mercoledì 16 ottobre 2013

Escursione domenica 20 ottobre 2013 - Le caserme sul Carso Triestino

Scarpe & Cervello 2013 - La “fortezza” FVG

Domenica 20 ottobre 2013

Le caserme sul Carso triestino

Ritrovo ore 9,30 a Grotta Gigante, nella piccola piazzetta del borgo



Percorso
L’uscita prevista questo autunno per la provincia di Trieste è stata scelta per la specialità delle strutture abbandonate che incontreremo. Visiteremo, infatti, caserme abbandonate, una polveriera, un ex campo per le esercitazioni militari e un centro di raccolta e smistamento dei profughi giuliani.
Tutto questo in pochissimi chilometri, ma con l’intento di comprendere come mai a Trieste non fossero state previste opere di arresto, ma solo una difesa con mezzi corrazzati che si sarebbero mossi lungo lo stretto corridoio dell’altipiano carsico rimasto all’Italia dopo la Seconda Guerra Mondiale.
Tempo di percorrenza: 7 ore
Grado di difficoltà: nessuno e, a parte la lunghezza, è adatta a tutti
La caserma Dardi vista dall’alto è densa di camerate, depositi dei mezzi e magazzini abbandonati

Motivazioni per la scelta dell’itinerario       
Dopo aver visto l’organizzazione spaziale delle difese friulane che sarebbero state garantite dai battaglioni d’arresto, cercheremo di comprendere il ruolo della linea avanzata triestina, predisposta dopo l’allontanamento degli alleati dal territorio di Trieste.
La prima struttura che incontreremo è la Caserma Dardi della Brigata Corrazzata Vittorio Veneto. Si tratta di un ampio recinto ricco di strutture per l’abitazione dei militari di truppa, e di depositi per i mezzi corazzati, abbandonato dalla metà degli anni ’90.
Caserma Dardi, ingresso
La Vittorio Veneto era distribuita tra Trieste, Villa Opicina, Grotta Gigante, Banne e Cervignano e come fanteria corazzata aveva il compito di reggere un eventuale attacco dal Carso e sul Carso. La difesa era chiaro sarebbe stata del tutto inutile visto che le prime forme di resistenza “dura” si sarebbero incontrate solo a Monfalcone, sulla soglia goriziana che visiteremo con la prossima escursione. Del resto la Brigata corrazzata, fondata nel 1975, aveva un significato più che altro psicologico per una Trieste allora completamente sbilanciata verso Est e attraversata da un dibattito cittadino tutto centrato sulla conflittualità tra destra nazionalista e sinistra internazionalista.
La dimensione delle strutture abbandonate è la cifra dell’escursione che andremo ad affrontare ed è la concreta materializzazione della propaganda nazionalista contrapposta alla paura di una esondazione comunista nell’estremo confine orientale di una nazione allora completamente sbilanciata verso Occidente.
Oggi il fine e delicato ambiente carsico è sottoposto a trasformazioni dettate da un diffuso abbandono delle attività agricole e di pascolo, ma al selvatico che avanza sui campi si somma quello che sta occultando le aree militari dismesse. Queste aree sono la memoria di un passato recente, di una paura diffusa, ma esorcizzata dai mezzi militari che attraversavano l’altipiano dei villaggi sloveni con il loro carico di italiani provenienti da tutta la penisola.
La nostra escursione finirà, invece, in un edificio simbolo del periodo della guerra fredda e della contrapposizione ideologica e politica lungo il confine orientale, il centro di raccolta dei profughi giuliani in fuga dalla Yugoslavia a Padriciano. Un luogo costruito dal presidio angloamericano come un recinto militare, ma utilizzato negli anni ’50 come centro per gli italiani in fuga. Qui sono transitati migliaia di profughi accolti e assistiti, ma separati dagli abitanti del Carso rimasto all’Italia. Insomma, visiteremo recinti per macchine da guerra e recinti per i profughi di una guerra silenziosa che ha percorso il litorale adriatico. Recinti giustificati solo dalla paura percepita su un confine europeo che oggi si è trasformato in una cerniera. Proprio per questo motivo questi “fossili della modernità” rischiano di essere muti per le nuove generazioni che non hanno subìto gli effetti di antiche paure o le ripercussioni di traumi territoriali.

Descrizione del percorso   
Partiremo dal centro di un villaggio “a mucchio” tipicamente carsico, Borgo Grotta Gigante, ancora perfettamente leggibile nel suo disegno tentacolare che si innervava nel paesaggio delle praterie pastorali ormai quasi scomparse.

