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venerdì 27 dicembre 2013

Costruire insieme una carta partecipata delle aree militari dismesse in Friuli Venezia Giulia

Con questo post vi chiediamo di collaborare attivamente al nostro progetto di mappatura dei siti militari dismessi o in via di dismissione.
Nel tentativo di costruire una mappatura del fenomeno il più possibile esaustiva ed estesa, abbiamo deciso di assegnare diversi territori ai compilatori della schedatura, attribuendo un comune a ogni ricercatore volontario. Per meglio dire, vi chiediamo di candidarvi per coprire ed esplorare il comune che credete meglio indagare, per rintracciare sul luogo i segni archeologici o parzialmente attivi della storica colonizzazione militare legata alla guerra fredda.

Legambiente FVG nel 2013 ha condotto una impegnativa ricerca sulle tracce dalla presenza militare del secondo dopoguerra e a primavera del 2014 organizzerà un convegno per rendere evidente un veloce e progressivo fenomeno di decolonizzazione. Su questo argomento le informazioni disponibili sono poco omogenee e ufficiali e per questo vi proponiamo di partecipare alla costruzione di un quadro di conoscenze che venga dal basso. Una carta che si completa con le singole esperienze e memorie di decine di volontari.
Per condurre l’indagine in modo omogeneo abbiamo approntato una scheda di censimento che dovrete cercare di compilare tenendo conto dei suggerimenti dati. Queste schede saranno poi pubblicate sul blog di Scarpe&Cervello, così come le due prime schede campione relative al comune di Fontanafredda (PN). I dati delle diverse schede saranno poi inseriti da noi nella “mappa partecipata delle aree militari dismesse o in corso di dismissione” che stiamo approntando sulla piattaforma di Google Earth e che potete raggiungere copiando e incollando sul vostro programma di navigazione il seguente indirizzo:
Potete usare questa mappa per individuare le strutture militari ufficialmente dismesse vicine a voi e inserite ad oggi da Walter Coletto che tradurrà nella carta tutte le informazioni che ci manderete.
Quello che vogliamo ricostruire è il mosaico e la strategia con la quale si disegnò un assetto territoriale delle difese del nostro settore di nord-est, quello che avrebbe dovuto reggere l’urto di una attesa invasione terrestre.
Per mezzo secolo il Friuli Venezia Giulia è stata la regione delle caserme, ma anche quella delle postazioni dei battaglioni d’arresto, delle polveriere, dei poligoni di tiro, delle marce e dei convogli militari. Siamo cresciuti all’interno di un paesaggio influenzato dai grandi conflitti internazionali e oggi, che lo scacchiere delle strategie ha modificato i suoi obiettivi, ci troviamo un territorio ingombro di oggetti dei quali non sappiamo più cosa fare. Se era facilmente comprensibile la strategia di costruzione del grande arco della difesa porosa del nord-est, non è allo stesso modo possibile riconoscere un “piano” di riappropriazione di questi enormi spazi oggi privi di destinazione o sottoutilizzati. Noi vogliamo cercare di fare quello che l’ente Regione dovrebbe fare per noi, cercare di costruire un “quadro” di cosa sta succedendo in questo settore per poi riuscire a costruire un tavolo di dibattito e progettazione che coinvolga lo Stato e gli enti territoriali del FVG.
Volete darci un aiuto concreto?
Cosa potete fare per partecipare a questa campagna di rilevamento e di cartografia partecipata?
Per essere utili nella costruzione di questo mosaico non serve avere doti particolari se non una certa curiosità.
Per cominciare dovete comunicarci su quale comune intendete operare, in modo da non creare schede doppie. Inviateci una mail a questo indirizzo: moreno.baccichet@gmail.com (proponete anche una o più opzioni di riserva nel caso che il comune scelto sia già stato affidato a un altro ricercatore).  Per mail vi confermeremo l’affidamento dell’indagine e potrete provvedere a compilare la scheda, o le schede se le strutture individuate sono più di una. Infatti, per ogni sito individuato nel vostro comune di ricerca dovrà essere realizzata una specifica scheda di censimento. Noi, come coordinamento regionale, provvederemo a inserire le informazioni da voi raccolte sulla carta e sul blog.
La mappa che costruiremo non sarà certo un prodotto finito, come anche le schede di rilevazione potranno essere migliorate sulla base dei suggerimenti che arriveranno da chi consulterà la carta che produrremo. Per ora ci sembra importante porre all’attenzione regionale un grande fenomeno di trasformazione territoriale che altrimenti viene percepito dall’opinione pubblica sulla scorta di singoli e sporadici episodi. Il nostro interesse è quello di dimostrare che siamo in presenza di una grande trasformazione territoriale non governata, per molti versi simile a quella dell’abbandono di ampi territori un tempo coltivati e oggi lasciati all’avanzata del selvatico.
La differenza sostanziale è che crediamo che la nostra regione, dopo essere stata usata per decine di anni come supporto per una strategia utile alla nazione intera, non debba essere lasciata da sola nel momento in cui si tratta di elaborare un processo di riconversione territoriale. Dentro e fuori dai confini regionali si devono disegnare i nuovi assetti e i dispositivi progettuali per governare il fenomeno.
Per ogni problema durante le fasi di schedatura telefonate a Moreno Baccichet 3408645094 oppure scrivete a moreno.baccichet@gmail.com
Le schede compilate, invece, inviatele a info@legambientefvg.it. Verranno pubblicate sul blog.
Nella mail ci dovrà essere la scheda compilata e gli originali delle fotografie che intendete pubblicare sul sito.
Ringraziamo fin da ora chi vorrà aiutarci.

martedì 18 giugno 2013

A Orzano (Ud) si conserva un paesaggio a campi aperti di tradizione medievale
I territori con antica organizzazione del particellato a nord e quelli di riordino a sud e ovest
Non è facile trovare in Friuli un ambiente antropologico così ben conservato come il sistema dei campi lunghi e stretti che circondano l’abitato di Orzano. Se si esclude un’area profondamente riordinata in età recente il sistema del tessuto medievale è facilmente riconoscibile con l’alternanza di piccoli campi allungati coltivati a seminativo dove la pedologia del terreno era più favorevole e a prato stabile nei settori più aridi. Nonostante la progressiva colonizzazione di questo disegno colturale promossa dalle moderne tecniche di aratura abbia reso poco funzionali queste proprietà sparse, e abbia quasi fatto sparire i prati stabili, la complessità della matrice del particellato è ancora riconoscibile. I soli alberi presenti in questo territorio coltivato sono di recente formazione, o strisce reimpiantate a boscaglia o fasce di prati abbandonati al selvatico. In origine questo spazio era un grande vuoto coltivato, mentre le piante utili alle attività della comunità erano concentrate nelle aree più basse con un funzione di mitigazione rispetto alle esondazioni del Malina.

