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mercoledì 13 novembre 2013

Escursione domenica 17 novembre 2013 - La “soglia” di Monfalcone e i suoi bunker

Scarpe & Cervello 2013
La “fortezza” FVG

Domenica 17 novembre 2013

La “soglia” di Monfalcone e i suoi bunker

Ritrovo ore 9,30 a Monfalcone a piazzale Tommaseo, lungo via Romana, la parallela alla statale per Trieste

La feritoia di un osservatorio ormai sommerso dalla vegetazione spontanea

Percorso
L’ultima escursione del 2013 ci porterà a esplorare un settore particolare della regione, cioè una sorta di transetto difensivo costruito a cavallo della statale che collega Monfalcone a Trieste, pensato prima che il capoluogo provinciale ritornasse a far parte, a pieno titolo, dell’Italia.
A differenza di ciò che abbiamo visto sul Carso triestino qui ci sposteremo soprattutto lungo una miriade di piccole postazioni di tiro predisposte per mitragliatrici e cannoni. Le postazioni dei battaglioni d’arresto erano distribuite sui colli più alti e nei pressi delle strade che dovevano controllare e tenere sotto tiro. Di fatto si trattava di una presenza diffusa e discreta, molto mimetizzata. Partendo dalla periferia di Monfalcone saliremo su almeno tre colli transitando anche per le zone umide retro collinari.
Tempo di percorrenza: 7 ore
Grado di difficoltà: qualche strappo in salita su sentieri per lo più segnati

Prenotazioni

Motivazioni per la scelta dell’itinerario       
La paura di un attacco potente e improvviso sconsigliava di avere lungo il confine strutture militari che potevano cadere in mano al nemico con facilità. In compenso si predispose una difesa duttile e porosa, che per certi tratti seguiva o affiancava le linee della prima guerra mondiale. Si trattava di postazioni quasi sempre isolate, raggiungibili da camminamenti che con l’andare del tempo sono stati ingoiati dalla vegetazione.   

L’accesso a una postazione interrata

Il compito delle postazioni era quello di tenere sotto tiro le principali strade di collegamento. Per esempio a Visentini, nel Vallone che porta a Gorizia, una decina di postazioni servite da una casermetta molto piccola avevano il compito di tenere sotto tiro la strada da una posizione alta e lontana. L’importanza del tema della mira e dello sparo, come in antico, muoveva la scelta delle posizioni da presidiare e custodire con le opere in cemento. Un fitto sistema di postazioni minori avrebbe garantito le batterie anticarro rispetto a possibili accerchiamenti della fanteria. La difesa, a differenza di quella pensata per la prima guerra mondiale, non si poteva disegnare con una linea, ma con un sistema di minuscoli punti e di raggi di circonferenza ascrivibili alla precisione dell’arma.
Una delle scale in cemento che collegano i bunker con la superficie

Percorrere questo ambiente disseminato di postazioni -siamo riusciti a rintracciarne solo una piccola parte-, ci farà comprendere l’importanza interpretativa che le tecniche di guerra esercitano rispetto al paesaggio. Progettare una simile infrastruttura portava i militari a dover conoscere con attenzione i luoghi che venivano necessariamente reinterpretati e modificati.

Veduta dalla cima Dablici verso il lago e il colle di Pietrarossa

Le colline carsiche, allora poco alberate, e le delicate pianure umide divennero oggetto di un originale piano di difesa che cercheremo di comprendere sul posto. Non una linea di vera tenuta, ma uno spazio profondo alcuni chilometri difeso da corpi specializzati nel produrre i massimi danni alle colonne corazzate che comunque sarebbero passate. Centinaia di minuscoli punti di resistenza che avrebbero dovuto resistere per qualche giorno in attesa di un contrattaco che, come l’offensiva, non si è mai verificato.
A distanza di due decenni dalla dismissione della linea ci si può cominciare a chiedere il senso di questi oggetti abbandonati nel territorio e su come anche questa insensata spesa possa diventare utile alla società prossima a venire.

Trincee di appoggio collegate ai bunker

Descrizione del percorso   
Partiremo da via Romana, all’altezza di una piccola piazzetta alberata dedicata a Tommaseo, e saliremo verso la collina di Sablici dove godremo, tempo permettendo, di speciali panorami sulla costiera urbanizzata di Monfalcone. Scenderemo poi verso la zona di Pietrarossa, caratterizzata dal bel lago che vedremo però dall’alto salendo la collina del Debeli che si aprirà sulla pianura e sul lago di Doberdò. Da qui la vista è speciale e spazia sugli ambienti retro collinari.

Veduta dal colle verso l’Istria

Qui transiteremo nelle vicinanze del lago-palude per poi salire il versante successivo dirigendoci verso il rifugio Cadorna e raggiungendo le postazioni realizzate sul monte Gradina.
Lungo tutto l’itinerario incontreremo bunker in cemento che rendono esplicito il fatto che non sono stati costruiti in occasione della Grande Guerra. 

