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martedì 23 novembre 2004

OGGETTI DIMENTICATI PER UN ECOMUSEO

Ecco alcune foto che documentano alcuni oggetti abbandonati e rintracciati lungo il percorso che potrebbero essere oggetto di attenzione per l'ecomuseo



 La "taviella" un tempo intensamente coltivata e oggi tenuta a pascolo

L'aggere del "castello di Tramonti" riconosciuto e individuato da noi nel 2003

I bellissimi terrazzi del fondo dell'antico lago di Tranonti

Scendendo dalla parrocchiale di Tramonti di Sopra

I resti della strada antica diretta a Tramonti di Sotto

La roggia del molino del Viellia

Il molino e la vasca di carico

Foto dell'interno della segheria annessa al molino


domenica 10 ottobre 2004

LA RISCOPERTA DEL FONDOVALLE DEL MEDUNA

 10 ottobre 2004
ritrovo: ore 9,00 presso la piazza del municipio di Tramonti di Sopra

Il molino degli Zatti a Tramonti di Sopra

Le motivazioni:
Alcune località alpine sembrano essere rimaste escluse dal
fenomeno di recupero di identità locale che ha seguito la
formazione del Parco delle Dolomiti Friulane. Oggi questa
struttura è sentita come parte delle comunità che ad oggi non
opporrebbero le osservazioni e le diffidenze mosse in
concomitanza con la costruzione dell'ente. Ma se il parco
valorizza i luoghi più selvaggi delle comunità delle Prealpi
Carniche dobbiamo riscontrare una incapacità locale a
recuperare gli elementi puntuali e paesaggistici delle aree
rimaste all'esterno dei confini dell'area naturalistica. Alcune
aree, soprattutto di fondovalle e molto antropizzate meritano
di vedere valorizzati gli elementi residuali di culture e pratiche
economiche ormai scomparse. Per segnalare un campione di
questo "patrimonio diffuso" abbiamo scelto una valle che
soffre più delle altre una crisi di valori identitari: la Val
Meduna.

L'escursione:
L'escursione prende le mosse dal centro di Tramonti di
Sopra dal quale raggiungeremo la forra del Viellia. Da qui
seguendo il torrente raggiungeremo il castello di Tramonti,
una struttura prefeudale che abbiamo scoperto l'anno scorso
e che è ancora inedita. Visitato e rilevato (foto e metro), con
l'aiuto dei partecipanti, il luogo, ci dirigeremo alla volta del
bellissimo molino Zatti percorrendo la breve roggia
medievale della villa di Sopra. Da qui, recuperando sentieri
abbandonati che collegavano i tre villaggi raggiungeremo
l'inizio della roggia della Villa di Sotto, roggia che sfruttava
l'acqua del Chiarchia. Seguendola raggiungeremo i diversi
molini eretti lungo il nastro d'acqua che noi proponiamo di
recuperare come importante monumento medievale di una
cultura dell’acqua ormai scomparsa.

domenica 3 ottobre 2004

IL SISTEMA DEI CASTELLI DELLA PEDEMONTANA

 3 ottobre 2004
ritrovo: ore 9,00 presso il parcheggio di Palazzo Toppo a
Toppo


Le motivazioni:
Lo scorso anno con una serie di escursioni mirate al
paesaggio dei castelli e dei borghi medievali abbiamo voluto
segnalare l'importanza di un "sistema" di fortificazioni che
segue l'area pedemontana per poi entrare all'interno delle
vallate principali. La permanenza di molti resti castellani e
dell'antico sistema di connessione tra gli stessi è tale da
giustificare un'azione di conservazione e sviluppo dei siti più
importanti all'interno del progetto ecomuseale. Per questo
motivo chiediamo che la nuova struttura si attivi per la
creazione di "progetto castelli" del quale il breve itinerario
proposto potrebbe essere una sezione.


L'escursione:
L'escursione prevede la visita ad alcune delle strutture che
già l'anno scorso avevamo visitato. Inizieremo da Toppo con
la visita della grotta difesa di matrice prefeudale dell'antro di
Lorenzini, per visitare poi il castello del XIII secolo. Da qui
raggiungeremo il complesso sito del castello di Meduno, una
delle fortificazioni che dall'aspetto testimoniano una
lunghissima tradizione di uso e riuso. Da qui scenderemo in
riva al Meduna per visitare ciò che resta del villaggio
protostorico di Paludana. Da qui ci muoveremo per risalire il
versante opposto fino a raggiungere i resti dell'articolato
castello di Mizza (Cavasso Nuovo).

domenica 19 settembre 2004

LA FRANA E LA DIGA DEL VAJONT - 19 settembre 2004
ritrovo: ore 9,00 presso la chiesetta alla diga del Vajont a
Erto

Le motivazioni:
I luoghi della frana del Vajont sono un simbolo del cattivo
rapporto che in molte occasioni si instaura tra l'uomo e le sue
attività, e l'ambiente. La disgrazia che seguì la costruzione
della grande diga di Erto è un fatto che ancor oggi tocca le
coscienze di tutti. Per questo motivo riteniamo utile segnalare
la necessità di istituire un itinerario ecomuseale che
attraversi i luoghi dello schianto rendendo espliciti i fenomeni
di crisi succeduti alla sciagura ampliando in modo
consistente quella che è l'offerta conoscitiva oggi presente in
sito.