Il bordo settentrionale del villaggio di Orzano in rapporto alla campagna

Il paesaggio a campi aperti

Alternanza di coltivazioni su tre strisce di terra e un lotto lasciato selvatico alle spalle

Impianti boschivi che interrompono i campi coltivati

Un albero di ciliegio e un gelso sono lo storico riparo “produttivo” lungo la capezzagna

Un campo di orzo con degli impianti d’alberi sullo sfondo






domenica 11 marzo 2012

Inaugurata la mostra dedicata alle ricerche di archeologia del paesaggio nel villaggio abbandonato di Longiarezze

Il 25 febbraio del 2012 a Dardago è stata inaugurata la mostra che si intitola Archeologia del Paesaggio: L'insediamento medievale di Longiarezze a Budoia.
L'evento ha previsto l'intervento di Roberto De Marchi, sindaco di Budoia e di Ezio Cesaratto, presidente dell'Ecomuseo Lis Aganis. La presentazione della mostra è stata affidata al prof. Guido Masé componente del Comitato Scientifico per gli Ecomusei della Regione Friuli Venezia Giulia.
La mostra chiude una ricerca sul campo durata due anni.
21 pannelli in formato A1 testimoniano i risultati di un'indagine estensiva.
Non sempre è comodo visitare il sito e la mostra e proprio per questo motivo pubblichiamo sul blog le immagini dei pannelli in formato jpg senza ulteriori commenti. Chiunque può scaricarli, studiarli, usarli... purché citi la fonte.
Questa iniziativa anticipa la pubblicazione di uno dei quaderni di Scarpe & Cervello dedicato proprio all'argomento. Se troveremo le risorse finanziarie per realizzarlo cercheremo di impostarlo in modo da delineare nuove direttrici di ricerca integrando le fonti storiche con le indagini sul campo.

Dal programma dell'inaugurazione:

Nel basso medioevo l'aumento della popolazione produsse come conseguenza uno sviluppo di nuovi centri urbani e di insediamenti agricoli. Non tutti i nuovi borghi ebbero però la fortuna di resistere nel tempo e alcuni di questi divennero insediamenti temporanei. Nella giurisdizione dei signori di Polcenigo la colonizzazione delle aree più fertili del versante fu risolta con la costruzione di un sistema di proprietà agricole (masi) sparsi tra La Mont e Longiarezze. Il primo insediamento riuscì a sopravvivere e a trasformarsi in parte in quello che conosciamo come Mezzomonte, mentre il secondo fu abbandonato già nel XVI secolo per trasformarsi in un complesso di stalle al servizio della popolazione insediata a Dardago e a Budoia. Oggi quei fertili ripiani sono invasi dalla vegetazione, ma una ricerca sul campo ha permesso di cogliere il significato e i segni archeologici di questo progressivo abbandono degli spazi attrezzati dall'uomo per la coltivazione.

La mostra, organizzata in una ventina di pannelli, ricostruisce le fasi della colonizzazione e quelle della trasformazione della borgata, fino ad affrontare il problema dell'impronta umana impressa persino nelle fasi della trasformazione dell'ambiente selvatico.










































sabato 29 ottobre 2011

Outlet e interporto a cavallo delle risorgive friulane


Domenica 30 ottobre

Ritrovo ore 9,30 in piazza a Palmanova
Palmanova nel 1593 nacque non come espressione di una esigenza locale, ma come un nodo in una rete del sistema difensivo veneto che si opponeva, lungo un confine oggi scomparso, alla pressione degli austriaci e dei turchi. L’escursione ci porterà a visitare altri due luoghi importanti, ma calati sul territorio per scelte esogene. L’Outlet di Aiello si pone in fregio al collegamento autostradale in una zona esterna agli abitati e si sta trasformando in un elemento in grado di attrarre, con i suoi flussi, nuove funzioni. L’interporto di Cervignano invece è centrato su uno snodo viario che raccorda soprattutto il principale sistema ferroviario. Si tratta di una infrastruttura mai utilizzata a pieno regime e che è stata completata in un momento in cui i presupposti di quella scelta sono stati messi in crisi dal progresso del commercio internazionale.

I motivi
L’Outlet di Palmanova e l’interporto di Cervignano sono moderne strutture che si pongono come oggetti giustificati da speciali sistemi di viabilità. L’outlet, per quanto non immediatamente raggiungibile, dialoga con l’Autostrada e riceve le attenzioni di un bacino di utenza che supera in confine italiano, l’interporto, invece, si propone come elemento ordinatore dei flussi delle merci su rotaia. In entrambi i casi le due nuove strutture giocano un importante ruolo con la viabilità internazionale e nazionale.
L’escursione che andremo a fare sarà particolarmente centrata sull’organizzazione degli spazi della viabilità interna alle strutture citate, facendo riferimento anche a quella straordinaria forma urbanistica che nel 1593 cadde in Friuli con il ruolo di fortezza. Le strade a Palmanova, nella lucidità del disegno geometrico, raccontano gli esiti migliori dell’utopia urbanistica del rinascimento. Le dimensioni della strada e dei fronti urbani dovevano garantire i principi prospettici dell’umanesimo. Dal centro della città si potevano percepire i limiti dei recinti fortificati e l’ordine della raggiera di strade doveva rimandare esplicitamente a un più importante ordine culturale e politico.
I vicoli progettati artificialmente all’interno dell’Outlet sono privi di quel rigore razionale ma vanno letti come il prodotto della migliore tradizione del consumismo disegnato come luogo del divertimento: l’urbanistica del Luna Park o quella delle Fiere. Il disegno dell’Outlet tende a ricostruire una città finta e popolare, fantasticamente favolista, priva di quelle auto che nel grande parcheggio accerchiano un costruito falsamente articolato e differenziato.
Il disegno dei binari ha invece informato in termini funzionalisti il disegno dell’interporto. La grande struttura allungata avrebbe dovuto sostituire i molti scali ferroviari che un tempo affiancavano grandi e piccole stazioni, ma, previsto negli anni ’70, non è mai entrato in funzione pieno regime. L’interporto è senza dubbio un “buco nero” nella finanza regionale e un insuccesso della tecniche di programmazione territoriale. A differenza dell’Outlet è una struttura ancora in cerca di una sua ragione d’essere, confinata e segreta. Non si mostra al paesaggio se non come un lungo recinto di calcestruzzo impermeabile.
Dati sugli Outlet elaborati da AltroconsumoLe tre grandi strutture territoriali, urbana la prima, commerciale la seconda e infrastrutturale la terza, sono affiancate da altri manufatti defunzionalizzati, come la caserma di Visco, sull’antico confine tra Venezia e Asburgo, o quella di Jalmicco. Insomma, camminando ci chiederemo del ruolo di questi oggetti territoriali nel prossimo futuro ancor più che nel presente. Infatti, è un rischio concreto quello che questi insediamenti finiscano per partorirne altri. A Cervignano a fianco dell’interporto è già prevista la costruzione di una grande zona industriale, mentre all’Outlet si pensa a un ampliamento della struttura per aumentare l’offerta di “divertimento” ai visitatori del parco commerciale.

