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venerdì 27 dicembre 2013

Costruire insieme una carta partecipata delle aree militari dismesse in Friuli Venezia Giulia

Con questo post vi chiediamo di collaborare attivamente al nostro progetto di mappatura dei siti militari dismessi o in via di dismissione.
Nel tentativo di costruire una mappatura del fenomeno il più possibile esaustiva ed estesa, abbiamo deciso di assegnare diversi territori ai compilatori della schedatura, attribuendo un comune a ogni ricercatore volontario. Per meglio dire, vi chiediamo di candidarvi per coprire ed esplorare il comune che credete meglio indagare, per rintracciare sul luogo i segni archeologici o parzialmente attivi della storica colonizzazione militare legata alla guerra fredda.

Legambiente FVG nel 2013 ha condotto una impegnativa ricerca sulle tracce dalla presenza militare del secondo dopoguerra e a primavera del 2014 organizzerà un convegno per rendere evidente un veloce e progressivo fenomeno di decolonizzazione. Su questo argomento le informazioni disponibili sono poco omogenee e ufficiali e per questo vi proponiamo di partecipare alla costruzione di un quadro di conoscenze che venga dal basso. Una carta che si completa con le singole esperienze e memorie di decine di volontari.
Per condurre l’indagine in modo omogeneo abbiamo approntato una scheda di censimento che dovrete cercare di compilare tenendo conto dei suggerimenti dati. Queste schede saranno poi pubblicate sul blog di Scarpe&Cervello, così come le due prime schede campione relative al comune di Fontanafredda (PN). I dati delle diverse schede saranno poi inseriti da noi nella “mappa partecipata delle aree militari dismesse o in corso di dismissione” che stiamo approntando sulla piattaforma di Google Earth e che potete raggiungere copiando e incollando sul vostro programma di navigazione il seguente indirizzo:
Potete usare questa mappa per individuare le strutture militari ufficialmente dismesse vicine a voi e inserite ad oggi da Walter Coletto che tradurrà nella carta tutte le informazioni che ci manderete.
Quello che vogliamo ricostruire è il mosaico e la strategia con la quale si disegnò un assetto territoriale delle difese del nostro settore di nord-est, quello che avrebbe dovuto reggere l’urto di una attesa invasione terrestre.
Per mezzo secolo il Friuli Venezia Giulia è stata la regione delle caserme, ma anche quella delle postazioni dei battaglioni d’arresto, delle polveriere, dei poligoni di tiro, delle marce e dei convogli militari. Siamo cresciuti all’interno di un paesaggio influenzato dai grandi conflitti internazionali e oggi, che lo scacchiere delle strategie ha modificato i suoi obiettivi, ci troviamo un territorio ingombro di oggetti dei quali non sappiamo più cosa fare. Se era facilmente comprensibile la strategia di costruzione del grande arco della difesa porosa del nord-est, non è allo stesso modo possibile riconoscere un “piano” di riappropriazione di questi enormi spazi oggi privi di destinazione o sottoutilizzati. Noi vogliamo cercare di fare quello che l’ente Regione dovrebbe fare per noi, cercare di costruire un “quadro” di cosa sta succedendo in questo settore per poi riuscire a costruire un tavolo di dibattito e progettazione che coinvolga lo Stato e gli enti territoriali del FVG.
Volete darci un aiuto concreto?
Cosa potete fare per partecipare a questa campagna di rilevamento e di cartografia partecipata?
Per essere utili nella costruzione di questo mosaico non serve avere doti particolari se non una certa curiosità.
Per cominciare dovete comunicarci su quale comune intendete operare, in modo da non creare schede doppie. Inviateci una mail a questo indirizzo: moreno.baccichet@gmail.com (proponete anche una o più opzioni di riserva nel caso che il comune scelto sia già stato affidato a un altro ricercatore).  Per mail vi confermeremo l’affidamento dell’indagine e potrete provvedere a compilare la scheda, o le schede se le strutture individuate sono più di una. Infatti, per ogni sito individuato nel vostro comune di ricerca dovrà essere realizzata una specifica scheda di censimento. Noi, come coordinamento regionale, provvederemo a inserire le informazioni da voi raccolte sulla carta e sul blog.
La mappa che costruiremo non sarà certo un prodotto finito, come anche le schede di rilevazione potranno essere migliorate sulla base dei suggerimenti che arriveranno da chi consulterà la carta che produrremo. Per ora ci sembra importante porre all’attenzione regionale un grande fenomeno di trasformazione territoriale che altrimenti viene percepito dall’opinione pubblica sulla scorta di singoli e sporadici episodi. Il nostro interesse è quello di dimostrare che siamo in presenza di una grande trasformazione territoriale non governata, per molti versi simile a quella dell’abbandono di ampi territori un tempo coltivati e oggi lasciati all’avanzata del selvatico.
La differenza sostanziale è che crediamo che la nostra regione, dopo essere stata usata per decine di anni come supporto per una strategia utile alla nazione intera, non debba essere lasciata da sola nel momento in cui si tratta di elaborare un processo di riconversione territoriale. Dentro e fuori dai confini regionali si devono disegnare i nuovi assetti e i dispositivi progettuali per governare il fenomeno.
Per ogni problema durante le fasi di schedatura telefonate a Moreno Baccichet 3408645094 oppure scrivete a moreno.baccichet@gmail.com
Le schede compilate, invece, inviatele a info@legambientefvg.it. Verranno pubblicate sul blog.
Nella mail ci dovrà essere la scheda compilata e gli originali delle fotografie che intendete pubblicare sul sito.
Ringraziamo fin da ora chi vorrà aiutarci.

