi un suo percorso, alla scelta di costruire degli spazi di circolazione che sembrano pubblici, ma che non lo sono, come pure al linguaggio urbano dell’arredo e del verde, che imita quello delle città e non quello dei centri commerciali.
Dall’Outlet scenderemo attraversando l’autostrada ed entrando a tutti gli effetti nella pianura umida. Ci renderemo conto di questa transizione dalle trasformazioni del paesaggio e soprattutto dalla componente arborea dello stesso. Siepi e boschetti aumentano, così come le piante amanti dell’acqua, in primis salici e ontani. Toccheremo anche un importante Sito di Interesse Comunitario (SIC) che è una enorme sorgente e raggiungeremo così il bel borgo medievale di Strassoldo che attraverseremo per andare a concludere la nostra escursione nel settore settentrionale dell’interporto di Cervignano.

Per partecipare
La passeggiata si svilupperà in pianura, quindi è sufficiente avere delle scarpe da ginnastica. Allo stesso tempo vi preghiamo di considerare che con il terreno bagnato le stradine di campagna che percorreremo saranno ricche di fango.
Il ritrovo è previsto in piazza a Palmanova, mentre l’area limitrofa al centro è ricca di parcheggi.
L’escursione prevede una camminata lenta di circa sei ore priva di difficoltà. Chi viene con i figli è pregato di prestare a loro le dovute attenzioni.
Vi raccomandiamo un abbigliamento conforme alla stagione variabile soprattutto in considerazione delle previsioni del tempo.
Per i problemi finanziari dell’associazione le escursioni di Scarpe & Cervello non saranno più gratuite, ma sottoposte a una quota di rimborso spese per compensare i costi organizzativi. I non iscritti pagheranno 5 euro mentre gli iscritti 3. Per i bambini rimane tutto gratuito.

Numero massimo di adesioni: cinquanta con obbligo di prenotazione.

Per informazioni e prenotazioni:
Moreno Baccichet: 043476381, oppure 3408645094, bccmrn@unife.it
Legambiente del Friuli Venezia Giulia: 0432 295483, info@legambientefvg.it,
Informazioni aggiornate saranno inserite nel sito dell’associazione: http://www.legambientefvg.it/ e su http://www.scarpecervello.blogspot.it/

venerdì 29 luglio 2011

Paesaggi artificiali e resilienze ambientali a Piancavallo




Domenica 31 luglio
Paesaggi artificiali e resilienze ambientali a Piancavallo
Ore 9,30 di fronte agli impianti di trasmissione tele radiofonica in località Castaldia.

Le stazioni sciistiche e i villaggi turistici legati alle stesse hanno uno speciale modo di organizzare gli spazi esterni all’abitato che, seppure non coltivati, si estendono su vaste superfici attrezzate. Oltre al villaggio artificiale una serie di oggetti e strutture funzionali alla gestione degli impianti sciistici finiscono necessariamente per riversarsi sulle pendici costruendo un paesaggi ibrido e moderno allo stesso tempo. Con questa escursione visiteremo i diversi settori della località turistica, i suoi impianti e poi i paesaggi antichi ancora conservati e mantenuti.


