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domenica 1 febbraio 2004

Prove di esplorazione sull'insediamento friulano





Legambiente di Pordenone

Ricerche sul campo

per la storia

dell’insediamento friulano


Questa iniziativa riservata esclusivamente ai soci di Legambiente e ai simpatizzanti in indirizzario, segue di poco quella di Scarpe & Cervello dell’autunno 2003. Durante quella serie di uscite domenicali abbiamo visitato una quarantina di castelli o villaggi fortificati che si trovano nella pedemontana friulana. Con l’attuale iniziativa cercheremo di rintracciare nel territorio nuovi siti compatibili con quelli già visitati. Si tratta di una iniziativa di esplorazione topografica del territorio nella speranza di rintracciare altre strutture fortificate fino a oggi passate sotto silenzio.
Sulla base di una ricostruzione a computer della morfologia delle pendici delle Prealpi Carniche abbiamo riconosciuto alcuni luoghi come i più adatti per ospitare opere difensive simili a quelle medievali e preistoriche scoperte lo scorso anno. Per verificare i luoghi abbiamo previsto una serie di brevi escursioni invernali (contiamo su questi momenti di crisi vegetativa per osservare meglio le forme del suolo). Visto il periodo abbiamo pensato bene di non prevedere il solito pranzo al sacco per gli escursionisti, ma bensì una veloce tappa in osteria.
Mangiare all’aperto con il freddo di questi giorni è proibitivo, quindi cercheremo di organizzare delle pause pranzo in osterie e trattorie tipiche assaggiando qualche piatto della tradizione.
Le escursioni saranno tutte molto brevi e in ambienti per lo più invasi dalla vegetazione e dai segni di abbandono dei paesaggi agrari tradizionali. Insomma, si camminerà più per ricerca che per diletto. Speriamo di avere fortuna nel rintracciare nuove strutture ancora non identificate.


Le tappe dell’escursione

 Domenica 1 febbraio: Il maniaghese
Ritrovo in piazza a Maniago ore 9,00

Domenica 8 febbraio: Le colline di Lestans
Ritrovo in piazza a Sequals alle ore 9,00

Domenica 22 febbraio: da Polcenigo ad Aviano
Ritrovo in piazza a Polcenigo alle ore 9,00

Domenica 29 febbraio: Da Castelnovo a Pinzano
Ritrovo in piazza a Lestans alle ore 9,00

Domenica 14 marzo: Toppo
Ritrovo al parcheggio di Palazzo Toppo alle ore 9,00

Domenica 21 marzo: La Valcellina
Ritrovo in piazza a Montereale alle ore 9,00

Domenica 4 aprile: La Val Meduna
Ritrovo in piazza a Meduno alle ore 9,00

N.B. Il programma è provvisorio e Legambiente si riserva il diritto di porre qualsiasi modifica allo stesso

ISTRUZIONI PER L'USO

Il luogo di partenza di ognuna delle escursioni è facilmente raggiungibile attraverso la viabilità ordinaria.
Questa iniziativa è una ricerca e a differenza di Scarpe & Cervello dello scorso anno non ha un fine ludico e turistico. Partecipate solo se siete molto motivati.
Ogni partecipante dovrà essere vestito in modo adatto al clima rigido invernale e nello zaino vi consigliamo di inserire una mantella impermeabile o K-way, una borraccia per l'acqua, maglione, ed un eventuale cambio di  biancheria. Va tenuto presente che le escursioni avranno luogo in una stagione abbastanza incerta da un punto di vista climatologico.
Per raggiungere i luoghi che vogliamo esplorare quasi mai useremo sentieri. Questo renderà difficile e discontinua la marcia, mentre gli scarponi da montagna o pedule sono consigliati sia in caso di ghiaccio che di fango.
Chi vuole partecipare all'iniziativa deve presentarsi al punto di ritrovo scritto nel programma dopo aver annunciato la sua partecipazione la mattina stessa al numero di telefono sottoriportato. In questo modo potremmo prenotare il pranzo.
Per informazioni:
Moreno Baccichet: 0434768306, oppure 3408645094, liquentia@libero.it
Maurizio Cella: 3283847051