mercoledì 13 novembre 2013

Escursione domenica 17 novembre 2013 - La “soglia” di Monfalcone e i suoi bunker

Scarpe & Cervello 2013
La “fortezza” FVG

Domenica 17 novembre 2013

La “soglia” di Monfalcone e i suoi bunker

Ritrovo ore 9,30 a Monfalcone a piazzale Tommaseo, lungo via Romana, la parallela alla statale per Trieste

La feritoia di un osservatorio ormai sommerso dalla vegetazione spontanea

Percorso
L’ultima escursione del 2013 ci porterà a esplorare un settore particolare della regione, cioè una sorta di transetto difensivo costruito a cavallo della statale che collega Monfalcone a Trieste, pensato prima che il capoluogo provinciale ritornasse a far parte, a pieno titolo, dell’Italia.
A differenza di ciò che abbiamo visto sul Carso triestino qui ci sposteremo soprattutto lungo una miriade di piccole postazioni di tiro predisposte per mitragliatrici e cannoni. Le postazioni dei battaglioni d’arresto erano distribuite sui colli più alti e nei pressi delle strade che dovevano controllare e tenere sotto tiro. Di fatto si trattava di una presenza diffusa e discreta, molto mimetizzata. Partendo dalla periferia di Monfalcone saliremo su almeno tre colli transitando anche per le zone umide retro collinari.
Tempo di percorrenza: 7 ore
Grado di difficoltà: qualche strappo in salita su sentieri per lo più segnati

Prenotazioni

Motivazioni per la scelta dell’itinerario       
La paura di un attacco potente e improvviso sconsigliava di avere lungo il confine strutture militari che potevano cadere in mano al nemico con facilità. In compenso si predispose una difesa duttile e porosa, che per certi tratti seguiva o affiancava le linee della prima guerra mondiale. Si trattava di postazioni quasi sempre isolate, raggiungibili da camminamenti che con l’andare del tempo sono stati ingoiati dalla vegetazione.   

L’accesso a una postazione interrata

Il compito delle postazioni era quello di tenere sotto tiro le principali strade di collegamento. Per esempio a Visentini, nel Vallone che porta a Gorizia, una decina di postazioni servite da una casermetta molto piccola avevano il compito di tenere sotto tiro la strada da una posizione alta e lontana. L’importanza del tema della mira e dello sparo, come in antico, muoveva la scelta delle posizioni da presidiare e custodire con le opere in cemento. Un fitto sistema di postazioni minori avrebbe garantito le batterie anticarro rispetto a possibili accerchiamenti della fanteria. La difesa, a differenza di quella pensata per la prima guerra mondiale, non si poteva disegnare con una linea, ma con un sistema di minuscoli punti e di raggi di circonferenza ascrivibili alla precisione dell’arma.
Una delle scale in cemento che collegano i bunker con la superficie

Percorrere questo ambiente disseminato di postazioni -siamo riusciti a rintracciarne solo una piccola parte-, ci farà comprendere l’importanza interpretativa che le tecniche di guerra esercitano rispetto al paesaggio. Progettare una simile infrastruttura portava i militari a dover conoscere con attenzione i luoghi che venivano necessariamente reinterpretati e modificati.

Veduta dalla cima Dablici verso il lago e il colle di Pietrarossa

Le colline carsiche, allora poco alberate, e le delicate pianure umide divennero oggetto di un originale piano di difesa che cercheremo di comprendere sul posto. Non una linea di vera tenuta, ma uno spazio profondo alcuni chilometri difeso da corpi specializzati nel produrre i massimi danni alle colonne corazzate che comunque sarebbero passate. Centinaia di minuscoli punti di resistenza che avrebbero dovuto resistere per qualche giorno in attesa di un contrattaco che, come l’offensiva, non si è mai verificato.
A distanza di due decenni dalla dismissione della linea ci si può cominciare a chiedere il senso di questi oggetti abbandonati nel territorio e su come anche questa insensata spesa possa diventare utile alla società prossima a venire.

Trincee di appoggio collegate ai bunker

Descrizione del percorso   
Partiremo da via Romana, all’altezza di una piccola piazzetta alberata dedicata a Tommaseo, e saliremo verso la collina di Sablici dove godremo, tempo permettendo, di speciali panorami sulla costiera urbanizzata di Monfalcone. Scenderemo poi verso la zona di Pietrarossa, caratterizzata dal bel lago che vedremo però dall’alto salendo la collina del Debeli che si aprirà sulla pianura e sul lago di Doberdò. Da qui la vista è speciale e spazia sugli ambienti retro collinari.

Veduta dal colle verso l’Istria

Qui transiteremo nelle vicinanze del lago-palude per poi salire il versante successivo dirigendoci verso il rifugio Cadorna e raggiungendo le postazioni realizzate sul monte Gradina.
Lungo tutto l’itinerario incontreremo bunker in cemento che rendono esplicito il fatto che non sono stati costruiti in occasione della Grande Guerra. 

Torretta mimetizzata sul Sablici

Si tratta di oggetti piccoli e abbandonati, non riconvertibili, testimoni di una guerra fredda che si portava dietro divieti, vincoli, pratiche d’uso territoriali ormai inutili.
Strutture fortificate sulle pendici del Gradina
In serata abbiamo previsto, per chi si vuole fermare, una occasione conviviale in una trattoria di San Martino del Carso.