Il villaggio, la caserma e la polveriera a destra
I depositi abbandonati

Le strutture che si possono vedere dall'esterno del recinto sono tutte molto recenti tanto che solo nel 1994, proprio quando si profilava la dismissione della caserma, venivano realizzate alcune palazzine per i militari in servizio, dotate di ogni comfort. Pochi mesi dopo venne decisa la dismissione della caserma dimostrando l’incapacità di programmare la spesa pubblica.
Nel 2009 l'Amministrazione comunale di Sgonico ha incaricato uno studio di architettura di studiare le possibilità di recupero di una tale struttura.
La restituzione di tre scenari di recupero dimostra, nel desolato paesaggio dell'abbandono, la difficoltà di intervenire concretamente. Le ipotesi di utilizzare l'area per strutture industriali e artigianali, centri di istruzione e formazione, o l'ipotesi di residenze collettive sembra un sogno impossibile per una struttura militare che ha una dimensione quattro volte maggiore dell'intero villaggio carsico.
Dopo le voci che volevano che la caserma “Ferruccio Dardi” di Sgonico stesse per diventare un Centro di identificazione di immigrati simile a quello di Gradisca o persino un carcere, oggi sembra che stia per essere adibita ad “attrezzature pubbliche e di pubblica utilità”, come deliberato dal Consiglio comunale che dovrebbe riqualificare le due palazzine all’ingresso mentre per il resto dei sei ettari di area il comune si aspetta l’intervento dei privati.


L’ingresso alla polveriera di Borgo Grotta Gigante
Anche la grande polveriera di via Brigata Casale è posta in un ambiente particolarmente interessante e conserva il patrimonio botanico di una sopravvissuta porzione della landa carsica. La polveriera di Borgo Grotta Gigante misura 149.741 metri quadrati perfettamente recintati ed è stata abbandonata dal 1994. Basterebbe reintrodurre animali all’interno del recinto per conservare almeno la landa, mentre le strutture vuote dei depositi potrebbero essere recuperate come stalle.
Con l’escursione sfioreremo l’insediamento abbandonato percorrendo tratturi che collegavano anticamente il villaggio con l’insediamento di Opicina. Facendolo sfioreremo anche la sola caserma della zona ancora utilizzata, la Brunner. Questo insediamento è stato più volte messo in crisi dall’ipotesi di trasferimento di questa piccola guarnigione a Gorizia. Certo è che al giorno d’oggi la logica localizzativa delle truppe non ha alcun senso rispetto al vecchio confine della guerra fredda e pone il problema che le logiche dell’utilizzo dell’esercito, su uno scacchiere di incertezza mediterranea, potranno in un prossimo futuro giustificare ulteriori abbandoni.
Con l’escursione transiteremo per il centro di Opicina, un altro insediamento privo di geometria e centralità, come nella tradizione dei borghi agricoli del Carso, per dirigerci verso Banne. Qui avremo modo di salire la leggera pendenza della strada alberata che conduce alla caserma di Monte Cimone che ospitava l'VIII gruppo di artiglieria semovente Pasubio. La caserma è stata chiusa nel 1995 e non ci sono ancora idee su cosa farne, anche perché ci sembra che  la dismissione non sia ancora stata formalizzata.
In quest’area nel Settecento c’era una azienda di allevamento ovino e caprino chiamata “Mandria” che fu curata da diverse famiglie borghesi tra i quali i Bidischini e i Burgstaller. Durante la Prima Guerra Mondiale l’area diventò una base per le truppe boeme impiegate al fronte e in seguito l’accampamento fu occupato (1921) dall’esercito italiano. I militari del regno costruirono le strutture più vecchie della Cantore tra il 1924 e il 1933 come testimonia con efficacia lo stile architettonico del comando.

L’ingresso alla Cimone quando la caserma era ancora utilizzata

Foto aerea della Caserma Monte Cimone
La caserma fu abbandonata all’inizio degli anni ’90 e da allora versa in un profondo stato di degrado. Per il recupero sono state avanzate diverse ipotesi con le destinazioni d’uso più varie: centro di accoglienza per immigrati, canile, campus universitario e persino penitenziario. In realtà, come mostra la foto aerea qui sotto, mentre si perde tempo gli spazi liberi stanno diventando un vero e proprio bosco che si sposa con quello cresciuto fuori dal recinto militare.

