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lunedì 2 dicembre 2013

Vacile Sequals via Travesio




Da Vacile a Sequals Via Travesio



La ex caserma di Vacile in Comune di Spilimbergo è indubbiamente una delle possibili soluzioni al reimpiego di molte delle aree militari che sono state dismesse. Le notevoli superfici che sono interessate da queste infrastrutture non si prestano a riusi facili, alcuni Comuni ne hanno fatto aree artigianali ove, sfruttando gli edifici esistenti, si è dato sfocgo alle necessità di qualche piccolo artigiano, altrove si è proceduto alla trasformazione delle installazioni in edilizia popolare.
Le proposte possono essere molte, quello che colpisce comunque anche in questo caso sono la superfici, la grande fortezza FVG occupava ampi spazi del territorio Regionale che ora ritornano ad uso della collettività con un bagaglio di problemi che non sarà facile risolvere.
Credo che comunque non affrontare questo tema si un errore che non ci possiamo permettere di fare.



Cliccando sull'immagine si accede al resoconto fotografico dell'uscita


Tracciato dell'esplorazione

mercoledì 13 novembre 2013

Escursione domenica 17 novembre 2013 - La “soglia” di Monfalcone e i suoi bunker

Scarpe & Cervello 2013
La “fortezza” FVG

Domenica 17 novembre 2013

La “soglia” di Monfalcone e i suoi bunker

Ritrovo ore 9,30 a Monfalcone a piazzale Tommaseo, lungo via Romana, la parallela alla statale per Trieste

La feritoia di un osservatorio ormai sommerso dalla vegetazione spontanea

Percorso
L’ultima escursione del 2013 ci porterà a esplorare un settore particolare della regione, cioè una sorta di transetto difensivo costruito a cavallo della statale che collega Monfalcone a Trieste, pensato prima che il capoluogo provinciale ritornasse a far parte, a pieno titolo, dell’Italia.
A differenza di ciò che abbiamo visto sul Carso triestino qui ci sposteremo soprattutto lungo una miriade di piccole postazioni di tiro predisposte per mitragliatrici e cannoni. Le postazioni dei battaglioni d’arresto erano distribuite sui colli più alti e nei pressi delle strade che dovevano controllare e tenere sotto tiro. Di fatto si trattava di una presenza diffusa e discreta, molto mimetizzata. Partendo dalla periferia di Monfalcone saliremo su almeno tre colli transitando anche per le zone umide retro collinari.
Tempo di percorrenza: 7 ore
Grado di difficoltà: qualche strappo in salita su sentieri per lo più segnati

Prenotazioni

Motivazioni per la scelta dell’itinerario       
La paura di un attacco potente e improvviso sconsigliava di avere lungo il confine strutture militari che potevano cadere in mano al nemico con facilità. In compenso si predispose una difesa duttile e porosa, che per certi tratti seguiva o affiancava le linee della prima guerra mondiale. Si trattava di postazioni quasi sempre isolate, raggiungibili da camminamenti che con l’andare del tempo sono stati ingoiati dalla vegetazione.   

L’accesso a una postazione interrata

Il compito delle postazioni era quello di tenere sotto tiro le principali strade di collegamento. Per esempio a Visentini, nel Vallone che porta a Gorizia, una decina di postazioni servite da una casermetta molto piccola avevano il compito di tenere sotto tiro la strada da una posizione alta e lontana. L’importanza del tema della mira e dello sparo, come in antico, muoveva la scelta delle posizioni da presidiare e custodire con le opere in cemento. Un fitto sistema di postazioni minori avrebbe garantito le batterie anticarro rispetto a possibili accerchiamenti della fanteria. La difesa, a differenza di quella pensata per la prima guerra mondiale, non si poteva disegnare con una linea, ma con un sistema di minuscoli punti e di raggi di circonferenza ascrivibili alla precisione dell’arma.
Una delle scale in cemento che collegano i bunker con la superficie

Percorrere questo ambiente disseminato di postazioni -siamo riusciti a rintracciarne solo una piccola parte-, ci farà comprendere l’importanza interpretativa che le tecniche di guerra esercitano rispetto al paesaggio. Progettare una simile infrastruttura portava i militari a dover conoscere con attenzione i luoghi che venivano necessariamente reinterpretati e modificati.