I luoghi
Dal centro di Palmanova usciremo in direzione est per immergerci in una campagna ricca dei segni della modernizzazione a cavallo di un’area che sente l’influenza della vicina falda freatica. Percorreremo alcune stradine campestri per raggiungere Visco e da qui dirigerci verso l’Outlet. Raggiunta la struttura commerciale la attraverseremo con l’attenzione di chi indaga e non quella dell’utente, osservando le tecniche di progettazione applicate a questa struttura rispetto ad altre che abbiamo visitato nelle precedenti escursioni. Per esempio, osserveremo l’attenzione progettuale data alla strada urbana, alla molteplicità delle forme espresse con una edilizia industrializzata, alla libertà lasciata al visitatore nel costruirsi un suo percorso, alla scelta di costruire degli spazi di circolazione che sembrano pubblici, ma che non lo sono, come pure al linguaggio urbano dell’arredo e del verde, che imita quello delle città e non quello dei centri commerciali.
Dall’Outlet scenderemo attraversando l’autostrada ed entrando a tutti gli effetti nella pianura umida. Ci renderemo conto di questa transizione dalle trasformazioni del paesaggio e soprattutto dalla componente arborea dello stesso. Siepi e boschetti aumentano, così come le piante amanti dell’acqua, in primis salici e ontani. Toccheremo anche un importante Sito di Interesse Comunitario (SIC) che è una enorme sorgente e raggiungeremo così il bel borgo medievale di Strassoldo che attraverseremo per andare a concludere la nostra escursione nel settore settentrionale dell’interporto di Cervignano.

Per partecipare
La passeggiata si svilupperà in pianura, quindi è sufficiente avere delle scarpe da ginnastica. Allo stesso tempo vi preghiamo di considerare che con il terreno bagnato le stradine di campagna che percorreremo saranno ricche di fango.
Il ritrovo è previsto in piazza a Palmanova, mentre l’area limitrofa al centro è ricca di parcheggi.
L’escursione prevede una camminata lenta di circa sei ore priva di difficoltà. Chi viene con i figli è pregato di prestare a loro le dovute attenzioni.
Vi raccomandiamo un abbigliamento conforme alla stagione variabile soprattutto in considerazione delle previsioni del tempo.
Per i problemi finanziari dell’associazione le escursioni di Scarpe & Cervello non saranno più gratuite, ma sottoposte a una quota di rimborso spese per compensare i costi organizzativi. I non iscritti pagheranno 5 euro mentre gli iscritti 3. Per i bambini rimane tutto gratuito.

Numero massimo di adesioni: cinquanta con obbligo di prenotazione.

Per informazioni e prenotazioni:
Moreno Baccichet: 043476381, oppure 3408645094, bccmrn@unife.it
Legambiente del Friuli Venezia Giulia: 0432 295483, info@legambientefvg.it,
Informazioni aggiornate saranno inserite nel sito dell’associazione: http://www.legambientefvg.it/ e su http://www.scarpecervello.blogspot.it/

venerdì 23 settembre 2011

Archeologia del paesaggio: tecniche di conservazione dell'acqua sul versante calcareo




Domenica 25 settembre

Ritrovo: ore 9.30 di fronte alla chiesa di San Tomé nella Valle dell’Artugna a Dardago (Budoia).
L’escursione si farà solo con il bel tempo.

La “lama” di Casera Val di Lama nella veste invernale

In età medievale (XII-XIII sec.) i signori di Polcenigo riorganizzarono la scarpata montana attrezzandola con la costruzione di una serie di residenze agricole immerse nei terreni coltivati. L’ambito era posto a cavallo dei territori di Polcenigo e Budoia e vide nascere un sistema di villaggio composto da Longiarezze e Mezzomonte, mentre a monte c’erano delle importanti stalle private all’interno dei prati. Le case di Longiarezze furono abbandonate già nel XVI secolo e furono trasformate in stalle, mentre le case di Mezzomonte si ampliarono trasformando l’insediamento in un paese.
Con l’escursione, partendo dal sito dell’insediamento del paleolitico, vogliamo cogliere l’occasione per svolgere in comune una serie di indagini osservazionali sugli oggetti che attualmente compongono il paesaggio della scarpata cansigliese. Uno spazio aspro e privo di acque superficiali con il quale la popolazione locale dovette lottare per garantirsi le risorse necessarie. Oggi quei luoghi sono ricchi di memorie archeologiche visibili a tutti perché non sepolte.
Durante l’escursione avremo il modo di analizzare un paesaggio un tempo umanizzato e oggi quasi completamente inselvatichito, le sue diverse tradizioni edilizie, i percorsi, la forma delle marginature, la forma dei campi coltivati e degli ex prati e soprattutto le modalità di cattura dell’acqua.
Nell’escursione settembrina descriveremo i “fossili” che siamo riusciti a individuare durante le esplorazioni invernali, mostrando le diverse strategie nella cattura e conservazione dell’acqua.
In modo particolare raggiunto Col Scussat cercheremo di rendere evidenti i luoghi segnati dai serbatoi dell’acqua. Abbandonato l’antico insediamento permanente saliremo il versante lungo una delle principali vie utilizzate per sfruttare i pascoli alti. Così raggiungeremo le stalle di Chiavalir (private) e la malga pubblica di Casera Val di Lama (1.108m). Qui, di fronte a uno straordinario stagno artificiale costruito da antichi allevatori per garantire a uomini e animali una riserva d’acqua, finirà la nostra escursione.
A novembre una esposizione renderà conto dei risultati delle ricerché.