Lasciata la Cimone ci muoveremo verso Padriciano attraversando quello che una volta era il “campo carri”, cioè il luogo delle esercitazioni militari. Questo ampio tratto di prateria carsica fu tolto alle attività produttive e sottoposto a stress ambientali gravosi pur di addestrare alla guerra chi doveva prepararsi per fermare un’offensiva che non arrivò mai. Ancora una volta la servitù militare riuscì a garantire, invece, la sopravvivenza di uno speciale ambiente che nelle zone limitrofe si stava trasformando lentamente in bosco a causa della crisi dell’allevamento brado. Ora anche questo piccolo lembo di landa carsica sta degradando verso un ambiente di successioni secondarie.

Carri armati impegnati nelle esercitazioni sul “campo carri” che attraverseremo a piedi

L’ingresso della caserma  invaso dalla vegetazione spontanea
Spazi abbandonati tra i magazzini
E’ difficile pensare a come riutilizzare gli spazi esterni che sono stati storicamente pavimentatie occupati dalle tettoie dei militari
Le altane abbandonate dei militari sono un segno di antiche pratiche d’uso ormai scomparse
Gli interni della base militare sono oggetto di atti di vandalismo e di naturale degrado che tra poco renderanno costosissimo ogni sforzo di recupero
Carta delle zone ecologiche del Carso che percorreremo con l’escursione
Il campo carri oggi
Attraverso percorsi agricoli di grande bellezza e integrità raggiungeremo anche Padriciano attraversandolo per giungere al Centro di Raccolta Profughi attrezzato negli anni ’50 per accogliere gli italiani che fuggivano dalla Yugoslavia titina.
Il Museo C.R.P. di Padriciano (Centro Raccolta Profughi) è l'unico allestimento espositivo in Italia che affronta questo tema, ed è situato in un'area esclusiva che conserva inalterata la sua struttura originaria dopo la dismissione. In questo caso uno dei simboli di una lacerante guerra non armata è diventato un importante luogo della memoria.

Realizzato inizialmente quale mostra permanente nel 2004 dall'Unione degli Istriani, il Museo di Carattere Nazionale C.R.P. di Padriciano è oggi una delle strutture museali più visitate nella provincia di Trieste, tappa fondamentale nell'ambito dei "viaggi della Memoria". Se ci sarà possibile e se non avremo fatto troppo tardi con le discussioni che accenderemo per strada, vedremo di visitare anche il museo.

In serata abbiamo previsto, per chi si vuole fermare, una occasione conviviale in una trattoria locale.

Se volete vedere i grandi depositi vuoti della Dardi cliccate qui
http://www.360cities.net/it/image/caserma-borgo-grotta-gigante-trieste#761.75,6.56,80.0

Per partecipare
La passeggiata si svilupperà lungo sentieri e stradine, ma dovremo fare anche qualche tratto di viabilità asfaltata. Un paio di scarpe da ginnastica sono più che sufficienti anche se le previsioni del tempo mettono in guardia dal rischio di precipitazioni.
Lasceremo alcune auto a Padriciano e provvederemo poi a riaccompagnare gli autisti al Borgo di Grotta Gigante alla fine della visita al museo. L’escursione prevede una camminata lenta di circa sette ore priva di difficoltà. Chi viene con i figli è pregato di prestare a loro le dovute attenzioni.
Vi raccomandiamo un abbigliamento conforme alla stagione variabile soprattutto in considerazione delle previsioni del tempo, ma ricordatevi anche qualche spray antizecche.
Per i problemi finanziari dell’associazione le escursioni di Scarpe & Cervello non saranno più gratuite, ma sottoposte a una quota di rimborso spese per compensare i costi organizzativi. I non iscritti pagheranno 5 euro mentre gli iscritti 3. Per i bambini rimane tutto gratuito.

Numero massimo di adesioni: cinquanta con obbligo di prenotazione scarpe & cervello.
Per informazioni e prenotazioni:
Moreno Baccichet: 043476381, oppure 3408645094, bccmrn@unife.it
Legambiente del Friuli Venezia Giulia: 0432 295483, info@legambientefvg.it, in orario d’ufficio
Informazioni aggiornate saranno inserite nel sito dell’associazione: www.legambientefvg.it e www.scarpecervello.blogspot.it