I motivi

Gli insediamenti turistici sorti in regione negli anni 60-70 in modo autonomo, e a volte in antagonismo con gli insediamenti storici, non sono poi molti. L’esempio udinese di Sella Nevea e quello pordenonese di Piancavallo hanno in fin dei conti una storia simile. In entrambi i casi i villaggi estivi sono sorti sul luogo di frequentazioni temporanee per lo sfruttamento dei pascoli da parte delle comunità locali. In entrambi i casi l’interesse di chi frequentava la montagna per studio o per piacere fece sorgere qui dei rifugi alpini come base di appoggio per più impegnative escursioni montane. In entrambi i casi queste piccole attrezzature per il turismo furono l’elemento di partenza per sviluppare il progetto novecentesco di due villaggi turistici di moderna concezione.
A Piancavallo l’elemento generatore del nuovo insediamento fu la frequentazione che gli abitanti di Pordenone hanno del pianoro che ospitava l’originario rifugio alpino. All’inizio del ‘900 Piancavallo diventò famoso nel pordenonese per essere una montagna innevata facilmente raggiungibile dalla pianura.
Non è un caso che tutto lo sviluppo successivo della stazione sia stato curato da imprenditori di pianura e non da appartenenti della comunità locale di Aviano. A testimoniare questa modalità di attrezzatura funzionale alla città, che nel 1968 diventava capoluogo di provincia, è anche il modello della prima colonizzazione dell’insediamento, pensato come una sorta di periferia a bassa densità. La lottizzazione di Col Alto e quella di Busa delle Villotte nascono molto prima dei grandi condomini di appartamenti e si propongono, alla stregua delle lottizzazioni di Lignano, come un nuovo modello di abitare i luoghi attraverso seconde case del tutto simili a quelle delle periferie suburbane. Case che si appoggiano a reti stradali di distribuzione inventate ex-novo alle quali si appoggiano lotti relativamente grandi all’interno dei quali sarà possibile costruire edifici mono e bifamiliari.
Solo in un secondo tempo cambierà l’offerta di alloggi con la proposta di appartamenti in strutture plurifamiliari del tutto simili a quelle che venivano costruite in città dagli stessi speculatori edilizi. Cambiava sul finire degli anni ’70, l’impiego di tipologie edilizie a bassa densità a favore di forme paesaggisticamente ancor più speculative con edifici alti anche 6-7 piani su lotti relativamente piccoli. Si formava così un effetto urbano assolutamente estraneo all’ambito alpino degli insediamenti temporanei o permanenti. Un “effetto città” non sappiamo quanto consapevole. Da quel momento la città e il paesaggio delle malghe vivono fianco a fianco, ma, mentre l’allevamento è in crisi, il prodotto della speculazione edilizia continua a riversare sul mercato nuovi e anonimi alloggi per una categoria di acquirenti locali desiderosi di una seconda casa.
Ma la seconda casa a cosa serve? Nella tradizione Piancavallo ha sempre cercato di promuoversi come una stazione alpina legata ad una offerta turistica invernale e questo è sempre stato il suo limite. Il turismo della neve necessità di un importante sistema di attrezzature che con l’andare del tempo hanno contribuito al fallimento di più di una azienda di gestione per cui da molti anni ormai i costi del deficit di Pincavallo sono pagati dalla Regione Friuli Venezia Giulia. Non bastasse, questa falsa città non è in grado di auto sostenere i suoi servizi (farmacia, arredo urbano, smaltimento dei rifiuti, ecc.) e grava pesantemente sul bilancio comunale di Aviano per qualsiasi opera di manutenzione e gestione ordinaria. Insomma, è una frazione “fantasma” del comune, con pochissimi residenti, ma pesa sulle casse del comune più di uno dei villaggi storici.
Strutture, servizi, piani di manutenzione ecc. sono pagati dalla comunità tutta per dare la sensazione ai nuovi proprietari di vivere in un ambiente non diverso dalla città.
In pratica si è costruito un territorio che “consuma” risorse come la città senza essere in grado di produrre nulla. Il carosello bianco è in compenso un elemento difficile da marginare nel suo tentacolare istinto di trasformare gli spazi limitrofi ai territori costruiti. Le piste da sci, con la loro necessità di avere pendenze e forme regolari hanno livellato in paesaggio dei pascoli e dei boschi determinando una artificializzazione degli spazi prossimi a questa sorta di città alpina così forte da deprimere quei valori del paesaggio tradizionale che potevano essere una risorsa per il turismo estivo.


I luoghi
L’escursione partirà dalla Castaldia, uno dei pochi territori del versante alpino che dal medioevo era una proprietà privata indisponibile dagli abitanti di Aviano che invece usavano in modo solidale tutto il resto della montagna. A Castaldia, orlo dell’altipiano pastorale che anticipa il Piancavallo, negli ultimi trent’anni si è venuto costruendo, in modo assolutamente spontaneo, un complesso di sistemi di trasmissione radiotelevisiva che hanno alimentato la storia della radiocomunicazione della pianura pordenonese. Da questa foresta di antenne inizieremo l’escursione per poi raggiungere le praterie del Col Alto lungo la prima strada che permetteva l’accesso alla stazione sciistica.
Qui potremo osservare il paesaggio originario delle praterie artificiali in fase di riduzione per lo scarso utilizzo dei pascoli.
Raggiungeremo la lottizzazione di Col Alto visitandola nel dettaglio per poi attraversare il piano infrastrutturato della località e cogliendo le diverse volontà paesaggistiche espresse dagli interventi e gli impatti creati dalle ultime strutture sciistiche.
Saliremo poi lungo il sentiero del Sauc fino a raggiungere la panoramica vetta del Col Cornier, una balconata che permette di abbracciare con lo sguardo il Carso triestino e le Dolomiti bellunesi. Da questa balconata potremo vedere con maggiore attenzione gli spazi di qualità paesaggistica e le manomissioni delle piste da sci che salgono al Tremol2 in Val dei Sas.
Questo è un luogo dove dal 1989 Legambiente e le altre associazioni ambientaliste svolgono una battaglia per fermare gli impianti sciistici che vogliono estendere i loro tentacoli fino ad arrivare in Veneto.
All’Antro delle Mate, se faremo in tempo, raggiungeremo alcuni amici che hanno organizzato un piccolo concerto alpino, dopo di che si scenderà a Piancavallo lungo le piste da sci per renderci conto delle difficoltà che ci sono nel pensare di recuperare spazi così trasformati per una attività tanto specialistica.


