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sabato 17 maggio 2014

Da Fagagna a San Marco di Mereto di Tomba




Le Proprietà Comuni 

In un unica giornata dalle aree militari dismesse e dal disinteresse che le circonda alle proprietà comuni ove lentamente i cittadini riprendono possesso del loro territorio.

Cliccare sulla foto per accedere al resoconto della giornata



Cartografia del tracciato











domenica 1 dicembre 2013

Monfalcone la prima linea

MONFALCONE  LA PRIMA LINEA


Il caso di Monfalcone va letto in successione con la precedente uscita di Trieste in quanto questa è quella prima linea che Trieste sembrava voler essere e che non era. La volta precedente si era ventilata la possibilità che le caserme sul Carso Triestino avessero altri fini che non quelli di difesa dei patrii confini da un invasione dell’armata rossa. Questa uscita viste le caratteristiche della difesa e la loro numerosità in particolare nei canali ove si sviluppano infrastrutture di comunicazione importanti, rafforza la speculazione avanzata la volta precedente.
Il valore aggiunto di questo transetto nel territorio carsicò è indubbiamnete l’aspetto paesaggistico esaltato dai laghi carsici queste formazioni idriche molto instabili che si ampliano in presenza di stagioni particolarmente piovose sino a quasi sparire nelle stagioni secche. Ne abbiamo incontrati tre nel nosto vagabondare ogniuno dei quali presenta caratteristiche proprie ed inserimenti paesaggistici originali.




Tracciato dell'esplorazione

giovedì 25 luglio 2013

La valle slava: Musi e la pressione psicologica della guerra fredda

Domenica 28 luglio
Ritrovo ore 9,30 a Passo Tanamea, sul confine con la Slovenia
La zona della polveriera di Passo Tanamea
Percorso
L’alta valle del Torre nella logica della difesa militare della guerra fredda non ebbe un presidio militare permanente. In sostanza non c’erano caserme nella vallata se non a Tarcento, lungo l’asse pedemontano. Eppure in quest’area marginale del territorio regionale i vincoli militari si facevano sentire soprattutto in termini di servitù d’uso e di presenza militare data dai continui campi che i soldati apprestavano nella vallata. Le difese vere e proprie erano distribuite lungo il confine e il sentiero che controllava il lato settentrionale della valle.
In una logica topografica di più ampia visione a Passo Tanamea iniziava un sistema difensivo lineare che si sarebbe appoggiato alle aste fluviali del Torre e del Natisone: sistema che completava verso ovest e verso nord la protezione dei fianchi del dispositivo principale, rappresentato dal basso Isonzo. Questo sistema di difese era presidiato dal 52° Alpini ed era costituito da una prima linea fortificata, che si distendeva a ovest del fiume Natisone e nelle valli collegate e che mirava a controllare i principali valichi e le vie di accesso alla pianura, e di una seconda linea arretrata, appoggiata alla riva occidentale del fiume Torre, da Tarcento sino a Udine.
Tempo di percorrenza: 6 ore
Grado di difficoltà: nessuno.
Ingresso a una delle postazioni a Scimaz
Motivazioni per la scelta dell’itinerario
La presenza militare in Friuli non è data solo dalle opere maggiori e dai casermaggi che ospitavano le migliaia di giovani provenienti da tutta la nazione. Le pratiche d’uso del territorio furono senza dubbio uno di modi con i quali si espresse fisicamente la grande macchina militare approntata all’epoca della guerra fredda.
La valle di Musi era un ambiente segnato da una profonda crisi sociale ed economica. Uno spazio che come la Val di Resia e quelle del Natisone, aveva vissuto durante il periodo fascista un periodo di progettata ostilità del regime nei confronti delle popolazioni di lingua slovena. Anche qui si erano sentiti gli influssi di un potere che osteggiava l’uso di una lingua che non si rifaceva all’esaltante tradizione romana. Dopo la lacerante definizione del confine nazionale lo stato repubblicano vedeva con preoccupazione questi ambiti confinari non immuni dalla propaganda panslavista. Durante gli ultimi anni della dominazione tedesca queste aree erano state patrimonio delle brigate filo titine e lo Stato non ebbe mai la sensazione di un completo controllo dell’area. Forse anche per questo motivo le principali installazioni militari friulane non stanno all’interno di quei territori che durante l’epoca della dominazione veneziana venivano definiti come la “Slavia Friulana”.
Postazione di tiro sul Rio Bianco
Su queste aree invece le manovre quasi quotidiane di truppe appoggiate da mezzi di supporto costituivano una importante azione di propaganda e di pressione psicologica nei confronti della popolazione locale. Gli spazi che i militari acquisirono per le loro pratiche di guerra ridussero la percezione di controllo territoriale nei valligiani. Per questo visitare questa valle ci porrà il problema di cercare segni molto meno fisici ed evidenti della presenza degli uomini della “Fortezza FVG”. Non a caso, oltre a visitare le postazioni conservate e alcune demolite lo scorso anno dall’esercito, cercheremo di immaginarci i campi di tiro, i sentieri settimanalmente frequentati da colonne di giovani militari, gli accampamenti. Soprattutto gli acquartieramenti con le tende finirono per essere il luogo in cui la popolazione locale veniva a contatto con i giovani di leva alle prese con una delle esperienze più particolari della “naja”. I militari erano osservatori osservati, la popolazione ne studiava i movimenti, conviveva con i loro giochi di guerra rispettandone giocoforza i vincoli.
Nel frattempo nell’alta valle del Torre si stava chiudendo un’epoca storica di organizzazione del territorio e dell’economia. L’emigrazione svuotava le case, si abbandonava l’agricoltura valliva di uno dei settori più aspri dell’arco alpino caratterizzato da un paesaggio di disgregazione geologica.
Polveriera a Passo Tanamea
A chiudere questo periodo di crisi, formalizzando un definitivo collasso psicologico nella comunità locale, venne il terremoto del 1976 dal quale le piccole e sparse borgate di Musi non seppero riprendersi. Oggi della complessa contrapposizione tra un sistema insediativo antico e quello moderno dei militari rimane ben poco e dovremo frugare nella memoria dei locali per riuscire a cogliere quel periodo e gli evanescenti luoghi in cui si consumò un conflitto culturale.