Per partecipare
Per arrivare al punto di ritrovo raggiungete Pordenone e da qui prendete a nord-ovest le indicazioni per Roveredo e poi Budoia. Lungo la pedemontana pigliate la deviazione per Dardago per poi attraversare tutto il paese inoltrandovi lungo la frattura della valle dell’Artugna, o Val di Croda. Proseguite fino alla fine della strada asfaltata e poco più avanti a destra, dopo aver superato una sbarra e il guado sul ruscello troverete l’antica chiesa di San Tomé (449 m.).
Sono indispensabili scarpe e abbigliamento da montagna.
L’escursione durerà 6-7 ore e prevede un dislivello di circa 650 metri.
Pranzo al sacco.
Numero massimo di adesioni 40

ISTRUZIONI PER L'USO
Cosa portarsi al seguito
Per motivi logistici ogni partecipante dovrà avere uno zaino per l'escursione nel quale vi consigliamo di inserire una mantella impermeabile o K-way, una borraccia per l'acqua, maglione, ed un eventuale cambio di biancheria. E’ evidente che daremo seguito all’escursione solo se ci sarà il bel tempo.

Difficoltà
Non si tratta di una consueta escursione e l’obiettivo non è quello di stabilire dei record di velocità di marcia su sentiero, ma quello di “esplorare” insieme la zona attraversata.
Molto tempo sarà dedicato all’osservazione dei luoghi.

La tessera di Legambiente
Per partecipare all'iniziativa non è obbligatorio essere iscritti a Legambiente seppure, per i nostri interessi generali, questa adesione sia caldeggiata.Coloro che infatti sono soci di Legambiente sono coperti da assicurazione sia nel caso procurino un danno a terzi, sia in caso di infortunio.Non sono assicurati i “non Soci” che partecipano alle iniziative e che dovessero infortunarsi, lo sono solo se la responsabilità del loro danno è riconducibile al Circolo o ad un Socio del Circolo stesso.


Per informazioni:
Moreno Baccichet: 043476381, oppure 3408645094, liquentia@libero.it
Legambiente del Friuli Venezia Giulia: 0432 295483, info@legambientefvg.it,

venerdì 29 luglio 2011

Il recupero dei paesaggi: il CAI segna il sentiero di San Daniele di Barcis

Qualche volta le cose che proponiamo ricevono attenzione e alla lunga qualcuno le realizza con noi. Nel 2009 avevamo organizzato una escursione dedicata a uno speciale sentiero alpino in comune di Barcis. Un sentiero che seguiva il tracciato percorso annualmente da una processione bassomedievale che dal paese del fondovalle saliva alla chiesa di San Daniele. Lo scorso anno avevamo anche pubblicato nel primo quaderno di Scarpe & Cervello alcune note che rendevano esplicito il tema del confine devozionale che passava sul crinale del colle di San Daniele e del Col del Lovo.
Ora il CAI ha segnato la vecchia via processionale e ha ripubblicato il mio saggio su quell'itinerario. Lo si può semplicemente scaricare a questo indirizzo:
Buona lettura

domenica 24 luglio 2011

Uccidere i luoghi. Monumenti e città dopo la guerra civile della Bosnia


La moschea in legno di Busim visitata durante il viaggio del 2008
L'escursione che Scarpe & Cervello organizza anche quest'anno sui beni culturali dei Balcani e specialmente sull'Erzegovina è centrata soprattutto sul tema della distruzione dei luoghi identitari e su come sta cambiando la geografia culturale e non solo etnica della Bosnia.

Qui di seguito i volontari che parteciperanno al viaggio potranno scaricare un po' di bibliografia selezionata per il viaggio.

