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venerdì 27 dicembre 2013

Costruire insieme una carta partecipata delle aree militari dismesse in Friuli Venezia Giulia

Con questo post vi chiediamo di collaborare attivamente al nostro progetto di mappatura dei siti militari dismessi o in via di dismissione.
Nel tentativo di costruire una mappatura del fenomeno il più possibile esaustiva ed estesa, abbiamo deciso di assegnare diversi territori ai compilatori della schedatura, attribuendo un comune a ogni ricercatore volontario. Per meglio dire, vi chiediamo di candidarvi per coprire ed esplorare il comune che credete meglio indagare, per rintracciare sul luogo i segni archeologici o parzialmente attivi della storica colonizzazione militare legata alla guerra fredda.

Legambiente FVG nel 2013 ha condotto una impegnativa ricerca sulle tracce dalla presenza militare del secondo dopoguerra e a primavera del 2014 organizzerà un convegno per rendere evidente un veloce e progressivo fenomeno di decolonizzazione. Su questo argomento le informazioni disponibili sono poco omogenee e ufficiali e per questo vi proponiamo di partecipare alla costruzione di un quadro di conoscenze che venga dal basso. Una carta che si completa con le singole esperienze e memorie di decine di volontari.
Per condurre l’indagine in modo omogeneo abbiamo approntato una scheda di censimento che dovrete cercare di compilare tenendo conto dei suggerimenti dati. Queste schede saranno poi pubblicate sul blog di Scarpe&Cervello, così come le due prime schede campione relative al comune di Fontanafredda (PN). I dati delle diverse schede saranno poi inseriti da noi nella “mappa partecipata delle aree militari dismesse o in corso di dismissione” che stiamo approntando sulla piattaforma di Google Earth e che potete raggiungere copiando e incollando sul vostro programma di navigazione il seguente indirizzo:
Potete usare questa mappa per individuare le strutture militari ufficialmente dismesse vicine a voi e inserite ad oggi da Walter Coletto che tradurrà nella carta tutte le informazioni che ci manderete.
Quello che vogliamo ricostruire è il mosaico e la strategia con la quale si disegnò un assetto territoriale delle difese del nostro settore di nord-est, quello che avrebbe dovuto reggere l’urto di una attesa invasione terrestre.
Per mezzo secolo il Friuli Venezia Giulia è stata la regione delle caserme, ma anche quella delle postazioni dei battaglioni d’arresto, delle polveriere, dei poligoni di tiro, delle marce e dei convogli militari. Siamo cresciuti all’interno di un paesaggio influenzato dai grandi conflitti internazionali e oggi, che lo scacchiere delle strategie ha modificato i suoi obiettivi, ci troviamo un territorio ingombro di oggetti dei quali non sappiamo più cosa fare. Se era facilmente comprensibile la strategia di costruzione del grande arco della difesa porosa del nord-est, non è allo stesso modo possibile riconoscere un “piano” di riappropriazione di questi enormi spazi oggi privi di destinazione o sottoutilizzati. Noi vogliamo cercare di fare quello che l’ente Regione dovrebbe fare per noi, cercare di costruire un “quadro” di cosa sta succedendo in questo settore per poi riuscire a costruire un tavolo di dibattito e progettazione che coinvolga lo Stato e gli enti territoriali del FVG.
Volete darci un aiuto concreto?
Cosa potete fare per partecipare a questa campagna di rilevamento e di cartografia partecipata?
Per essere utili nella costruzione di questo mosaico non serve avere doti particolari se non una certa curiosità.
Per cominciare dovete comunicarci su quale comune intendete operare, in modo da non creare schede doppie. Inviateci una mail a questo indirizzo: moreno.baccichet@gmail.com (proponete anche una o più opzioni di riserva nel caso che il comune scelto sia già stato affidato a un altro ricercatore).  Per mail vi confermeremo l’affidamento dell’indagine e potrete provvedere a compilare la scheda, o le schede se le strutture individuate sono più di una. Infatti, per ogni sito individuato nel vostro comune di ricerca dovrà essere realizzata una specifica scheda di censimento. Noi, come coordinamento regionale, provvederemo a inserire le informazioni da voi raccolte sulla carta e sul blog.
La mappa che costruiremo non sarà certo un prodotto finito, come anche le schede di rilevazione potranno essere migliorate sulla base dei suggerimenti che arriveranno da chi consulterà la carta che produrremo. Per ora ci sembra importante porre all’attenzione regionale un grande fenomeno di trasformazione territoriale che altrimenti viene percepito dall’opinione pubblica sulla scorta di singoli e sporadici episodi. Il nostro interesse è quello di dimostrare che siamo in presenza di una grande trasformazione territoriale non governata, per molti versi simile a quella dell’abbandono di ampi territori un tempo coltivati e oggi lasciati all’avanzata del selvatico.
La differenza sostanziale è che crediamo che la nostra regione, dopo essere stata usata per decine di anni come supporto per una strategia utile alla nazione intera, non debba essere lasciata da sola nel momento in cui si tratta di elaborare un processo di riconversione territoriale. Dentro e fuori dai confini regionali si devono disegnare i nuovi assetti e i dispositivi progettuali per governare il fenomeno.
Per ogni problema durante le fasi di schedatura telefonate a Moreno Baccichet 3408645094 oppure scrivete a moreno.baccichet@gmail.com
Le schede compilate, invece, inviatele a info@legambientefvg.it. Verranno pubblicate sul blog.
Nella mail ci dovrà essere la scheda compilata e gli originali delle fotografie che intendete pubblicare sul sito.
Ringraziamo fin da ora chi vorrà aiutarci.