Descrizione dell’itinerario
Ci troveremo al vecchio valico di frontiera di Passo Tanamea per visitare il sistema di fortificazioni posto lungo la linea del confine, garantite dalla piccola polveriera che si incontra su questa soglia che fa da spartiacque tra il bacino dell’Isonzo e quello del Torre.
Ci muoveremo lungo il Rio Freddo per individuare le opere e gli accessi. Da qui scenderemo attraverso la polveriera sino ai Ciclamini, il locale costruito pochi anni fa nei pressi del valico, e da li imboccheremo il sentiero del Parco delle Prealpi Giulie che in circa un’ora e mezza ci porterà ad incontrare quella che era la prima borgata stabilmente abitata della vallata, appunto Simaz.
L’area del campo di addestramento invasa dalla vegetazione
Percorrendo tutta la valle in discesa avremo modo di renderci conto dello straordinario ambiente geologico composto da sfasci e detriti che di fatto rendevano improduttivo il fondovalle del Torre. Lungo il sentiero passeremo attraverso il poligono di tiro della Coda nella Codiza. Qui vicino visiteremo i resti di quello che è stato il principale accampamento utilizzato durante le esercitazioni militari. Vedremo anche alcune delle postazioni militari che avrebbero dovuto colpire con spari incrociati le colonne di mezzi lungo la strada valliva. Recentemente il ministero ha provveduto alla demolizione di alcuni bunker scatenando le proteste del comune di Lusevera che voleva invece attivare un progetto per il recupero di queste strutture con finalità museali.
Saliremo poi sui ripiani alti e più produttivi di Simaz, davvero uno dei pochi tratti del fondovalle coltivabile, e poi raggiungeremo Musi per cercare di individuare, anche con l’aiuto dei pochi abitanti che rientrano per l’estate, la posizione della postazione che difendeva la stretta del Torre.
Postazione semidistrutta nei pressi di Musi
Per partecipare
La passeggiata si svilupperà lungo un sentiero segnato in leggera discesa dal passo. Sono sufficienti scarpe da ginnastica o da trek e un abbigliamento “a cipolla” anche considerand che la valle di Musi è uno dei luoghi più piovosi d’Italia. Lasceremo alcune auto a Musi e provvederemo poi a riaccompagnare gli autisti a Passo Tanamea. Chi vuole alla fine potrà fermarsi con noi a “I Ciclamini” per assaggiare alcuni piatti della cucina slovena dell’alta Val del Torre.
L’escursione prevede una camminata lenta di circa sei ore priva di difficoltà. Chi viene con i figli è pregato di prestare a loro le dovute attenzioni.
Vi raccomandiamo un abbigliamento conforme alla stagione variabile soprattutto in considerazione delle previsioni del tempo.
Per i problemi finanziari dell’associazione le escursioni di Scarpe & Cervello non saranno più gratuite, ma sottoposte a una quota di rimborso spese per compensare i costi organizzativi. I non iscritti pagheranno 5 euro mentre gli iscritti 3. Per i bambini rimane tutto gratuito.