SALVALARTE 2011 IN ERZEGOVINA
Un osservatorio sui beni culturali dei Balcani
11-18 agosto
Come ogni anno anche nel 2011 metteremo mano a una ricerca sui beni culturali dei territorio della ex Jugoslavia. Per la quarta volta torneremo in Bosnia per visitare altri luoghi interessati da progetti virtuosi di recupero dei beni culturali massacrati dalla guerra del 1992-1995. Quest’anno ci muoveremo nei territori del sud-ovest della Bosnia visitando le terre che fanno riferimento alle città di Livno, Mostar e Trebinije, in sostanza l’Erzegovina.
Alcuni anni fa (2003) abbiamo collaborato con Legambiente del Veneto per realizzare la prima iniziativa della campagna di Salvalarte in territorio straniero. Per dimostrare la necessità di giocare a tutto campo le carte del patrimonio culturale come elemento di unificazione e di identità della nuova Europa avevamo deciso di andare in un luogo importante da un punto di vista simbolico: la regione serba della Voivodina. Lì il Danubio per secoli è stato un confine culturale di straordinaria forza.
Sul Danubio si era fermata la cavalcata delle armate cristiane che avevano vinto la battaglia di Vienna cogliendo la debolezza ottomana in area ungherese. Sulla collina della Pace, che abbiamo visitato, i nuovi trattati tra le grandi potenze avevano ridisegnato le aree di influenza dei regni di vinti e vincitori. Lungo le aree degli affluenti meridionali del grande fiume si snodavano le terre di confine, spazi instabili occupati da etnie diverse, tra il tentativo del popolo convertito all’islam di rimanere ancorato ai luoghi e l’azione di colonizzazione programmata e progettata dall’Austria con una determinazione che può far impallidire i teorici delle colonie ebraiche in Palestina.
Se nell'area di Novi Sad e di Pancevo si pervenne a un assetto territoriale del tutto nuovo, nel quale il sistema dei conventi di Fruska Gora era uno dei pochi segni di continuità, le aree di influenza ottomana mantennero maggiormente i loro caratteri paesaggistici e insediativi. E’ comunque tra la fine del XVII sec. e quella del XIX che il Transdanubio ungherese, il Bannato e la Bosnia assumono gli incerti caratteri etnici e religiosi che oggi gli riconosciamo. Incertezza che ha segnato il passato prossimo di queste terre producendo quei conflitti etnici e religiosi che hanno avuto il loro apice durante il secondo conflitto mondiale e nella guerra civile degli anni novanta del secolo scorso.
In occasione della Pasqua del 2004 abbiamo replicato l'iniziativa promuovendo un'azione di turismo sostenibile in un'area particolare della Bosnia, quella che fa riferimento alla cittadina di Bihac. Si tratta di un'area importante più dal punto di vista ambientale che sul fronte delle testimonianze artistiche del passato. Infatti, in questo settore, soprattutto la seconda guerra mondiale ha distrutto interi villaggi e promosso una ricostruzione su grande scala. In quest'area abitata da musulmani, serbi e croati le testimonianze del passato più che essere riconducibili alla "grande" storia sono segni minuti della colonizzazione croata e islamica. Se escludiamo le particolarissime fortezze croate e ottomane e qualche testimonianza dei segni della religiosità ortodossa e islamica, il recupero del patrimonio culturale dei luoghi dovrà trovare il suo baricentro soprattutto sulle testimonianze antropologiche legate alle pratiche della cultura materiale. Mulini, fienili, luoghi del lavoro e soprattutto un paesaggio agrario, quello della valle della Una, che conserva ancora i caratteri dell'assetto ristrutturato dai sultani in quest'area nel '500.
Per il 2005 abbiamo organizzato un viaggio di studio nel settore centrale della Bosnia e un soggiorno a Sarajevo. L'obiettivo, ancora una volta, era quello di saggiare gli effetti della politica culturale della Bosnia dopo la legge del 2002 e il restauro dei principali monumenti artistici della giovane federazione divisa territorialmente nelle due repubbliche etniche e religiose.
Nel 2007 l’attenzione si è spostata sulla Slovenia nel tentativo di ricostruire un tratto dell’itinerario che collegava l’Europa ai Balcani. Un tratto molto particolare, quello del fiume Krka, che corrisponde a una valle poco incisa che per secoli fu la principale via di collegamento tra la grande pianura Pannonica, attraverso la Slavonia e Zagabria, e l’ambito Lubianese e quindi l’Italia.
Lungo questa comoda strada di collegamento si era consolidato un fenomeno di diffuso incastellamento, di matrice tedesca, centrato su una riorganizzazione militare del territorio che teneva conto di una estesa parcellizzazione dei poteri. Da un altro punto di vista, una serie di ordini monastici si insediò in questo settore costruendo abbazie e tenute agricole di impianto medievale. Per contro, in questo settore non ci furono esperienze urbane legate ai liberi comuni (come del resto in Friuli), tanto che la principale città della Krka si chiama Novo Mesto (città nuova) e fu fondata solo a metà del XIV secolo.
Nel 2008 siamo tornati in Bosnia nel tentativo di completare la ricerca iniziata nel 2005 con il viaggio nel settore centrale di questo nuovo stato. L’intenzione è quella di visitare e catalogare tutti i beni culturali censiti dalla Commissione per la protezione dei monumenti per poi schedarli cogliendo gli effetti positivi e negativi della nuova politica culturale. L’area oggetto dell’indagine fu quella della zona di Bihac, il settore nord occidentale dello stato, l’ultima area conquistata dagli ottomani ai danni di croati e austriaci.
Nel 2009 Siamo andati a visitare le terre nuove della Voivodina serba per comprendere lo stato di conservazione di un territorio progettato e costruito verso la metà del XVIII secolo quando gli Asburgo acquisirono dagli ottomani il Banato e distrussero tutte le forme delle precedenti organizzazioni territoriali.
L’anno scorso, invece, siamo tornati in Slovenia, a Idrja per visitare lo straordinario sistema museale territoriale dell’abbandonata miniera di mercurio.
Il nuovo viaggio
Per il 2011 abbiamo pensato di visitare nel dettaglio un’altra delle regioni dei Balcani, la martoriata Erzegovina. Il luogo dove verso la metà dell’800 scoppiarono le prime feroci rivolte anti turche. I luoghi della colonizzazione religiosa prodotta dalle comunità cattoliche della costa e quelle serbo ortodosse del sud. I luoghi dove si materializza una volontà di riconoscimento religioso dei territori capace di evocare visioni mariane. Si tratta di uno dei luoghi della Bosnia che più hanno sofferto il conflitto e le difficoltà di un restauro territoriale.
Culturalmente qui si incontrano le diverse etnie (croata, serba e bosniaca) e le corrispondenti religioni (cattolica, ortodossa e islamica) con i relativi edifici sacri.
Non solo gli uomini ma anche gli edifici religiosi hanno fatto le spese della rabbiosa guerra civile e molti luoghi di preghiera oggi non esistono più. Visiteremo quelli sopravvissuti e anche il complesso e stratificato patrimonio insediativo.
Sarà quindi un viaggio di studio teso a raccogliere materiale, a creare contatti con enti ed associazioni, utile per verificare, su un settore piccolo ed estraneo al turismo di massa la possibilità di innestare nuovi flussi virtuosi di europei. Anche per questo ci sarà, per così dire, un'organizzazione da "work in progress" con un numero ristretto di persone motivate. Veniamo proprio a questa questione: abbiamo deciso di andare in Bosnia con due minibus a nove posti, alla guida dei quali si alterneranno i partecipanti. In complesso saremo un piccolo drappello (18 persone) molto veloce e in grado di scansare i tempi lunghi che un gruppo folto e numeroso si trascina dietro. Saremo così in grado di fermarci a mangiare dove vorremmo, senza la necessità di prenotare dall'Italia, e più rapidi in ogni attività di visita e di esplorazione.
Durante il viaggio visiteremo anche alcune esperienze di turismo responsabile che stanno sorgendo in Erzegovina nell’altopiano di Velez e a Pocitelj. Cercheremo di visitare il maggior numero possibile dei monumenti che la Commissione Nazionale per la Conservazione dei Monumenti della Bosnia ha vincolato e verificheremo l’effetto dei restauri finanziati per lo più dall’unione europea.
Infatti, il ruolo che gli accordi di Dayton affidano ai monumenti nazionali interessa il valore identitario dei luoghi più ancora del reale valore artistico degli edifici.
La lista che trovate qui sotto commentata dalle immaggini corrispondenti è lunghissima e per certo dovremo operare una selezione anche perché non sempre sarà facile rintracciare i luoghi. Quindi rispetto a un viaggio di turismo culturale normale avremo ritmi più discontinui e le incognite di qualsiasi ricerca.
I partecipanti saranno tenuti a collaborare alla restituzione delle schede dei monumenti verificando i testi che prepareremo prima della partenza e partecipando alla campagna fotografica dalla quale vorremo far scaturire una mostra.
Il viaggio ci permetterà anche di ragionare sull'ipotesi di applicazione di modelli progettuali per il recupero dei luoghi che hanno un certo successo nel resto d'Europa: ecomusei, parchi archeologici, parchi letterari, ecc..