Per partecipare
La passeggiata si svilupperà in ambiente montano e sono quindi obbligatorie le scarpe da montagna.
A Piancavallo si arriva risalendo la strada da Aviano (diffuse segnalazioni). Prima di giungere nella località sciistica sulla destra, alla fine di una ripida salita e dopo l’ultimo tornante, troverete la tabella della località Castaldia. Pigliate la piccola strada a destra che conduce all’altopiano pastorale e fermatevi poco più avanti nei pressi delle alte antenne di trasmissione che dovreste aver visto anche salendo da Aviano.
L’escursione prevede una camminata lenta di circa sette ore in ambiente alpino e un dislivello complessivo di circa 700 metri, seppure si tratti di un percorso molto facile.
Sono sufficienti scarpe da montagna comode e un abbigliamento conforme alla stagione variabile.

Per i problemi finanziari dell’associazione le escursioni di Scarpe & Cervello non saranno più gratuite, ma sottoposte a una quota di adesione per compensare i costi organizzativi. I non iscritti pagheranno 5 euro mentre gli iscritti 3. Per i bambini rimane tutto gratuito.

Numero massimo di adesioni: cinquanta con obbligo di prenotazione.


Per informazioni e prenotazioni:
Moreno Baccichet: 043476381, oppure 3408645094, bccmrn@unife.it
Legambiente del Friuli Venezia Giulia: 0432 295483, info@legambientefvg.it,
Informazioni aggiornate saranno inserite nel sito dell’associazione: http://www.legambientefvg.it/ e http://www.scarpecervello.blogspot.it/

lunedì 18 aprile 2011

Perché le bonifiche friulane non assomigliano a quelle pontine?






















Esempi di bonifiche a Latina (sotto)


confrontati con quelli di Aquileia (sopra)


Verso la metà degli anni Trenta del secolo scorso le bonifiche integrali della Bassa Friulana cambiarono il volto di una importante parte della regione, proprio mentre i grandi problemi della crisi economica rendevano più acuta la disoccupazione. Una delle risposte fornite dalla classe politica locale e dal prefetto Temistocle Testa, fu quella di attivare una forma di emigrazione interna che portò centinaia di famiglie friulane a colonizzare le grandi bonifiche pontine prima, e l’Africa Orientale poi. In questa sede non ci interessa far notare le modalità di questo consistente esodo, ma il diverso esito formale raggiunto dalle bonifiche pontine rispetto a quelle friulane. Infatti, la pubblicistica fascista marcò con forza il fatto che, a famiglie povere e prive di sostentamento in patria, lo stato forniva una casa e un piccolo podere per l’autosussistenza. Una piccola proprietà da riscattare che permetteva all’agricoltore, molto spesso un mezzadro, di diventare un piccolo proprietario.

giovedì 10 marzo 2011

Il paesaggio è il più antico “documento” del Friuli Venezia Giulia: perderemo una nuova occasione per avere il Piano paesaggistico?



Il territorio è un grande disegno umano che può essere letto nelle sue componenti formali e funzionali come una costruzione complessa della società.
Il paesaggio è un deposito di forme giustificate dalla volontà umana di attrezzare lo spazio con strutture e organizzazioni fondiarie atte a produrre dei vantaggi economici o a rendere esplicito un ideale dell’abitare.