Walter Coletto: 3200418603

lunedì 27 ottobre 2003

Resoconto della Tappa Maniago - Fanna - Cavasso Nuovo Domenica 26 ottobre

Il castello di Maniago

Il castello fu eretto su un ripiano del monte Jof facilmente difendibile dagli attacchi perché isolato dal resto del versante da un ripido vallo artificiale. Nei pressi del vallo c’era il settore del castello che ospitava la torre palazzo e le “caneve” del patriarca di Aquileia. In questo settore si ritrova ancor oggi il mastio del castello.
A Sud è ancora identificabile il secondo recinto del castello, quello attribuito fin dall’origine a un consorzio di guerrieri che avevano il compito di difendere l’area. Erano gli “abitatores” di Maniago, una ristretta classe di feudatari dalla quale emersero, dopo quasi due secoli, i signori di Maniago. Costoro acquistarono le porzioni delle proprietà degli abitatores trasformando quella sorta di borghetto in una zona di esclusivo potere. Ancor oggi questo settore del castello di Maniago è perfettamente riconoscibile ed è segnato dalla presenza delle grandi “domus” e torri di quei signori.
All’esterno, probabilmente dopo il XIII secolo, sorse un borgo di contadini e artigiani che solo successivamente fu definitivamente fortificato. Le case modeste e monocellulari erano poste lungo il ripido versante disponendosi lungo un’ampia piazza in pendenza che finiva nei pressi della chiesa di San Giacomo. Queste case sono ancora ben visibili come tutto l’impianto del borgo degli artigiani, borgo che lentamente fu attratto dalla pieve di San Mauro e dalla costruzione della piazza moderna.
A Maniago, nonostante i pesanti restauri del post terremoto ci sono tutte le premesse per il successo di una aspicabile campagna di scavi archeologici e questo potrebbe rivelarsi uno dei luoghi più importanti per comprendere le strategie dell’incastellamento basso medievale lungo la pedemontana friulana.
  
il Torrat di Fanna
Il “torrat” di Fanna è posto su un ripido colle di argilla. Si trattava di una difesa costruita in epoca medievale con strutture molto povere, un basso recinto in arenaria poco cementata dalla calce e probabilmente una torre che sembra ancora di poter riconoscere nei pressi della scarpata più ripida a occidente.  I documenti storici non citano mai questa fortificazione che per forma e contesto sembra paragonabile a quella rintracciata a Solimbergo nella fase precedente alla costruzione del castello bassomedievale.
Il sito è praticamente inedito e si presenta come un colle boscato e per nulla tutelato. Nel Torrat non sono mai stati eseguiti scavi archeologici, ma la sensazione è che non si trattasse di un castello destinato alla residenza di una famiglia di signori, ma di una difesa costruita dai contadini, una sorta di cortina o ricetto nel quale si rifugiava la popolazione del piano in occasione di un’aggressione.


Il castello di Mieli
Mieli è diviso in ben due siti. Durante l’escursione abbiamo avuto l’occasione di visitare la località Torrat dove doveva trovarsi una torre di avvistamento testimoniata ancora oggi da un solido basamento quadrangolare. Oggi molte delle pietre della torre sembra siano state riutilizzate per la costruzione di muri di drenaggio, ma una indagine di superficie approfondita potrebbe confermare la posizione del manufatto ricordato dalla toponomastica.
Poco a monte della vedetta abbiamo potuto raggiungere quello che resta del “castello di Mieli” come viene chiamato in un documento cinquecentesco. A differenza del Torrat di Fanna questo sito era un bene feudale della signorile famiglia dei di Polcenigo. La sua origine dovrebbe essere precedente all’arrivo dei di Polcenigo e forse era la sede di un più antico signore feudale, oppure faceva capo a un sistema di difesa garantito dall’abbazia di Pomposa che vantava molti diritti su questa zona.
Anche questa volta abbiamo constatato un profondo degrado. Il “bene” non è conosciuto e nemmeno valorizzato. Come per quello precedente dobbiamo rilevare un complice abbandono.
  
Il castello di Mizza
Il "castellare" di Mizza è citato per la prima volta nel 1186, ma non ci stupirebbe scoprire che si tratta di un’antica difesa poi riutilizzata in epoca basso medievale. In effetti le vestigia rilevabili sul campo hanno una tradizione muraria che ci porta a collocarle nel XII secolo, ma il sito è troppo speciale e difficile per non pensare a un riutilizzo. Ci sono molte analogie con il castello di Montereale: la cresta della collina è affilatissima e sul versante settentrionale è pressoché imprendibile. Il castello poteva essere raggiunto solo dal versante meridionale e su quel fronte si distribuivano le principali difese dei di Polcenigo. La famiglia all’interno delle mura, dopo la divisione del 1222, aveva due “domus” signorili, mentre il resto degli edifici non militari dovevano essere alquanto approssimativi.
Anche questo importante castello è del tutto abbandonato e non ha avuto la fortuna di uno scavo archeologico che abbia potuto integrare le informazioni, scarse, provenienti dai documenti d’archivio.