mercoledì 18 settembre 2013

La caserma che diventa un impianto fotovoltaico e la polveriera abbandonata: da Vacile a Sequals

Scarpe & Cervello 2013 - La “fortezza” FVG

Domenica 22 settembre

Ritrovo ore 9,30 a Vacile di fronte alle ex caserme, lungo la strada che collega Spilimbergo a Lestans


Il parco fotovoltaico costruito all’interno del recinto della ex caserma di Vacile

Percorso

L’uscita prevista per la provincia pordenonese prevede di attraversare i territori dell’alta pianura, quelli che un tempo erano delle vastissime praterie pubbliche dei magredi. Qui si addestravano, all’inizio del Novecento, i reparti di cavalleria dell’esercito sabaudo. La cavalleria velocemente si trasformò e modernizzò con l’uso dei mezzi corrazzati e le popolazioni di queste zone per decine di anni hanno fatto i conti con l’invadenza delle colonne motorizzate dell’Ariete che manovravano su vastissime superfici residuali di territori magredili. 
Con questa escursione avremo modo di incontrare delle buone pratiche di riuso, ma anche due siti del tutto abbandonati: la polveriera di Travesio della quale non è chiaro cosa il ministero della difesa voglia fare e la Caserma di Sequals ormai desolatamente abbandonata dirimpettaia alla piccola zona industriale del paese.
Tempo di percorrenza: 7 ore
Grado di difficoltà: nessuno e, a  parte la lunghezza, è adatta a tutti
Prenotazione

Motivazioni per la scelta dell’itinerario     

Dopo aver visto l’organizzazione spaziale delle difese che sarebbero state garantite dai battaglioni d’arresto, cercheremo di comprendere il ruolo di una seconda linea di resistenza che sulla destra del Tagliamento era organizzata in un modo molto diffuso attorno alle principali direttrici dell’ipotetica invasione veloce dei mezzi corazzati del patto di Varsavia. Le linee difensive del Torre e del Tagliamento dovevano rendere difficile il guado e concentrare le attenzioni del nemico sui pochi ponti posti lungo il fiume. I ponti di Pinzano, Dignano, Casarsa, Madrisio e Latisana erano i colli di bottiglia verso i quali, presumibilmente, si sarebbe lanciata l’offensiva militare nemica con le colonne motorizzate. Oltre il fiume furono distribuite anche le difese motorizzate italiane, quelle che a distanza di circa una giornata da una presunta invasione dovevano essere in grado di ingaggiare battaglia con i primi corpi degli invasori.
Le pianure friulane, nella strategia dei militari, diventavano lo scenario per una battaglia di grandi proporzioni con mezzi corazzati, ed è in quest’ambiente che i reparti dell’Ariete e quelli dell’artiglieria si esercitavano alla guerra elaborando le tecniche di combattimento più efficaci.
L’escursione ci permetterà di cogliere il rapporto tra le strategie di localizzazione delle caserme, tutte poste nei pressi dei centri urbani e quelle delle polveriere, poste distanti dalle prime e organizzate per garantire veloci rifornimenti ai campi di battaglia.