Torretta mimetizzata sul Sablici

Si tratta di oggetti piccoli e abbandonati, non riconvertibili, testimoni di una guerra fredda che si portava dietro divieti, vincoli, pratiche d’uso territoriali ormai inutili.
Strutture fortificate sulle pendici del Gradina
In serata abbiamo previsto, per chi si vuole fermare, una occasione conviviale in una trattoria di San Martino del Carso.

Per partecipare
La passeggiata si svilupperà lungo sentieri e stradine, con incursioni nell’ambiente naturale per visitare le postazioni che siamo riusciti a rintracciare. Il terreno è aspro e roccioso, quindi consigliamo un paio di pedule da escursione, avremo anche qualche tratto di sentiero con il fango.
Faremo in modo di avere delle auto di appoggio a Doberdò del lago che accompagneranno gli autisti al punto di partenza.  L’escursione prevede una camminata lenta di circa sette ore priva di difficoltà.  Chi viene con i figli è pregato di prestare a loro le dovute attenzioni.
Vi raccomandiamo un abbigliamento conforme alla stagione variabile soprattutto in considerazione delle previsioni del tempo, ma ricordatevi anche qualche spray antizecche.
Per i problemi finanziari dell’associazione le escursioni di Scarpe & Cervello non saranno più gratuite, ma sottoposte a una quota di rimborso spese per compensare i costi organizzativi. I non iscritti pagheranno 5 euro mentre gli iscritti 3. Per i bambini rimane tutto gratuito.

Numero massimo di adesioni: cinquanta con obbligo di prenotazione scarpe & cervello

Per informazioni e prenotazioni:
Moreno Baccichet: 043476381, oppure 3408645094, bccmrn@unife.it
Legambiente del Friuli Venezia Giulia: 0432 295483, info@legambientefvg.it, in orario d’ufficio (lun-ven 9:00-13:00)
La tessera di Legambiente: per partecipare all'iniziativa non è obbligatorio essere iscritti a Legambiente seppure, per i nostri interessi generali, questa adesione sia caldeggiata.
Coloro che infatti sono soci di Legambiente sono coperti da assicurazione sia nel caso procurino un danno a terzi, sia in caso di infortunio.
Non sono assicurati i “non Soci” che partecipano alle iniziative e che dovessero infortunarsi, lo sono solo se la responsabilità del loro danno è riconducibile al Circolo o ad un Socio del Circolo stesso.
Il pranzo di norma sarà frugale e al sacco. Dove precisato ci sarà la possibilità di accedere a forme di ospitalità locale di qualità fruendo di locali e ristori dotati di un particolare valore aggiunto. Ogni partecipante penserà a sé, ma se qualcuno porta vino e dolci anche per gli altri sarà particolarmente apprezzato.


mercoledì 18 settembre 2013

La caserma che diventa un impianto fotovoltaico e la polveriera abbandonata: da Vacile a Sequals

Scarpe & Cervello 2013 - La “fortezza” FVG

Domenica 22 settembre

Ritrovo ore 9,30 a Vacile di fronte alle ex caserme, lungo la strada che collega Spilimbergo a Lestans


Il parco fotovoltaico costruito all’interno del recinto della ex caserma di Vacile

Percorso

L’uscita prevista per la provincia pordenonese prevede di attraversare i territori dell’alta pianura, quelli che un tempo erano delle vastissime praterie pubbliche dei magredi. Qui si addestravano, all’inizio del Novecento, i reparti di cavalleria dell’esercito sabaudo. La cavalleria velocemente si trasformò e modernizzò con l’uso dei mezzi corrazzati e le popolazioni di queste zone per decine di anni hanno fatto i conti con l’invadenza delle colonne motorizzate dell’Ariete che manovravano su vastissime superfici residuali di territori magredili. 
Con questa escursione avremo modo di incontrare delle buone pratiche di riuso, ma anche due siti del tutto abbandonati: la polveriera di Travesio della quale non è chiaro cosa il ministero della difesa voglia fare e la Caserma di Sequals ormai desolatamente abbandonata dirimpettaia alla piccola zona industriale del paese.
Tempo di percorrenza: 7 ore
Grado di difficoltà: nessuno e, a  parte la lunghezza, è adatta a tutti
Prenotazione

Motivazioni per la scelta dell’itinerario     

Dopo aver visto l’organizzazione spaziale delle difese che sarebbero state garantite dai battaglioni d’arresto, cercheremo di comprendere il ruolo di una seconda linea di resistenza che sulla destra del Tagliamento era organizzata in un modo molto diffuso attorno alle principali direttrici dell’ipotetica invasione veloce dei mezzi corazzati del patto di Varsavia. Le linee difensive del Torre e del Tagliamento dovevano rendere difficile il guado e concentrare le attenzioni del nemico sui pochi ponti posti lungo il fiume. I ponti di Pinzano, Dignano, Casarsa, Madrisio e Latisana erano i colli di bottiglia verso i quali, presumibilmente, si sarebbe lanciata l’offensiva militare nemica con le colonne motorizzate. Oltre il fiume furono distribuite anche le difese motorizzate italiane, quelle che a distanza di circa una giornata da una presunta invasione dovevano essere in grado di ingaggiare battaglia con i primi corpi degli invasori.
Le pianure friulane, nella strategia dei militari, diventavano lo scenario per una battaglia di grandi proporzioni con mezzi corazzati, ed è in quest’ambiente che i reparti dell’Ariete e quelli dell’artiglieria si esercitavano alla guerra elaborando le tecniche di combattimento più efficaci.
L’escursione ci permetterà di cogliere il rapporto tra le strategie di localizzazione delle caserme, tutte poste nei pressi dei centri urbani e quelle delle polveriere, poste distanti dalle prime e organizzate per garantire veloci rifornimenti ai campi di battaglia.