Scendendo dal colle del castello abbiamo svolto anche un sopralluogo teso a cercare il sito dello scomparso castello di Col Birlon, ma non abbiamo avuto fortuna. Il luogo indagato non ci ha permesso di rilevare alcuna vestigia del terzo castello dei signori di Polcenigo nel feudo di Fanna.

domenica 26 ottobre 2003

Tappa Maniago - Fanna - Cavasso Nuovo

Domenica 26 ottobre: Maniago-Cavasso Nuovo
Partenza dal castello di Maniago, ore 8,30.
  
Il castello di Maniago
Il castello sorse in seguito alla cessione del feudo di Maniago che l'imperatore Ottone II fece nei confronti del Patriarca di Aquileia. Il colle controllava i collegamenti tra le valli del Colvera e del Cellina come pure tra le stesse. Fortezza e villaggio occuparono un ampio ripiano del M. Jof e erano affidati ad un consorzio di abitatori dai quali emerse la famiglia detta di Maniago. Dopo il terremoto i resti castellani hanno subito qualche azione di restauro e consolidamento mentre sono, per contro, mancate significative azioni di scavo archeologico nei settori signorili del recinto e in quelli adibiti al villaggio.
  

Il castello di Mieli e il Torrat di Fanna
Si tratta di un castello già in rovina nel '500 e che lo scorso anno, in occasione della precedente edizione di Scarpe & Cervello, siamo riusciti a riscoprire. Si trattava probabilmente di un ricetto popolare posto poco a monte dell'abitato e utilizzato sono nelle occasioni di pericolo e legato a una sottostante torre di osservazione. Quest'anno siamo riusciti a rintracciare nell’area una terza struttura, il "Torrat", che si presenta come una sorta di ricetto costruito su un piccolo colle.

 Il castello di Mizza
Il "castellare" di Mizza è citato per la prima volta nel 1186, ma non è da escludere che si tratti di una difesa antica. La sua localizzazione è particolare: tutto il versante nord del colle è uno strapiombo inattaccabile, mentre quello a sud, il solo raggiungibile con una mulattiera, era ripido e facilmenete controllabile e difendibile. Il castello, infeudato ai signori di Polcenigo, era di piccole dimensioni e presenta tecniche costruttive precedenti al XIII secolo. Oggi versa in uno stato di profondo degrado e abbandono.

 Cavasso nuovo
Concluderemo la nostra passeggiata nei pressi del "Palazat" di Cavasso, la residenza che i di Polcenigo si costruirono in piano abbandonando il vecchio castello di Mizza. Avremo così il modo di compiere alcuni sopralluoghi alla ricerca dei resti di un terzo fortilizio scomparso e un tempo registrato all'interno di quel feudo. Crediamo , infatti, che il castello di Colbirlon definito in rovina nelle cronache del XVI secolo fosse posto poco a monte della residenza seicentesca della famiglia signorile.




domenica 28 settembre 2003

Da Caneva a Polcenigo

Domenica 28 settembre 2003
Programma completo dell’escursione

Da Caneva - Polcenigo



Il castello di Caneva
Il castello di Caneva tra il 1995 e il 1998 fu scavato dagli archeologi nel settore del mastio e permise di verificare il dato storico che voleva che il castello fosse stato fondato dal Patriarca di Aquileia all'inizio del XII sec..
Nel settore centrale del castello di abitanza, cioè retto da una consorteria di "abitatores", furono trovati i resti di una necropoli altomedievale composta da uan ventina di sepolture. Si trattava di un villaggio probabilmente non fortificato, ma posto in un luogo facilmente difendibile.
La costruzione del castello va invece messa in relazione alla fondazione del porto fluviale di Sacile. Caneva, castello del patriarca, come la città del Livenza, difendeva la strada commerciale che saliva al Cansiglio per poi dirigersi verso i territori tedeschi.
Il castello cingeva un settore fittamente insediato, con case, botteghe, strade, ecc. Insomma un ambiente quasi urbano e cittadino ancora percepibile nel sistema dei terrazzamenti,
Visiteremo il mastio incamiciato del XII sec. e la "caneva" patriarcale del XIII sec. per poi visitare il fossato e i sistemi di difesa del castello.



Pianta del castello (1999)
Il sito del comune
note storiche


Il castellir di Sarone
Si trattava probabilmente di un abitato protostorico difeso posto su uno sprone che fino a pochi anni fa sormontava l'abitato di Sarone. Noi non riusciremo a visitarlo perché da non molto tempo è stato demolito, senza che nessuno si sognasse di scavarlo, dall'ampliamento di una cava.
Ci limiteremo in questo caso ad osservare il luogo dal contrapposto Col del Fer.