Numero massimo di adesioni: cinquanta con obbligo di prenotazione.
Per informazioni e prenotazioni:
Moreno Baccichet: 043476381, oppure 3408645094, moreno.baccichet@gmail.com
Legambiente del Friuli Venezia Giulia: 0432 295483, info@legambientefvg.it, in orario d’ufficio

Informazioni aggiornate saranno inserite nel sito dell’associazione: www.legambientefvg.it e sul blog www.scarpecervello.blogspot.it

sabato 13 luglio 2013

Da PN a Prata

DA PORDENONE A PRATA DI PORDENONE

Le costruzioni dell'interland Pordenonese

Paesaggio della Pianura Friulana

PAESAGGIO DELLA PIANURA FRIULANA
Un itinerario da Rivignano e Cividale tra vecchi mulini, borghi rurali e campi coltivati. 


mercoledì 10 luglio 2013

La “fortezza” FVG - Soglie e valli tra Cercivento e Paluzza

Domenica 14 luglio

Soglie e valli tra Cercivento e Paluzza


Ritrovo: ore 9.30 presso la fattoria didattica Bosco di 

Museis a Cercivento


I monti del confine visti dallo sbarramento di Paluzza
Per saperne di più sul tema della campagna del 2013:  video Scarpe&Cervello 2013

L'escursione prevede di percorrere un tratto della strada romana che portava a Passo Monte Croce Carnico visitando alcune postazioni realizzare durante la guerra fredda e in funzione fino alla fine degli anni '80. Visiteremo poi le postazioni di tiro nei pressi della torre medievale del Moscardo e giungeremo a Paluzza per visitare le caserme abbandonate. L'escursione proseguirà per Sutrio dove visiteremo il caso di una piccola casermetta dell'esercito trasformata in osteria con cucina. Da qui rientreremo a Cercivento.  Nel pomeriggio in auto andremo al passo per visitare i casermaggi del confine abbandonati.

mercoledì 3 luglio 2013

Alcune foto della Pontebba Chiusaforte

Stefano Meroi ha costruito un percorso fotografico che documenta l'esperienza della passeggiata da Pontebba a Chiusaforte che merita qualche commento.
Nel settore centrale del villaggio la frattura della ferrovia del 1879 sembra quella originale, ma come si può vedere in basso a destra, alcuni binari del grande scalo merci sono stati tolti recentemente a seguito dell'abbandono delle attività doganali.
La Caserma Zanibon è stata quasi completamente demolita e solo un edificio è ancora utilizzato dall'Ana, mentre gli edifici della caserma Fantina sono stati lasciati in piedi e nel degrado aspettando una qualche idea di recupero.
A Pontebba gli sazi del degrado sono ancor superiori a quelli delle caserme perché ci sono molti edifici residenziali un tempo costruiti dall'esercito per le famiglie degli ufficiali e oggi completamente abbandonati. Solo gli spazi esterni vengono mantenuti con il taglio dell'erba e un inutile costo per lo stato. Non si capisce perché l'esercito conservi questi immobili nel più assoluto abbandono se le prospettive di una presenza militare in zona sembrano essere definitivamente scemate.


La caserma Bertolotti è osta lungo la ex statale e al momento è utilizzata parzialmente dal comune di Pontebba. Gli edifici di magazzino posti a destra della foto sono stati ricavati nel tempo da una modifica sostanziale delle aree golenali del Fella e ancora oggi, come nel 203 rischiano di venire invasi da acqua e fango. Tra le varie e a volte assurde proposte che hanno accompagnato la proposta di un riutilizzo della caserma non abbiamo mai letto dell'ipotesi di costruire un progetto di riequilibrio idraulico ridando al fiume le sue pertinenze golenali dopo la distruzione dei capannoni.
Gli spazi di svago destinati un tempo ai soldati.
L'attacco del percorso ciclopedonale sul sedime della prima ferrovia della Pontebbana

La prima postazione di mitragliatrice mimetizzata  nella parete della roccia che si incontra percorrendo la ferrovia. 
Alla ricerca dell'accesso al sistema di gallerie che conduceva alle postazioni di tiro
Lungo la ferrovia alcuni accessi nascosti alle gallerie permettevano di raggiungere le postazioni di tiro poste una decina di metri più in basso lungo la statale. Gli accessi non sono facili da individuare perché sono mascherati e poi blindati, con camere stagne successive.

La pista ciclabile lungo la ferrovia è quasi completata ma presenta ancora un problema legato alle potenzialità di racconto che questo lungo manufatto ha. Infatti le opere edilizie sono di straordinario valore archeologico e dovrebbero essere spiegate, così come si dovrebbe cogliere l'occasione per segnalare letture e punti di vista che possano aiutare il visitatore nella lettura del paesaggio della Val Canale.
Questo che sembra un fienile abbandonato è invece una parete finta costruita per mimetizzare l'accesso a un sistema ramificato di gallerie che conducevano alle postazioni di tiro poste lungo la strada statale.
Un punto in cui a Pietratagliata, nei pressi della polveriera abbandonata, si incrociano il viadotto autostrale e i ponti della vecchia statale e della ferrovia.
L'importante trave reticolare che sorregge il viadotto ottocentesco prima di arrivare a Dogna


