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sabato 17 maggio 2014

Da Fagagna a San Marco di Mereto di Tomba




Le Proprietà Comuni 

In un unica giornata dalle aree militari dismesse e dal disinteresse che le circonda alle proprietà comuni ove lentamente i cittadini riprendono possesso del loro territorio.

Cliccare sulla foto per accedere al resoconto della giornata



Cartografia del tracciato











giovedì 1 dicembre 2005

Paesaggi post-culturali: guerra e dopoguerra nel Carso Goriziano

Domenica 4 dicembre 2005


Ritrovo e partenza: ore 10.00 da Gabria Superiore, Piazza Indipendenza, nei pressi della statale n. 55 del Vallone.
Partendo dal paese saliremo lungo una mulattiera appartenente al sistema viario pre-bellico per poi imboccare una strada militare e giungere alla cannoniera del monte Brestovec.
Passando per il paese di Cotici Inferiore visiteremo una cavità naturale utilizzata durante la Grande Guerra e riutilizzata durante la Resistenza.
Oltrepassato il paese di S.Martino, piegheremo decisamente a sud per Marcottini e quindi ridiscenderemo al Vallone per analizzare le piccole borgate che vi si sono sviluppate.
Ritorneremo al punto di partenza avendo modo di osservare le tracce delle attività estrattive.
Durata circa 5 h.
  
Informazioni presso info@legambiente.fvg.it oppure presso pordenone@legambiente.fvg.it o telefonando allo 3408645904
  
Il Carso goriziano è caratterizzato dalla speciale natura calcarea dei luoghi e dalla mancanza del reticolo idrografico superficiale. Nonostante tutto, l’acqua di risorgiva o presente in alcuni laghetti e sorgenti introduce l’osservatore a forti contrasti tra i canneti e le specie arboree tipiche degli ambienti fluviali (salice, pioppo, ecc.) e le superfici aride della landa carsica. A questo speciale quadro naturale dell’ambiente carsico si somma il valore di una componente antropica che ha avuto, nelle vicissitudini della guerra, uno dei suoi principali problemi. Il trauma territoriale delle battaglie del Carso ha cancellato non solo villaggi e coltivazioni, ma anche e soprattutto i valori di una speciale identità locale.
Se da un lato rimangono le memorie fisiche di quegli eventi, dall’altro, le fasi regressive delle forme insediative su tutta quest’ampia area testimoniano come la storia territoriale abbia subito un’interruzione. Il paesaggio per lo più abbandonato a una naturalizzazione spontanea mostra ancora i vecchi e storici usi mentre a queste "rovine" si sommano i resti della Grande Guerra: trincee, edifici, musei, luoghi della memoria.
La mancanza di una identità locale e di una riconoscibilità che prescinda da una guerra che ha quasi 90 anni e il generale abbandono dell’agricoltura con la scomparsa di alcune forme paesistiche tipiche sono i principali problemi di quest'area.
  
L’escursione prevede di percorrere, riconoscendole, alcune strade del periodo prebellico e altre costruite durante la battaglia dell’Isonzo. Visiteremo i campi di battaglia con i resti delle trincee, le cannoniere nelle gallerie artificiali, i monumenti relativi alla prima e seconda guerra. Confronteremo questi segni, a volte veri reperti archeologici di un assetto bellico solo apparentemente lontano, con quelli della scomparsa economia rurale: i prati abbandonati e diventati boschi, gli orti difesi da muri in pietra ormai inutili, il paesaggio di alberi che si è sostituito a quello dei pascoli.