Descrizione del percorso   

La caserma in attività
Il ritrovo per la partenza avviene in un punto particolare della pianura  spilimberghese, dove le terre appena riordinate cominciavano a essere coltivate con mezzi meccanici, al bordo degli antichi campi posti a sud del villaggio medievale di Vacile. Qui sorse una delle più grandi caserme della pedemontana dedicata all’udinese Giobatta De Gasperi per ospitare i reparti di artiglieria che avrebbero affiancato i carristi nella difesa.
La caserma di Vacile era una cittadella militare in mezzo alla campagna e noi ci incontreremo nel piazzale asfaltato di fronte all’ingresso che un tempo era pieno delle auto di militari e ufficiali che arrivavano al presidio con mezzi propri.


Planimetria della caserma e definizione delle destinazioni d’uso nell’ultimo periodo della sua attività

L'organizzazione della caserma

1 Porta carraia principale                             
2 Comando Gruppo                                    
3 Mensa e circolo Ufficiali
4 Alloggi Sott.Uff. e magazzino casermaggio
5 Campo da tennis
6 Cinema
7 Piazzale dell'adunata
8 Mensa truppa
9 Campo da calcio
10 S.a.s.t. (striscia addestrativa)
11 Poligono carabina
12 Campo da tennis
13 Campo da palla canestro
14 Ricovero veicoli
15 Officina meccanica Batt. Logistico
16 Capannone minuto-mantenimento
17 Campo da tennis
18 Infermeria
19 17^ Batteria
20 18^ Batteria
21 Bcs Batteria Comando e servizi
22 Spaccio truppa
23 Compagnia Battaglione Logistico
24 Compagnia Battaglione Logistico
25 Compagnia Battaglione Logistico
26 Riserva munizioni (polveriera)
27 Capannone ricovero radar
28 Capannone ricovero "Quadrinate Browning"
29 Ricovero veicoli
30 Ricovero veicoli
31 Grande Officina meccanica Batt. Log.
32 Il grande serbatoio raccolta acqua piovana
33 Pedana per la manutenzione dei veicoli
34 Pedana per la manutenzione dei veicoli
35 Ufficio carburanti
36 Serbatoi e pompe rifornimento carburanti
37 Officina mezzi militari del Gruppo
38 Officina mezzi militari del Gruppo
39 Ricovero veicoli
40 Ricovero veicoli
41 Capannone Battaglione Logistico
42 Porta carraia secondaria

http://www.grudine.it/Notizia10.html

Come si può notare l’organizzazione della caserma era molto complessa e prevedeva che all’interno del grande recinto convivessero soldati, mezzi e una piccola riservetta di polvere da sparo. L’abbandono degli immobili alla metà degli anni ’90 ha provocato un rapido degrado degli edifici e dei piazzali pavimentati. L’area fu utilizzata recentemente anche come scenario per giochi di guerra, sollevando non poche polemiche. Pervenuta nelle disponibilità del comune di Spilimbergo, l’amministrazione ha pensato bene di procedere a una generale riconversione del complesso militare bandendo un concorso per realizzare, al posto delle caserme, un grande parco fotovoltaico.