Dogna e il viadotto della statale vista da quello della ferrovia

Postazioni militari ogni tanto compaiono soprattutto nei pressi di pareti rocciose non invase dalla vegetazione
La ferrovia trasformata in pista ciclabile con i lavori del 2013
Il nuovo percorso ciclopednale è uno straordinario punto di osservazione sul rapporto che l'uomo ha avuto rispetto alla stretta del Canal del Ferro trsformatosi poco alla volta in un corridoio infrastrutturale

Il viadotto del 1879 è un'opera di straordinario interesse architettonico, mentre le aree abbandonate della vecchia statale testimoniano come non si sia pensato di sfruttare l'ipotesi di un utilizzo anche turistico rimodellando il sedime stradale e cogliendo l'occasione di progettare e collegare il villaggio di Chiusaforte con i luoghi della Chiusa medievale.
La caserma di Chiusaforte è passata al comune che non sa come riconvertirla, ma la situazione dei trentadue appartamenti degli ufficiali è ben peggiore: questo patrimonio immobiliare non è nemmeno stato messo in vendita e inutilizzato,sta progressivamente degradando. Allo stesso tempo viene da chiedersi quale futuro possano avere questi appartamenti in un paese nel quale da quando è stata chiusa la caserma hanno chiuso una decina di negozi e bar e il fenomeno degli alloggi in vendita è aumentato a vista d'occhio.


martedì 18 giugno 2013

A Orzano (Ud) si conserva un paesaggio a campi aperti di tradizione medievale
I territori con antica organizzazione del particellato a nord e quelli di riordino a sud e ovest
Non è facile trovare in Friuli un ambiente antropologico così ben conservato come il sistema dei campi lunghi e stretti che circondano l’abitato di Orzano. Se si esclude un’area profondamente riordinata in età recente il sistema del tessuto medievale è facilmente riconoscibile con l’alternanza di piccoli campi allungati coltivati a seminativo dove la pedologia del terreno era più favorevole e a prato stabile nei settori più aridi. Nonostante la progressiva colonizzazione di questo disegno colturale promossa dalle moderne tecniche di aratura abbia reso poco funzionali queste proprietà sparse, e abbia quasi fatto sparire i prati stabili, la complessità della matrice del particellato è ancora riconoscibile. I soli alberi presenti in questo territorio coltivato sono di recente formazione, o strisce reimpiantate a boscaglia o fasce di prati abbandonati al selvatico. In origine questo spazio era un grande vuoto coltivato, mentre le piante utili alle attività della comunità erano concentrate nelle aree più basse con un funzione di mitigazione rispetto alle esondazioni del Malina.

Il bordo settentrionale del villaggio di Orzano in rapporto alla campagna

Il paesaggio a campi aperti

Alternanza di coltivazioni su tre strisce di terra e un lotto lasciato selvatico alle spalle

Impianti boschivi che interrompono i campi coltivati

Un albero di ciliegio e un gelso sono lo storico riparo “produttivo” lungo la capezzagna

Un campo di orzo con degli impianti d’alberi sullo sfondo






venerdì 31 maggio 2013

La “fortezza” FVG

La prima escursione di Scarpe & Cervello sulla dismissione del patrimonio militare per questioni metereologiche e impraticabilità delle strade campestri è spostata a

Domenica 16 giugno

Dal Torre al Natisone
Da Remanzacco a Cividale per vecchie cappezzagne


Ritrovo ore 9,30 a Remanzacco nei pressi della stazioncina dei treni

le campagne di Orzano
Percorso
L’escursione ci permetterà di percepire l’alta pianura udinese nel tratto che intercorre tra Remanzacco e Cividale permettendoci di incontrare alcuni luoghi militari dismessi che pongono diversi problemi. Nel percorrere questo tratto del Friuli avremo modo di leggere una campagna sufficientemente ben conservata e di arrivare nella vecchia città romana percorrendo brani di viabilità che sembrano i resti della storica centuriazione.

Tempo di percorrenza: 7 ore. L’escursione prevede una camminata lenta di circa sette ore priva di difficoltà. Chi viene con i figli è pregato di prestare a loro le dovute attenzioni.

Grado di difficoltà: escursionistica su strade carrarecce e su un tratto piuttosto lungo di strada urbana. A parte la lunghezza è adatta a tutti.

Motivazioni per la scelta dell’itinerario
Attraverso la valle del Natisone, dopo la disfatta di Caporetto, le truppe austro tedesche nel 1917 penetrarono all’interno della penisola. Quando dopo la seconda guerra mondiale lungo quel confine con la Jugoslavia fu identificato un pericolo da parte delle truppe socialiste di Tito si pensò bene di costruire una doppia linea di arresto nella previsione di una veloce discesa a valle di truppe corrazzate nemiche.

La città di Cividale divenne un importante centro di concentrazione delle truppe che avrebbero difeso questo varco e le principali direttrici stradali. Dopo il secondo dopoguerra migliaia di giovani italiani consumarono una parte della loro vita all’interno delle tre caserme di Cividale e dell’inutile “fortezza FVG” e con questa escursione vogliamo in qualche modo ricordare tutte queste energie sprecate e le ampie aree abbandonate che segnano la crisi ideale politico centrato sul confronto.