Escursione facile e molto panoramica. Non c’è obbligo di prenotazione.
Consigliamo a tutti di portare una pila per la visita delle gallerie della cannoniera.
Il pranzo è previsto al sacco e sarà estremamente veloce, visto che il clima non ci permetterà di “campeggiare” comodamente. Il ritorno alle auto è previsto per le 16,00.
In compenso alla sera, per chi si vuole fermare, prevediamo una sosta in un agriturismo sloveno o in una trattoria locale.


giovedì 10 novembre 2005

FOTO DELL?ESCURSIONE SULLE TRACCE DELLA STRADA DEL VESCOVO DI BELLUNO

L'ampio sentiero nei pressi della chiesetta invaso dalla vegetazione

I brani della storica strada emergono di tanto in tanto

Marginature che garantivano i terreni privati

Nel momento in cui il percorso si muove sulle terre pubbliche scompaiono i muretti di contenimento

martedì 1 novembre 2005

La scarpata del Cansiglio e la medievale strada del Vescovo di Belluno

Domenica 6 novembre 2005

                            (in collaborazione con il CAI di Sacile)
Ritrovo e partenza: presso il Ristorante Bar Da Stale, sulla strada che collega Polcenigo con la frazione di Mezzomonte, ore 9,00
 
La chiesa di San Michele di Coltura ha una antica denominazione ed era legata all'a storica viabilità per Belluno
Lungo il versante dell’altopiano del Cansiglio e del Cavallo è stata costruita nei secoli una struttura paesaggistica assolutamente particolare. La colonizzazione del versante della scarpata calcarea del Cansiglio ebbe inizio nel Neolitico e provocò la progressiva scomparsa dei boschi di versante. Già in Età bassomedievale tutto il versante era un enorme prato attraversato dai sentieri che conducevano ai pascoli e boschi dell’altopiano. Il particolare carattere geologico della scarpata ha garantito il fatto che il denudamento delle pendici non fosse causa di gravi dissesti idrogeologici.
Il recente abbandono dell’attività di sfalcio sta permettendo alla vegetazione di ricostruire il manto vegetale e la naturale ricostruzione dell’antico bosco di versante. Il prato continua a sopravvivere solo nei settori più alti. Lo sfruttamento dei pascoli alti con l’uso delle moderne carrozzabili fa sì che l’abbandono del versante sia generale, esclusa la trasformazione dei rustici in seconde case.                     
Si è invece mantenuta la più antica viabilità storica che collegava il pedemonte con i pascoli alti e con il bellunese.
L'escursione ci permetterà di visitare diversi settori di questo ambiente cogliendo le trasformazioni nel loro essere e visitando le aree un tempo attrezzate con le stalle private e ora oggetto di in fenomeno di urbanizzazione strisciante legato alle seconde case. Lo specchio dell'ormai definitivo abbandono di quelle che per secoli furono le attività tradizionali legate all’allevamento.
L'occasione dell'escursione ci permetterà di visitare i luoghi attraverso due importanti strade alpine. La prima è una delle strade più antiche del versante, quella attrezzata dal Vescovo di Belluno per raggiungere il suo feudo polcenighese in Friuli, la seconda è una strada forestale costruita nella prima metà dell'800 per trasportare il legname tagliato nel bosco del Cansiglio presso le sorgenti del Livenza.


Per arrivare al punto del ritrovo raggiungete Polcenigo e la frazione di Coltura. Da qui una strada a tornanti supera i primi trecento metri della scarpata alla volta della frazione di Mezzomonte. Si parcheggia nei pressi del ristorante Bar da Stale, località dalla quale parte una delle più importanti vie friulane di salita al Cansiglio.
L’escursione è sul versante ripido della scarpata e si snoda in salita lungo una mulattiera pavimentata che copre un dislivello di circa 800m., quindi è consigliabile ha chi è uso all’escursionismo. La discesa copre all’incirca lo stesso dislivello lungo il tracciato più antico.
Chi vuole può salire da Crosetta con le associazioni del Veneto e scendere dalla parte friulana (non c’è un servizio per il recupero delle auto in Cansiglio). L’escursione è adatta ad escursionisti e a ragazzi  (purché preparati e assistiti dai genitori). A Casera Costa Cervera ci si incontrerà con il gruppo di manifestanti del Cansiglio e ci sarà l’occasione per aprire una discussione sul futuro del comprensorio della foresta. Pranzo al sacco.
E’ richiesto ad ogni partecipante un contributo economico di 3 euro. Iscrizioni presso il Circolo di Pordenone Pordenone@legambiente.fvg.it  oppure liquentia@libero.it tel. 3408645094