Ecco di seguito, in forma di appunti il programma di viaggio.

11 agosto
Pordenone - Livno
Partenza la mattina da Pordenone (ore 8.00 di fronte alla stazione).
Transiteremo per Fiume e lungo l’autostrada della Dalmazia. Non distanti da Spalato entreremo in Erzegovina per raggiungere il capoluogo di Contea Livno.

12 agosto
Visita a Livno e Glamoc
Dopo essserci riposati avremo una intera giornata per visitare Livno e la sua speciale valle. Da qui raggiungeremo anche il prezioso castello di Glamoc all’interno di una delle strette valli che conducono all’interno dell’ambiente alpino dinarico. Se ci sarà tempo visiteremo anche la valle pensile di Kupres famosa per l’allevamento brado dei cavalli un tempo destinati agli incursori che dalla Bosnia arrivavano in Friuli.
Beni culturali da visitare:
  • La moschea Balagija (Balaguša)
  • La moschea Beglučka
  • Il Monastero francescano Gorica
  • La moschea Bušatlijina)
  • Il ponte turco di Dumanu
  • La casa torre di Pirijina (Smailagić)
  • La fortezza preistorica di Vidos
  • Chiesa serbo-ortodossa di S. Maria Assunta
  • Il castello di Livno
  • La Zavra džamija,
  • Il forte di Glamoc

13 agosto
Verso Blagaj
Si tratta di una tappa di trasferimento verso la valle della Nerevta che ci permetterà di comprendere i diversi ambienti geografici dell’Erzegovina abbandonando le ampie vallate sovralluvionate per affrontare i grandi massicci di calcare poroso che caratterizzano l’area.
Durante il viaggio visiteremo anche uno dei pochi parchi naturali della Bosnia, quello del lago di Blidinje. Raggiungeremo poi il monastero che a partire dalla prima metà dell’800 ha promosso una vera e propria colonizzazione cattolica in tutta l’area partendo da Siroki Brijeg fino ad arrivare alle visioni di Madjugorie che visiteremo per comprendere meglio il ruolo sociale che questo fenomeno ha nel movimento pan cattolico balcanico.
  • Il lago di BusKo Blato
  • La moschea della Carsija a Tomislavgrad
  • Il parco e il lago di Blidinje
  • La necropoli bogomila di Donje Bare a Posusje
  • Il Monastero fracescano di Siroki Brijeg
  • Madjugorie
  • Il centro storico di Blagaj
  • La cinquecentesca moschea del Solimano
  • Il bagno turco (Hamman)
  • Il ponte turco
  • La chiesa cattolica della Santissima Trinità
  • Le case Kolacovic
  • Le case Velagic
  • Il Castello
  • La tekkia dei dervisci e le sorgenti della Buna
  • La grotta verde

14 agosto
I dintorni di Blagaj, l’altopiano di Velez e la città di Stolac
La terza giornata di visite sarà molto intensa. Alla mattina prenderemo le misure di Nevesinje dove sono stati cancellati tutti gli edifici di confessione cattolica e islamica. Ad ora di pranzo ci dirigeremo verso l’altipiano di Velez per essere ospitati da un primo progetto di turismo in Bosnia basato su un sistema di fattorie, una sorta di albergo diffuso organizzato da tre comunità e da famiglie di diverse confessioni. Poi andremo a visitare la vicina cittadina di Stolac per tornare a cena in uno dei famosi ristoranti di pesce posti lungo la sorgente del Buna.
  • A Nevesine visiteremo il piccolo centro cittadino
  • Il sito dove stava la chiesa cattolica dell’Assunzione
  • La chiesa ortodossa dell’ascensione di Cristo
  • Il sito della moschea Dugalic
  • I resti della moschea Haiij
  • La moschea Sinan
  • I resti della moschea di Telebic
  • I resti della moschea del sultano
  • La necropoli di Kalufi
  • La necropoli di Rajkov
  • L’altipiano di Velez
Ci trasferiremo poi nella vicina città di Stolac per visitare una delle città più importanti dell’Erzegovina e tra le più martoriate dalla guerra
  • Il castello di Stolac
  • I resti della casaforte Turkovici
  • I resti della moschea del capitano Ismail Saric
  • Le case Zejna Elezovic
  • Il sito della moschea Cuprija (Hadji Ali Hadžisalihovic)
  • Casa Saric e la galleria di Branko Sotra
  • Casa Begovina
  • La Chiesa di S. Nicola
  • La chiesa di S. Pietro e Paolo a Osanici Stolac
  • Casa Culhanumina
  • La moschea di Stolac
  • Il Grob Moshe Danon e le Havre Krajšini
  • L’Hamam
  • La città ellenistica di Daorson Ošanicima
  • Stabilimento di nuoto di Stolac
  • Il sistema dei mulini sul Bregava
  • Casa del Vakuf Khadijah Hajdarbegovic
  • Casa Behmen nella Mahala Behmenluk
  • Mejtef Mekteb la scuola primaria islamica
  • I resti della Moschea Podgradska (sottocastello) o Mejdan nella zona del bazar, la moschea di Haji Salih Bora, la moschea del capitano Zulfikar e quella di Ali Pasha Rizvanbegovic tutte distrutte e non ricostruite
  • La casa di Hajji Mehmedbasic Junuz-age
  • Il cimitero vecchio sul colle di Gorica
  • Il cimitero presso casa Boškailovih a Hodovo,
  • Necropoli presso i campi Perica nella frazione di Smith a Hodovo
  • Necropoli di tombe a Gora vicino a Hodovo,
  • La necropoli di stele a Boljuni
  • Necropoli di Radimlja
  • Il sito paleolitico in Badanj a Borojevic