Descrizione del percorso
Il ritrovo è previsto presso la stazioncina di Remanzacco, lungo la linea Udine Cividale. Nei pressi ci sono molti parcheggi per chi arriverà in macchina, mentre chi vuole arrivare alla stazione con il treno deve tenere in considerazione il fatto che l’ultimo treno utile da Udine è quello delle 9,00 che arriva a Remanzacco alle 9,06. Da qualsiasi linea ferroviaria stiate arrivando vi invitiamo a verificare in proprio orari e coincidenze.

Dopo soli 400 metri di strada asfaltata ci innesteremo sul tracciato medievale della strada vecchia per Orzano per raggiungere la località Battiferro e il mulino Cainero nei pressi dell’azienda biologica Saccavini. Qui intercetteremo il Malina che cercheremo di guadare su una briglia transitando poi per villa Pasini Vianelli e la graziosa chiesetta di S.M.Maddalena, prototipo delle chiesette campestri medievali e giunta a noi senza modifiche o integrazioni moderne.

Ci muoveremo poi lungo le capezzagne agricole tra Orzano a Premariacco seguendo i decumani di quella che viene letta dagli studiosi come una centuriazione romana (L’erba alta in alcuni tratti consiglia pantaloni lunghi). Attraversando questo ambiente rurale estraneo alle moderne trasformazioni che hanno segnato negli ultimi anni le arterie di maggior traffico arriveremo a S.Mauro dove un tempo fu costruito il Campo 57. Del grande recinto militare oggi resta ben poco, ma questo fu un importante campo di prigionia fascista per appartenenti alle forze alleate, in prevalenza australiani e neozelandesi, in funzione dal 1941 al 1943.

lo storico ingresso al campo

scene di vita a Campo 57
Il grande recinto di prigionia era costruito soprattutto in legno e dopo la guerra fu completamente “riciclato” e lo spazio riutilizzato. Nei pressi delle memorie del campo visiteremo un enorme sbancamento e una nuova lottizzazione, intonsa, che dovrebbe essere la zona artigianale industriale di Cividale. Nei pressi avremo il modo di individuare un recinto militare dismesso, una polveriera che un tempo avrebbe dovuto garantire le munizioni a tutte le postazioni anticarro distribuite lungo la direttrice del temuto sfondamento militare.

Seguendo una carrareccia non asfaltata arriveremo nei pressi di Grupignano e per un breve facile sentiero raggiungeremo il corso del Natisone e un’amena spiaggetta. Riprenderemo l’escursione alla volta di Cividale.

Ci sono tre caserme dismesse nei pressi della città: la caserma Vescovo a Purgessimo, verso est in direzione delle valli del Natisone, la caserma Miani a Grupignano che visiteremo dopo aver fatto la sosta sul Natisone e la Zucchi, posta a nord del centro, costruita nel sito dell' ex convento domenicano.

Questa è un’area archeologica di enorme interesse nonostante lo stato dei luoghi. Collocato a nord della città, il borgo S.Domenico sorge in epoca medievale per poi consolidarsi nel Quattrocento lungo il prolungamento del decumano maggiore della città e all’interno delle mura veneziane. Nel 1256 qui fu eretto il convento dei frati Domenicani e a tale presenza il borgo deve il nome. Il convento sarà soppresso in età napoleonica nel 1810 e l’intero complesso venduto a privati. In quell’occasione la chiesa fu demolita. Fino pochi decenni fa esisteva ancora il chiostro ed il pozzo a testimoniare l’antica presenza del complesso, ma ormai sono scomparsi anche questi.

Non toccheremo invece la Caserma “Nadalutti” a Ipplis di Premariacco, né l'area utilizzata per le esercitazioni militari in località Cerneglons, detto anche Prat dal Sior, a Remanzacco.

Nella zona ci sono ulteriori piccole fortificazioni non facilmente localizzabili, come quelle che costituivano l'ex fortificazione permanente denominata «opera difensiva di Moimacco» e «Polonetto», «San Martino», «Ponte San Quirino», «Bucovizza»,«Quota 141 - San Guarzo», «Fornalis», «Le Braide» e «Monte Guarde», tutte site nel Comune di Cividale del Friuli e oggi abbandonate.

Bibliografia utile

http://fanteriadarresto.altervista.org/opere.html

http://digilander.libero.it/cacciatoridellealpi/f1.htm

http://www.blurb.com/books/3204250-quaderni-d-arresto-1

Per partecipare
La passeggiata si svilupperà su strada quindi sono sufficienti scarpe da ginnastica o da trek e un abbigliamento “a cipolla”. Vi raccomandiamo un abbigliamento conforme alla stagione variabile soprattutto in considerazione delle previsioni del tempo.

Il rientro a Remanzacco lo faremo tutti insieme in treno.
Tutti i partecipanti dovranno procurarsi un biglietto per il ritorno con il trenino.