sabato 16 agosto 2003

Scarpe & Cervello 2003 Castelli e borghi fortificati da riscoprire



L'iniziativa prevede la visita di un importante e dimenticato patrimonio storico e archeologico, indicando anche un diverso modo di porsi rispetto all'emergenza monumentale.
L'iniziativa vuole dimostrare, infatti, che più che una serie di luoghi archeologici distribuiti lungo la pedemontana, si è in presenza di una vera e propria rete di beni storici e culturali.
Le antiche viabilità, l'organizzazione dei tessuti dei centri abitati, le forme e la distribuzione dei coltivi rimandano a un'antica pianificazione medievale ancora ben evidente.
Oggi questa maglia sembra ignorata dalle nuove direttrici di sviluppo e di collegamento anche se questi luoghi non sono affatto lontani e isolati. Anzi, riscoprendoli, lungo un ideale percorso turistico che li connetta tutti, vogliamo restituire a questi luoghi un peso antico. Sono questi i baricentri dell'identità territoriale della pedemontana e il loro recupero diventa fondamentale per riscoprire questo territorio.

Con questa particolare "azione" di Scarpe & Cervello intendiamo riproporre all'attenzione pubblica un problema evidente: la gestione e la valorizzazione del patrimonio di oggetti ereditati dai nostri avi. Non siamo particolarmente preoccupati dalla stabilità ecologica di questo settore del Friuli quanto da un lento processo di disaffezione o scarsa riconoscibilità dei luoghi. Temiamo che la comunità locale corra maggiori rischi di omologazione se continueranno a venire meno i legami con la tradizione formale dei luoghi: i suoi paesaggi.
L'iniziativa di quest'autunno è tesa proprio a rendere evidente lo stato di degrado dei paesaggi tradizionali e delle loro emergenze castellane. Non a caso tutti gli insediamenti sono abbandonati e solo una minima parte degli stessi è stata scavata e restaurata.
Durante le camminate avremo modo di impostare ricerche e ragionamenti sull'antico stato dei luoghi, ma anche sulle possibilità che si presentano alle comunità locali per dare nuovi significati a castelli abbandonati e rocche distrutte.


Il programma

 Prima tappa
Domenica 28 settembre: Caneva-Polcenigo
Partenza dal castello di Caneva, ore 8,30 (il parcheggio è al piede del colle del castello)

Il castello di Caneva
Il castello di Caneva tra il 1995 e il 1998 fu scavato dagli archeologi nel settore del mastio e permise di verificare il dato storico che voleva che il castello fosse stato fondato dal Patriarca di Aquileia all'inizio del XII sec..
Nel settore centrale del castello di abitanza, cioè retto da una consorteria di "abitatores", furono trovati i resti di una necropoli altomedievale composta da uan ventina di sepolture. Si trattava di un villaggio probabilmente non fortificato, ma posto in un luogo facilmente difendibile.
La costruzione del castello va invece messa in relazione alla fondazione del porto fluviale di Sacile. Caneva, castello del patriarca, come la città del Livenza, difendeva la strada commerciale che saliva al Cansiglio per poi dirigersi verso i territori tedeschi.
Il castello cingeva un settore fittamente insediato, con case, botteghe, strade, ecc. Insomma un ambiente quasi urbano e cittadino ancora percepibile nel sistema dei terrazzamenti,
Visiteremo il mastio incamiciato del XII sec. e la "caneva" patriarcale del XIII sec. per poi visitare il fossato e i sistemi di difesa del castello.

Foto del mastio (1999)
Pianta del castello (1999)
Il sito del comune
note storiche

 Il castellir di Sarone
Si trattava probabilmente di un abitato protostorico difeso posto su uno sprone che fino a pochi anni fa sormontava l'abitato di Sarone. Noi non riusciremo a visitarlo perché da non molto tempo è stato demolito, senza che nessuno si sognasse di scavarlo, dall'ampliamento di una cava.
Ci limiteremo in questo caso ad osservare il luogo dal contrapposto Col del Fer.