Per partecipare
La passeggiata si svilupperà lungo sentieri e stradine, con incursioni nell’ambiente naturale per visitare le postazioni che siamo riusciti a rintracciare. Il terreno è aspro e roccioso, quindi consigliamo un paio di pedule da escursione, avremo anche qualche tratto di sentiero con il fango.
Faremo in modo di avere delle auto di appoggio a Doberdò del lago che accompagneranno gli autisti al punto di partenza.  L’escursione prevede una camminata lenta di circa sette ore priva di difficoltà.  Chi viene con i figli è pregato di prestare a loro le dovute attenzioni.
Vi raccomandiamo un abbigliamento conforme alla stagione variabile soprattutto in considerazione delle previsioni del tempo, ma ricordatevi anche qualche spray antizecche.
Per i problemi finanziari dell’associazione le escursioni di Scarpe & Cervello non saranno più gratuite, ma sottoposte a una quota di rimborso spese per compensare i costi organizzativi. I non iscritti pagheranno 5 euro mentre gli iscritti 3. Per i bambini rimane tutto gratuito.

Numero massimo di adesioni: cinquanta con obbligo di prenotazione scarpe & cervello

Per informazioni e prenotazioni:
Moreno Baccichet: 043476381, oppure 3408645094, bccmrn@unife.it
Legambiente del Friuli Venezia Giulia: 0432 295483, info@legambientefvg.it, in orario d’ufficio (lun-ven 9:00-13:00)
La tessera di Legambiente: per partecipare all'iniziativa non è obbligatorio essere iscritti a Legambiente seppure, per i nostri interessi generali, questa adesione sia caldeggiata.
Coloro che infatti sono soci di Legambiente sono coperti da assicurazione sia nel caso procurino un danno a terzi, sia in caso di infortunio.
Non sono assicurati i “non Soci” che partecipano alle iniziative e che dovessero infortunarsi, lo sono solo se la responsabilità del loro danno è riconducibile al Circolo o ad un Socio del Circolo stesso.
Il pranzo di norma sarà frugale e al sacco. Dove precisato ci sarà la possibilità di accedere a forme di ospitalità locale di qualità fruendo di locali e ristori dotati di un particolare valore aggiunto. Ogni partecipante penserà a sé, ma se qualcuno porta vino e dolci anche per gli altri sarà particolarmente apprezzato.


domenica 11 marzo 2012

Inaugurata la mostra dedicata alle ricerche di archeologia del paesaggio nel villaggio abbandonato di Longiarezze

Il 25 febbraio del 2012 a Dardago è stata inaugurata la mostra che si intitola Archeologia del Paesaggio: L'insediamento medievale di Longiarezze a Budoia.
L'evento ha previsto l'intervento di Roberto De Marchi, sindaco di Budoia e di Ezio Cesaratto, presidente dell'Ecomuseo Lis Aganis. La presentazione della mostra è stata affidata al prof. Guido Masé componente del Comitato Scientifico per gli Ecomusei della Regione Friuli Venezia Giulia.
La mostra chiude una ricerca sul campo durata due anni.
21 pannelli in formato A1 testimoniano i risultati di un'indagine estensiva.
Non sempre è comodo visitare il sito e la mostra e proprio per questo motivo pubblichiamo sul blog le immagini dei pannelli in formato jpg senza ulteriori commenti. Chiunque può scaricarli, studiarli, usarli... purché citi la fonte.
Questa iniziativa anticipa la pubblicazione di uno dei quaderni di Scarpe & Cervello dedicato proprio all'argomento. Se troveremo le risorse finanziarie per realizzarlo cercheremo di impostarlo in modo da delineare nuove direttrici di ricerca integrando le fonti storiche con le indagini sul campo.

Dal programma dell'inaugurazione:

Nel basso medioevo l'aumento della popolazione produsse come conseguenza uno sviluppo di nuovi centri urbani e di insediamenti agricoli. Non tutti i nuovi borghi ebbero però la fortuna di resistere nel tempo e alcuni di questi divennero insediamenti temporanei. Nella giurisdizione dei signori di Polcenigo la colonizzazione delle aree più fertili del versante fu risolta con la costruzione di un sistema di proprietà agricole (masi) sparsi tra La Mont e Longiarezze. Il primo insediamento riuscì a sopravvivere e a trasformarsi in parte in quello che conosciamo come Mezzomonte, mentre il secondo fu abbandonato già nel XVI secolo per trasformarsi in un complesso di stalle al servizio della popolazione insediata a Dardago e a Budoia. Oggi quei fertili ripiani sono invasi dalla vegetazione, ma una ricerca sul campo ha permesso di cogliere il significato e i segni archeologici di questo progressivo abbandono degli spazi attrezzati dall'uomo per la coltivazione.

La mostra, organizzata in una ventina di pannelli, ricostruisce le fasi della colonizzazione e quelle della trasformazione della borgata, fino ad affrontare il problema dell'impronta umana impressa persino nelle fasi della trasformazione dell'ambiente selvatico.










































venerdì 23 settembre 2011

Archeologia del paesaggio: tecniche di conservazione dell'acqua sul versante calcareo




Domenica 25 settembre

Ritrovo: ore 9.30 di fronte alla chiesa di San Tomé nella Valle dell’Artugna a Dardago (Budoia).
L’escursione si farà solo con il bel tempo.