Il percorso totale è di 15 km, dei quali quattro su strade secondarie asfaltate e due lungo un itinerario propriamente cittadino in Cividale.


Per i problemi finanziari dell’associazione le escursioni di Scarpe & Cervello non saranno più gratuite, ma sottoposte a una quota di rimborso spese per compensare i costi organizzativi. I non iscritti pagheranno 5 euro mentre gli iscritti 3. Per i bambini rimane tutto gratuito.

Numero massimo di adesioni: cinquanta con obbligo di prenotazione.

Informazioni:
Moreno Baccichet: 043476381, oppure 3408645094, bccmrn@unife.it
Legambiente del Friuli Venezia Giulia: 0432 295483, info@legambientefvg.it, in orario d’ufficio

Prenotazioni


Assicurazione:
Solo i soci Legambiente sono assicurati.

Meteo:
http://www.osmer.fvg.it/

Informazioni aggiornate saranno inserite nel sito dell’associazione: www.legambientefvg.it

giovedì 2 maggio 2013

Luigi Nono e il paesaggio nella pedemontana a Polcenigo

Domenica 5 maggio 2013

Ritrovo ore 9,30 presso la chiesa di Vigonovo di Fontanafredda (PN)

La chiesa di Vigonovo

Autoritratto, Luigi Nono mentre dipinge in ambiente

Sul finire dell’800 i villaggi posti al piede del monte divennero la meta di alcuni borghesi che in queste zone venivano per villeggiare o perché possedevano cospicue proprietà. Elena di Bellavitis, scrittrice e giornalista, descrisse questo ambiente con brani ormai scordati, ma anche il pittore Luigi Nono, rampollo di una famiglia di Sacile, frequentò questi luoghi realizzando una serie di famosi quadri che, con attenzione antropologica, rappresentano la popolazione nel suo ambiente.
Sceglieremo una decina di queste rappresentazioni che pongono in primo piano un attento realismo sociale e una delicata rappresentazione dell’ambiente per confrontare i cambiamenti rispetto ai paesaggi trasformati nella nostra contemporaneità. Cercheremo anche di cogliere i motivi dell’insistente ripetizione di quadri di speciale carattere, come quelli dedicati al recinto cimiteriale di Coltura ormai scomparso. L’escursione ci condurrà a frequentare alcune delle scene che il pittore ottocentesco e i suoi amici raggiungevano in bicicletta o con il calesse. Un ambiente caratterizzato dalle acque di risorgiva dell’amplio complesso delle sorgenti del Livenza. Un ambiente in cui i colori erano uno degli elementi di attenzione del pittore. Va da se che nemmeno nei momenti più intensi della pittura del Nono nella pedemontana si raggiungono i lirismi di denuncia sociale presenti nei suoi quadri di ispirazione lagunare. La popolazione della pedemontana è inserita e in pace. Lontana da qualsiasi rivendicazione sociale e in equilibri con un ambiente immobile e arcaico.
In realtà in questo ambiente è comunque deflagrata la bomba della modernità portando delle trasformazioni paesaggistiche enormi. I prati umidi delle risorgive a volte sono diventati dei boschetti, altre volte campi arati dai trattori. Le praterie umide da sfalcio sono quasi completamente sparite, così come le pratiche del pascolo. In modo non diverso la corona dei rilievi della scarpata cansigliese non sono più un enorme pascolo costellato da piccoli prati privati per lo sfalcio, ma si sta trasformando in una erta e folta foresta che ricopre un dislivello medio di un chilometro tra il piano del catino cansigliese e le acque delle sorgenti del Livenza. Per cogliere le “grandi trasformazioni” useremo proprio i quadri del pittore veneziano-sacilese individuando i punti in cui sono stati ritratti i fondali.


Veduta delle Orzaie

Percorso
L’escursione inizia dalla piazza di Vigonovo nel punto in cui si toccano l’alta pianura arida e quella umida delle risorgive. In questo punto un sistema insediativo originale e confrontabile solo con quello udinese della Stradalta, si sviluppa in modo lineare lungo il confine paesaggistico per cogliere al meglio le possibilità geografiche e pedologiche di un ambiente caratterizzato dalla presenza o dall’assenza dell’acqua. Qui scenderemo all’interno dell’ampia zona delle risorgive delle Orzaie colonizzata dalle pratiche dell’aratura negli ultimi ’50 anni e semplificata nella speciale composizione del  suo patrimonio botanico.
Raggiungeremo poi la zona delle Fontanive e da qui, verso i colli di Polcenigo, finiremo per sfiorare la LIvenza, che invece toccheremo nei pressi della sorgente della Santissima. Da qui ci dirigeremo a Coltura, il villaggio più immortalato nei quadri del Nono e poi finiremo la nostra escursione nel protetto spazio umido e suggestivo delle sorgenti del Gorgazzo, dall’800 oggetto di frequentazioni turistiche locali.