La cortina di Sarone
Scendendo dal colle del castello di Caneva raggiungeremo Sarone, un villaggio che al centro dell'insediamento ospitava una fortificazione rurale, una cortina. Questa probabilmente cingeva la chiesa del borgo e poco alla volta fu demolita perché ormai inutile. Lolo la forma del suolo mantiene quei rilievi che ci permetteranno di comprendere la scelta del sito per costruire la fortificazione.
Un sito di immagini sul piccolo borgo


Il colle di San Martino
Non abbiamo notizie di una fortificazione sorta su questo colle, ma solo di un documento che vietava la costruzione di castelli su questo strategico rilievo. Infatti in famoso patriarca Bertrando il 10 aprile del 1350 affittava ai del Ben di Sacile, una famiglia particolarmente potente, il colle di San Martino e quello del Longone con l'obbligo di non incastellare i due rilievi.

La torre del Livenza
Ai piedi del Longone, lungo il Livenza, la ricerca sui microtoponimi ci ha permesso di identificare il luogo un tempo chiamato "La torre". Il toponimo ricorda senza dubbio la costruzione di un manufatto che doveva difendere la riva del corso d'acqua e che era posto su un mendro ora scomparso. Seppure ora il luogo della torre sia in territorio di Polcenigo un tempo apparteneva alla giurisdizione di Caneva.


Il Col Longone
Come per San Martino anche il Col Longone per un certo periodo fu oggetto del divieto di costruirvi un fortilizio. In compenso su queste terre feudali in epoca moderna sorse una bella e prestigiosa villa. Attraverseremo il colle con l'intento di visitare alcuni piccoli rilievi che potrebbero essere delle tombe a tumolo.
Oggi il colle è conosciuto per l'omonima azienda agricola

Il castellet di Coltura

Ai limiti dell’abitato di Coltura lungo il rugo sassoso che scende dalla scarpata cansigliese abbiamo identificato un terrazzo reso evidente da questo toponimo “spia” che richiama una struttura fortificata. Lo visiteremo insieme.

La cortina di Coltura
Scenderemo dal colle nei pressi del sito dell'insediamento protostorico del Palù del Livenza per poi dirigerci verso Coltura.
L'indagine toponomastica ci conferma la presenza di un secondo fortilizio rurale anche nei pressi dell'abitato di Coltura. Anche questa struttura non presenta grandi permanenze del manufatto militare se non il ricordo di alcune morfologie del suolo che circonda il recinto della chiesa.
Su Coltura


Il castello di Polcenigo
Un documento del 963 testimonia che il castello era di proprietà regale  e che Ottone I lo concedeva al suo vassallo Vescovo di Belluno impegnato a costruirsi uno sbocco al mare acquisendo i diritti sui territori dell'ex municipio romano di Oderzo.
Il Vescovo di Belluno a sua volta concesse il castello a una famiglia di militari che divennero il signori del luogo. Il castello era posto su un colle che controllava la strada pedemontana e quella che collegava Belluno con Oderzo. Il settore sommitale era molto ampio e ospitava un borgo, la chiesa di San Pietro e le residenze dei signori. In seguito (1200) fu costruito il borgo posto al piede del colle e difeso da mura attraversabili solo attraverso due porte cittadine.
Visiteremo la struttura urbanistica della più antica lottizzazione friulana (1200) e saliremo poi al castello che, abbandonato, domina il centro storico. Qui visiteremo i segni delle difese più antiche (X sec.) e quello che resta del grande palazzo che Minuccio di Polcenigo volle edificare nel 1738 recuperando i materiali del castello e dei palazzi distrutti.


http://www.comune.polcenigo.pn.it/il_castello.html

sabato 16 agosto 2003

Scarpe & Cervello 2003 Castelli e borghi fortificati da riscoprire



L'iniziativa prevede la visita di un importante e dimenticato patrimonio storico e archeologico, indicando anche un diverso modo di porsi rispetto all'emergenza monumentale.
L'iniziativa vuole dimostrare, infatti, che più che una serie di luoghi archeologici distribuiti lungo la pedemontana, si è in presenza di una vera e propria rete di beni storici e culturali.
Le antiche viabilità, l'organizzazione dei tessuti dei centri abitati, le forme e la distribuzione dei coltivi rimandano a un'antica pianificazione medievale ancora ben evidente.
Oggi questa maglia sembra ignorata dalle nuove direttrici di sviluppo e di collegamento anche se questi luoghi non sono affatto lontani e isolati. Anzi, riscoprendoli, lungo un ideale percorso turistico che li connetta tutti, vogliamo restituire a questi luoghi un peso antico. Sono questi i baricentri dell'identità territoriale della pedemontana e il loro recupero diventa fondamentale per riscoprire questo territorio.