La “lama” di Casera Val di Lama nella veste invernale

In età medievale (XII-XIII sec.) i signori di Polcenigo riorganizzarono la scarpata montana attrezzandola con la costruzione di una serie di residenze agricole immerse nei terreni coltivati. L’ambito era posto a cavallo dei territori di Polcenigo e Budoia e vide nascere un sistema di villaggio composto da Longiarezze e Mezzomonte, mentre a monte c’erano delle importanti stalle private all’interno dei prati. Le case di Longiarezze furono abbandonate già nel XVI secolo e furono trasformate in stalle, mentre le case di Mezzomonte si ampliarono trasformando l’insediamento in un paese.
Con l’escursione, partendo dal sito dell’insediamento del paleolitico, vogliamo cogliere l’occasione per svolgere in comune una serie di indagini osservazionali sugli oggetti che attualmente compongono il paesaggio della scarpata cansigliese. Uno spazio aspro e privo di acque superficiali con il quale la popolazione locale dovette lottare per garantirsi le risorse necessarie. Oggi quei luoghi sono ricchi di memorie archeologiche visibili a tutti perché non sepolte.
Durante l’escursione avremo il modo di analizzare un paesaggio un tempo umanizzato e oggi quasi completamente inselvatichito, le sue diverse tradizioni edilizie, i percorsi, la forma delle marginature, la forma dei campi coltivati e degli ex prati e soprattutto le modalità di cattura dell’acqua.
Nell’escursione settembrina descriveremo i “fossili” che siamo riusciti a individuare durante le esplorazioni invernali, mostrando le diverse strategie nella cattura e conservazione dell’acqua.
In modo particolare raggiunto Col Scussat cercheremo di rendere evidenti i luoghi segnati dai serbatoi dell’acqua. Abbandonato l’antico insediamento permanente saliremo il versante lungo una delle principali vie utilizzate per sfruttare i pascoli alti. Così raggiungeremo le stalle di Chiavalir (private) e la malga pubblica di Casera Val di Lama (1.108m). Qui, di fronte a uno straordinario stagno artificiale costruito da antichi allevatori per garantire a uomini e animali una riserva d’acqua, finirà la nostra escursione.
A novembre una esposizione renderà conto dei risultati delle ricerché.

Per partecipare
Per arrivare al punto di ritrovo raggiungete Pordenone e da qui prendete a nord-ovest le indicazioni per Roveredo e poi Budoia. Lungo la pedemontana pigliate la deviazione per Dardago per poi attraversare tutto il paese inoltrandovi lungo la frattura della valle dell’Artugna, o Val di Croda. Proseguite fino alla fine della strada asfaltata e poco più avanti a destra, dopo aver superato una sbarra e il guado sul ruscello troverete l’antica chiesa di San Tomé (449 m.).
Sono indispensabili scarpe e abbigliamento da montagna.
L’escursione durerà 6-7 ore e prevede un dislivello di circa 650 metri.
Pranzo al sacco.
Numero massimo di adesioni 40

ISTRUZIONI PER L'USO
Cosa portarsi al seguito
Per motivi logistici ogni partecipante dovrà avere uno zaino per l'escursione nel quale vi consigliamo di inserire una mantella impermeabile o K-way, una borraccia per l'acqua, maglione, ed un eventuale cambio di biancheria. E’ evidente che daremo seguito all’escursione solo se ci sarà il bel tempo.

Difficoltà
Non si tratta di una consueta escursione e l’obiettivo non è quello di stabilire dei record di velocità di marcia su sentiero, ma quello di “esplorare” insieme la zona attraversata.
Molto tempo sarà dedicato all’osservazione dei luoghi.

La tessera di Legambiente
Per partecipare all'iniziativa non è obbligatorio essere iscritti a Legambiente seppure, per i nostri interessi generali, questa adesione sia caldeggiata.Coloro che infatti sono soci di Legambiente sono coperti da assicurazione sia nel caso procurino un danno a terzi, sia in caso di infortunio.Non sono assicurati i “non Soci” che partecipano alle iniziative e che dovessero infortunarsi, lo sono solo se la responsabilità del loro danno è riconducibile al Circolo o ad un Socio del Circolo stesso.


Per informazioni:
Moreno Baccichet: 043476381, oppure 3408645094, liquentia@libero.it
Legambiente del Friuli Venezia Giulia: 0432 295483, info@legambientefvg.it,

venerdì 29 luglio 2011

Il recupero dei paesaggi: il CAI segna il sentiero di San Daniele di Barcis

Qualche volta le cose che proponiamo ricevono attenzione e alla lunga qualcuno le realizza con noi. Nel 2009 avevamo organizzato una escursione dedicata a uno speciale sentiero alpino in comune di Barcis. Un sentiero che seguiva il tracciato percorso annualmente da una processione bassomedievale che dal paese del fondovalle saliva alla chiesa di San Daniele. Lo scorso anno avevamo anche pubblicato nel primo quaderno di Scarpe & Cervello alcune note che rendevano esplicito il tema del confine devozionale che passava sul crinale del colle di San Daniele e del Col del Lovo.
Ora il CAI ha segnato la vecchia via processionale e ha ripubblicato il mio saggio su quell'itinerario. Lo si può semplicemente scaricare a questo indirizzo:
Buona lettura