Per il tuo smartphone

Per informazioni e prenotazioni:
Moreno Baccichet: 043476381, oppure 3408645094, bccmrn@unife.it
Legambiente del Friuli Venezia Giulia: 0432 295483, info@legambientefvg.it, in orario d’ufficio (lun-ven 9:00-13:00)
La tessera di Legambiente: per partecipare all'iniziativa non è obbligatorio essere iscritti a Legambiente seppure, per i nostri interessi generali, questa adesione sia caldeggiata.
Coloro che infatti sono soci di Legambiente sono coperti da assicurazione sia nel caso procurino un danno a terzi, sia in caso di infortunio.
Non sono assicurati i “non Soci” che partecipano alle iniziative e che dovessero infortunarsi, lo sono solo se la responsabilità del loro danno è riconducibile al Circolo o ad un Socio del Circolo stesso.
Il pranzo di norma sarà frugale e al sacco. Dove precisato ci sarà la possibilità di accedere a forme di ospitalità locale di qualità fruendo di locali e ristori dotati di un particolare valore aggiunto. Ogni partecipante penserà a sé, ma se qualcuno porta vino e dolci anche per gli altri sarà particolarmente apprezzato.




   






5 commenti:

  1. IL PICCOLO - SABATO, 9 novembre 2013
    SEGNALAZIONI - Alberi - Lo scempio della “Cimone”
    A causa dei due incendi avvenuti alla caserma Monte Cimone di Banne, ho avuto modo di vedere il taglio indiscriminato effettuato dalla ditta incaricata, naturalmente autorizzata dall'agenzia dal Demanio e anche con il consenso del Corpo Forestale (spero). Mi chiedo: era proprio necessario attuare una pulizia che definirei drastica, tagliare alberi di alto fusto che formavano viali e piazzole ombreggianti? Sono passati cinque eserciti nell’arco di un secolo e non sono riusciti a compiere un simile disastro ambientale. Nessuna autorità è intervenuta per fermare tale disastro. Come diceva la buonanima, a pensar male si fa peccato ma delle volte ci si azzecca, mi sembra che si stia ripetendo lo scempio naturalistico come in Val Rosandra. Non vorrei che le autorità avessero dei secondi fini, come sentito da “Radio Naia” parla della costruzione di un mega carcere nella Regione o anche delle palazzine con fondi europei. Con il taglio di tutti quegli alberi l'area emersa può servire a tale scopo. Vorrei porre all'attenzione di tutti che Banne, essendo un piccolo borgo carsico, non può aumentare la sua popolazione per non rompere l'equilibrio della comunità. Faccio presente alle autorità competenti che anni addietro una ditta proveniente dalle Marche (autorizzata dal Demanio di Udine) incaricata della messa in sicurezza e dello smontaggio delle tettoie keller (parcheggio carri armati) e cavi elettrici in rame, tolse i due passamani in ferro battuto di tre piani dell'allora palazzina Comando, le Belle Arti erano al corrente? Autorizzati da chi? E siamo sicuri che era tutto per la messa in sicurezza della caserma?
    Tullio Predonzan

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  2. IL PICCOLO - DOMENICA, 10 NOVEMBRE 2013 - Pagina 45 - Cronaca Trieste

    «Restituiamo questi spazi alla città» Ex caserma di via Rossetti occupata

    Blitz del gruppo Zlt, composto da persone vicine ai centri sociali: «Nasce la Zona Liberata di Trieste» Oggi alle 15 indetta un’assemblea aperta a tutti per illustrare motivazioni e iniziative