Con questa particolare "azione" di Scarpe & Cervello intendiamo riproporre all'attenzione pubblica un problema evidente: la gestione e la valorizzazione del patrimonio di oggetti ereditati dai nostri avi. Non siamo particolarmente preoccupati dalla stabilità ecologica di questo settore del Friuli quanto da un lento processo di disaffezione o scarsa riconoscibilità dei luoghi. Temiamo che la comunità locale corra maggiori rischi di omologazione se continueranno a venire meno i legami con la tradizione formale dei luoghi: i suoi paesaggi.
L'iniziativa di quest'autunno è tesa proprio a rendere evidente lo stato di degrado dei paesaggi tradizionali e delle loro emergenze castellane. Non a caso tutti gli insediamenti sono abbandonati e solo una minima parte degli stessi è stata scavata e restaurata.
Durante le camminate avremo modo di impostare ricerche e ragionamenti sull'antico stato dei luoghi, ma anche sulle possibilità che si presentano alle comunità locali per dare nuovi significati a castelli abbandonati e rocche distrutte.


Il programma

 Prima tappa
Domenica 28 settembre: Caneva-Polcenigo
Partenza dal castello di Caneva, ore 8,30 (il parcheggio è al piede del colle del castello)

Il castello di Caneva
Il castello di Caneva tra il 1995 e il 1998 fu scavato dagli archeologi nel settore del mastio e permise di verificare il dato storico che voleva che il castello fosse stato fondato dal Patriarca di Aquileia all'inizio del XII sec..
Nel settore centrale del castello di abitanza, cioè retto da una consorteria di "abitatores", furono trovati i resti di una necropoli altomedievale composta da uan ventina di sepolture. Si trattava di un villaggio probabilmente non fortificato, ma posto in un luogo facilmente difendibile.
La costruzione del castello va invece messa in relazione alla fondazione del porto fluviale di Sacile. Caneva, castello del patriarca, come la città del Livenza, difendeva la strada commerciale che saliva al Cansiglio per poi dirigersi verso i territori tedeschi.
Il castello cingeva un settore fittamente insediato, con case, botteghe, strade, ecc. Insomma un ambiente quasi urbano e cittadino ancora percepibile nel sistema dei terrazzamenti,
Visiteremo il mastio incamiciato del XII sec. e la "caneva" patriarcale del XIII sec. per poi visitare il fossato e i sistemi di difesa del castello.

Foto del mastio (1999)
Pianta del castello (1999)
Il sito del comune
note storiche

 Il castellir di Sarone
Si trattava probabilmente di un abitato protostorico difeso posto su uno sprone che fino a pochi anni fa sormontava l'abitato di Sarone. Noi non riusciremo a visitarlo perché da non molto tempo è stato demolito, senza che nessuno si sognasse di scavarlo, dall'ampliamento di una cava.
Ci limiteremo in questo caso ad osservare il luogo dal contrapposto Col del Fer.

La cortina di Sarone
Scendendo dal colle del castello di Caneva raggiungeremo Sarone, un villaggio che al centro dell'insediamento ospitava una fortificazione rurale, una cortina. Questa probabilmente cingeva la chiesa del borgo e poco alla volta fu demolita perché ormai inutile. Lolo la forma del suolo mantiene quei rilievi che ci permetteranno di comprendere la scelta del sito per costruire la fortificazione.
Un sito di immagini sul piccolo borgo

 Il colle di San Martino
Non abbiamo notizie di una fortificazione sorta su questo colle, ma solo di un documento che vietava la costruzione di castelli su questo strategico rilievo. Infatti in famoso patriarca Bertrando il 10 aprile del 1350 affittava ai del Ben di Sacile, una famiglia particolarmente potente, il colle di San Martino e quello del Longone con l'obbligo di non incastellare i due rilievi.

La torre del Livenza
Ai piedi del Longone, lungo il Livenza, la ricerca sui microtoponimi ci ha permesso di identificare il luogo un tempo chiamato "La torre". Il toponimo ricorda senza dubbio la costruzione di un manufatto che doveva difendere la riva del corso d'acqua e che era posto su un mendro ora scomparso. Seppure ora il luogo della torre sia in territorio di Polcenigo un tempo apparteneva alla giurisdizione di Caneva.