La caserma di Vacile in abbandono

Oggi i lavori sono sostanzialmente completati. Quasi tutti i fabbricati sono stati demoliti e le loro macerie sono state distribuite sui piazzali. Su questa superficie artificiale la ditta che aveva vinto il bando ha distribuito un numero impressionante di pannelli fotovoltaici costruendo di fatto il più vasto parco fotovoltaico della provincia di Pordenone. I pannelli sono difficilmente percepibili dal basso perché la conservazione dell’originario recinto murario continua a tenere separato questo spazio dalla campagna circostante. Questa che si presenterà ai nostri occhi può essere considerata una buona pratica?
Il fatto che nessun elemento memorialistico della storica caserma sia stato conservato può essere stato un errore rispetto alla grande affezione che ancora oggi si percepisce nei confronti della De Gasperi sui blog degli ex-militari?
Sono questioni che discuteremo durante l’escursione.
 
Il paesaggio agrario ai bordi dei riordini agrari
Dalla De Gasperi inizieremo un percorso che ci condurrà verso le colline di Sequals attraversando territori agricoli molto diversi tra loro. Passeremo a fianco di suoli che presentano ancora i segni di disegni agrari medievali, conservati ai bordi dei riordini novecenteschi delle grandi pianure. In questi territori riordinati i segni della viabilità e del particellare sono ampi e rettilinei, ma all’interno di questo paesaggio apparentemente banale si rintracciano elementi di valore e spazi assoggettati a successive riorganizzazioni, come quella della grande lottizzazione industriale che sfioreremo. Un’area produttiva mai saturata che oggi vive momenti di maggiore crisi e che presenta al suo interno molti spazi occupati ormai da processi di colonizzazione vegetale del tutto spontanei.
In modo non diverso negli ultimi anni sta nascendo in queste aree, un tempo dotate di copertura erbacea e poi adattate alla coltivazione del mais, un nuovo paesaggio delle vigne industrializzate. Vigneti con impianti fitti e molto strutturati e irrigati artificialmente dove le principali fasi di lavorazione delle viti è ricondotta all’uso delle macchine.
Vigna di nuovo impianto che esalta nella rigidezza dell’impianto le micro morfologie di origine alluviale
Un'altra struttura che potremo notare per la sua dimensione estensiva è il grande impianto industriale della Pravisani Esplosivi, posto sul confine tra Spilimbergo e Sequals. Anche questo impianto sorse in aperta campagna nel 1968 per produrre emulsioni esplosive e non è un caso che l’ufficio commerciale della Pravesani si trovi nel Bergamasco, zona specializzata nella costruzioni di armi. L’azienda è un ampio recinto impenetrabile dove i molti edifici sono posti a una certa distanza gli uni dagli altri per ridurre i rischi di esplosioni a catena.
Dalla Pravesani ci dirigeremo verso la campagna di Sequals cogliendo l’impressione di paesaggi sempre più complessi, sia dal punto di vista morfologico, sia da quello antropologico. Percorrendo un sentiero e poi alcune stradine campestri arriveremo in vista dell’antica palude di Sequals, un ampio territorio bonificato segnato dal ristagno delle acque dovuto alla morfologia che all’epoca delle glaciazioni avevano assunto il Meduna pensile e i suoi depositi.

La fabbrica di esplosivi in mezzo alla campagna
Elementi di paesaggio agrario della campagna di Sequals
Superando una piccola forcella dei colli di Sequls scenderemo nella piana sovralluvionata di Toppo e Travesio sfiorando la grande polveriera abbandonata e oggetto di una presunta bonifica.

La polveriera abbandonata di Travesio inserita in una piccola vallecola tra i colli per poter essere meglio mimetizzata nel caso di bombardamenti aerei
Quando era in funzione questa polveriera, che occupa una varice nella continuità del sistema collinare, era davvero impressionante. Le recinzioni e le torrette di controllo raggiungevano i bordi del bosco e la notte il perimetro del recinto veniva rischiarato da decine di fari. Oggi invece l’abbandono regna sovrano e per certo se una bonifica c’è stata questa non ha certo riguardato le opere architettoniche e di recinzione dell’impianto militare.
Da qui, in vista del bellissimo castello di Toppo e di quello ormai dissolto di Travesio ci dirigeremo a ovest lungo l’antica strada di Santa Fosca per raggiungere Solimbergo.
Da qui saliremo all’omonimo castello basso medievale che visitammo nel 2003 durante l’edizione di Scarpe & Cervello dedicata ai paesaggi medievali.
Da qui scenderemo a Sequals attraversando tutto il paese di Primo Carnera per chiudere l’escursione di fronte alla caserma abbandonata e di proprietà comunale.