La cortina di Sarone
Scendendo dal colle del castello di Caneva raggiungeremo Sarone, un villaggio che al centro dell'insediamento ospitava una fortificazione rurale, una cortina. Questa probabilmente cingeva la chiesa del borgo e poco alla volta fu demolita perché ormai inutile. Lolo la forma del suolo mantiene quei rilievi che ci permetteranno di comprendere la scelta del sito per costruire la fortificazione.
Un sito di immagini sul piccolo borgo

 Il colle di San Martino
Non abbiamo notizie di una fortificazione sorta su questo colle, ma solo di un documento che vietava la costruzione di castelli su questo strategico rilievo. Infatti in famoso patriarca Bertrando il 10 aprile del 1350 affittava ai del Ben di Sacile, una famiglia particolarmente potente, il colle di San Martino e quello del Longone con l'obbligo di non incastellare i due rilievi.

La torre del Livenza
Ai piedi del Longone, lungo il Livenza, la ricerca sui microtoponimi ci ha permesso di identificare il luogo un tempo chiamato "La torre". Il toponimo ricorda senza dubbio la costruzione di un manufatto che doveva difendere la riva del corso d'acqua e che era posto su un mendro ora scomparso. Seppure ora il luogo della torre sia in territorio di Polcenigo un tempo apparteneva alla giurisdizione di Caneva.

Il Col Longone
Come per San Martino anche il Col Longone per un certo periodo fu oggetto del divieto di costruirvi un fortilizio. In compenso su queste terre feudali in epoca moderna sorse una bella e prestigiosa villa. Attraverseremo il colle con l'intento di visitare alcuni piccoli rilievi che potrebbero essere delle tombe a tumolo.
Oggi il colle è conosciuto per l'omonima azienda agricola
  
La cortina di Coltura
Scenderemo dal colle nei pressi del sito dell'insediamento protostorico del Palù del Livenza per poi dirigerci verso Coltura.
L'indagine toponomastica ci conferma la presenza di un secondo fortilizio rurale anche nei pressi dell'abitato di Coltura. Anche questa struttura non presenta grandi permanenze del manufatto militare se non il ricordo di alcune morfologie del suolo che circonda il recinto della chiesa.
Su Coltura
  
Il castello di Polcenigo
Un documento del 963 testimonia che il castello era di proprietà regale  e che Ottone I lo concedeva al suo vassallo Vescovo di Belluno impegnato a costruirsi uno sbocco al mare acquisendo i diritti sui territori dell'ex municipio romano di Oderzo.
Il Vescovo di Belluno a sua volta concesse il castello a una famiglia di militari che divennero il signori del luogo. Il castello era posto su un colle che controllava la strada pedemontana e quella che collegava Belluno con Oderzo. Il settore sommitale era molto ampio e ospitava un borgo, la chiesa di San Pietro e le residenze dei signori. In seguito (1200) fu costruito il borgo posto al piede del colle e difeso da mura attraversabili solo attraverso due porte cittadine.
Visiteremo la struttura urbanistica della più antica lottizzazione friulana (1200) e saliremo poi al castello che, abbandonato, domina il centro storico. Qui visiteremo i segni delle difese più antiche (X sec.) e quello che resta del grande palazzo che Minuccio di Polcenigo volle edificare nel 1738 recuperando i materiali del castello e dei palazzi distrutti.

 Seconda tappa
Domenica 5 ottobre: Budoia - Aviano
Partenza dalla piazza della chiesa di Dardago, ore 8,30.
 Dardago
Anche qui la memoria toponomastica registra una cortina per la difesa degli abitanti del villaggio
Aviano
Castello del Patriarca di Aquileia, affiancato anche in questo caso da una struttura urbana ordinata. Controllava il confine dei territori friulani con quelli dei trevisani e bellunesi.
Marsure
Insediamento rurale che sembra fosse dotato di ben tre cortine: le cinte murate costruite dai contadini per difendersi dagli attacchi nemici.
  