Il Col Longone
Come per San Martino anche il Col Longone per un certo periodo fu oggetto del divieto di costruirvi un fortilizio. In compenso su queste terre feudali in epoca moderna sorse una bella e prestigiosa villa. Attraverseremo il colle con l'intento di visitare alcuni piccoli rilievi che potrebbero essere delle tombe a tumolo.
Oggi il colle è conosciuto per l'omonima azienda agricola
  
La cortina di Coltura
Scenderemo dal colle nei pressi del sito dell'insediamento protostorico del Palù del Livenza per poi dirigerci verso Coltura.
L'indagine toponomastica ci conferma la presenza di un secondo fortilizio rurale anche nei pressi dell'abitato di Coltura. Anche questa struttura non presenta grandi permanenze del manufatto militare se non il ricordo di alcune morfologie del suolo che circonda il recinto della chiesa.
Su Coltura
  
Il castello di Polcenigo
Un documento del 963 testimonia che il castello era di proprietà regale  e che Ottone I lo concedeva al suo vassallo Vescovo di Belluno impegnato a costruirsi uno sbocco al mare acquisendo i diritti sui territori dell'ex municipio romano di Oderzo.
Il Vescovo di Belluno a sua volta concesse il castello a una famiglia di militari che divennero il signori del luogo. Il castello era posto su un colle che controllava la strada pedemontana e quella che collegava Belluno con Oderzo. Il settore sommitale era molto ampio e ospitava un borgo, la chiesa di San Pietro e le residenze dei signori. In seguito (1200) fu costruito il borgo posto al piede del colle e difeso da mura attraversabili solo attraverso due porte cittadine.
Visiteremo la struttura urbanistica della più antica lottizzazione friulana (1200) e saliremo poi al castello che, abbandonato, domina il centro storico. Qui visiteremo i segni delle difese più antiche (X sec.) e quello che resta del grande palazzo che Minuccio di Polcenigo volle edificare nel 1738 recuperando i materiali del castello e dei palazzi distrutti.

 Seconda tappa
Domenica 5 ottobre: Budoia - Aviano
Partenza dalla piazza della chiesa di Dardago, ore 8,30.
 Dardago
Anche qui la memoria toponomastica registra una cortina per la difesa degli abitanti del villaggio
Aviano
Castello del Patriarca di Aquileia, affiancato anche in questo caso da una struttura urbana ordinata. Controllava il confine dei territori friulani con quelli dei trevisani e bellunesi.
Marsure
Insediamento rurale che sembra fosse dotato di ben tre cortine: le cinte murate costruite dai contadini per difendersi dagli attacchi nemici.
  
Terza tappa
Domenica 12 ottobre: Aviano-Montereale
Partenza dalla piazza della cortina di Giais, ore 8,30.

Cortina di Giais
A Giais visiteremo i segni dell'omonima cortina popolare.
Malnisio
Alcuni studiosi riconoscono attorno alla chiesa di San Giovanni Battista i resti di una cortina medievale. Noi invece la rileviamo nei pressi del borgo occidentale del paese.

Grizzo

Anche in questo villaggio è testimoniato un toponimo che ricorda la localizzazione di una distrutta cortina difensiva.
Montereale
Di questo castello abbiamo informazioni a partire dal 1213, quando il Patriarca di Aquileia infeudò, per la prima volta a quelli che saranno i signori di Montereale, questo colle posto sulla stretta della Val Cellina. E’ straordinaria la vista sulla pianura e sul Canale del Cellina.
  
Quarta tappa
Domenica 26 ottobre: Maniago-Cavasso
Partenza dal castello di Maniago, ore 8,30.

Maniago
E' uno dei castelli più antichi del Friuli, ricordato nel 981 nell'occasione che vedeva il Patriarca di Aquileia ricevere alcuni beni feudali dall'imperatore Ottone II.
Mieli
Si tratta di una piccola fortificazione rurale ora immersa nei colli boscosi di Fanna e scoperta l'anno scorso in occasione della passata edizione di Scarpe & Cervello.
Mizza
Castello posto in una posizione di grande visibilità e allo stesso tempo imprendibile. Abbiamo notizie del manufatto a partire dal XII secolo, quanto lo si rintraccia infeudato alla famiglia di Polcenigo.

Cavasso Nuovo

Nei pressi del “Palazat” costruito nel ‘600 dai signori del luogo doveva esistere lo scomparso castello di Colbirlon che cercheremo di rintracciare.
  
Quinta tappa
Domenica 16 novembre: Sequals - Meduno
Partenza dalla piazza di Sequals, ore 8,30.

Sequals
Nel 1187 veniva citato il "Castellari" di Sequals che qualcuno vuole riconoscere nei pressi della chiesa del paese.
Solimbergo
Questo castello è stato recentemente sottoposto a scavi e a consolidamenti che lo hanno sottratto all'oblio.
Tistilliri di Sequals
Presunta sede di un insediamento fortificato.
Il Sach di Paludana
Visita ai luoghi interessati a un antico insediamento fortificato protostorico
Meduno
Castello eretto dal Vescovo di Concordia nel 1136 e infeudato all'omonima famiglia; era posto a difesa della strada pedemontana in occasione dell'incrocio con la strada della Val Meduna.
  