Veduta dalla cima Dablici verso il lago e il colle di Pietrarossa

Le colline carsiche, allora poco alberate, e le delicate pianure umide divennero oggetto di un originale piano di difesa che cercheremo di comprendere sul posto. Non una linea di vera tenuta, ma uno spazio profondo alcuni chilometri difeso da corpi specializzati nel produrre i massimi danni alle colonne corazzate che comunque sarebbero passate. Centinaia di minuscoli punti di resistenza che avrebbero dovuto resistere per qualche giorno in attesa di un contrattaco che, come l’offensiva, non si è mai verificato.
A distanza di due decenni dalla dismissione della linea ci si può cominciare a chiedere il senso di questi oggetti abbandonati nel territorio e su come anche questa insensata spesa possa diventare utile alla società prossima a venire.

Trincee di appoggio collegate ai bunker

Descrizione del percorso   
Partiremo da via Romana, all’altezza di una piccola piazzetta alberata dedicata a Tommaseo, e saliremo verso la collina di Sablici dove godremo, tempo permettendo, di speciali panorami sulla costiera urbanizzata di Monfalcone. Scenderemo poi verso la zona di Pietrarossa, caratterizzata dal bel lago che vedremo però dall’alto salendo la collina del Debeli che si aprirà sulla pianura e sul lago di Doberdò. Da qui la vista è speciale e spazia sugli ambienti retro collinari.

Veduta dal colle verso l’Istria

Qui transiteremo nelle vicinanze del lago-palude per poi salire il versante successivo dirigendoci verso il rifugio Cadorna e raggiungendo le postazioni realizzate sul monte Gradina.
Lungo tutto l’itinerario incontreremo bunker in cemento che rendono esplicito il fatto che non sono stati costruiti in occasione della Grande Guerra. 

Torretta mimetizzata sul Sablici

Si tratta di oggetti piccoli e abbandonati, non riconvertibili, testimoni di una guerra fredda che si portava dietro divieti, vincoli, pratiche d’uso territoriali ormai inutili.
Strutture fortificate sulle pendici del Gradina
In serata abbiamo previsto, per chi si vuole fermare, una occasione conviviale in una trattoria di San Martino del Carso.

Per partecipare
La passeggiata si svilupperà lungo sentieri e stradine, con incursioni nell’ambiente naturale per visitare le postazioni che siamo riusciti a rintracciare. Il terreno è aspro e roccioso, quindi consigliamo un paio di pedule da escursione, avremo anche qualche tratto di sentiero con il fango.
Faremo in modo di avere delle auto di appoggio a Doberdò del lago che accompagneranno gli autisti al punto di partenza.  L’escursione prevede una camminata lenta di circa sette ore priva di difficoltà.  Chi viene con i figli è pregato di prestare a loro le dovute attenzioni.
Vi raccomandiamo un abbigliamento conforme alla stagione variabile soprattutto in considerazione delle previsioni del tempo, ma ricordatevi anche qualche spray antizecche.
Per i problemi finanziari dell’associazione le escursioni di Scarpe & Cervello non saranno più gratuite, ma sottoposte a una quota di rimborso spese per compensare i costi organizzativi. I non iscritti pagheranno 5 euro mentre gli iscritti 3. Per i bambini rimane tutto gratuito.