15 agosto
Ferragosto a Mostar
Se Blagaj è stata la città più importante dell’Erzegovina in età medievale, allo stesso tempo Mostar, che deriva il suo nome dal termine “ponte”, è uno degli insediamenti ottomani più importanti degli interi Balcani. Il nucleo non si rifà a preesistenze castellane ma si è sviluppato attorno al ponte fortificato e alle funzioni commerciali che lentamente si sono condensate attorno alla speciale struttura di attraversamento del ponte. Una città aperta e priva di mura nel più puro spirito ottomano. Una città dove convivevano quattro diverse confessioni religiose e oggi si combattono le due dominanti di cattolici e islamici.
  • Il vecchio ponte fortificato di Mostar dopo la ricostruzione 
  • I resti della moschea di Haji Ali Bey Lafee e il suo harem
  • La moschea di Podhume (Bajezidagica Dervish Pasha)
  • Il vecchio cimitero ebraico di Mostar
  • La Sinagoga
  • La moschea Karacoz Bey
  • La moschea e la madrasa di Koski Mehmed Pasha
  • La moschea di Nesuh-in Vucijakovic
  • La moschea Roznamedži Efendi Ibrahim
  • La moschea Nezir-aga
  • La moschea Sevri-Hajji Hasan
  • La torre dell’orologio
  • Il Metropolitan, il palazzo del Vescovo
  • L'antica residenza dei vescovi a Vukodol (la Diocesi in Vukodol)
  • La chiesa della Santissima Trinità
  • La vecchia chiesa ortodossa di Mostar
  • Il cimitero ortodosso di Bjelušine a Mostar,
  • Vecchio cimitero ortodosso Pašinovcu a Mostar,
  • Il complesso residenziale della famiglia Muslibegovic
  • Il complesso residenziale Biscevica-Lakšica
  • Il memoriale partigiano di Bodgan Bodganovic
  • L’antica basilica romana in Cim,
  • La necropoli di Šarapovlje (Viti) in Krusevo,
  • La chiesa ortodossa di San Basilio di Ostrog
  • Drežnica
  • L'iscrizione Bubanjica Mastana a Drežnica
  • La necropoli di Crkvina (Pod) e i resti di edifici medievali a Drežnica (Jasenjani)
  • Le vecchie croci di Drežnica

16 agosto
L’Erzegovina del sud e Trebjnje
Compiremo un lungo viaggio giornaliero attraversando per esteso la zona serbo ortodossa della Erzegovina alla volta di Trebinje. Si tratta di un territorio in cui il paesaggio fisico e quello culturale cambia radicalmente. Le aree asprissime esprimono pochi insediamenti e solo sul fondovalle. Le memorie di quattro secoli di dominazione turca sono state scientificamente cancellate e la popolazione chiede con forza l’annessione alla serbia.
Non a caso le piccole chiesette ortodosse sono onnipresenti seppure nella loro forma e organizzazione spaziale si rifacciano più alla tradizione cattolica dalmata che a quella bizantina a pianta centrale.
  • La zona di Gacko
  • Il castello di Ključ e la moschea del capitano Ajnebeg
  • La Chiesa di S. Nicola a Srnevićima
  • La moschea di Osman Pasha a Kazanci
  • I resti della moschea Avdic
  • La moschea del sultano o di Obradovića
  • Chiesa di S. Bacino
  • La moschea di Hasan Pasha Predojević a Grabovica
  • Il monastero della Presentazione della Vergine a Dobricevo,
  • Il tumulo preistorico e il cimitero di lapidi a Grebnice-Bunčić Radmilovića nel villaggio di
  • Dubrava
  • La chiesa ortodossa di San Michele Arcangelo a Dol Trnovo
  • Il ponte di Arslanagica
  • La chiesa di S. L'Arcangelo Michele e il cimitero a Aranñelovu
  • La chiesa di S. Arcangelo e il cimitero a Velicani,
  • La chiesa di S. George (Đurnevića) a Gomiljanima
  • La chiesa di San Elia e il cimitero a Mesarima
  • La chiesa di S. Clemente a Mostac
  • La chiesa di S. Nedjeljka o della Settimana Santa e il suo cimitero a Talez
  • La chiesa di S. Varvara e il suo cimitero a Strujić
  • La chiesa di S. Petka a Mostac
  • La chiesa dell 'Assunzione della Vergine e il suo cimitero a Lugu
  • La chiesa dei santi Pietro e Paolo a Čičevo
  • La moschea di Kotezi
  • Il castelliere di Varina di Dživaru
  • La torre di Hadziahmetovic a Mostac
  • La chiesa dedicata alla Natività della Beata Vergine Maria
  • Il cimitero preistorico e i resti delle chiese medievali a Jubilation Krajkovićima
  • I resti preistorici di Brijeg a Mostac
  • Un tumulo preistorico di Mosko
  • Le rovine della chiesa di Kostadinovica (Chiesa di San Costantino) a Jeleni
  • Chiesa Ortodossa della Nativita della Vergine con il cimitero a Dračev.
  • La chiesa di San Klimenta nel villaggio di Dražin
  • La chiesa ortodossa di San Nicola con il cimitero nel villaggio di Domaševo.
  • La chiesa ortodossa dell’Assunzione della Vergine con il cimitero nel villaggio
  • Di Drijenjani a polje Popovo,
  • La chiesa ortodossa di Vračević a Gomiljanima
  • Casa Resulbegovića
  • Palazzo Spahović a Bihovu
  • La fortezza medievale di Mičevac,
  • Il castello di Klobuk
  • Un tumolo preistorico a Gomiljanima
  • Ljubinje
  • La chiesa Bogorodice
  • La Chiesa ortodossa di San Lazar principe a Vlahovic
  • Cimitero a Ubosko Dubom
  • Il cimitero Ljeljen a Ubosko
17 agosto
Da Pociteli al mare
A Pocitelj saremo ospitati nella casa turca che si vede nella sottostante immagine. La cittadina fa parte dei beni dell’Unesco per il suo carattere turco balcanico e questo è stato senza dubbio un fattore positivo nel sollecitare un veloce ed immediato restauro del complesso monumentale che conserva gran parte degli edifici ottomani.
Da questa cittadina ci muoveremo verso il vicino mare fino a raggiungere la costa a Neum e percependo quindi le influenze dalmate sui luoghi e sulle persone.
  • Il centro storico di Pocitelj
  • La basilica doppia e il cimitero di Zitomisli
  • Il monastero di Žitomisli
  • Capljina
  • Il ponte turco di Klepci
  • La Chiesa della Trasfigurazione di Cristo a Klepci
  • I resti della città e del castello di Gabela
  • La casa torre Pašic a Bivolje Brdo
  • La villa tardo antica di Mogorjelo
  • Il Parco Naturale di Hutovo Blato
  • Il castello di Hutovo (la fortezza Hadžibegova)
  • La chiesa cattolica di San Anna a Neumski Gradac
  • L’iscrizione di Radovci Vukanovic nella gola di Novkovica a Hutovo
  • Il cimitero e le tombe presso il sito di Crkvina a Hutovo
  • Il cimitero di Groblje a Jurkovića Brštanici di Donje Hrasno
  • Il cimitero di Medjugorje a Glumina
  • Resti dell’insediamento romano e di una necropoli a Vranjevo
18 agosto
Rientro
  • Il museo di Humac
  • L’accampamento militare di Humac
  • La moschea di Ali-beg Kapetanovic
  • La Casa forte Lalic torre in palazzo Ljubuski,
  • Il cimitero Bijaca con le lapidi,
  • Il cimitero di Studenci
  • Il castello di Ljubuški
  • Alle ore 10,00 partiremo alla volta di Pordenone
E’ evidente che non riusciremo a vedere tutti gli edifici segnalati dalle schede della Commissione, ma che di volta in volta sceglieremo quelli che riteniamo i più importanti e facilmente raggiungibili nei tempi contingentati che avremo a disposizione.
Al momento non siamo in grado di definire con precisione i costi che ci siamo limitati a stimare. Come al solito costituiremo una cassa comune dividendo in parti eque tutte le spese che si sosterranno.