Sesta tappa
Partenza dal parcheggio di Palazzo Toppo, ore 8,30.
Domenica 23 novembre: Toppo-Oltrerugo
 Toppo
Il maniero, uno dei più belli della pedemontana, è citato per la prima volta sul finire del XII secolo con l'omonima famiglia di Toppo.
Travesio
A Travesio esisteva un castello (il "ciastellàt") distrutto già in Epoca medievale e mai più ricostruito. Nel paese anche un altro sito sembra essere stato un luogo munito: la zona della chiesa di San Pietro.
Col Monaco (Paludea)
Luogo di un presunto insediamento fortificato preistorico. Lo visiteremo per considerarne il carattere.
Castelnovo
Il toponimo del luogo richiama alla costruzione di una struttura fortificata precedente al 1150, anno della prima citazione. Oggi il castello si è trasformato nel sagrato della parrocchiale, ma la sua importanza strategica e molti resti sono ancora chiaramente percepibili.
Oltrerugo
Pochi anni fa furono rintracciati a Oltrerugo i resti di una fortificazione forse di origine preistorica poi riutilizzata in epoche successive. Chiuderemo qui la nostra tappa.
  
Settima tappa
Domenica 30 novembre: Ragogna-Forgaria
Partenza dalla chiesa di San Pietro di Ragogna, ore 8,30.
 Ragogna
Castello citato da Paolo Diacono e poi sede di una delle più importanti famiglie feudali friulane è stato oggetto di recenti restauri e di qualche scavo.
Pinzano
Antico castello posto a controllo del passo del Tagliamento e contrapposto a quello più antico di Ragogna. Ora è ridotto a rudere e persino la percezione dei luoghi diventa difficile.
Costabeorchia
Castelliere preistorico posto su un dosso argilloso inciso da corsi d'acqua minori.
Flagogna
Citato nel 1170 faceva parte del sistema dei castelli posti a difesa della confluenza tra l'Arzino e il Tagliamento e questo è espresso chiaramente dalla scelta di localizzazione e dalle vedute che si aprono sui manieri vicini.

Forgaria

Castello medievale posto nei pressi dell’omonimo abitato
Castelraimondo
E' uno dei castelli abbandonati più studiati dagli archeologi. Visiteremo il sito cercando di riconoscerne le stratificazioni che attraversano un arco temporale che va dall’insediamento celtico a quello basso medievale. Castelraimondo è anche uno dei pochi siti sui quali si sta producendo un progetto di valorizzazione.

N.B. Il programma è provvisorio e Legambiente si riserva il diritto di porre qualsiasi modifica allo stesso

ISTRUZIONI PER L'USO

Quest'anno il percorso sarà effettuato in sette tappe domenicali, evitando un itinerario lungo e i problemi di pernottamento. Questo è possibile anche perché l'area interessata dal transito della carovana è facilmente raggiungibile attraverso la viabilità ordinaria.
Il nostro obiettivo primario non è quello di conoscere i castelli, ma di muovere l'interesse della stampa e della comunità locale e regionale verso il problema del recupero di questo patrimonio. Durante il percorso vedremo di incontrare amministratori, popolazione e studiosi con i quali dialogare promuovendo il recupero ambientale del territorio proprio partendo da quegli "oggetti territoriali" che per secoli sono stati il fulcro dell'ambiente pedemontano.
Questa iniziativa ha lo scopo di introdurre chi ci seguirà ad una lettura e ad una frequentazione della pedemontana Pordenonese non solo di tipo alpinistico, ma anche ambientale e culturale. Vi sono segni del territorio e pagine di storia locale che nessuno ha mai pensato di raccontare o leggere. Riteniamo giusto portare un piccolo, ma crediamo, sostanziale contributo alla scoperta di questi aspetti.

La tessera di Legambiente
Per partecipare all'iniziativa non è necessario essere iscritti a Legambiente seppure, per i nostri interessi generali, questa adesione sia caldeggiata.
Cosa portarsi al seguito
Per motivi logistici ogni partecipante dovrà avere uno zaino per l'escursione nel quale vi consigliamo di inserire una mantella impermeabile o K-way, una borraccia per l'acqua, maglione, ed un eventuale cambio di  biancheria. Va tenuto presente che le escursioni avranno luogo in una stagione abbastanza incerta da un punto di vista climatologico e in questo momento non sappiamo se potremo avere un'auto di servizio al seguito.
Nonostante gli itinerari non presentino difficoltà alpinistiche,  gli scarponi da montagna o pedule sono consigliate. Infatti, alcuni tratti dell'itinerario presentano le modeste difficoltà di una normale escursione su sentiero.
Vi consigliamo anche una pila e qualche strumento per tagliare i rovi che molto spesso avvolgono queste fortificazioni abbandonate.