Numero massimo di adesioni: cinquanta con obbligo di prenotazione scarpe & cervello

Per informazioni e prenotazioni:
Moreno Baccichet: 043476381, oppure 3408645094, bccmrn@unife.it
Legambiente del Friuli Venezia Giulia: 0432 295483, info@legambientefvg.it, in orario d’ufficio (lun-ven 9:00-13:00)
La tessera di Legambiente: per partecipare all'iniziativa non è obbligatorio essere iscritti a Legambiente seppure, per i nostri interessi generali, questa adesione sia caldeggiata.
Coloro che infatti sono soci di Legambiente sono coperti da assicurazione sia nel caso procurino un danno a terzi, sia in caso di infortunio.
Non sono assicurati i “non Soci” che partecipano alle iniziative e che dovessero infortunarsi, lo sono solo se la responsabilità del loro danno è riconducibile al Circolo o ad un Socio del Circolo stesso.
Il pranzo di norma sarà frugale e al sacco. Dove precisato ci sarà la possibilità di accedere a forme di ospitalità locale di qualità fruendo di locali e ristori dotati di un particolare valore aggiunto. Ogni partecipante penserà a sé, ma se qualcuno porta vino e dolci anche per gli altri sarà particolarmente apprezzato.


mercoledì 18 settembre 2013

La caserma che diventa un impianto fotovoltaico e la polveriera abbandonata: da Vacile a Sequals

Scarpe & Cervello 2013 - La “fortezza” FVG

Domenica 22 settembre

Ritrovo ore 9,30 a Vacile di fronte alle ex caserme, lungo la strada che collega Spilimbergo a Lestans


Il parco fotovoltaico costruito all’interno del recinto della ex caserma di Vacile

Percorso

L’uscita prevista per la provincia pordenonese prevede di attraversare i territori dell’alta pianura, quelli che un tempo erano delle vastissime praterie pubbliche dei magredi. Qui si addestravano, all’inizio del Novecento, i reparti di cavalleria dell’esercito sabaudo. La cavalleria velocemente si trasformò e modernizzò con l’uso dei mezzi corrazzati e le popolazioni di queste zone per decine di anni hanno fatto i conti con l’invadenza delle colonne motorizzate dell’Ariete che manovravano su vastissime superfici residuali di territori magredili. 
Con questa escursione avremo modo di incontrare delle buone pratiche di riuso, ma anche due siti del tutto abbandonati: la polveriera di Travesio della quale non è chiaro cosa il ministero della difesa voglia fare e la Caserma di Sequals ormai desolatamente abbandonata dirimpettaia alla piccola zona industriale del paese.
Tempo di percorrenza: 7 ore
Grado di difficoltà: nessuno e, a  parte la lunghezza, è adatta a tutti
Prenotazione

Motivazioni per la scelta dell’itinerario     

Dopo aver visto l’organizzazione spaziale delle difese che sarebbero state garantite dai battaglioni d’arresto, cercheremo di comprendere il ruolo di una seconda linea di resistenza che sulla destra del Tagliamento era organizzata in un modo molto diffuso attorno alle principali direttrici dell’ipotetica invasione veloce dei mezzi corazzati del patto di Varsavia. Le linee difensive del Torre e del Tagliamento dovevano rendere difficile il guado e concentrare le attenzioni del nemico sui pochi ponti posti lungo il fiume. I ponti di Pinzano, Dignano, Casarsa, Madrisio e Latisana erano i colli di bottiglia verso i quali, presumibilmente, si sarebbe lanciata l’offensiva militare nemica con le colonne motorizzate. Oltre il fiume furono distribuite anche le difese motorizzate italiane, quelle che a distanza di circa una giornata da una presunta invasione dovevano essere in grado di ingaggiare battaglia con i primi corpi degli invasori.
Le pianure friulane, nella strategia dei militari, diventavano lo scenario per una battaglia di grandi proporzioni con mezzi corazzati, ed è in quest’ambiente che i reparti dell’Ariete e quelli dell’artiglieria si esercitavano alla guerra elaborando le tecniche di combattimento più efficaci.
L’escursione ci permetterà di cogliere il rapporto tra le strategie di localizzazione delle caserme, tutte poste nei pressi dei centri urbani e quelle delle polveriere, poste distanti dalle prime e organizzate per garantire veloci rifornimenti ai campi di battaglia.