lunedì 13 dicembre 2010

UN NUOVO LIBRO SULL'ARCHEOLOGIA DEL PAESAGGIO


Sabato prossimo a Tramonti di Sopra verrà presentato un volumetto edito dall Ecomuseo "Lis Aganis" e dal comune e curato da Pietro Piussi. L'argomento apparentemente etnografico e dedicato alla storia di un taglio boschivo in realtà rende esplicita per la prima volta in Friuli Occidentale un filone di ricerca che si rifà alle più moderne teorie investigative dell'archeologia del paesaggio. Uno degli ambienti più selvaggi della provincia di Pordenone viene così descritto come ricco di una storia antropologica che rimane impresa come una impronta su un territorio tanto selvaggio nonostante il tempo. L'epopea dell'ultimo taglio boschivo, svoltosi a cavallo della seconda guerra mondiale, viene descritto da Piussi e i suoi collaboratori come una grande impresa di riconquista degli spazi addomesticati dall'uomo a partire dal medioevo e poi progressivamente abbandonati. L'indagine usa materiali diversi, documenti d'archivio, memorie locali, indagini di campo e riscontri fisici tipici dell'archeologia di superficie. Persino le presenze vegetali e le loro forme vengono interpellate da Pietro Piussi che sul fronte dell'archeologia forestale è stato senza dubbio il maestro per molti ricercatori. Come dimenticare i due numeri di Quaderni Storici degli anni '80 curati con Diego Moreno e Oliver Rachkman. Il libro di "Piero" è senza dubbio un esempio di come la storia dei luoghi, anche nel nostro territorio, può essere spinta ai livelli della ricerca europea. Dai villaggi si espressero modalità di sfruttamento delle risorse del tutto speciali. Nel XVI secolo furono edificati sbarramenti artificiali (stue) per regolare le condotte del legname tagliato nel bosco. Nella prima metà del XX secolo fu costruita una delle più lunghe teleferiche delle Prealpi Carniche. Il lavoro della teleferica si affiancò a quello del taglio dei boschi in un periodo in cui ormai la pastorizia nell’Alta ValMeduna era in grande crisi e al paesaggio delle praterie artificiali già si sostituiva quello della foresta. La ricostruzione storica dell’ultimo taglio dei boschi in questo settore delle Prealpi Carniche è l’occasione per dare ragione della condizione attuale dei territori all’interno di un lungo processo di evoluzione del paesaggio, non privo di contraddizioni. Questa indagine di archeologia del paesaggio rende esplicito il continuo processo di conquista e di abbandono degli spazi nelle dinamiche di utilizzo delle risorse da parte delle comunità alpine.

Comune di Tramonti di Sopra Ecomuseo Regionale delle Dolomiti Friulane “Lis Aganis”
In collaborazione con il Circolo culturale Menocchio di Montereale Valcellina
Con il sostegno della Fondazione Crup, il Parco Naturale Dolomiti Friulane e la Pro Loco di Tramonti di Sopra e il contributo della Banca di Credito Cooperativo di San Giorgio e Meduno
La S.V. è invitata alla presentazione del volume Uomini e paesaggi nell’Alta Val Meduna L’ultimo taglio dei boschi a cura di Pietro Piussi
sabato 18 dicembre 2010 alle ore 17
presso la Sala Polifunzionale del Comune di Tramonti di Sopra

sabato 16 agosto 2003

Scarpe & Cervello 2003 Castelli e borghi fortificati da riscoprire



L'iniziativa prevede la visita di un importante e dimenticato patrimonio storico e archeologico, indicando anche un diverso modo di porsi rispetto all'emergenza monumentale.
L'iniziativa vuole dimostrare, infatti, che più che una serie di luoghi archeologici distribuiti lungo la pedemontana, si è in presenza di una vera e propria rete di beni storici e culturali.
Le antiche viabilità, l'organizzazione dei tessuti dei centri abitati, le forme e la distribuzione dei coltivi rimandano a un'antica pianificazione medievale ancora ben evidente.
Oggi questa maglia sembra ignorata dalle nuove direttrici di sviluppo e di collegamento anche se questi luoghi non sono affatto lontani e isolati. Anzi, riscoprendoli, lungo un ideale percorso turistico che li connetta tutti, vogliamo restituire a questi luoghi un peso antico. Sono questi i baricentri dell'identità territoriale della pedemontana e il loro recupero diventa fondamentale per riscoprire questo territorio.

Con questa particolare "azione" di Scarpe & Cervello intendiamo riproporre all'attenzione pubblica un problema evidente: la gestione e la valorizzazione del patrimonio di oggetti ereditati dai nostri avi. Non siamo particolarmente preoccupati dalla stabilità ecologica di questo settore del Friuli quanto da un lento processo di disaffezione o scarsa riconoscibilità dei luoghi. Temiamo che la comunità locale corra maggiori rischi di omologazione se continueranno a venire meno i legami con la tradizione formale dei luoghi: i suoi paesaggi.
L'iniziativa di quest'autunno è tesa proprio a rendere evidente lo stato di degrado dei paesaggi tradizionali e delle loro emergenze castellane. Non a caso tutti gli insediamenti sono abbandonati e solo una minima parte degli stessi è stata scavata e restaurata.
Durante le camminate avremo modo di impostare ricerche e ragionamenti sull'antico stato dei luoghi, ma anche sulle possibilità che si presentano alle comunità locali per dare nuovi significati a castelli abbandonati e rocche distrutte.


Il programma

 Prima tappa
Domenica 28 settembre: Caneva-Polcenigo
Partenza dal castello di Caneva, ore 8,30 (il parcheggio è al piede del colle del castello)

Il castello di Caneva
Il castello di Caneva tra il 1995 e il 1998 fu scavato dagli archeologi nel settore del mastio e permise di verificare il dato storico che voleva che il castello fosse stato fondato dal Patriarca di Aquileia all'inizio del XII sec..
Nel settore centrale del castello di abitanza, cioè retto da una consorteria di "abitatores", furono trovati i resti di una necropoli altomedievale composta da uan ventina di sepolture. Si trattava di un villaggio probabilmente non fortificato, ma posto in un luogo facilmente difendibile.
La costruzione del castello va invece messa in relazione alla fondazione del porto fluviale di Sacile. Caneva, castello del patriarca, come la città del Livenza, difendeva la strada commerciale che saliva al Cansiglio per poi dirigersi verso i territori tedeschi.
Il castello cingeva un settore fittamente insediato, con case, botteghe, strade, ecc. Insomma un ambiente quasi urbano e cittadino ancora percepibile nel sistema dei terrazzamenti,
Visiteremo il mastio incamiciato del XII sec. e la "caneva" patriarcale del XIII sec. per poi visitare il fossato e i sistemi di difesa del castello.