Partenza e ritrovo
Chi vuole partecipare all'iniziativa deve presentarsi al punto di ritrovo scritto nel programma. Alla fine dell'escursione riaccompagneremo gli autisti a riprendere le auto lasciate al punto di partenza.
Vettovagliamento
Il pranzo sarà frugale e al sacco. Ogni partecipante penserà a sé, ma se qualcuno porta vino e dolci anche per gli altri sarà particolarmente apprezzato.
Clima
L'inverno nella pedemontana delle Prealpi Carniche è uno dei più piovosi di tutta l'Italia. Se non avremo la possibilità di effettuare tutta o una parte dell'escursione l'appuntamento slitterà alla settimana successiva. Chi ne farà richiesta riceverà le informazioni per posta elettronica, chi vuole potrà consultare la nuova data sul sito di Legambiente del Friuli Venezia Giulia oppure telefonando in sede.
Comunque ricordatevi che questa è la zona più piovosa del Friuli e che l'originale abbassamento dei limiti altimetrici della vegetazione ha prodotto un clima rigido a carattere più montano che pedemontano. A questo si somma il fatto che quando troveremo le rovine delle fortificazioni l'esplorazione delle stesse ci costringerà a stare fermi su un posto con il rischio di un veloce raffreddamento. Insomma, l'abbigliamento a "cipolla" è obbligatorio come un'ampia mantella impermeabile.
  
Difficoltà
Tutti gli itinerari sono pensati per un'escursionista poco esperto e non particolarmente veloce. Ovviamente l’obiettivo non è quello di stabilire dei record di velocità, ma quello di “esplorare” insieme la zona attraversata. Rassicuratevi perché non è prevista nessuna difficoltà alpinistica, anzi, molto spesso percorreremo le strade più antiche della zona, quelle che un tempo erano frequentate da animali e carri.
Di norma le escursioni dureranno  6-7 ore in relazione alla poca luce solare. Per sfruttare la stessa al meglio durante le ultime tappe ridurremo i tempi della sosta.  Nonostante tutto, alcune tappe si presentano necessariamente lunghe (Aviano - Montereale) e ci costringeranno a fare  qualche sforzo in più.

Quota e modalità di partecipazione
Per organizzare questa iniziativa si è reso necessario uno sforzo non indifferente di volontari e un costo non trascurabile che in parte siamo costretti a far ricadere sui partecipanti.
La quota di adesione a una singola escursione è di € 5 per gli adulti e di  € 2 per i bambini. Questa comprende l’assicurazione, i costi organizzativi, le tre guide che provvederanno a traghettare il gruppo da un castello all’altro, la stampa del materiale divulgativo, ecc.
E' importante che "Scarpe & Cervello"  si autofinanzi e non diventi un costo per l’associazione.
Chi vuole partecipare all’iniziativa non è tenuto a prenotare in anticipo. Sarà sufficiente che si presenti la mattina al punto di ritrovo stabilito.

Lo spirito di collaborazione
L'esperienza escursionistica di Legambiente ci ha insegnato che questo tipo di iniziative funziona se c'è all'interno del gruppo qualcuno che si assume l'onere di gestire: soste, pausa pranzo, tempi, eventuali variazioni dell'itinerario e quant'altro. Chi aderisce all’escursione deve essere in grado di rispettare i tempi e le modalità di visita che saranno di volta in volta esposti dall’organizzazione.
Soprattutto ricordatevi che questa è una iniziativa di volontariato che ha il fine di proporre all’attenzione regionale una questione culturale di grande importanza: la richiesta di un progetto di valorizzazione del patrimonio archeologico di tutta la montagna friulana. L’esperienza pordenonese ha un valore solo esemplificativo della fitta rete di “beni” presenti nel territorio alpino e prealpino.
Aderendo all’iniziativa ci darete una mano a far arrivare questo messaggio direttamente in Regione, quindi non aspettatevi un’escursione preconfezionata.
NON SIAMO UN'AGENZIA TURISTICA!
Chi vuole partecipare a questa iniziativa deve essere motivato e deve avere voglia di collaborare.
  
Per informazioni:
Moreno Baccichet: 043476381, oppure 3408645094, liquentia@libero.it
Legambiente del Friuli Venezia Giulia: 0432 295483, info@legambiente.fvg.it,

Informazioni aggiornate saranno inserite nel sito dell’associazione: www.legambiente.fvg.it