Descrizione del percorso   

La caserma in attività
Il ritrovo per la partenza avviene in un punto particolare della pianura  spilimberghese, dove le terre appena riordinate cominciavano a essere coltivate con mezzi meccanici, al bordo degli antichi campi posti a sud del villaggio medievale di Vacile. Qui sorse una delle più grandi caserme della pedemontana dedicata all’udinese Giobatta De Gasperi per ospitare i reparti di artiglieria che avrebbero affiancato i carristi nella difesa.
La caserma di Vacile era una cittadella militare in mezzo alla campagna e noi ci incontreremo nel piazzale asfaltato di fronte all’ingresso che un tempo era pieno delle auto di militari e ufficiali che arrivavano al presidio con mezzi propri.


Planimetria della caserma e definizione delle destinazioni d’uso nell’ultimo periodo della sua attività

L'organizzazione della caserma

1 Porta carraia principale                             
2 Comando Gruppo                                    
3 Mensa e circolo Ufficiali
4 Alloggi Sott.Uff. e magazzino casermaggio
5 Campo da tennis
6 Cinema
7 Piazzale dell'adunata
8 Mensa truppa
9 Campo da calcio
10 S.a.s.t. (striscia addestrativa)
11 Poligono carabina
12 Campo da tennis
13 Campo da palla canestro
14 Ricovero veicoli
15 Officina meccanica Batt. Logistico
16 Capannone minuto-mantenimento
17 Campo da tennis
18 Infermeria
19 17^ Batteria
20 18^ Batteria
21 Bcs Batteria Comando e servizi
22 Spaccio truppa
23 Compagnia Battaglione Logistico
24 Compagnia Battaglione Logistico
25 Compagnia Battaglione Logistico
26 Riserva munizioni (polveriera)
27 Capannone ricovero radar
28 Capannone ricovero "Quadrinate Browning"
29 Ricovero veicoli
30 Ricovero veicoli
31 Grande Officina meccanica Batt. Log.
32 Il grande serbatoio raccolta acqua piovana
33 Pedana per la manutenzione dei veicoli
34 Pedana per la manutenzione dei veicoli
35 Ufficio carburanti
36 Serbatoi e pompe rifornimento carburanti
37 Officina mezzi militari del Gruppo
38 Officina mezzi militari del Gruppo
39 Ricovero veicoli
40 Ricovero veicoli
41 Capannone Battaglione Logistico
42 Porta carraia secondaria

http://www.grudine.it/Notizia10.html

Come si può notare l’organizzazione della caserma era molto complessa e prevedeva che all’interno del grande recinto convivessero soldati, mezzi e una piccola riservetta di polvere da sparo. L’abbandono degli immobili alla metà degli anni ’90 ha provocato un rapido degrado degli edifici e dei piazzali pavimentati. L’area fu utilizzata recentemente anche come scenario per giochi di guerra, sollevando non poche polemiche. Pervenuta nelle disponibilità del comune di Spilimbergo, l’amministrazione ha pensato bene di procedere a una generale riconversione del complesso militare bandendo un concorso per realizzare, al posto delle caserme, un grande parco fotovoltaico.


La caserma di Vacile in abbandono

Oggi i lavori sono sostanzialmente completati. Quasi tutti i fabbricati sono stati demoliti e le loro macerie sono state distribuite sui piazzali. Su questa superficie artificiale la ditta che aveva vinto il bando ha distribuito un numero impressionante di pannelli fotovoltaici costruendo di fatto il più vasto parco fotovoltaico della provincia di Pordenone. I pannelli sono difficilmente percepibili dal basso perché la conservazione dell’originario recinto murario continua a tenere separato questo spazio dalla campagna circostante. Questa che si presenterà ai nostri occhi può essere considerata una buona pratica?
Il fatto che nessun elemento memorialistico della storica caserma sia stato conservato può essere stato un errore rispetto alla grande affezione che ancora oggi si percepisce nei confronti della De Gasperi sui blog degli ex-militari?
Sono questioni che discuteremo durante l’escursione.
 