Per partecipare

La passeggiata si svilupperà lungo sentieri, alcuni collinari, e stradine. Il tratto che ci permetterà di scavalcare la collina di Sequals lo faremo su terreno argilloso e fuori sentiero. Visto che l’umidità potrebbe creare dei problemi si consiglia l’uso di scarpe da escursione che avvolgano la caviglia e un abbigliamento “a cipolla”.
Lasceremo alcune auto a Sequals e provvederemo poi a riaccompagnare gli autisti a Vacile.
L’escursione prevede una camminata lenta di circa sette ore priva di difficoltà.  Chi viene con i figli è pregato di prestare a loro le dovute attenzioni.
Vi raccomandiamo un abbigliamento conforme alla stagione variabile soprattutto in considerazione delle previsioni del tempo.
Per i problemi finanziari dell’associazione le escursioni di Scarpe & Cervello non saranno più gratuite, ma sottoposte a una quota di rimborso spese per compensare i costi organizzativi. I non iscritti pagheranno 5 euro mentre gli iscritti 3. Per i bambini rimane tutto gratuito.
Numero massimo di adesioni: cinquanta con obbligo di prenotazione.
Per il tuo smartphone

Per informazioni e prenotazioni:
Moreno Baccichet: 043476381, oppure 3408645094, bccmrn@unife.it
Legambiente del Friuli Venezia Giulia: 0432 295483, info@legambientefvg.it, in orario d’ufficio.
La tessera di Legambiente: per partecipare all'iniziativa non è obbligatorio essere iscritti a Legambiente seppure, per i nostri interessi generali, questa adesione sia caldeggiata.
Coloro che infatti sono soci di Legambiente sono coperti da assicurazione sia nel caso procurino un danno a terzi, sia in caso di infortunio.
Non sono assicurati i “non Soci” che partecipano alle iniziative e che dovessero infortunarsi, lo sono solo se la responsabilità del loro danno è riconducibile al Circolo o ad un Socio del Circolo stesso.
Il pranzo di norma sarà frugale e al sacco. Dove precisato ci sarà la possibilità di accedere a forme di ospitalità locale di qualità fruendo di locali e ristori dotati di un particolare valore aggiunto. Ogni partecipante penserà a sé, ma se qualcuno porta vino e dolci anche per gli altri sarà particolarmente apprezzato.

martedì 25 giugno 2013

Le caserme di Pontebba e Chiusaforte

Domenica 30 giugno

Ritrovo ore 9,30 a Pontebba di fronte alla Caserma della Guardia di Finanza Gollino e Marinelli


La parte storica della Caserma Bertolotti di Pontebba

Percorso

Con questa escursione percorreremo il canale del Fella nel punto dove si fa più stretto e infrastrutturato, lungo il percorso recentemente recuperato della ferrovia Pontebbana costruita nel 1878. Questa profonda incisione trova uno sfogo solo in corrispondenza di Chiusaforte, dove la valle si apre. L’escursione si muoverà lungo la pista ciclopedonale che è uno speciale punto di osservazione lungo la stretta che qualcuno aveva immaginato come lo scenario dell’invasione delle truppe del Patto di Varsavia. Da Pontebba a Chiusaforte la vecchia ferrovia è in leggera discesa con pendenza costante e quindi non ci sono problemi escursionistici, se non quello di cercare di individuare le postazioni che avrebbero impedito lo sfondamento lungo la strada ferrata.
Tempo di percorrenza: 7 ore
Grado di difficoltà: nessuno e, a parte la lunghezza, è adatta a tutti.
La passeggiata si svilupperà lungo una pista ciclopedonale, quindi sono sufficienti scarpe da ginnastica o da trek e un abbigliamento “a cipolla”. Lasceremo alcune auto a Chiusaforte e provvederemo poi a riaccompagnare gli autisti a Pontebba. Chi vuole può raggiungerci e tornare in treno.  