Terza tappa
Domenica 12 ottobre: Aviano-Montereale
Partenza dalla piazza della cortina di Giais, ore 8,30.

Cortina di Giais
A Giais visiteremo i segni dell'omonima cortina popolare.
Malnisio
Alcuni studiosi riconoscono attorno alla chiesa di San Giovanni Battista i resti di una cortina medievale. Noi invece la rileviamo nei pressi del borgo occidentale del paese.

Grizzo

Anche in questo villaggio è testimoniato un toponimo che ricorda la localizzazione di una distrutta cortina difensiva.
Montereale
Di questo castello abbiamo informazioni a partire dal 1213, quando il Patriarca di Aquileia infeudò, per la prima volta a quelli che saranno i signori di Montereale, questo colle posto sulla stretta della Val Cellina. E’ straordinaria la vista sulla pianura e sul Canale del Cellina.
  
Quarta tappa
Domenica 26 ottobre: Maniago-Cavasso
Partenza dal castello di Maniago, ore 8,30.

Maniago
E' uno dei castelli più antichi del Friuli, ricordato nel 981 nell'occasione che vedeva il Patriarca di Aquileia ricevere alcuni beni feudali dall'imperatore Ottone II.
Mieli
Si tratta di una piccola fortificazione rurale ora immersa nei colli boscosi di Fanna e scoperta l'anno scorso in occasione della passata edizione di Scarpe & Cervello.
Mizza
Castello posto in una posizione di grande visibilità e allo stesso tempo imprendibile. Abbiamo notizie del manufatto a partire dal XII secolo, quanto lo si rintraccia infeudato alla famiglia di Polcenigo.

Cavasso Nuovo

Nei pressi del “Palazat” costruito nel ‘600 dai signori del luogo doveva esistere lo scomparso castello di Colbirlon che cercheremo di rintracciare.
  
Quinta tappa
Domenica 16 novembre: Sequals - Meduno
Partenza dalla piazza di Sequals, ore 8,30.

Sequals
Nel 1187 veniva citato il "Castellari" di Sequals che qualcuno vuole riconoscere nei pressi della chiesa del paese.
Solimbergo
Questo castello è stato recentemente sottoposto a scavi e a consolidamenti che lo hanno sottratto all'oblio.
Tistilliri di Sequals
Presunta sede di un insediamento fortificato.
Il Sach di Paludana
Visita ai luoghi interessati a un antico insediamento fortificato protostorico
Meduno
Castello eretto dal Vescovo di Concordia nel 1136 e infeudato all'omonima famiglia; era posto a difesa della strada pedemontana in occasione dell'incrocio con la strada della Val Meduna.
  
Sesta tappa
Partenza dal parcheggio di Palazzo Toppo, ore 8,30.
Domenica 23 novembre: Toppo-Oltrerugo
 Toppo
Il maniero, uno dei più belli della pedemontana, è citato per la prima volta sul finire del XII secolo con l'omonima famiglia di Toppo.
Travesio
A Travesio esisteva un castello (il "ciastellàt") distrutto già in Epoca medievale e mai più ricostruito. Nel paese anche un altro sito sembra essere stato un luogo munito: la zona della chiesa di San Pietro.
Col Monaco (Paludea)
Luogo di un presunto insediamento fortificato preistorico. Lo visiteremo per considerarne il carattere.
Castelnovo
Il toponimo del luogo richiama alla costruzione di una struttura fortificata precedente al 1150, anno della prima citazione. Oggi il castello si è trasformato nel sagrato della parrocchiale, ma la sua importanza strategica e molti resti sono ancora chiaramente percepibili.
Oltrerugo
Pochi anni fa furono rintracciati a Oltrerugo i resti di una fortificazione forse di origine preistorica poi riutilizzata in epoche successive. Chiuderemo qui la nostra tappa.
  