Descrizione del percorso   

La caserma in attività
Il ritrovo per la partenza avviene in un punto particolare della pianura  spilimberghese, dove le terre appena riordinate cominciavano a essere coltivate con mezzi meccanici, al bordo degli antichi campi posti a sud del villaggio medievale di Vacile. Qui sorse una delle più grandi caserme della pedemontana dedicata all’udinese Giobatta De Gasperi per ospitare i reparti di artiglieria che avrebbero affiancato i carristi nella difesa.
La caserma di Vacile era una cittadella militare in mezzo alla campagna e noi ci incontreremo nel piazzale asfaltato di fronte all’ingresso che un tempo era pieno delle auto di militari e ufficiali che arrivavano al presidio con mezzi propri.


Planimetria della caserma e definizione delle destinazioni d’uso nell’ultimo periodo della sua attività

L'organizzazione della caserma

1 Porta carraia principale                             
2 Comando Gruppo                                    
3 Mensa e circolo Ufficiali
4 Alloggi Sott.Uff. e magazzino casermaggio
5 Campo da tennis
6 Cinema
7 Piazzale dell'adunata
8 Mensa truppa
9 Campo da calcio
10 S.a.s.t. (striscia addestrativa)
11 Poligono carabina
12 Campo da tennis
13 Campo da palla canestro
14 Ricovero veicoli
15 Officina meccanica Batt. Logistico
16 Capannone minuto-mantenimento
17 Campo da tennis
18 Infermeria
19 17^ Batteria
20 18^ Batteria
21 Bcs Batteria Comando e servizi
22 Spaccio truppa
23 Compagnia Battaglione Logistico
24 Compagnia Battaglione Logistico
25 Compagnia Battaglione Logistico
26 Riserva munizioni (polveriera)
27 Capannone ricovero radar
28 Capannone ricovero "Quadrinate Browning"
29 Ricovero veicoli
30 Ricovero veicoli
31 Grande Officina meccanica Batt. Log.
32 Il grande serbatoio raccolta acqua piovana
33 Pedana per la manutenzione dei veicoli
34 Pedana per la manutenzione dei veicoli
35 Ufficio carburanti
36 Serbatoi e pompe rifornimento carburanti
37 Officina mezzi militari del Gruppo
38 Officina mezzi militari del Gruppo
39 Ricovero veicoli
40 Ricovero veicoli
41 Capannone Battaglione Logistico
42 Porta carraia secondaria

http://www.grudine.it/Notizia10.html

Come si può notare l’organizzazione della caserma era molto complessa e prevedeva che all’interno del grande recinto convivessero soldati, mezzi e una piccola riservetta di polvere da sparo. L’abbandono degli immobili alla metà degli anni ’90 ha provocato un rapido degrado degli edifici e dei piazzali pavimentati. L’area fu utilizzata recentemente anche come scenario per giochi di guerra, sollevando non poche polemiche. Pervenuta nelle disponibilità del comune di Spilimbergo, l’amministrazione ha pensato bene di procedere a una generale riconversione del complesso militare bandendo un concorso per realizzare, al posto delle caserme, un grande parco fotovoltaico.


La caserma di Vacile in abbandono

Oggi i lavori sono sostanzialmente completati. Quasi tutti i fabbricati sono stati demoliti e le loro macerie sono state distribuite sui piazzali. Su questa superficie artificiale la ditta che aveva vinto il bando ha distribuito un numero impressionante di pannelli fotovoltaici costruendo di fatto il più vasto parco fotovoltaico della provincia di Pordenone. I pannelli sono difficilmente percepibili dal basso perché la conservazione dell’originario recinto murario continua a tenere separato questo spazio dalla campagna circostante. Questa che si presenterà ai nostri occhi può essere considerata una buona pratica?
Il fatto che nessun elemento memorialistico della storica caserma sia stato conservato può essere stato un errore rispetto alla grande affezione che ancora oggi si percepisce nei confronti della De Gasperi sui blog degli ex-militari?
Sono questioni che discuteremo durante l’escursione.
 