lunedì 29 aprile 2013

Un luogo d'ispirazione paesaggistica e le sue trasformazioni

Cercando di ritrovare i fondali che avevano ispirato Luigi Nono durante le sue “corse in Patria” a dipingere i paesaggi della pedemontana sacilese, abbiamo rintracciato il luogo dove sono stati dipinti due quadri che mostrano la più occidentale delle sorgenti del Livenza con due controcampi capaci di descrivere tutta la valle compresa tra le colline di San Martino e del Longon e la scarpata cansigliese. Il luogo per Nono era di grande suggestione anche perché vi si applicherà ottenendo più quadri che contrappongono la strada pedemontana e le acque della sorgente come scena nella quale transita molta umanità. Le persone che passavano qual luogo andavano meste verso casa in un succedersi di strabilianti colori e in una atmosfera sospesa e serena. Oggi quella strettoia tra roccia e acqua è attraversata ad alta velocità dalle auto e l’ambiente colorato del tramonto sembra essere dissolto, soprattutto nelle riprese fatte ieri in una giornata di pioggia.

La visione verso oriente
Il mulino della Livenza, circa 1880

2013

Il controcampo verso occidente

Verso sera sulla Livenza , 1880


2013

sabato 20 ottobre 2012

“Tutto è santo. Non c’è niente di natuale nella natura”: Il paesaggio mitico e arcaico della Medea di Pasolini a Grado


In collaborazione con l’associazione “Graisani de Palù”
21 ottobre 2012


Percorso
L’escursione prevede di raggiungere il confine meridionale della Laguna di Grado con una motobarca e di compiere poi alcuni sopralluoghi a piedi sbarcando a Motta Safon e ad Anfora, a Porto Buso. Diversamente dal solito la maggior distanza la percorreremo con una imbarcazione, mentre le due escursioni a piedi previste saranno relativamente brevi.

Tempo di percorrenza: 7 ore
Si tratta di un’escursione priva di difficoltà se non per il tratto del molo foraneo.  Dislivello: 0m

Motivazioni per la scelta dell’itinerario                             
Pier Paolo Pasolini per iniziare Il suo film sul mito, La Medea, scelse un luogo in cui lo spazio e il paesaggio potesse rimandare a un tempo arcaico e privo di sovrastrutture culturali e fisiche, primordiale ed etereo, tanto da porre il problema del soprannaturale. Un ambiente che frequentò per un lungo periodo dopo che Zigaina glielo fece scoprire.
Il paesaggio rarefatto e all’epoca molto meno frequentato di oggi viene preso a pretesto dal regista per iniziare a dipanare la trama di un racconto, quello che l’uomo-cavallo fa al bimbo che scorge nel paesaggio solo la naturalità e va educato a riconoscere il sacro che sta sopra a questa natura. Pasolini si confronta con uno spazio abitato e modellato dall’uomo con pochissima energia e quindi apparentemente naturale. La stessa forma delle costruzioni temporanee rimanda a una immanente ‘preistoria’. Il casone attorno al quale si girano le prime scene de La Medea testimonia una continuità culturale applicata a un ambiente primordiale. Le riprese di Pasolini non mostrano il paesaggio reale e i concreti rapporti quotidiani con l’uomo che lo abita e lo attiva.
L’escursione ci darà anche il modo di leggere come il territorio sta cambiando nella nostra contemporaneità. L’esperienza turistica proposta ad Anfora con l’albergo diffuso, l’aumento del traffico turistico in relazione ai nuovi posti barca costruiti a San Giorgio di Nogaro, l’abbandono delle valli e dei lavorieri, i problemi di generale manutenzione al sistema canalizio e delle difese a mare saranno oggetto di osservazione e dibattito durante l’escursione e l’esplorazione del territorio.