Settima tappa
Domenica 30 novembre: Ragogna-Forgaria
Partenza dalla chiesa di San Pietro di Ragogna, ore 8,30.
 Ragogna
Castello citato da Paolo Diacono e poi sede di una delle più importanti famiglie feudali friulane è stato oggetto di recenti restauri e di qualche scavo.
Pinzano
Antico castello posto a controllo del passo del Tagliamento e contrapposto a quello più antico di Ragogna. Ora è ridotto a rudere e persino la percezione dei luoghi diventa difficile.
Costabeorchia
Castelliere preistorico posto su un dosso argilloso inciso da corsi d'acqua minori.
Flagogna
Citato nel 1170 faceva parte del sistema dei castelli posti a difesa della confluenza tra l'Arzino e il Tagliamento e questo è espresso chiaramente dalla scelta di localizzazione e dalle vedute che si aprono sui manieri vicini.

Forgaria

Castello medievale posto nei pressi dell’omonimo abitato
Castelraimondo
E' uno dei castelli abbandonati più studiati dagli archeologi. Visiteremo il sito cercando di riconoscerne le stratificazioni che attraversano un arco temporale che va dall’insediamento celtico a quello basso medievale. Castelraimondo è anche uno dei pochi siti sui quali si sta producendo un progetto di valorizzazione.

N.B. Il programma è provvisorio e Legambiente si riserva il diritto di porre qualsiasi modifica allo stesso

ISTRUZIONI PER L'USO

Quest'anno il percorso sarà effettuato in sette tappe domenicali, evitando un itinerario lungo e i problemi di pernottamento. Questo è possibile anche perché l'area interessata dal transito della carovana è facilmente raggiungibile attraverso la viabilità ordinaria.
Il nostro obiettivo primario non è quello di conoscere i castelli, ma di muovere l'interesse della stampa e della comunità locale e regionale verso il problema del recupero di questo patrimonio. Durante il percorso vedremo di incontrare amministratori, popolazione e studiosi con i quali dialogare promuovendo il recupero ambientale del territorio proprio partendo da quegli "oggetti territoriali" che per secoli sono stati il fulcro dell'ambiente pedemontano.
Questa iniziativa ha lo scopo di introdurre chi ci seguirà ad una lettura e ad una frequentazione della pedemontana Pordenonese non solo di tipo alpinistico, ma anche ambientale e culturale. Vi sono segni del territorio e pagine di storia locale che nessuno ha mai pensato di raccontare o leggere. Riteniamo giusto portare un piccolo, ma crediamo, sostanziale contributo alla scoperta di questi aspetti.

La tessera di Legambiente
Per partecipare all'iniziativa non è necessario essere iscritti a Legambiente seppure, per i nostri interessi generali, questa adesione sia caldeggiata.
Cosa portarsi al seguito
Per motivi logistici ogni partecipante dovrà avere uno zaino per l'escursione nel quale vi consigliamo di inserire una mantella impermeabile o K-way, una borraccia per l'acqua, maglione, ed un eventuale cambio di  biancheria. Va tenuto presente che le escursioni avranno luogo in una stagione abbastanza incerta da un punto di vista climatologico e in questo momento non sappiamo se potremo avere un'auto di servizio al seguito.
Nonostante gli itinerari non presentino difficoltà alpinistiche,  gli scarponi da montagna o pedule sono consigliate. Infatti, alcuni tratti dell'itinerario presentano le modeste difficoltà di una normale escursione su sentiero.
Vi consigliamo anche una pila e qualche strumento per tagliare i rovi che molto spesso avvolgono queste fortificazioni abbandonate.