Tempo di percorrenza: 8 ore
Grado di difficoltà: Tutto il percorso è per lo più su strade sterrate se si esclude qualche tratto asfaltato e qualche sentiero pianeggiante. Le pendenze sono in sostanza irrilevanti.


L'interno della chiesa di San Rocco
La salita al recinto sacro della chiesa di Coltura
Avemaria a Coltura
  La chiesa di Coltura

Rientro a Coltura

Motivazioni per la scelta dell’itinerario               
Il paesaggio che attraverseremo è unico in Friuli perché in questo luogo la zona delle risorgive, tipica di tutto il Friuli e anche di parte della Venezia Giulia, tocca direttamente la montagna. L’escursione che ricorda le pellegrinazioni artistiche di Luigi Nono ci darà il modo di cogliere, con questa lunga camminata, proprio questo carattere. Percorreremo sempre zone umide senza mai entrare all’interno dei paesaggi dell’alta pianura e finiremo il nostro viaggio nei pressi di sorgenti che scaturiscono direttamente dalla base delle rocce calcaree del complesso montuoso cansigliese. La scelta poi di cogliere l’attenzione prestata da Luigi Nono a questi luoghi deriva anche dalla possibilità di cogliere uno degli aspetti artistici più importanti della nascita della pittura paesaggistica in area veneta, quello dei colori e del tema antropologico.
Nono a differenza dei colleghi d’oltralpe non raffigurava la borghesia intenta nelle sue pratiche di fruizione territoriale, ma direttamente la popolazione che viveva i luoghi raffigurandola con una grande solennità.

Quasi sempre la popolazione con i suoi costumi viene rappresentata in occasione delle pratiche del lavoro o del rientro serale dallo stesso. Contadini con le falci ricordano le pratiche di sfalcio sulle praterie umide, mentre i buoi le pratiche di aratura dei terreni più asciutti. La ripida scarpata dei monti, arida e quasi priva di alberi, faceva da fondale a un vita che sembra essere in equilibrio con le risorse del luogo. La pittura del Nono segue i risultati della nuova attenzione che antropologi e intellettuali stavano ponendo alle tradizioni popolari e che di li a poco porteranno alla fondazione di associazioni interessate a documentare i segni della cultura dei ceti più bassi.
Questo diffuso senso di interesse per una cultura non colta ed essenziale nella sua primordialità mette in collegamento l’esperienza pittorica di Nono con quella letteraria della Percoto, di Dall’Ongaro e Gortani, mezzo secolo prima. Ma se nei racconti dei letterati che svilupparono la loro indagine a cavallo dell’occupazione austriaca la vita dei contadini serviva per documentare i soprusi e l’ingiustizia politica, nella pittura di Nono emergono i colori e l’ambiente descritto come una culla consolatrice per le più povere esistenze.
Il paesaggio non è una “natura matrigna”, ma un ambiente che avvolge gli abitanti rendendo meno scuri i colori dei loro abiti, meno faticose le loro occupazioni. La pittura di paesaggio esplora i colori della pedemontana con una forza che la macchina fotografica non riuscirà mai ad avere. La tavolozza dei colori descrive una complessità di sentimenti per una popolazione che vive, secondo l’artista, in una Arcadia in fin dei conti felice e salubre anche dal punto di vista sociale.








Descrizione del percorso     
Il primo quadro che abbiamo preso in considerazione rispetto alla produzione del Nono riferita alla pedemontana pordenonese è quello che mostra la piazza e la chiesa di Vigonovo da pochi anni riformata secondo i disegni neoclassici di Antonio e Stefano De Marchi, due importanti architetti di Caneva. L’ambiente assolato e quasi deserto denunciano un quadro che aveva l’intento di cogliere gli effetti della luce estiva e la contrapposizione tra la nuova facciata della chiesa in pietra bianca non intonacata e la massa del volume del grande albero che oggi non c’è più.

Percorreremo alcune strade del borgo di Romano per perdere ancora quota e giungere all’altezza delle risorgive segnalate da presenze arboree sempre più evidenti in corpi di siepi che costeggiano i rivoli d’acqua. Entreremo così nella zona delle Orzaie per scorgere un ambiente colonizzato dalle pratiche dell’aratura anche grazie al progressivo abbassamento della falda superficiale. Le arature scure ricordano le paludi anche sui terreni un poco più alte e lasciano intravvedere lantica complessità biologica di questi territori prima della colonizzazione romana. No a caso nel periodo altomedievale le paludi divennero un confine tra i territori sottoposti al Vescovo di Belluno e quelli dominati dal Patriarca di Aquileia. Non era facile transitare in questi ambienti nemmeno all’epoca del Nono, oggi invece la rete delle stradine campestri impedisce di raggiungere solo le aree più umide e importanti da un punto di vista della vegetazione.
Inizieremo così a superare i diversi affluenti della Livenza che inizieremo a percepire alla nostra sinistra per la massa arborea che la accompagna nel suo tratto superiore. Raggiunta la località Fontaniva inizieremo a percorrere le stradine frequentate dai contadini di Polcenigo per giungere nei settori più bassi e umidi del loro territorio. Aggireremo il colle di San Floriano per entrare nella zona delle marcite superstiti, un’esperienza di miglioramento agrario introdotta a Polcenigo dalla Lombardia proprio alla fine dell’800. Raggiungeremo poi la borgata assolata di Coltura e i fondali di alcuni quadri del Nono. Percorreremo poi il villaggio per chiudere l’escursione nel fresco anfiteatro della sorgente del Gorgazzo.