Foto del mastio (1999)
Pianta del castello (1999)
Il sito del comune
note storiche

 Il castellir di Sarone
Si trattava probabilmente di un abitato protostorico difeso posto su uno sprone che fino a pochi anni fa sormontava l'abitato di Sarone. Noi non riusciremo a visitarlo perché da non molto tempo è stato demolito, senza che nessuno si sognasse di scavarlo, dall'ampliamento di una cava.
Ci limiteremo in questo caso ad osservare il luogo dal contrapposto Col del Fer.

La cortina di Sarone
Scendendo dal colle del castello di Caneva raggiungeremo Sarone, un villaggio che al centro dell'insediamento ospitava una fortificazione rurale, una cortina. Questa probabilmente cingeva la chiesa del borgo e poco alla volta fu demolita perché ormai inutile. Lolo la forma del suolo mantiene quei rilievi che ci permetteranno di comprendere la scelta del sito per costruire la fortificazione.
Un sito di immagini sul piccolo borgo

 Il colle di San Martino
Non abbiamo notizie di una fortificazione sorta su questo colle, ma solo di un documento che vietava la costruzione di castelli su questo strategico rilievo. Infatti in famoso patriarca Bertrando il 10 aprile del 1350 affittava ai del Ben di Sacile, una famiglia particolarmente potente, il colle di San Martino e quello del Longone con l'obbligo di non incastellare i due rilievi.

La torre del Livenza
Ai piedi del Longone, lungo il Livenza, la ricerca sui microtoponimi ci ha permesso di identificare il luogo un tempo chiamato "La torre". Il toponimo ricorda senza dubbio la costruzione di un manufatto che doveva difendere la riva del corso d'acqua e che era posto su un mendro ora scomparso. Seppure ora il luogo della torre sia in territorio di Polcenigo un tempo apparteneva alla giurisdizione di Caneva.

Il Col Longone
Come per San Martino anche il Col Longone per un certo periodo fu oggetto del divieto di costruirvi un fortilizio. In compenso su queste terre feudali in epoca moderna sorse una bella e prestigiosa villa. Attraverseremo il colle con l'intento di visitare alcuni piccoli rilievi che potrebbero essere delle tombe a tumolo.
Oggi il colle è conosciuto per l'omonima azienda agricola
  
La cortina di Coltura
Scenderemo dal colle nei pressi del sito dell'insediamento protostorico del Palù del Livenza per poi dirigerci verso Coltura.
L'indagine toponomastica ci conferma la presenza di un secondo fortilizio rurale anche nei pressi dell'abitato di Coltura. Anche questa struttura non presenta grandi permanenze del manufatto militare se non il ricordo di alcune morfologie del suolo che circonda il recinto della chiesa.
Su Coltura
  
Il castello di Polcenigo
Un documento del 963 testimonia che il castello era di proprietà regale  e che Ottone I lo concedeva al suo vassallo Vescovo di Belluno impegnato a costruirsi uno sbocco al mare acquisendo i diritti sui territori dell'ex municipio romano di Oderzo.
Il Vescovo di Belluno a sua volta concesse il castello a una famiglia di militari che divennero il signori del luogo. Il castello era posto su un colle che controllava la strada pedemontana e quella che collegava Belluno con Oderzo. Il settore sommitale era molto ampio e ospitava un borgo, la chiesa di San Pietro e le residenze dei signori. In seguito (1200) fu costruito il borgo posto al piede del colle e difeso da mura attraversabili solo attraverso due porte cittadine.
Visiteremo la struttura urbanistica della più antica lottizzazione friulana (1200) e saliremo poi al castello che, abbandonato, domina il centro storico. Qui visiteremo i segni delle difese più antiche (X sec.) e quello che resta del grande palazzo che Minuccio di Polcenigo volle edificare nel 1738 recuperando i materiali del castello e dei palazzi distrutti.

 Seconda tappa
Domenica 5 ottobre: Budoia - Aviano
Partenza dalla piazza della chiesa di Dardago, ore 8,30.
 Dardago
Anche qui la memoria toponomastica registra una cortina per la difesa degli abitanti del villaggio
Aviano
Castello del Patriarca di Aquileia, affiancato anche in questo caso da una struttura urbana ordinata. Controllava il confine dei territori friulani con quelli dei trevisani e bellunesi.
Marsure
Insediamento rurale che sembra fosse dotato di ben tre cortine: le cinte murate costruite dai contadini per difendersi dagli attacchi nemici.
  
Terza tappa
Domenica 12 ottobre: Aviano-Montereale
Partenza dalla piazza della cortina di Giais, ore 8,30.

Cortina di Giais
A Giais visiteremo i segni dell'omonima cortina popolare.
Malnisio
Alcuni studiosi riconoscono attorno alla chiesa di San Giovanni Battista i resti di una cortina medievale. Noi invece la rileviamo nei pressi del borgo occidentale del paese.