Pasolini e Zigaina di fronte al casone Safon

Pasolini che dipinge di fronte al casone

L’interno di Casone Safon nelle riprese del film

Descrizione del percorso           
L’escursione inizierà a Grado dove saliremo su una motobarca che ci permetterà di raggiungere il confine meridionale della Laguna di Grado vicino a Porto Buso. Nel tragitto avremo modo di porci il problema dell’orientamento utilizzando i grandi Landmark di un territorio sostanzialmente piatto: il campanile di Barbana, il profilo della Grado moderna, gli impianti industriali di Torviscosa e San Giorgio di Nogaro, le torri edilizie di Lignano. Durante la lunga traversata avremo modo di confrontare cartografie moderne con quelle storiche per renderci conto delle modifiche che negli ultimi anni stanno verificandosi a seguito dei processi di erosione e di deposito. L’erosione non riguarda solo i fini sedimenti lagunari ma anche la presenza stessa delle attività umane in laguna. L’allevamento in valle ormai ha un valore residuale e la trasformazione di molti casoni in seconde case sta minando la stabilità di un disegno paesaggistico di lunga tradizione. Persino l’arginello sul quale è stata girata una celebre scena pasoliniana sta perdendo consistenza anno dopo anno in mancanza di una manutenzione che già all’epoca delle riprese non veniva più riattivata.
Il dosso del casone sul quale Pasolini girò le sue prime scene del film è quasi completamente naturalizzato e manca di molti dei segni di una presenza umana legata alla produzione. Il suo paesaggio anticipa quello che ormai è accaduto in molti altri settori della laguna. L’abbandono delle attività primarie mette in crisi a volte l’esistenza stessa del poco suolo che compone l’isola lasciando quei sedimenti in balia dell’infaticabile azione delle maree.
Pasolini nel suo film non mostra un paesaggio “vero” ma ne coglie alcuni caratteri funzionali al racconto. Non mostra i vicini insediamenti industriali, il villaggio temporaneo di Anfora ricostruito durante il periodo fascista e nemmeno l’imponente struttura dei moli foranei che proprio allora cominciava a costruire una barriera per le correnti marine che trasportano le sabbie. Proprio a poca distanza dal casone che lo ospitava le dinamiche naturali stavano costruendo un grande scanno sabbioso che poco alla volta sarebbe stato colonizzato dalla vegetazione con un processo assolutamente naturale.
L’ambiente capace di evocare uno spazio mitico si trovava già allora all’interno di un mosaico di ambienti che interpretavano anche in laguna la modernità.
Gli amici dei “Graisani di Palù” ci accompagneranno nella visita al casone che è stato recentemente ricostruito dall’associazione a seguito di alcuni decenni di abbandono della struttura. L’edificio è radicalmente diverso da quello frequentato da Pasolini e dalla Callas, ma gli spazi esterni sono ancora quelli descritti nel film. Da qui con l’imbarcazione raggiungeremo il litorale attraccando ad Anfora. Quest’isola fortemente insediata dai pescatori di Grado è stata riorganizzata in periodo fascista con la costruzione di quello che voleva essere un villaggio moderno di pescatori. La tipologia edilizia mostra un tipo estraneo alla tradizione e per la prima volta nella laguna di Grado i ricoveri per i pescatori furono costruiti in muratura portante e non in legno e canna palustre. Insieme alla borgata di Sdobba, al lato opposto della laguna, quello di Anfora è un esempio unico di riorganizzazione urbanistica delle strutture per la pesca.
Da Anfora proseguiremo a piedi lungo l’originario bordo della laguna e le difese a mare rinforzate dopo le grandi mareggiate degli anni ’60. Cercheremo di percorrere questo strano ambiente che fa da confine a ovest con un esteso sistema di valli da pesca poco utilizzate e verso mare da un ambiente di, stagni, scanni e depositi consolidati e colonizzati dalla vegetazione spontanea. Qui ogni segno umano sembra una memoria archeologica e non è chiaro fino a dove riusciremo ad arrivare in questa esplorazione a causa della vegetazione spontanea, del clima e delle maree della giornata.
Rientreremo poi al villaggio di Anfora per poi risalire un breve tratto dei pennelli rocciosi del molo foraneo e fruire di una diversa prospettiva sullo scanno sabbioso, e sul mare aperto.