Partenza e ritrovo
Chi vuole partecipare all'iniziativa deve presentarsi al punto di ritrovo scritto nel programma. Alla fine dell'escursione riaccompagneremo gli autisti a riprendere le auto lasciate al punto di partenza.
Vettovagliamento
Il pranzo sarà frugale e al sacco. Ogni partecipante penserà a sé, ma se qualcuno porta vino e dolci anche per gli altri sarà particolarmente apprezzato.
Clima
L'inverno nella pedemontana delle Prealpi Carniche è uno dei più piovosi di tutta l'Italia. Se non avremo la possibilità di effettuare tutta o una parte dell'escursione l'appuntamento slitterà alla settimana successiva. Chi ne farà richiesta riceverà le informazioni per posta elettronica, chi vuole potrà consultare la nuova data sul sito di Legambiente del Friuli Venezia Giulia oppure telefonando in sede.
Comunque ricordatevi che questa è la zona più piovosa del Friuli e che l'originale abbassamento dei limiti altimetrici della vegetazione ha prodotto un clima rigido a carattere più montano che pedemontano. A questo si somma il fatto che quando troveremo le rovine delle fortificazioni l'esplorazione delle stesse ci costringerà a stare fermi su un posto con il rischio di un veloce raffreddamento. Insomma, l'abbigliamento a "cipolla" è obbligatorio come un'ampia mantella impermeabile.
  
Difficoltà
Tutti gli itinerari sono pensati per un'escursionista poco esperto e non particolarmente veloce. Ovviamente l’obiettivo non è quello di stabilire dei record di velocità, ma quello di “esplorare” insieme la zona attraversata. Rassicuratevi perché non è prevista nessuna difficoltà alpinistica, anzi, molto spesso percorreremo le strade più antiche della zona, quelle che un tempo erano frequentate da animali e carri.
Di norma le escursioni dureranno  6-7 ore in relazione alla poca luce solare. Per sfruttare la stessa al meglio durante le ultime tappe ridurremo i tempi della sosta.  Nonostante tutto, alcune tappe si presentano necessariamente lunghe (Aviano - Montereale) e ci costringeranno a fare  qualche sforzo in più.

Quota e modalità di partecipazione
Per organizzare questa iniziativa si è reso necessario uno sforzo non indifferente di volontari e un costo non trascurabile che in parte siamo costretti a far ricadere sui partecipanti.
La quota di adesione a una singola escursione è di € 5 per gli adulti e di  € 2 per i bambini. Questa comprende l’assicurazione, i costi organizzativi, le tre guide che provvederanno a traghettare il gruppo da un castello all’altro, la stampa del materiale divulgativo, ecc.
E' importante che "Scarpe & Cervello"  si autofinanzi e non diventi un costo per l’associazione.
Chi vuole partecipare all’iniziativa non è tenuto a prenotare in anticipo. Sarà sufficiente che si presenti la mattina al punto di ritrovo stabilito.

Lo spirito di collaborazione
L'esperienza escursionistica di Legambiente ci ha insegnato che questo tipo di iniziative funziona se c'è all'interno del gruppo qualcuno che si assume l'onere di gestire: soste, pausa pranzo, tempi, eventuali variazioni dell'itinerario e quant'altro. Chi aderisce all’escursione deve essere in grado di rispettare i tempi e le modalità di visita che saranno di volta in volta esposti dall’organizzazione.
Soprattutto ricordatevi che questa è una iniziativa di volontariato che ha il fine di proporre all’attenzione regionale una questione culturale di grande importanza: la richiesta di un progetto di valorizzazione del patrimonio archeologico di tutta la montagna friulana. L’esperienza pordenonese ha un valore solo esemplificativo della fitta rete di “beni” presenti nel territorio alpino e prealpino.
Aderendo all’iniziativa ci darete una mano a far arrivare questo messaggio direttamente in Regione, quindi non aspettatevi un’escursione preconfezionata.
NON SIAMO UN'AGENZIA TURISTICA!
Chi vuole partecipare a questa iniziativa deve essere motivato e deve avere voglia di collaborare.
  
Per informazioni:
Moreno Baccichet: 043476381, oppure 3408645094, liquentia@libero.it
Legambiente del Friuli Venezia Giulia: 0432 295483, info@legambiente.fvg.it,

Informazioni aggiornate saranno inserite nel sito dell’associazione: www.legambiente.fvg.it