I posti in auto sono 18 (due minibus). Per i posti disponibili si darà la priorità a quanti hanno già partecipato alle altre spedizioni e ai soci di Legambiente.
Vale la pena far presente che a Blabaj e a Pociteli dovremo dormire in case turco bosniache che non hanno tutti i confort di un albergo. Quindi dormiremo in camere con quattro letti e un bagno o in situazioni ancor più difficili. Insomma, un viaggio di questo genere è consigliabile solo a chi abbia capacità di adattamento… anche tenendo conto dei ritmi che dovremo tenere per visitare quanti più luoghi possibili.

lunedì 13 dicembre 2010

UN NUOVO LIBRO SULL'ARCHEOLOGIA DEL PAESAGGIO


Sabato prossimo a Tramonti di Sopra verrà presentato un volumetto edito dall Ecomuseo "Lis Aganis" e dal comune e curato da Pietro Piussi. L'argomento apparentemente etnografico e dedicato alla storia di un taglio boschivo in realtà rende esplicita per la prima volta in Friuli Occidentale un filone di ricerca che si rifà alle più moderne teorie investigative dell'archeologia del paesaggio. Uno degli ambienti più selvaggi della provincia di Pordenone viene così descritto come ricco di una storia antropologica che rimane impresa come una impronta su un territorio tanto selvaggio nonostante il tempo. L'epopea dell'ultimo taglio boschivo, svoltosi a cavallo della seconda guerra mondiale, viene descritto da Piussi e i suoi collaboratori come una grande impresa di riconquista degli spazi addomesticati dall'uomo a partire dal medioevo e poi progressivamente abbandonati. L'indagine usa materiali diversi, documenti d'archivio, memorie locali, indagini di campo e riscontri fisici tipici dell'archeologia di superficie. Persino le presenze vegetali e le loro forme vengono interpellate da Pietro Piussi che sul fronte dell'archeologia forestale è stato senza dubbio il maestro per molti ricercatori. Come dimenticare i due numeri di Quaderni Storici degli anni '80 curati con Diego Moreno e Oliver Rachkman. Il libro di "Piero" è senza dubbio un esempio di come la storia dei luoghi, anche nel nostro territorio, può essere spinta ai livelli della ricerca europea. Dai villaggi si espressero modalità di sfruttamento delle risorse del tutto speciali. Nel XVI secolo furono edificati sbarramenti artificiali (stue) per regolare le condotte del legname tagliato nel bosco. Nella prima metà del XX secolo fu costruita una delle più lunghe teleferiche delle Prealpi Carniche. Il lavoro della teleferica si affiancò a quello del taglio dei boschi in un periodo in cui ormai la pastorizia nell’Alta ValMeduna era in grande crisi e al paesaggio delle praterie artificiali già si sostituiva quello della foresta. La ricostruzione storica dell’ultimo taglio dei boschi in questo settore delle Prealpi Carniche è l’occasione per dare ragione della condizione attuale dei territori all’interno di un lungo processo di evoluzione del paesaggio, non privo di contraddizioni. Questa indagine di archeologia del paesaggio rende esplicito il continuo processo di conquista e di abbandono degli spazi nelle dinamiche di utilizzo delle risorse da parte delle comunità alpine.

Comune di Tramonti di Sopra Ecomuseo Regionale delle Dolomiti Friulane “Lis Aganis”
In collaborazione con il Circolo culturale Menocchio di Montereale Valcellina
Con il sostegno della Fondazione Crup, il Parco Naturale Dolomiti Friulane e la Pro Loco di Tramonti di Sopra e il contributo della Banca di Credito Cooperativo di San Giorgio e Meduno
La S.V. è invitata alla presentazione del volume Uomini e paesaggi nell’Alta Val Meduna L’ultimo taglio dei boschi a cura di Pietro Piussi
sabato 18 dicembre 2010 alle ore 17
presso la Sala Polifunzionale del Comune di Tramonti di Sopra