Bibliografia utile
http://www.youtube.com/watch?v=kvRLjg6jsCA Si può vedere l’inizio della Medea con le scene girate nella Laguna di Grado.
http://graisani.blogspot.it/ Blog ricco di informazioni sulla Laguna di Grado e sull'attività dell'associazione che ci ospiterà a Safon
Claudio Magris, Microcosmi, Milano, Garzanti, 1997

sabato 14 aprile 2012

La corona delle montagne vista dalla pianura del Tagliamento nelle opere di De Rocco e Tramontin



















(http://www.sirpac-fvg.org/ricerche/cont.asp). Nei dipinti di De Rocco le semplificate forme alpine determina una lontananza del fondale dalla scena principale dove si muovono uomini in primo piano. Nel caso di Tramontin invece i paesaggi sanvitesi sono deserti. Luoghi arredati da uomini che sembrano scomparsi e che hanno lasciato forme del paesaggio come reperti archeologici. Il paesaggio non contiene la vita e manca di possibilità evolutive.
Carico la sequenza di opere che ho selezionato per la prossima escursione di Scarpe & Cervello. I dipinti sono di De Rocco, mentre le incisioni sono di Tramontin.

domenica 11 marzo 2012

Inaugurata la mostra dedicata alle ricerche di archeologia del paesaggio nel villaggio abbandonato di Longiarezze

Il 25 febbraio del 2012 a Dardago è stata inaugurata la mostra che si intitola Archeologia del Paesaggio: L'insediamento medievale di Longiarezze a Budoia.
L'evento ha previsto l'intervento di Roberto De Marchi, sindaco di Budoia e di Ezio Cesaratto, presidente dell'Ecomuseo Lis Aganis. La presentazione della mostra è stata affidata al prof. Guido Masé componente del Comitato Scientifico per gli Ecomusei della Regione Friuli Venezia Giulia.
La mostra chiude una ricerca sul campo durata due anni.
21 pannelli in formato A1 testimoniano i risultati di un'indagine estensiva.
Non sempre è comodo visitare il sito e la mostra e proprio per questo motivo pubblichiamo sul blog le immagini dei pannelli in formato jpg senza ulteriori commenti. Chiunque può scaricarli, studiarli, usarli... purché citi la fonte.
Questa iniziativa anticipa la pubblicazione di uno dei quaderni di Scarpe & Cervello dedicato proprio all'argomento. Se troveremo le risorse finanziarie per realizzarlo cercheremo di impostarlo in modo da delineare nuove direttrici di ricerca integrando le fonti storiche con le indagini sul campo.

Dal programma dell'inaugurazione:

Nel basso medioevo l'aumento della popolazione produsse come conseguenza uno sviluppo di nuovi centri urbani e di insediamenti agricoli. Non tutti i nuovi borghi ebbero però la fortuna di resistere nel tempo e alcuni di questi divennero insediamenti temporanei. Nella giurisdizione dei signori di Polcenigo la colonizzazione delle aree più fertili del versante fu risolta con la costruzione di un sistema di proprietà agricole (masi) sparsi tra La Mont e Longiarezze. Il primo insediamento riuscì a sopravvivere e a trasformarsi in parte in quello che conosciamo come Mezzomonte, mentre il secondo fu abbandonato già nel XVI secolo per trasformarsi in un complesso di stalle al servizio della popolazione insediata a Dardago e a Budoia. Oggi quei fertili ripiani sono invasi dalla vegetazione, ma una ricerca sul campo ha permesso di cogliere il significato e i segni archeologici di questo progressivo abbandono degli spazi attrezzati dall'uomo per la coltivazione.

La mostra, organizzata in una ventina di pannelli, ricostruisce le fasi della colonizzazione e quelle della trasformazione della borgata, fino ad affrontare il problema dell'impronta umana impressa persino nelle fasi della trasformazione dell'ambiente selvatico.