Grizzo

Anche in questo villaggio è testimoniato un toponimo che ricorda la localizzazione di una distrutta cortina difensiva.
Montereale
Di questo castello abbiamo informazioni a partire dal 1213, quando il Patriarca di Aquileia infeudò, per la prima volta a quelli che saranno i signori di Montereale, questo colle posto sulla stretta della Val Cellina. E’ straordinaria la vista sulla pianura e sul Canale del Cellina.
  
Quarta tappa
Domenica 26 ottobre: Maniago-Cavasso
Partenza dal castello di Maniago, ore 8,30.

Maniago
E' uno dei castelli più antichi del Friuli, ricordato nel 981 nell'occasione che vedeva il Patriarca di Aquileia ricevere alcuni beni feudali dall'imperatore Ottone II.
Mieli
Si tratta di una piccola fortificazione rurale ora immersa nei colli boscosi di Fanna e scoperta l'anno scorso in occasione della passata edizione di Scarpe & Cervello.
Mizza
Castello posto in una posizione di grande visibilità e allo stesso tempo imprendibile. Abbiamo notizie del manufatto a partire dal XII secolo, quanto lo si rintraccia infeudato alla famiglia di Polcenigo.

Cavasso Nuovo

Nei pressi del “Palazat” costruito nel ‘600 dai signori del luogo doveva esistere lo scomparso castello di Colbirlon che cercheremo di rintracciare.
  
Quinta tappa
Domenica 16 novembre: Sequals - Meduno
Partenza dalla piazza di Sequals, ore 8,30.

Sequals
Nel 1187 veniva citato il "Castellari" di Sequals che qualcuno vuole riconoscere nei pressi della chiesa del paese.
Solimbergo
Questo castello è stato recentemente sottoposto a scavi e a consolidamenti che lo hanno sottratto all'oblio.
Tistilliri di Sequals
Presunta sede di un insediamento fortificato.
Il Sach di Paludana
Visita ai luoghi interessati a un antico insediamento fortificato protostorico
Meduno
Castello eretto dal Vescovo di Concordia nel 1136 e infeudato all'omonima famiglia; era posto a difesa della strada pedemontana in occasione dell'incrocio con la strada della Val Meduna.
  
Sesta tappa
Partenza dal parcheggio di Palazzo Toppo, ore 8,30.
Domenica 23 novembre: Toppo-Oltrerugo
 Toppo
Il maniero, uno dei più belli della pedemontana, è citato per la prima volta sul finire del XII secolo con l'omonima famiglia di Toppo.
Travesio
A Travesio esisteva un castello (il "ciastellàt") distrutto già in Epoca medievale e mai più ricostruito. Nel paese anche un altro sito sembra essere stato un luogo munito: la zona della chiesa di San Pietro.
Col Monaco (Paludea)
Luogo di un presunto insediamento fortificato preistorico. Lo visiteremo per considerarne il carattere.
Castelnovo
Il toponimo del luogo richiama alla costruzione di una struttura fortificata precedente al 1150, anno della prima citazione. Oggi il castello si è trasformato nel sagrato della parrocchiale, ma la sua importanza strategica e molti resti sono ancora chiaramente percepibili.
Oltrerugo
Pochi anni fa furono rintracciati a Oltrerugo i resti di una fortificazione forse di origine preistorica poi riutilizzata in epoche successive. Chiuderemo qui la nostra tappa.
  
Settima tappa
Domenica 30 novembre: Ragogna-Forgaria
Partenza dalla chiesa di San Pietro di Ragogna, ore 8,30.
 Ragogna
Castello citato da Paolo Diacono e poi sede di una delle più importanti famiglie feudali friulane è stato oggetto di recenti restauri e di qualche scavo.
Pinzano
Antico castello posto a controllo del passo del Tagliamento e contrapposto a quello più antico di Ragogna. Ora è ridotto a rudere e persino la percezione dei luoghi diventa difficile.
Costabeorchia
Castelliere preistorico posto su un dosso argilloso inciso da corsi d'acqua minori.
Flagogna
Citato nel 1170 faceva parte del sistema dei castelli posti a difesa della confluenza tra l'Arzino e il Tagliamento e questo è espresso chiaramente dalla scelta di localizzazione e dalle vedute che si aprono sui manieri vicini.

Forgaria

Castello medievale posto nei pressi dell’omonimo abitato
Castelraimondo
E' uno dei castelli abbandonati più studiati dagli archeologi. Visiteremo il sito cercando di riconoscerne le stratificazioni che attraversano un arco temporale che va dall’insediamento celtico a quello basso medievale. Castelraimondo è anche uno dei pochi siti sui quali si sta producendo un progetto di valorizzazione.

N.B. Il programma è provvisorio e Legambiente si riserva il diritto di porre qualsiasi modifica allo stesso

ISTRUZIONI PER L'USO

Quest'anno il percorso sarà effettuato in sette tappe domenicali, evitando un itinerario lungo e i problemi di pernottamento. Questo è possibile anche perché l'area interessata dal transito della carovana è facilmente raggiungibile attraverso la viabilità ordinaria.
Il nostro obiettivo primario non è quello di conoscere i castelli, ma di muovere l'interesse della stampa e della comunità locale e regionale verso il problema del recupero di questo patrimonio. Durante il percorso vedremo di incontrare amministratori, popolazione e studiosi con i quali dialogare promuovendo il recupero ambientale del territorio proprio partendo da quegli "oggetti territoriali" che per secoli sono stati il fulcro dell'ambiente pedemontano.
Questa iniziativa ha lo scopo di introdurre chi ci seguirà ad una lettura e ad una frequentazione della pedemontana Pordenonese non solo di tipo alpinistico, ma anche ambientale e culturale. Vi sono segni del territorio e pagine di storia locale che nessuno ha mai pensato di raccontare o leggere. Riteniamo giusto portare un piccolo, ma crediamo, sostanziale contributo alla scoperta di questi aspetti.