Il paesaggio agrario ai bordi dei riordini agrari
Dalla De Gasperi inizieremo un percorso che ci condurrà verso le colline di Sequals attraversando territori agricoli molto diversi tra loro. Passeremo a fianco di suoli che presentano ancora i segni di disegni agrari medievali, conservati ai bordi dei riordini novecenteschi delle grandi pianure. In questi territori riordinati i segni della viabilità e del particellare sono ampi e rettilinei, ma all’interno di questo paesaggio apparentemente banale si rintracciano elementi di valore e spazi assoggettati a successive riorganizzazioni, come quella della grande lottizzazione industriale che sfioreremo. Un’area produttiva mai saturata che oggi vive momenti di maggiore crisi e che presenta al suo interno molti spazi occupati ormai da processi di colonizzazione vegetale del tutto spontanei.
In modo non diverso negli ultimi anni sta nascendo in queste aree, un tempo dotate di copertura erbacea e poi adattate alla coltivazione del mais, un nuovo paesaggio delle vigne industrializzate. Vigneti con impianti fitti e molto strutturati e irrigati artificialmente dove le principali fasi di lavorazione delle viti è ricondotta all’uso delle macchine.
Vigna di nuovo impianto che esalta nella rigidezza dell’impianto le micro morfologie di origine alluviale
Un'altra struttura che potremo notare per la sua dimensione estensiva è il grande impianto industriale della Pravisani Esplosivi, posto sul confine tra Spilimbergo e Sequals. Anche questo impianto sorse in aperta campagna nel 1968 per produrre emulsioni esplosive e non è un caso che l’ufficio commerciale della Pravesani si trovi nel Bergamasco, zona specializzata nella costruzioni di armi. L’azienda è un ampio recinto impenetrabile dove i molti edifici sono posti a una certa distanza gli uni dagli altri per ridurre i rischi di esplosioni a catena.
Dalla Pravesani ci dirigeremo verso la campagna di Sequals cogliendo l’impressione di paesaggi sempre più complessi, sia dal punto di vista morfologico, sia da quello antropologico. Percorrendo un sentiero e poi alcune stradine campestri arriveremo in vista dell’antica palude di Sequals, un ampio territorio bonificato segnato dal ristagno delle acque dovuto alla morfologia che all’epoca delle glaciazioni avevano assunto il Meduna pensile e i suoi depositi.

La fabbrica di esplosivi in mezzo alla campagna
Elementi di paesaggio agrario della campagna di Sequals
Superando una piccola forcella dei colli di Sequls scenderemo nella piana sovralluvionata di Toppo e Travesio sfiorando la grande polveriera abbandonata e oggetto di una presunta bonifica.

La polveriera abbandonata di Travesio inserita in una piccola vallecola tra i colli per poter essere meglio mimetizzata nel caso di bombardamenti aerei
Quando era in funzione questa polveriera, che occupa una varice nella continuità del sistema collinare, era davvero impressionante. Le recinzioni e le torrette di controllo raggiungevano i bordi del bosco e la notte il perimetro del recinto veniva rischiarato da decine di fari. Oggi invece l’abbandono regna sovrano e per certo se una bonifica c’è stata questa non ha certo riguardato le opere architettoniche e di recinzione dell’impianto militare.
Da qui, in vista del bellissimo castello di Toppo e di quello ormai dissolto di Travesio ci dirigeremo a ovest lungo l’antica strada di Santa Fosca per raggiungere Solimbergo.
Da qui saliremo all’omonimo castello basso medievale che visitammo nel 2003 durante l’edizione di Scarpe & Cervello dedicata ai paesaggi medievali.
Da qui scenderemo a Sequals attraversando tutto il paese di Primo Carnera per chiudere l’escursione di fronte alla caserma abbandonata e di proprietà comunale.

Per partecipare

La passeggiata si svilupperà lungo sentieri, alcuni collinari, e stradine. Il tratto che ci permetterà di scavalcare la collina di Sequals lo faremo su terreno argilloso e fuori sentiero. Visto che l’umidità potrebbe creare dei problemi si consiglia l’uso di scarpe da escursione che avvolgano la caviglia e un abbigliamento “a cipolla”.
Lasceremo alcune auto a Sequals e provvederemo poi a riaccompagnare gli autisti a Vacile.
L’escursione prevede una camminata lenta di circa sette ore priva di difficoltà.  Chi viene con i figli è pregato di prestare a loro le dovute attenzioni.
Vi raccomandiamo un abbigliamento conforme alla stagione variabile soprattutto in considerazione delle previsioni del tempo.
Per i problemi finanziari dell’associazione le escursioni di Scarpe & Cervello non saranno più gratuite, ma sottoposte a una quota di rimborso spese per compensare i costi organizzativi. I non iscritti pagheranno 5 euro mentre gli iscritti 3. Per i bambini rimane tutto gratuito.
Numero massimo di adesioni: cinquanta con obbligo di prenotazione.
Per il tuo smartphone

Per informazioni e prenotazioni:
Moreno Baccichet: 043476381, oppure 3408645094, bccmrn@unife.it
Legambiente del Friuli Venezia Giulia: 0432 295483, info@legambientefvg.it, in orario d’ufficio.
La tessera di Legambiente: per partecipare all'iniziativa non è obbligatorio essere iscritti a Legambiente seppure, per i nostri interessi generali, questa adesione sia caldeggiata.
Coloro che infatti sono soci di Legambiente sono coperti da assicurazione sia nel caso procurino un danno a terzi, sia in caso di infortunio.
Non sono assicurati i “non Soci” che partecipano alle iniziative e che dovessero infortunarsi, lo sono solo se la responsabilità del loro danno è riconducibile al Circolo o ad un Socio del Circolo stesso.
Il pranzo di norma sarà frugale e al sacco. Dove precisato ci sarà la possibilità di accedere a forme di ospitalità locale di qualità fruendo di locali e ristori dotati di un particolare valore aggiunto. Ogni partecipante penserà a sé, ma se qualcuno porta vino e dolci anche per gli altri sarà particolarmente apprezzato.

sabato 16 agosto 2003

Scarpe & Cervello 2003 Castelli e borghi fortificati da riscoprire



L'iniziativa prevede la visita di un importante e dimenticato patrimonio storico e archeologico, indicando anche un diverso modo di porsi rispetto all'emergenza monumentale.
L'iniziativa vuole dimostrare, infatti, che più che una serie di luoghi archeologici distribuiti lungo la pedemontana, si è in presenza di una vera e propria rete di beni storici e culturali.
Le antiche viabilità, l'organizzazione dei tessuti dei centri abitati, le forme e la distribuzione dei coltivi rimandano a un'antica pianificazione medievale ancora ben evidente.
Oggi questa maglia sembra ignorata dalle nuove direttrici di sviluppo e di collegamento anche se questi luoghi non sono affatto lontani e isolati. Anzi, riscoprendoli, lungo un ideale percorso turistico che li connetta tutti, vogliamo restituire a questi luoghi un peso antico. Sono questi i baricentri dell'identità territoriale della pedemontana e il loro recupero diventa fondamentale per riscoprire questo territorio.

Con questa particolare "azione" di Scarpe & Cervello intendiamo riproporre all'attenzione pubblica un problema evidente: la gestione e la valorizzazione del patrimonio di oggetti ereditati dai nostri avi. Non siamo particolarmente preoccupati dalla stabilità ecologica di questo settore del Friuli quanto da un lento processo di disaffezione o scarsa riconoscibilità dei luoghi. Temiamo che la comunità locale corra maggiori rischi di omologazione se continueranno a venire meno i legami con la tradizione formale dei luoghi: i suoi paesaggi.
L'iniziativa di quest'autunno è tesa proprio a rendere evidente lo stato di degrado dei paesaggi tradizionali e delle loro emergenze castellane. Non a caso tutti gli insediamenti sono abbandonati e solo una minima parte degli stessi è stata scavata e restaurata.
Durante le camminate avremo modo di impostare ricerche e ragionamenti sull'antico stato dei luoghi, ma anche sulle possibilità che si presentano alle comunità locali per dare nuovi significati a castelli abbandonati e rocche distrutte.


Il programma

 Prima tappa
Domenica 28 settembre: Caneva-Polcenigo
Partenza dal castello di Caneva, ore 8,30 (il parcheggio è al piede del colle del castello)

Il castello di Caneva
Il castello di Caneva tra il 1995 e il 1998 fu scavato dagli archeologi nel settore del mastio e permise di verificare il dato storico che voleva che il castello fosse stato fondato dal Patriarca di Aquileia all'inizio del XII sec..
Nel settore centrale del castello di abitanza, cioè retto da una consorteria di "abitatores", furono trovati i resti di una necropoli altomedievale composta da uan ventina di sepolture. Si trattava di un villaggio probabilmente non fortificato, ma posto in un luogo facilmente difendibile.
La costruzione del castello va invece messa in relazione alla fondazione del porto fluviale di Sacile. Caneva, castello del patriarca, come la città del Livenza, difendeva la strada commerciale che saliva al Cansiglio per poi dirigersi verso i territori tedeschi.
Il castello cingeva un settore fittamente insediato, con case, botteghe, strade, ecc. Insomma un ambiente quasi urbano e cittadino ancora percepibile nel sistema dei terrazzamenti,
Visiteremo il mastio incamiciato del XII sec. e la "caneva" patriarcale del XIII sec. per poi visitare il fossato e i sistemi di difesa del castello.

Foto del mastio (1999)
Pianta del castello (1999)
Il sito del comune
note storiche

 Il castellir di Sarone
Si trattava probabilmente di un abitato protostorico difeso posto su uno sprone che fino a pochi anni fa sormontava l'abitato di Sarone. Noi non riusciremo a visitarlo perché da non molto tempo è stato demolito, senza che nessuno si sognasse di scavarlo, dall'ampliamento di una cava.
Ci limiteremo in questo caso ad osservare il luogo dal contrapposto Col del Fer.

La cortina di Sarone
Scendendo dal colle del castello di Caneva raggiungeremo Sarone, un villaggio che al centro dell'insediamento ospitava una fortificazione rurale, una cortina. Questa probabilmente cingeva la chiesa del borgo e poco alla volta fu demolita perché ormai inutile. Lolo la forma del suolo mantiene quei rilievi che ci permetteranno di comprendere la scelta del sito per costruire la fortificazione.
Un sito di immagini sul piccolo borgo

 Il colle di San Martino
Non abbiamo notizie di una fortificazione sorta su questo colle, ma solo di un documento che vietava la costruzione di castelli su questo strategico rilievo. Infatti in famoso patriarca Bertrando il 10 aprile del 1350 affittava ai del Ben di Sacile, una famiglia particolarmente potente, il colle di San Martino e quello del Longone con l'obbligo di non incastellare i due rilievi.

La torre del Livenza
Ai piedi del Longone, lungo il Livenza, la ricerca sui microtoponimi ci ha permesso di identificare il luogo un tempo chiamato "La torre". Il toponimo ricorda senza dubbio la costruzione di un manufatto che doveva difendere la riva del corso d'acqua e che era posto su un mendro ora scomparso. Seppure ora il luogo della torre sia in territorio di Polcenigo un tempo apparteneva alla giurisdizione di Caneva.

Il Col Longone
Come per San Martino anche il Col Longone per un certo periodo fu oggetto del divieto di costruirvi un fortilizio. In compenso su queste terre feudali in epoca moderna sorse una bella e prestigiosa villa. Attraverseremo il colle con l'intento di visitare alcuni piccoli rilievi che potrebbero essere delle tombe a tumolo.
Oggi il colle è conosciuto per l'omonima azienda agricola
  
La cortina di Coltura
Scenderemo dal colle nei pressi del sito dell'insediamento protostorico del Palù del Livenza per poi dirigerci verso Coltura.
L'indagine toponomastica ci conferma la presenza di un secondo fortilizio rurale anche nei pressi dell'abitato di Coltura. Anche questa struttura non presenta grandi permanenze del manufatto militare se non il ricordo di alcune morfologie del suolo che circonda il recinto della chiesa.
Su Coltura
  
Il castello di Polcenigo
Un documento del 963 testimonia che il castello era di proprietà regale  e che Ottone I lo concedeva al suo vassallo Vescovo di Belluno impegnato a costruirsi uno sbocco al mare acquisendo i diritti sui territori dell'ex municipio romano di Oderzo.
Il Vescovo di Belluno a sua volta concesse il castello a una famiglia di militari che divennero il signori del luogo. Il castello era posto su un colle che controllava la strada pedemontana e quella che collegava Belluno con Oderzo. Il settore sommitale era molto ampio e ospitava un borgo, la chiesa di San Pietro e le residenze dei signori. In seguito (1200) fu costruito il borgo posto al piede del colle e difeso da mura attraversabili solo attraverso due porte cittadine.
Visiteremo la struttura urbanistica della più antica lottizzazione friulana (1200) e saliremo poi al castello che, abbandonato, domina il centro storico. Qui visiteremo i segni delle difese più antiche (X sec.) e quello che resta del grande palazzo che Minuccio di Polcenigo volle edificare nel 1738 recuperando i materiali del castello e dei palazzi distrutti.

 Seconda tappa
Domenica 5 ottobre: Budoia - Aviano
Partenza dalla piazza della chiesa di Dardago, ore 8,30.
 Dardago
Anche qui la memoria toponomastica registra una cortina per la difesa degli abitanti del villaggio
Aviano
Castello del Patriarca di Aquileia, affiancato anche in questo caso da una struttura urbana ordinata. Controllava il confine dei territori friulani con quelli dei trevisani e bellunesi.
Marsure
Insediamento rurale che sembra fosse dotato di ben tre cortine: le cinte murate costruite dai contadini per difendersi dagli attacchi nemici.
  
Terza tappa
Domenica 12 ottobre: Aviano-Montereale
Partenza dalla piazza della cortina di Giais, ore 8,30.

Cortina di Giais
A Giais visiteremo i segni dell'omonima cortina popolare.
Malnisio
Alcuni studiosi riconoscono attorno alla chiesa di San Giovanni Battista i resti di una cortina medievale. Noi invece la rileviamo nei pressi del borgo occidentale del paese.

Grizzo

Anche in questo villaggio è testimoniato un toponimo che ricorda la localizzazione di una distrutta cortina difensiva.
Montereale
Di questo castello abbiamo informazioni a partire dal 1213, quando il Patriarca di Aquileia infeudò, per la prima volta a quelli che saranno i signori di Montereale, questo colle posto sulla stretta della Val Cellina. E’ straordinaria la vista sulla pianura e sul Canale del Cellina.
  
Quarta tappa
Domenica 26 ottobre: Maniago-Cavasso
Partenza dal castello di Maniago, ore 8,30.

Maniago
E' uno dei castelli più antichi del Friuli, ricordato nel 981 nell'occasione che vedeva il Patriarca di Aquileia ricevere alcuni beni feudali dall'imperatore Ottone II.
Mieli
Si tratta di una piccola fortificazione rurale ora immersa nei colli boscosi di Fanna e scoperta l'anno scorso in occasione della passata edizione di Scarpe & Cervello.
Mizza
Castello posto in una posizione di grande visibilità e allo stesso tempo imprendibile. Abbiamo notizie del manufatto a partire dal XII secolo, quanto lo si rintraccia infeudato alla famiglia di Polcenigo.

Cavasso Nuovo

Nei pressi del “Palazat” costruito nel ‘600 dai signori del luogo doveva esistere lo scomparso castello di Colbirlon che cercheremo di rintracciare.
  
Quinta tappa
Domenica 16 novembre: Sequals - Meduno
Partenza dalla piazza di Sequals, ore 8,30.

Sequals
Nel 1187 veniva citato il "Castellari" di Sequals che qualcuno vuole riconoscere nei pressi della chiesa del paese.
Solimbergo
Questo castello è stato recentemente sottoposto a scavi e a consolidamenti che lo hanno sottratto all'oblio.
Tistilliri di Sequals
Presunta sede di un insediamento fortificato.
Il Sach di Paludana
Visita ai luoghi interessati a un antico insediamento fortificato protostorico
Meduno
Castello eretto dal Vescovo di Concordia nel 1136 e infeudato all'omonima famiglia; era posto a difesa della strada pedemontana in occasione dell'incrocio con la strada della Val Meduna.
  
Sesta tappa
Partenza dal parcheggio di Palazzo Toppo, ore 8,30.
Domenica 23 novembre: Toppo-Oltrerugo
 Toppo
Il maniero, uno dei più belli della pedemontana, è citato per la prima volta sul finire del XII secolo con l'omonima famiglia di Toppo.
Travesio
A Travesio esisteva un castello (il "ciastellàt") distrutto già in Epoca medievale e mai più ricostruito. Nel paese anche un altro sito sembra essere stato un luogo munito: la zona della chiesa di San Pietro.
Col Monaco (Paludea)
Luogo di un presunto insediamento fortificato preistorico. Lo visiteremo per considerarne il carattere.
Castelnovo
Il toponimo del luogo richiama alla costruzione di una struttura fortificata precedente al 1150, anno della prima citazione. Oggi il castello si è trasformato nel sagrato della parrocchiale, ma la sua importanza strategica e molti resti sono ancora chiaramente percepibili.
Oltrerugo
Pochi anni fa furono rintracciati a Oltrerugo i resti di una fortificazione forse di origine preistorica poi riutilizzata in epoche successive. Chiuderemo qui la nostra tappa.
  
Settima tappa
Domenica 30 novembre: Ragogna-Forgaria
Partenza dalla chiesa di San Pietro di Ragogna, ore 8,30.
 Ragogna
Castello citato da Paolo Diacono e poi sede di una delle più importanti famiglie feudali friulane è stato oggetto di recenti restauri e di qualche scavo.
Pinzano
Antico castello posto a controllo del passo del Tagliamento e contrapposto a quello più antico di Ragogna. Ora è ridotto a rudere e persino la percezione dei luoghi diventa difficile.
Costabeorchia
Castelliere preistorico posto su un dosso argilloso inciso da corsi d'acqua minori.
Flagogna
Citato nel 1170 faceva parte del sistema dei castelli posti a difesa della confluenza tra l'Arzino e il Tagliamento e questo è espresso chiaramente dalla scelta di localizzazione e dalle vedute che si aprono sui manieri vicini.

Forgaria

Castello medievale posto nei pressi dell’omonimo abitato
Castelraimondo
E' uno dei castelli abbandonati più studiati dagli archeologi. Visiteremo il sito cercando di riconoscerne le stratificazioni che attraversano un arco temporale che va dall’insediamento celtico a quello basso medievale. Castelraimondo è anche uno dei pochi siti sui quali si sta producendo un progetto di valorizzazione.

N.B. Il programma è provvisorio e Legambiente si riserva il diritto di porre qualsiasi modifica allo stesso

ISTRUZIONI PER L'USO

Quest'anno il percorso sarà effettuato in sette tappe domenicali, evitando un itinerario lungo e i problemi di pernottamento. Questo è possibile anche perché l'area interessata dal transito della carovana è facilmente raggiungibile attraverso la viabilità ordinaria.
Il nostro obiettivo primario non è quello di conoscere i castelli, ma di muovere l'interesse della stampa e della comunità locale e regionale verso il problema del recupero di questo patrimonio. Durante il percorso vedremo di incontrare amministratori, popolazione e studiosi con i quali dialogare promuovendo il recupero ambientale del territorio proprio partendo da quegli "oggetti territoriali" che per secoli sono stati il fulcro dell'ambiente pedemontano.
Questa iniziativa ha lo scopo di introdurre chi ci seguirà ad una lettura e ad una frequentazione della pedemontana Pordenonese non solo di tipo alpinistico, ma anche ambientale e culturale. Vi sono segni del territorio e pagine di storia locale che nessuno ha mai pensato di raccontare o leggere. Riteniamo giusto portare un piccolo, ma crediamo, sostanziale contributo alla scoperta di questi aspetti.