    di Matteo Unterweger
    Un blitz nella mattinata di ieri. E l’ex caserma Vittorio Emanuele III di via Rossetti, da anni ormai una sorta di comprensorio fantasma in attesa di conoscere la propria futura destinazione d’uso, è stata occupata. «Per sbloccarla e restituirla alla città», spiegano i promotori dell’azione, un gruppo di una cinquantina di effettivi fra persone vicine ai centri sociali, alla Casa delle Culture e aderenti al Coordinamento studenti medi Trieste. «Con l’occupazione dell’ex caserma di via Rossetti nasce Zlt, la Zona Liberata di Trieste: 12 ettari nel centro della città, con enormi spazi e caseggiati, già altrimenti destinati alla vendita a scopo di speculazione immobiliare. La solita banale e noiosa routine da parte di quell’1% che continua ad arricchirsi di rendita e speculazione in una città già satura e stretta tra il Carso e il mare», scrivono i protagonisti dell’iniziativa. Che chiedono così la restituzione alla città di spazi enormi ad oggi inutilizzati, in modo da metterli a disposizione della gente, della comunità, delle idee e delle attività dei cittadini, anche di quanti hanno dovuto chiudere le proprie sedi ed esperienze lavorative perché impossibilitati dalla crisi a far fronte a pagamenti, scadenze, debiti. Il collettivo Zlt punta a realizzare un «hub di libertà ed entusiasmo», «con una imprescindibile vocazione antirazzista e antifascista», e vuole quindi «spazi, non soldi. E non chiedeteci denaro» perché «c’è più ricchezza nel liberare energie che - scrivono in un comunicato postato anche in rete - nell’intrappolarle con richieste impossibili». Oggi nel pomeriggio, alle 15, il gruppo Zlt illustrerà nel corso di un’assemblea pubblica aperta a tutti (che si terrà nel salone della palazzina subito a destra rispetto all’ingresso principale nel comprensorio) le motivazioni che hanno dato origine all’azione, articolata in parallelo con quanto messo in atto a Treviso dal collettivo Ztl, andato a occupare l’ex caserma Salsa. Nell’incontro odierno saranno definite poi non solo la durata del presidio in via Rossetti - che pare non si protrarrà comunque per più di due-tre giorni - ma anche le nuove iniziative volte a dare una scossa a una città «bloccata e impantanata - evidenziano - nella viscosità di una crisi permanente creata da quegli stessi meccanismi che vorrebbero essere imposti come soluzione». Dopo essere riusciti a entrare attraverso un varco nell’area, inserita nel piano vendita del Demanio, i componenti del collettivo Zlt hanno aperto - è bastato spingerlo - il cancello che dà su via Rossetti. Per rendere così l’ex caserma accessibile dall’esterno a tutti. Un grande striscione è stato appeso all’ingresso: «Zona Liberata di Trieste!». E dentro, una scritta disegnata su un pannello: «Uno spazio abbandonato funziona meglio se occupato». Il collettivo ha quindi deciso di concentrare le attività - oltre all’odierna assemblea, anche la festa di ieri sera - nell’edificio che dà frontalmente su via Rossetti, nell’ampissimo spazio del salone al primo piano, inutilizzato come il resto del comprensorio. Nelle palazzine, evidenti i segni del tempo trascorso in questi ultimi anni senza una gestione, specie i graffi della bora accanitasi soprattutto sulle finestre. In alcuni immobili, anche le tracce lasciate da quanti, presumibilmente nei periodi più freddi, li hanno raggiunti probabilmente per trovare un riparo. Ieri Digos e carabinieri hanno effettuato un sopralluogo sul posto, parlando con i referenti del gruppo. La situazione viene quindi tenuta sotto osservazione.

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  3. Comprensorio inutilizzato da anni, in attesa di alienazione - BENE DEMANIALE
    La Caserma Vittorio Emanuele III da tempo non ospita più reparti militari. Dopo lo scioglimento del 1.o Reggimento fanteria San Giusto, nel 2008, nella sede continuò a operare per più di un anno il cosiddetto “nucleo stralcio”, un team ridotto, sempre dell’Esercito, incaricato di chiudere anche amministrativamente (contratti con i fornitori, con gli erogatori di servizi) la struttura, oltre che di presidiarla fino al trasloco di attrezzature, mezzi e altro materiale recuperabile. Il “San Giusto” venne ricostituito, come fanteria motorizzata, nel 1975. Come per i lagunari e gli alpini, l’unità venne per molti anni “alimentata” con una forte aliquota di giovani locali e della regione, in servizio di leva. La conoscenza dell’area avrebbe, si pensava, accresciuto l’efficacia in caso di eventi bellici, dato il compito difensivo assegnato al reparto. Le “cravatte rosse”, che per via indiretta vantavano la più alta anzianità di reparto di tutto l’Esercito (ben 384 anni), si trasformarono da operative a reggimento di addestramento reclute nel 1991, alla fine della Guerra fredda, fino al 2008 quando la Bandiera di guerra fu trasferita al Vittoriano, a Roma. Oggi la Caserma Vittorio Emanuele III fa parte del Demanio, in attesa di essere alienata e riconvertita a uso civile. Il 12.o Reparto infrastrutture di Udine ne è responsabile dal punto di vista manutentivo (interventi solo d’emergenza) mentre la sicurezza del sito è affidata non più all’Esercito ma alle forze dell’ordine.

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  4. Salve a tutti, vorrei visitare la Caserma "Giorgio Marussig" Carnia (UD) sapete se è possibile?

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    1. E' chiusa e usata dal comune per depositare sul piazzale cassonetti e materiale. Devi parlare con loro. Sulla strada sul lato c'è un varco nella recinzione.

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