Il paesaggio agrario ai bordi dei riordini agrari
Dalla De Gasperi inizieremo un percorso che ci condurrà verso le colline di Sequals attraversando territori agricoli molto diversi tra loro. Passeremo a fianco di suoli che presentano ancora i segni di disegni agrari medievali, conservati ai bordi dei riordini novecenteschi delle grandi pianure. In questi territori riordinati i segni della viabilità e del particellare sono ampi e rettilinei, ma all’interno di questo paesaggio apparentemente banale si rintracciano elementi di valore e spazi assoggettati a successive riorganizzazioni, come quella della grande lottizzazione industriale che sfioreremo. Un’area produttiva mai saturata che oggi vive momenti di maggiore crisi e che presenta al suo interno molti spazi occupati ormai da processi di colonizzazione vegetale del tutto spontanei.
In modo non diverso negli ultimi anni sta nascendo in queste aree, un tempo dotate di copertura erbacea e poi adattate alla coltivazione del mais, un nuovo paesaggio delle vigne industrializzate. Vigneti con impianti fitti e molto strutturati e irrigati artificialmente dove le principali fasi di lavorazione delle viti è ricondotta all’uso delle macchine.
Vigna di nuovo impianto che esalta nella rigidezza dell’impianto le micro morfologie di origine alluviale
Un'altra struttura che potremo notare per la sua dimensione estensiva è il grande impianto industriale della Pravisani Esplosivi, posto sul confine tra Spilimbergo e Sequals. Anche questo impianto sorse in aperta campagna nel 1968 per produrre emulsioni esplosive e non è un caso che l’ufficio commerciale della Pravesani si trovi nel Bergamasco, zona specializzata nella costruzioni di armi. L’azienda è un ampio recinto impenetrabile dove i molti edifici sono posti a una certa distanza gli uni dagli altri per ridurre i rischi di esplosioni a catena.
Dalla Pravesani ci dirigeremo verso la campagna di Sequals cogliendo l’impressione di paesaggi sempre più complessi, sia dal punto di vista morfologico, sia da quello antropologico. Percorrendo un sentiero e poi alcune stradine campestri arriveremo in vista dell’antica palude di Sequals, un ampio territorio bonificato segnato dal ristagno delle acque dovuto alla morfologia che all’epoca delle glaciazioni avevano assunto il Meduna pensile e i suoi depositi.

La fabbrica di esplosivi in mezzo alla campagna
Elementi di paesaggio agrario della campagna di Sequals
Superando una piccola forcella dei colli di Sequls scenderemo nella piana sovralluvionata di Toppo e Travesio sfiorando la grande polveriera abbandonata e oggetto di una presunta bonifica.

La polveriera abbandonata di Travesio inserita in una piccola vallecola tra i colli per poter essere meglio mimetizzata nel caso di bombardamenti aerei
Quando era in funzione questa polveriera, che occupa una varice nella continuità del sistema collinare, era davvero impressionante. Le recinzioni e le torrette di controllo raggiungevano i bordi del bosco e la notte il perimetro del recinto veniva rischiarato da decine di fari. Oggi invece l’abbandono regna sovrano e per certo se una bonifica c’è stata questa non ha certo riguardato le opere architettoniche e di recinzione dell’impianto militare.
Da qui, in vista del bellissimo castello di Toppo e di quello ormai dissolto di Travesio ci dirigeremo a ovest lungo l’antica strada di Santa Fosca per raggiungere Solimbergo.
Da qui saliremo all’omonimo castello basso medievale che visitammo nel 2003 durante l’edizione di Scarpe & Cervello dedicata ai paesaggi medievali.
Da qui scenderemo a Sequals attraversando tutto il paese di Primo Carnera per chiudere l’escursione di fronte alla caserma abbandonata e di proprietà comunale.

Per partecipare

La passeggiata si svilupperà lungo sentieri, alcuni collinari, e stradine. Il tratto che ci permetterà di scavalcare la collina di Sequals lo faremo su terreno argilloso e fuori sentiero. Visto che l’umidità potrebbe creare dei problemi si consiglia l’uso di scarpe da escursione che avvolgano la caviglia e un abbigliamento “a cipolla”.
Lasceremo alcune auto a Sequals e provvederemo poi a riaccompagnare gli autisti a Vacile.
L’escursione prevede una camminata lenta di circa sette ore priva di difficoltà.  Chi viene con i figli è pregato di prestare a loro le dovute attenzioni.
Vi raccomandiamo un abbigliamento conforme alla stagione variabile soprattutto in considerazione delle previsioni del tempo.
Per i problemi finanziari dell’associazione le escursioni di Scarpe & Cervello non saranno più gratuite, ma sottoposte a una quota di rimborso spese per compensare i costi organizzativi. I non iscritti pagheranno 5 euro mentre gli iscritti 3. Per i bambini rimane tutto gratuito.
Numero massimo di adesioni: cinquanta con obbligo di prenotazione.
Per il tuo smartphone

Per informazioni e prenotazioni:
Moreno Baccichet: 043476381, oppure 3408645094, bccmrn@unife.it
Legambiente del Friuli Venezia Giulia: 0432 295483, info@legambientefvg.it, in orario d’ufficio.
La tessera di Legambiente: per partecipare all'iniziativa non è obbligatorio essere iscritti a Legambiente seppure, per i nostri interessi generali, questa adesione sia caldeggiata.
Coloro che infatti sono soci di Legambiente sono coperti da assicurazione sia nel caso procurino un danno a terzi, sia in caso di infortunio.
Non sono assicurati i “non Soci” che partecipano alle iniziative e che dovessero infortunarsi, lo sono solo se la responsabilità del loro danno è riconducibile al Circolo o ad un Socio del Circolo stesso.
Il pranzo di norma sarà frugale e al sacco. Dove precisato ci sarà la possibilità di accedere a forme di ospitalità locale di qualità fruendo di locali e ristori dotati di un particolare valore aggiunto. Ogni partecipante penserà a sé, ma se qualcuno porta vino e dolci anche per gli altri sarà particolarmente apprezzato.

giovedì 25 luglio 2013

La valle slava: Musi e la pressione psicologica della guerra fredda

Domenica 28 luglio
Ritrovo ore 9,30 a Passo Tanamea, sul confine con la Slovenia
La zona della polveriera di Passo Tanamea
Percorso
L’alta valle del Torre nella logica della difesa militare della guerra fredda non ebbe un presidio militare permanente. In sostanza non c’erano caserme nella vallata se non a Tarcento, lungo l’asse pedemontano. Eppure in quest’area marginale del territorio regionale i vincoli militari si facevano sentire soprattutto in termini di servitù d’uso e di presenza militare data dai continui campi che i soldati apprestavano nella vallata. Le difese vere e proprie erano distribuite lungo il confine e il sentiero che controllava il lato settentrionale della valle.
In una logica topografica di più ampia visione a Passo Tanamea iniziava un sistema difensivo lineare che si sarebbe appoggiato alle aste fluviali del Torre e del Natisone: sistema che completava verso ovest e verso nord la protezione dei fianchi del dispositivo principale, rappresentato dal basso Isonzo. Questo sistema di difese era presidiato dal 52° Alpini ed era costituito da una prima linea fortificata, che si distendeva a ovest del fiume Natisone e nelle valli collegate e che mirava a controllare i principali valichi e le vie di accesso alla pianura, e di una seconda linea arretrata, appoggiata alla riva occidentale del fiume Torre, da Tarcento sino a Udine.
Tempo di percorrenza: 6 ore
Grado di difficoltà: nessuno.
Ingresso a una delle postazioni a Scimaz
Motivazioni per la scelta dell’itinerario
La presenza militare in Friuli non è data solo dalle opere maggiori e dai casermaggi che ospitavano le migliaia di giovani provenienti da tutta la nazione. Le pratiche d’uso del territorio furono senza dubbio uno di modi con i quali si espresse fisicamente la grande macchina militare approntata all’epoca della guerra fredda.
La valle di Musi era un ambiente segnato da una profonda crisi sociale ed economica. Uno spazio che come la Val di Resia e quelle del Natisone, aveva vissuto durante il periodo fascista un periodo di progettata ostilità del regime nei confronti delle popolazioni di lingua slovena. Anche qui si erano sentiti gli influssi di un potere che osteggiava l’uso di una lingua che non si rifaceva all’esaltante tradizione romana. Dopo la lacerante definizione del confine nazionale lo stato repubblicano vedeva con preoccupazione questi ambiti confinari non immuni dalla propaganda panslavista. Durante gli ultimi anni della dominazione tedesca queste aree erano state patrimonio delle brigate filo titine e lo Stato non ebbe mai la sensazione di un completo controllo dell’area. Forse anche per questo motivo le principali installazioni militari friulane non stanno all’interno di quei territori che durante l’epoca della dominazione veneziana venivano definiti come la “Slavia Friulana”.
Postazione di tiro sul Rio Bianco
Su queste aree invece le manovre quasi quotidiane di truppe appoggiate da mezzi di supporto costituivano una importante azione di propaganda e di pressione psicologica nei confronti della popolazione locale. Gli spazi che i militari acquisirono per le loro pratiche di guerra ridussero la percezione di controllo territoriale nei valligiani. Per questo visitare questa valle ci porrà il problema di cercare segni molto meno fisici ed evidenti della presenza degli uomini della “Fortezza FVG”. Non a caso, oltre a visitare le postazioni conservate e alcune demolite lo scorso anno dall’esercito, cercheremo di immaginarci i campi di tiro, i sentieri settimanalmente frequentati da colonne di giovani militari, gli accampamenti. Soprattutto gli acquartieramenti con le tende finirono per essere il luogo in cui la popolazione locale veniva a contatto con i giovani di leva alle prese con una delle esperienze più particolari della “naja”. I militari erano osservatori osservati, la popolazione ne studiava i movimenti, conviveva con i loro giochi di guerra rispettandone giocoforza i vincoli.
Nel frattempo nell’alta valle del Torre si stava chiudendo un’epoca storica di organizzazione del territorio e dell’economia. L’emigrazione svuotava le case, si abbandonava l’agricoltura valliva di uno dei settori più aspri dell’arco alpino caratterizzato da un paesaggio di disgregazione geologica.
Polveriera a Passo Tanamea
A chiudere questo periodo di crisi, formalizzando un definitivo collasso psicologico nella comunità locale, venne il terremoto del 1976 dal quale le piccole e sparse borgate di Musi non seppero riprendersi. Oggi della complessa contrapposizione tra un sistema insediativo antico e quello moderno dei militari rimane ben poco e dovremo frugare nella memoria dei locali per riuscire a cogliere quel periodo e gli evanescenti luoghi in cui si consumò un conflitto culturale.

Descrizione dell’itinerario
Ci troveremo al vecchio valico di frontiera di Passo Tanamea per visitare il sistema di fortificazioni posto lungo la linea del confine, garantite dalla piccola polveriera che si incontra su questa soglia che fa da spartiacque tra il bacino dell’Isonzo e quello del Torre.
Ci muoveremo lungo il Rio Freddo per individuare le opere e gli accessi. Da qui scenderemo attraverso la polveriera sino ai Ciclamini, il locale costruito pochi anni fa nei pressi del valico, e da li imboccheremo il sentiero del Parco delle Prealpi Giulie che in circa un’ora e mezza ci porterà ad incontrare quella che era la prima borgata stabilmente abitata della vallata, appunto Simaz.
L’area del campo di addestramento invasa dalla vegetazione
Percorrendo tutta la valle in discesa avremo modo di renderci conto dello straordinario ambiente geologico composto da sfasci e detriti che di fatto rendevano improduttivo il fondovalle del Torre. Lungo il sentiero passeremo attraverso il poligono di tiro della Coda nella Codiza. Qui vicino visiteremo i resti di quello che è stato il principale accampamento utilizzato durante le esercitazioni militari. Vedremo anche alcune delle postazioni militari che avrebbero dovuto colpire con spari incrociati le colonne di mezzi lungo la strada valliva. Recentemente il ministero ha provveduto alla demolizione di alcuni bunker scatenando le proteste del comune di Lusevera che voleva invece attivare un progetto per il recupero di queste strutture con finalità museali.
Saliremo poi sui ripiani alti e più produttivi di Simaz, davvero uno dei pochi tratti del fondovalle coltivabile, e poi raggiungeremo Musi per cercare di individuare, anche con l’aiuto dei pochi abitanti che rientrano per l’estate, la posizione della postazione che difendeva la stretta del Torre.
Postazione semidistrutta nei pressi di Musi
Per partecipare
La passeggiata si svilupperà lungo un sentiero segnato in leggera discesa dal passo. Sono sufficienti scarpe da ginnastica o da trek e un abbigliamento “a cipolla” anche considerand che la valle di Musi è uno dei luoghi più piovosi d’Italia. Lasceremo alcune auto a Musi e provvederemo poi a riaccompagnare gli autisti a Passo Tanamea. Chi vuole alla fine potrà fermarsi con noi a “I Ciclamini” per assaggiare alcuni piatti della cucina slovena dell’alta Val del Torre.
L’escursione prevede una camminata lenta di circa sei ore priva di difficoltà. Chi viene con i figli è pregato di prestare a loro le dovute attenzioni.
Vi raccomandiamo un abbigliamento conforme alla stagione variabile soprattutto in considerazione delle previsioni del tempo.
Per i problemi finanziari dell’associazione le escursioni di Scarpe & Cervello non saranno più gratuite, ma sottoposte a una quota di rimborso spese per compensare i costi organizzativi. I non iscritti pagheranno 5 euro mentre gli iscritti 3. Per i bambini rimane tutto gratuito.

Numero massimo di adesioni: cinquanta con obbligo di prenotazione.
Per informazioni e prenotazioni:
Moreno Baccichet: 043476381, oppure 3408645094, moreno.baccichet@gmail.com
Legambiente del Friuli Venezia Giulia: 0432 295483, info@legambientefvg.it, in orario d’ufficio

Informazioni aggiornate saranno inserite nel sito dell’associazione: www.legambientefvg.it e sul blog www.scarpecervello.blogspot.it

domenica 21 luglio 2013

Le armi della Fortezza

La Fortezza FVG non è diversa da altre fortezze di più antica concezione, ha un suo perimetro e lungo questo perimetro sono posizionate le feritorie e le ritodde  da cui le armi investono di fuoco il nemico.
La difesa di un perimetro,  anche in una fortezza suigeneris come questa, è una delle priorità strategiche.
L'armamentario della difesa è completo, dalle fuciliere alle artiglierie ed il controllo del territorio per successive linee di difesa si palesa man mano che la ricerca prosegue.

Il ponte in legno sul fosso anticarro della prima Guerra Mondiale a nord di Paluzza fa capire che il tema della difesa dei confini è un teme  vecchio anche nella cosiddetta era moderna.



Fortificazione per fucileria 

Interno della fortificazione 

Feritoia è rilevabile la modalità pittosto spartana dell'edificazione





La realizzazione di tutto un sistema di manufatti interrati
era funzionale al riparo delle truppe in caso di bombardamento
da parte dell'artiglieria nemica.

Cunicoli e gallerie connettevano le postazioni di tiro e i rifugi

Bocche mascherate con un ampio cono di visuale consentivano agli artiglieri di
controllare il terreno dinnanzi  alla postazione.

Le aperture nella roccia sono mascherate in tempo di pace per renderne difficile  l'identificazione.

Alle postazioni si accede attraverso porte blindate.



La profondità delle fortificazioni era legata alla necessità di
difendere le truppe e le installazioni dai bombardamenti.



Le dimensioni dei mascheramenti raggiungevano dimensioni
notevoli.

Le fortificazioni erano collegate alla viabilità ordinaria da strade di servizio

Mascheramento di bocca di artiglieria

Dietro il mascheramento la feritoria con il cono di visuale

L'accesso ai buncher era spesso mascherato con
strutture in cemento o ferrro



La rete lavorata a formare corrugamenti simil naturali veniva poi rivestita di cemento








Feritoia di osservazione 


Mimetizzazione di una scala d'accesso