La tessera di Legambiente
Per partecipare all'iniziativa non è necessario essere iscritti a Legambiente seppure, per i nostri interessi generali, questa adesione sia caldeggiata.
Cosa portarsi al seguito
Per motivi logistici ogni partecipante dovrà avere uno zaino per l'escursione nel quale vi consigliamo di inserire una mantella impermeabile o K-way, una borraccia per l'acqua, maglione, ed un eventuale cambio di  biancheria. Va tenuto presente che le escursioni avranno luogo in una stagione abbastanza incerta da un punto di vista climatologico e in questo momento non sappiamo se potremo avere un'auto di servizio al seguito.
Nonostante gli itinerari non presentino difficoltà alpinistiche,  gli scarponi da montagna o pedule sono consigliate. Infatti, alcuni tratti dell'itinerario presentano le modeste difficoltà di una normale escursione su sentiero.
Vi consigliamo anche una pila e qualche strumento per tagliare i rovi che molto spesso avvolgono queste fortificazioni abbandonate.

Partenza e ritrovo
Chi vuole partecipare all'iniziativa deve presentarsi al punto di ritrovo scritto nel programma. Alla fine dell'escursione riaccompagneremo gli autisti a riprendere le auto lasciate al punto di partenza.
Vettovagliamento
Il pranzo sarà frugale e al sacco. Ogni partecipante penserà a sé, ma se qualcuno porta vino e dolci anche per gli altri sarà particolarmente apprezzato.
Clima
L'inverno nella pedemontana delle Prealpi Carniche è uno dei più piovosi di tutta l'Italia. Se non avremo la possibilità di effettuare tutta o una parte dell'escursione l'appuntamento slitterà alla settimana successiva. Chi ne farà richiesta riceverà le informazioni per posta elettronica, chi vuole potrà consultare la nuova data sul sito di Legambiente del Friuli Venezia Giulia oppure telefonando in sede.
Comunque ricordatevi che questa è la zona più piovosa del Friuli e che l'originale abbassamento dei limiti altimetrici della vegetazione ha prodotto un clima rigido a carattere più montano che pedemontano. A questo si somma il fatto che quando troveremo le rovine delle fortificazioni l'esplorazione delle stesse ci costringerà a stare fermi su un posto con il rischio di un veloce raffreddamento. Insomma, l'abbigliamento a "cipolla" è obbligatorio come un'ampia mantella impermeabile.
  
Difficoltà
Tutti gli itinerari sono pensati per un'escursionista poco esperto e non particolarmente veloce. Ovviamente l’obiettivo non è quello di stabilire dei record di velocità, ma quello di “esplorare” insieme la zona attraversata. Rassicuratevi perché non è prevista nessuna difficoltà alpinistica, anzi, molto spesso percorreremo le strade più antiche della zona, quelle che un tempo erano frequentate da animali e carri.
Di norma le escursioni dureranno  6-7 ore in relazione alla poca luce solare. Per sfruttare la stessa al meglio durante le ultime tappe ridurremo i tempi della sosta.  Nonostante tutto, alcune tappe si presentano necessariamente lunghe (Aviano - Montereale) e ci costringeranno a fare  qualche sforzo in più.

Quota e modalità di partecipazione
Per organizzare questa iniziativa si è reso necessario uno sforzo non indifferente di volontari e un costo non trascurabile che in parte siamo costretti a far ricadere sui partecipanti.
La quota di adesione a una singola escursione è di € 5 per gli adulti e di  € 2 per i bambini. Questa comprende l’assicurazione, i costi organizzativi, le tre guide che provvederanno a traghettare il gruppo da un castello all’altro, la stampa del materiale divulgativo, ecc.
E' importante che "Scarpe & Cervello"  si autofinanzi e non diventi un costo per l’associazione.
Chi vuole partecipare all’iniziativa non è tenuto a prenotare in anticipo. Sarà sufficiente che si presenti la mattina al punto di ritrovo stabilito.

Lo spirito di collaborazione
L'esperienza escursionistica di Legambiente ci ha insegnato che questo tipo di iniziative funziona se c'è all'interno del gruppo qualcuno che si assume l'onere di gestire: soste, pausa pranzo, tempi, eventuali variazioni dell'itinerario e quant'altro. Chi aderisce all’escursione deve essere in grado di rispettare i tempi e le modalità di visita che saranno di volta in volta esposti dall’organizzazione.
Soprattutto ricordatevi che questa è una iniziativa di volontariato che ha il fine di proporre all’attenzione regionale una questione culturale di grande importanza: la richiesta di un progetto di valorizzazione del patrimonio archeologico di tutta la montagna friulana. L’esperienza pordenonese ha un valore solo esemplificativo della fitta rete di “beni” presenti nel territorio alpino e prealpino.
Aderendo all’iniziativa ci darete una mano a far arrivare questo messaggio direttamente in Regione, quindi non aspettatevi un’escursione preconfezionata.
NON SIAMO UN'AGENZIA TURISTICA!
Chi vuole partecipare a questa iniziativa deve essere motivato e deve avere voglia di collaborare.
  
Per informazioni:
Moreno Baccichet: 043476381, oppure 3408645094, liquentia@libero.it
Legambiente del Friuli Venezia Giulia: 0432 295483, info@legambiente.fvg.it,

Informazioni aggiornate saranno inserite nel sito dell’associazione: www.legambiente.fvg.it