Oggi le trasformazioni determinano paesaggi a velocità diverse. Quelli complessi di reti e nodi, legati a paesaggi ibridi e incoerenti (viabilità, centri commerciali, non luoghi, sistemi industriali, conurbazioni, ecc.) che mutano continuamente inseguendo gli impulsi della società, e quelli statici o residuali che ancora testimoniano antiche forme di organizzazione territoriale reinterpretate. A queste due grandi categorie si affiancano i paesaggi dell’abbandono, soprattutto in area alpina, dove la repentina scomparsa della pastorizia e delle coltivazioni sta provocando una diffusa trasformazione paesaggistica.
In questo territorio ricco di elementi resilienti e segnato da dinamiche di trasformazione indotte sempre più da fenomeni esogeni, quali sono i luoghi di valore dai quali ripartire nel tentativo di ancorare il vivere urbano a un territorio riconoscibile? Ogni giorno il dibattito permette il confronto tra settori della società che sembrano portare avanti urgenze apparentemente inconciliabili tra la volontà di interpretare il territorio in chiave sincronico-funzionalistica e le richieste di tutela.
In Italia si è in sostanza conclusa la prima stagione di piani paesaggistici, quelli introdotti dalla Legge Galasso nel 1985, e si profila una nuova stagione. Gli obiettivi del piano si muovono su schemi meno legati alla semplice vertenza della tutela vincolistica e stanno diventando anche degli strumenti di conoscenza territoriale di grande dettaglio come dimostrano i due piani del 2010, quello della Puglia e quello della Lombardia.
In Friuli Venezia Giulia invece non c’è mai stato il tentativo di costruire uno strumento urbanistico, relativo al paesaggio, autonomo dai piani territoriali approntati in diversi periodi e mai approvati (1997, 2003, 2007).
La recente proposta di legge n.87/2009 dal titolo “Procedure per l’avvio della riforma della pianificazione territoriale della Regione” ha cambiato sostanzialmente lo stato delle cose. Infatti, la proposta di costruire un “Piano di governo del Territorio” che segua l’esperienza delle tre precedenti e fallimentari tentativi di costruire un nuovo strumento urbanistico regionale azzera di fatto quanto era stato predisposto dalla precedente giunta Illy. La disastrosa vicenda della proposta di conformità paesaggistica del PTR del 2007 ci aveva visti molto critici nei confronti della bozza di piano e le difficoltà occorse nel rapporto tra Regione e Soprintendenza ai beni paesaggistici ha in qualche modo confermato i dubbi che avevamo espresso.
Quel piano non aveva la qualità d’indagine e approfondimento paesaggistico capace di costruire un sistema di norme utili per la pianificazione subordinata, ne tanto meno provvedeva a una puntuale ricognizione dei vincoli operando un riconoscimento dei valori reali del territorio.
Oggi con la nuova proposta di legge ci troviamo in una situazione del tutto diversa da quella precedente. Se nel 2007 la questione paesaggistica era stata semplicemente banalizzata e considerata un corollario a un PTR quasi privo di idee e utile solo a definire poche scelte strategiche, oggi con questa nuova proposta di legge la questione paesaggio sembra quasi del tutto derubricata dagli impegni della regione e spostata su uno strumento specifico che non si sa quando avrà luce e con quale forma. Ancora una volta la proposta di legge risolve la questione paesaggio nell’ipotesi di frazionamento delle aree paesaggistiche (AGEPA) ai fini di una non meglio dichiarata pianificazione di dettaglio, mentre non si riconosce lo scontro di competenze e di conoscenze rilevatosi i occasione dell’accordo mai raggiunto con il Ministero dei Beni Culturali, rimandando la soluzione della questione all’approvazione di una intesa con il Ministero che certifichi la valenza paesaggistica del nuovo PTR.
Insomma, la nuova proposta non cambia per nulla l’approccio al paesaggio del piano ponendo il problema, ancora una volta, della capacità di uno strumento regionale che disegni i grandi principi di trasformazione del territorio con la necessità di uno strumento paesaggistico capace di garantire gli strumenti di tenuta grazie a un adeguato dettaglio. Con la campagna del 2011 d Scarpe & Cervello vogliamo rendere esplicita la difficoltà di catalogazione del patrimonio paesaggistico regionale alla luce delle più recenti trasformazioni. Vogliamo sollecitare un segno esplicito di attenzione da parte dell’attore regionale.