L'escursione:
La visita prenderà vita dalla chiesetta commemorativa posta
nei pressi della galleria e prevede l'attraversamento del
materiale di frana per visitare i luoghi più impressionanti della
frattura geologica. Poi saliremo il versante opposto al M. Toc
seguendo il flusso dell'onda seguita allo schianto e arrivando
in un pianoro all'epoca coltivato dove l'acqua spense la sua
energia distruggendo due case e cancellando l'esistenza
delle due rispettive famiglie. Poco a monte degli altarini che
ricordano i defunti e i sedimi delle loro abitazioni,
rintracceremo un sentiero ancora intatto che ci condurrà al
sentiero del Carbone che collegava Casso con la Val
Zemola. Nel pomeriggio in auto raggiungeremo lo sbocco del
Vajont nella Valle del Piave. Da qui risaliremo brevemente la
stretta forra del fiume per vedere l'inusuale prospettiva della
diga dal basso.

sabato 31 gennaio 2004

Tre escursioni per un Ecomuseo della montagna pordenonese


Il programma di Scarpe&Cervello 2004
La chiesa di San Floriano a Tramonti di Sopra

Definire cos'è un ecomuseo è difficile nonostante sia
occasione di un dibattito scaturito proprio dal successo
dell'esperienza italiana. Si limita a essere un museo diffuso
sul territorio o è un museo del territorio?
Noi aderiamo alla definizione che ne da Rubino che lo
considera "un progetto integrato di tutela e promozione di un
insieme antropizzato con caratteristiche di omogeneità. Esso
consiste nel valorizzare particolari itinerari culturali e
ambientali mediante la tutela dell'ecosistema e di una
selezione mirata di saperi materiali e testimonianze
monumentali, affidandone poi la gestione al volontariato o
alla cooperazione locale". Si tratta quindi di una struttura per
reti (percorsi) e nodi (saperi e monumenti) distribuita sul
territorio e dotata di un sistema organizzativo e di ricerca non
verticistico, ma legato al territorio. L'elemento partecipativo
della popolazione locale risulta essere determinante, così
come lo è una particolare attenzione alla cultura
dell'esperienza umana sul territorio e ai segni che questa ha
lasciato. L'ecomuseo non ha magazzini, il suo bene è il
territorio e la sua strategia espositiva è tesa a svelarne i
segni, a renderli apprezzabili a chi abita e a chi visita i luoghi
senza per questo privilegiare quest'ultimo.
L'ecomuseo può diventare l'occasione per progettare un
nuovo rapporto sostenibile tra il territorio e la comunità che lo
abita. L’ecomuseo è un luogo "abitato": la sua dimensione
territoriale permette di esaltare quel patrimonio di
conoscenza dei luoghi espresso nei secoli dalle comunità
locali che hanno interpretato le pendenze disegnando
sentieri, appoggiando al suolo strutture e macchine per la
trasformazione dei prodotti, modificato i suoli con
concimazioni, livellamenti, terrazzamenti, ecc. Uomo e natura
svelano al visitatore i legami che li hanno accompagnati nel
tempo e, attraverso gli eredi dell'esperienza, permettono di
recuperare il significato passato e le implicazioni future di
una tradizione culturale.
Un valore che accomuna le esperienze degli ecomusei ai
parchi è l'idea che il territorio va osservato e studiato come
una sorte di laboratorio permanente e in continua
trasformazione. Le azioni attive dell'uomo o i suoi abbandoni
provocano sullo spazio effetti che devono essere
continuamente monitorati.
In provincia di Pordenone sta prendendo forma il progetto
per un nuovo ecomuseo che interesserà ventisei comuni
dell'area montana. A proporre l'iniziativa è il GAL Montagna
Leader che si occupa della valorizzazione delle aree
depresse delle Prealpi Carniche.
L'esperienza ecomuseale viene presa dichiaratamente come
"modello di riferimento" per sviluppare un progetto culturale
centrato sulla specifica identità delle Prealpi Carniche, con
una stretta collaborazione con il mondo della scuola. Altro
ente che sarà coinvolto nel progetto dell'ecomuseo della
montagna pordenonese è il Parco delle Dolomiti Friulane che
attualmente gestisce con successo la fruizione delle aree più
selvagge delle Prealpi Carniche. In questo caso, quindi,
l'ecomuseo non è un prodotto del parco, ma con lo stesso
dialoga in un'ottica di promozione del turismo di qualità.
La proposta di costruire un ecomuseo della Montagna
Pordenonese è condivisa da Legambiente.

Le nostre proposte
Già l'anno scorso, con il programma di escursioni dedicate ai
castelli, avevamo sollecitato la costruzione di un ecomuseo
esteso almeno all'ambito del pedemonte pordenonese. Con
l'iniziativa di Scarpe & Cervello del 2004 vogliamo indirizzare
alcune proposte a chi l'ecomuseo lo sta promuovendo. Per
questo motivo abbiamo programmato tre escursioni che ci
permetteranno di toccare alcuni "beni" territoriali, o tipologie
degli stessi, verso i quali ci dovrebbe essere una profonda
attenzione durante la fase istitutiva dell'ecomuseo.
Si tratta di un patrimonio di risorse in gran parte già
riconosciuto dalla comunità locale: la frana del Vajont, il
sistema dei castelli, il fondovalle del Meduna. Un patrimonio
che se inserito nella logica e nel progetto dell’ecomuseo
diventerà ancor più un riferimento di valori e di identità e che
allo stesso tempo permetterà di salvare dall'abbandono e dal
degrado un gran numero di "monumenti" della cultura
popolare.