La tessera di Legambiente
Per partecipare all'iniziativa non è necessario essere iscritti a Legambiente seppure, per i nostri interessi generali, questa adesione sia caldeggiata.
Cosa portarsi al seguito
Per motivi logistici ogni partecipante dovrà avere uno zaino per l'escursione nel quale vi consigliamo di inserire una mantella impermeabile o K-way, una borraccia per l'acqua, maglione, ed un eventuale cambio di  biancheria. Va tenuto presente che le escursioni avranno luogo in una stagione abbastanza incerta da un punto di vista climatologico e in questo momento non sappiamo se potremo avere un'auto di servizio al seguito.
Nonostante gli itinerari non presentino difficoltà alpinistiche,  gli scarponi da montagna o pedule sono consigliate. Infatti, alcuni tratti dell'itinerario presentano le modeste difficoltà di una normale escursione su sentiero.
Vi consigliamo anche una pila e qualche strumento per tagliare i rovi che molto spesso avvolgono queste fortificazioni abbandonate.

Partenza e ritrovo
Chi vuole partecipare all'iniziativa deve presentarsi al punto di ritrovo scritto nel programma. Alla fine dell'escursione riaccompagneremo gli autisti a riprendere le auto lasciate al punto di partenza.
Vettovagliamento
Il pranzo sarà frugale e al sacco. Ogni partecipante penserà a sé, ma se qualcuno porta vino e dolci anche per gli altri sarà particolarmente apprezzato.
Clima
L'inverno nella pedemontana delle Prealpi Carniche è uno dei più piovosi di tutta l'Italia. Se non avremo la possibilità di effettuare tutta o una parte dell'escursione l'appuntamento slitterà alla settimana successiva. Chi ne farà richiesta riceverà le informazioni per posta elettronica, chi vuole potrà consultare la nuova data sul sito di Legambiente del Friuli Venezia Giulia oppure telefonando in sede.
Comunque ricordatevi che questa è la zona più piovosa del Friuli e che l'originale abbassamento dei limiti altimetrici della vegetazione ha prodotto un clima rigido a carattere più montano che pedemontano. A questo si somma il fatto che quando troveremo le rovine delle fortificazioni l'esplorazione delle stesse ci costringerà a stare fermi su un posto con il rischio di un veloce raffreddamento. Insomma, l'abbigliamento a "cipolla" è obbligatorio come un'ampia mantella impermeabile.
  
Difficoltà
Tutti gli itinerari sono pensati per un'escursionista poco esperto e non particolarmente veloce. Ovviamente l’obiettivo non è quello di stabilire dei record di velocità, ma quello di “esplorare” insieme la zona attraversata. Rassicuratevi perché non è prevista nessuna difficoltà alpinistica, anzi, molto spesso percorreremo le strade più antiche della zona, quelle che un tempo erano frequentate da animali e carri.
Di norma le escursioni dureranno  6-7 ore in relazione alla poca luce solare. Per sfruttare la stessa al meglio durante le ultime tappe ridurremo i tempi della sosta.  Nonostante tutto, alcune tappe si presentano necessariamente lunghe (Aviano - Montereale) e ci costringeranno a fare  qualche sforzo in più.

Quota e modalità di partecipazione
Per organizzare questa iniziativa si è reso necessario uno sforzo non indifferente di volontari e un costo non trascurabile che in parte siamo costretti a far ricadere sui partecipanti.
La quota di adesione a una singola escursione è di € 5 per gli adulti e di  € 2 per i bambini. Questa comprende l’assicurazione, i costi organizzativi, le tre guide che provvederanno a traghettare il gruppo da un castello all’altro, la stampa del materiale divulgativo, ecc.
E' importante che "Scarpe & Cervello"  si autofinanzi e non diventi un costo per l’associazione.
Chi vuole partecipare all’iniziativa non è tenuto a prenotare in anticipo. Sarà sufficiente che si presenti la mattina al punto di ritrovo stabilito.

Lo spirito di collaborazione
L'esperienza escursionistica di Legambiente ci ha insegnato che questo tipo di iniziative funziona se c'è all'interno del gruppo qualcuno che si assume l'onere di gestire: soste, pausa pranzo, tempi, eventuali variazioni dell'itinerario e quant'altro. Chi aderisce all’escursione deve essere in grado di rispettare i tempi e le modalità di visita che saranno di volta in volta esposti dall’organizzazione.
Soprattutto ricordatevi che questa è una iniziativa di volontariato che ha il fine di proporre all’attenzione regionale una questione culturale di grande importanza: la richiesta di un progetto di valorizzazione del patrimonio archeologico di tutta la montagna friulana. L’esperienza pordenonese ha un valore solo esemplificativo della fitta rete di “beni” presenti nel territorio alpino e prealpino.
Aderendo all’iniziativa ci darete una mano a far arrivare questo messaggio direttamente in Regione, quindi non aspettatevi un’escursione preconfezionata.
NON SIAMO UN'AGENZIA TURISTICA!
Chi vuole partecipare a questa iniziativa deve essere motivato e deve avere voglia di collaborare.
  
Per informazioni:
Moreno Baccichet: 043476381, oppure 3408645094, liquentia@libero.it
Legambiente del Friuli Venezia Giulia: 0432 295483, info@legambiente.fvg.it,

Informazioni aggiornate saranno inserite nel sito dell’associazione: www.legambiente.fvg.it