Il gorgazzo come luogo del romanticismo

Bibliografia utile

Luigi Nono, a cura di Giovanni Granzotto, Firenze, Morgana, 1990
Mostra di Luigi Nono (1850-1918). Sacile, Palazzo Flangini-Biglia, 1 agosto-15 settembre 1964, catalogo a cura di Guido Perocco, Sacile,  Associazione Pro-Sacile, 1964

Per partecipare
La passeggiata si svilupperà su una pianura assolata e sono sufficienti scarpe da ginnastica o da trek e un abbigliamento “a cipolla”.
Il ritrovo è previsto di fronte alla chiesa di Vigonovo. Nei pressi ci sono molti parcheggi a disposizione. Alla fine dell’escursione gli autisti saranno riaccompagnati alle auto e provvederanno a recuperare i loro rispettivi passeggeri.
L’escursione prevede una camminata lenta di circa otto ore priva di difficoltà.  Chi viene con i figli è pregato di prestare a loro le dovute attenzioni.
Vi raccomandiamo un abbigliamento conforme alla stagione variabile soprattutto in considerazione delle previsioni del tempo.
Per i problemi finanziari dell’associazione le escursioni di Scarpe & Cervello non saranno più gratuite, ma sottoposte a una quota di rimborso spese per compensare i costi organizzativi. I non iscritti pagheranno 5 euro mentre gli iscritti 3. Per i bambini rimane tutto gratuito.

Numero massimo di adesioni: cinquanta con obbligo di prenotazione.

Per informazioni e prenotazioni:
Moreno Baccichet: 043476381, oppure 3408645094, moreno.baccichet@gmail.com
Legambiente del Friuli Venezia Giulia: 0432 295483, info@legambientefvg.it, in orario d’ufficio
Informazioni aggiornate saranno inserite nel sito dell’associazione: www.legambientefvg.it e su www.scarpecervello.blogspot.it

Sta per partire la nuova campagna di Scarpe & Cervello

Vuoi collaborare?

Con questa escursione riprendono le uscite sul territorio dedicate al paesaggio regionale. Lo facciamo recuperando una tappa dell’edizione scorsa che non avevamo fatto a causa del cattivo tempo. Nel frattempo abbiamo quasi approntato la nuova edizione 2013 che affronta il tema della dismissione della grande e diffusa infrastruttura militare che fu costruita in Friuli Venezia Giulia dopo il secondo conflitto mondiale.
Qui sotto vi alleghiamo il cappello della nuova edizione di S&C che chiarisce il senso dell’approfondimento. Oltre a questo ti chiediamo di segnalarci aree militari, poligoni di tiro, caserme, polveriere, ecc dismesse o in via di evidente dismissione permettendoci di costruire una cartografia interattiva del fenomeno.
Una cartografia partecipata delle aree militari dismesse

Trovi la carta in costruzione a questa pagina:
https://maps.google.it/maps/ms?ie=UTF8&hl=it&oe=UTF8&msa=0&msid=214910232405286774176.0004d171fbd54f0a9be9b&num=200&start=68&t=m&ll=46.305201,13.178101&spn=0.569216,0.823975&z=9&source=embed

Stiamo cercando di costruire un quadro, per quanto parziale, del fenomeno degli abbandoni delle aree militari per comprendere quali politiche di trasformazione vengono proposte e/o quale disattenzione nutre questo argomento di grande trasformazione territoriale.
Se conosci un’area militare dismessa o in fase di sottoutilizzo o dsmissione puoi segnalarla a noi inviandoci qualche dato e fotografia, oppure puoi farlo direttamente tu disegnando in mappa l’area proposta all’attenzione. Potrai anche inserire nella carta un sintetico testo o delle immagini che illustrino lo stato dei luoghi. Puoi anche segnalarci eventuali proposte per escursioni diverse da quelle che noi abbiamo programmato da inserire nel programma del 2014.
Se vuoi segnalarci un’area militare dismessa in territorio del Friuli Venezia Giulia invia il materiale a Moreno.baccichet@gmail.com
Se vuoi accedere liberamente alla mappa per intervenire inserendo le informazioni da solo scrivi a Walter Coletto che ti darà un password.
Tutte le informazioni su come collaborare al censimento delle aree militari dismesse lo trovi a questo indirizzo: