martedì 18 novembre 2014

Scarpe & Cervello 2014 | Le proprietà collettive nel paesaggio del FVG

La dolina di Slivia

Domenica 23 novembre 2014
Pratiche d'uso nelle Comunelle del Carso triestino


Ritrovo ore 9,15
presso la ex scuola elementare di Ceroglie, comune di Duino Aurisina

Nel Carso italiano e sloveno le pratiche d'uso del territorio sono sempre state molto omogenee. I villaggi nucleati vantavano una corona di campi coltivati in modo intensivo, ma vivevano soprattutto di pastorizia e quindi del prodotto di un enorme patrimonio di pascoli. Le società antiche trovavano coesione e un riconoscimento identitario nelle pratiche che i vicini, cioè gli abitanti dei villaggi rurali, mettevano in pratica in modo solidale. Nel comune di Duino Aurisina ogni piccolo villaggio contava su un vasto patrimonio di terre pubbliche. Le borgate di Preprotto, Ternova, Precenico, Slivia,
Visogliano, Medeazza, Ceroglie, Duino, San Pelagio, Aurisina, Malchina, si autoregolavano per garantire a tutti i residenti le stesse opportunità in termini di risorse. Se i terreni privati erano estremamente ridotti, fino alla prima metà dell'800 le terre pubbliche riuscivano a garantire la sopravvivenza alimentare. Trieste era una città che aveva bisogno di continui rifornimenti di latte, formaggio e carne e questo innescò un mercato che portò a uno sfruttamento più che intensivo delle aree del Carso.

La maggior parte delle terre tenute a landa carsica erano gestite in comune dagli abitanti.
Per questo motivo negli ultimi anni il movimento di rinascita delle antiche tradizioni frazionali
costituitosi nel Skupnost Jus coordinamento di Agrarna Comunelle - Srenje Vicinie sta  ponendo attenzione a una ripresa dei diritti d'uso su territori che fino a pochi anni fa erano attribuiti ai comuni. Lentamente le ampie praterie si sono rimboschite e le attività antropiche si sono diradate per concentrarsi quasi esclusivamente sui terreni privati più produttivi. Oggi i vicini delle comunanze hanno rivendicato i loro antichi diritti e con loro la possibilità di recuperare una capacità progettuale sui territori di appartenenza. Ogni piccola frazione ha attivato incontri, idee e progetti sulle proprietà collettive. Al momento le frazioni attive in questa associazione che unisce le esperienze di rivendicazione delle proprietà collettive sono Prebeneg-Prebenico, Dolina, Boljunec-Bagnoli d.R., Ricmanje-S.Giuseppe d.Chiusa, Boršt-S.Antonio in Bosco, Draga-S.Elia, Gročana-Grozzana, Lonjer-Longera, Bazovica-Basovizza, Gropada, Padriče-Padriciano, Trebče-Trebiciano, Bani-Banne, Opčine-Opicina, Prosek-Prosecco, Kontovel-Contovello, Barkovlje-Barcola, Križ-S.Croce, Repen-Monrupino, Nabrežina-Aurisina, Šempolaj-S.Pelagio, Praprot/Trnovca-Prepotto/Ternova, Prečnik-Precenico, Slivno-Slivia,
Vižovlje-Visogliano, Mavhinje-Malchina, Cerovlje-Ceroglie, Medja Vas-Medeazza, Devin-Duino.

Percorso

Tempo di percorrenza: 7 ore
Grado di difficoltà: nessuno
Come arrivare:
Dovete raggiungere la rotatoria di Sistiana lungo la strada Costiera Monfalcone - Trieste e lì dirigervi verso nord. Superato il cavalcavia dell'autostrada si gira subito a sinistra per passare sotto alla linea ferroviaria. Lasciate il moderno campo sportivo a sinistra e proseguite verso Ceroglie. Dopo circa cinquecento metri a sinistra, in mezzo a un boschetto spontaneo, troverete l'ex scuola ora sede della comunanza.

Motivazioni per la scelta dell’itinerario

La COMUNANZA - AGRARNA SKUPNOST JUS COMUNELLE - SRENJE VICINIE è
l'organismo che gestisce le terre pubbliche del Carso triestino che poco alla volta stanno ritornando a forme di gestione comunitaria e incontreremo i suoi rappresentanti prima di iniziare l'escursione. Per renderci conto di questa realtà abbiamo deciso di visitare le esperienze che si sono manifestate all'interno del grande e paesaggisticamente composito comune di Duino Aurisina.
Il 20 aprile del 2011 il Consiglio Comunale di Duino Aurisina a unanimità ha trasferito la
proprietà di una serie di terreni a nove Comunelle del proprio territorio.
Aurisina 121 ha, San Pelagio 7 ha, Prepotto Ternova 52 ha, Precenico 2 ha, Slivia 4 ha, Visogliano 66 ha, Medeazza 254 ha, Ceroglie 12 ha, Duino 68 ha, Malchina 2 ha.
Il terreno tra Ceroglie e Malchina nel catasto ottocentesco
In sostanza gli abitanti del territorio che possono esercitare gli antichi diritti d'uso possono provvedere, come qualche secolo fa, alla gestione di questi beni sperando di averne anche un utile. L'occasione di questa escursione è quella di cercare di capire quale era l'originario paesaggio di questa porzione del Carso e di come questo si stia evolvendo verso una complessità ecologica con la quale l'uomo interagisce sempre meno. Diventa importante capire quali attività le comunelle vogliono reintrodurre nel Carso e se queste corrispondano a pratiche tradizionali o producano nuovi e diversi paesaggi. In sostanza un paesaggio moderno influenzato dalle tecniche dell'agricoltura.
Le comunioni famigliari di proprietà collettiva come interagiranno con l'ambiente che si è costituito naturalmente negli ultimi cinquanta anni? Quali pratiche agricole si potranno nuovamente introdurre?
Nei diversi villaggi che toccheremo i “vicini” ci illustreranno le loro strategie, i progetti realizzati e quelli che si aspettano di realizzare con il prossimo Programma di Sviluppo Rurale (2014-2020).
Abbiamo scelto di visitare questo luogo in questa stagione per godere dei colori dell'autunno nel Carso e per poter meglio leggere le aree oggi boscate. Viste però le poche ore di luce la nostra escursione ci permetterà di toccare solo poche località che abbiamo scelto per la loro complessità paesaggistica e la varietà dei casi.
Il castelliere protostorico di Slivia

Descrizione dell’itinerario

Il ritrovo è previsto a Ceroglie di Duino Aurisina dove saremmo accolti dalle Comunelle del Carso presso la loro sede locale ricavata nella vecchia scuola elementare. Da qui raggiungeremo il paese costruito come un insediamento lineare al di sopra dei terreni agricoli più fertili. Questi paesaggi, seppure meno strutturati del periodo antico, sono senza dubbio gli spazi che più assomigliano a quelli tradizionali perché il particellare si è sostanzialmente conservato e l'avanzata del bosco è stata rallentata da pratiche di falcio o coltivazione.
Da Ceroglie lungo la vecchia strada oggi asfaltata raggiungeremo la borgata di Malchina dove visiteremo il recupero di uno stagno curato dai vicini.
Da Malchina prenderemo la cosiddetta strada Gemina per raggiungere la suggestiva dolina del villaggio di Slivia dove si è operato al recupero di uno dei sistemi più interessanti di sorgente e stagno del Carso. Attraverseremo poi il villaggio per raggiungere uno dei castellieri preistorici più belli e panoramici di questa regione: il castelliere di Slivia. Da qui la prospettiva su questo settore del Carso è davvero coinvolgente e fa capire bene come anche in epoca protostorica fosse determinante collocare questi centri del popolamento vicino a sicure risorse idriche e alimentari.
Dal castelliere proseguiremo alla volta di San Pelagio percorrendo la storica e panoramica strada che collegava il villaggio a Slivia. Questo itinerario permette di capire le micromorfologie di quest'area dove i terreni più adatti alla coltivazione stanno nelle regioni più basse, ricche e protette e i pascoli nei settori più aridi e alti, oggi per lo più trasformati in boschi.
San Pelagio e Prepotto sono nati ai bordi di un'ampia zona fertile appoderata nel medioevo con lunghi e stretti lotti di terra molto produttiva. L'abitato ancora una volta si poneva al di sopra dei terreni ricchi al limite delle zone tenute a prato alberato e dei pascoli della comunità. Questi ultimi ormai sono diventati un ampio sistema boscato caratterizzato da successioni ecologiche che mirano nei secoli a ricostruire l'antica foresta che aveva preceduto la colonizzazione medievale che ancora oggi si mostra ai nostri
occhi. Uno degli elementi di testimonianza più interessante dell'ambiente slavo del Carso è senza dubbio la forma del villaggio priva dei sistemi di organizzazione pianificata. I borghi sono composti da cellule insediative che sembrano affiancarsi casualmente una all'altra senza costruire spazi pubblici rappresentativi.
Anche i recinti delle chiese e dei cimiteri si accostano a quelli delle abitazioni senza creare delle gerarchie riconoscibili nel trattamento dello spazio pubblico in un ambiente che non ha mai conosciuto l'idea della piazza.
Da Prepotto saliremo il colle boscoso per raggiungere la piccola borgata di Ternova dove dopo la visita alle terre della comunanza finirà la nostra escursione. Qui provvederemo a portare gli autisti al punto di partenza. Chi si vuole fermare a cena con noi presso un vicino agriturismo potrà nel frattempo visitare la mostra dedicata a Max Fabiani, l'architetto di San Daniele del Carso che tra la fine dell'800 e i primi anni del '900 fu uno dei principali interpreti dell'architettura moderna della Mitteleuropa. La mostra si tiene in una straordinaria casa di villeggiatura borghese costruita nel XVIII secolo non a caso lontana
dal villaggio.

Per partecipare

La passeggiata si svilupperà lungo stradine campestri e strade asfaltate. Sono sufficienti scarpe da ginnastica o da trek e un abbigliamento “a cipolla”. Lasceremo alcune auto a Ternova e provvederemo poi a riaccompagnare gli autisti a Ceroglie.
L’escursione prevede una camminata lenta di circa sette ore priva di difficoltà.
Chi viene con i figli è pregato di prestare a loro le dovute attenzioni.
Vi raccomandiamo un abbigliamento conforme alla stagione variabile soprattutto in considerazione delle previsioni del tempo.
Per i problemi finanziari dell’associazione le escursioni di Scarpe & Cervello non saranno più gratuite, ma sottoposte a una quota di rimborso spese per compensare i costi organizzativi. I non iscritti pagheranno 5 euro mentre gli iscritti 3. Per i bambini rimane tutto gratuito.
Numero massimo di adesioni: cinquanta con obbligo di prenotazione.
La tessera di Legambiente: per partecipare all'iniziativa non è obbligatorio essere iscritti a Legambiente seppure, per i nostri interessi generali, questa adesione sia caldeggiata.Coloro che infatti sono soci di Legambiente sono coperti da assicurazione sia nel caso procurino un danno a terzi, sia in caso di infortunio.Non sono assicurati i “non Soci” che partecipano alle iniziative e che dovessero infortunarsi, lo sono solo se la responsabilità del loro danno è riconducibile al Circolo o ad un Socio del Circolo stesso.Il pranzo di norma sarà frugale e al sacco. Dove precisato ci sarà la possibilità di accedere a forme di ospitalità locale di qualità fruendo di locali e ristori dotati di un particolare valore aggiunto. Ogni partecipante penserà a sé, ma se qualcuno porta vino e dolci anche per gli altri sarà particolarmente apprezzato.

Per informazioni e prenotazioni:

Moreno Baccichet: 043476381, oppure 3408645094, moreno.baccichet@gmail.com
Legambiente del Friuli Venezia Giulia: 0432 295483, info@legambientefvg.it, in orario d’ufficio (lun-ven 9:00-13:00)
Informazioni aggiornate saranno inserite nel sito dell’associazione: www.legambientefvg.it e
www.scarpecervello.blogspot.it

I campi un tempo coltivati e sullo sfondo l'abitato di San Pelagio

giovedì 16 ottobre 2014

Ecomusei, mappe di comunità ed esperienze urbanistiche: verso il nuovo Piano Paesaggistico del FVG

Sono passati dieci anni da quando nel 2004, come Legambiente e Scarpe&cervello, organizzammo una serie di escursioni dedicate all’ecomuseo appena nato.
Su questo blog quelle escursioni sono state docuemntate. Oggi il pargoletto è cresciuto e si fa il punto soprattutto su come crescerà.
Vi segnalo questo anniversario e il piccolo convegno organizzato per parlare delle prospettive future.
La questione di Paesaggio e mappe di comunità è di estremo interesse proprio oggi che sta per decollare il piano paesaggistico del FVG.
Sarebbe un vero peccato che gli ecomusei esistenti in regione rimanessero alla finestra.
Vi allego il programma dettagliato

venerdì 6 giugno 2014

Fortezza FVG - Seconda giornata del convegno sulle Aree Militari Dismesse

Il 7 giugno vengono evidenziati progetti di riutilizzo: l'ex caserma che diventa carcere a San Vito al Tagliamento o campo fotovoltaico a Spilimbergo. Segui con #fortezzafvg
Impianto Radio a Budoia
Proseguono sabato 7 giugno, a partire dalle 9:30, in Biblioteca civica a Pordenone i lavori del primo convegno sulle aree militari dismesse nella nostra regione. L'iniziativa di Legambiente regionale, intitolata "Fortezza FVG", ha l'obiettivo di sollevare il tema della riconversione di ex caserme, polveriere abbandonate, bunker, poligoni, aree addestrative che costellano il paesaggio del Friuli Venezia Giulia. Il tema è di grande importanza e attualità, come ha sottolineato nella prima giornata del convegno, lo scorso 31 maggio, l'assessore regionale Maria Grazia Santoro. «Il Ministero della Difesa ha coinvolto il Friuli Venezia Giulia, assieme a Puglia e Sardegna, nei lavori della Conferenza sulle servitù militari, riconoscendo che siamo le regioni più interessate», ha affermato l'assessore, spiegando: «Poligoni, aree addestrative, polveriere, sono aree di grande valenza ambientale, rilevanti per la tutela della biodiversità. Pensiamo per esempio ai Magredi».
Sempre durante la prima giornata di convegno, Generale Caccamo ha evidenziato le criticità relative alla riconversione, soprattutto di grandi strutture che vengono dismesse e abbandonate prima di pianificarne un riutilizzo. La fase di transizione per la riconversione di queste aree ex militari, ha sottolineato Caccamo, potrebbe durare anche vent'anni.
La seconda giornata del convegno ha proprio l'obiettivo di affrontare il tema del recupero, con le sue criticità. Al mattino vengono illustrate modalità di mappatura delle aree alla luce del contenimento del consumo di suolo, con l'intervento di Elisabetta Peccol, ricercatrice del Dipartimento di Scienze Agrarie e Ambientali dell'Università di Udine, e Walter Coletto, che ha realizzato per Legambiente FVG una mappa partecipata delle aree dismesse in regione, scoprendo tra l'altro dai cittadini un'area addestrativa inutilizzata da anni nella campagna pordenonese, di cui si era persa traccia. Sulle opportunità offerte dalle zone militari come aree dall'alto valore naturalistico, darà il suo contributo Pierpaolo Zanchetta, del Servizio regionale per la tutela del paesaggio e biodiversità.
La seconda parte della mattinata è dedicata al paesaggio della memoria, alle tracce lasciate dalla presenza dei militari in Friuli Venezia Giulia. Sulla scia delle suggestioni lanciate durante la prima giornata del convegno dall'antropologo Gianpaolo Gri, l'infrastruttura militare della Guerra fredda, come è sempre stato nella storia, può rappresentare la base di iniziative museali. Il 7 giugno se ne parlerà con Enos Costantini, Simone Astolfi, responsabile della piattaforma virtuale vecio.it, il fotografo e studioso della fortificazione permanente Giancarlo Magris, Diego Clericuzio e Riccardo Costantini, rispettivamente regista e produttore del documentario sulle aree dismesse a Nordest "Un paese di primule e caserme". A conclusione della sessione dedicata alla memoria, intervengono gli architetti Stefano Tessadori e Antonio Zanella.
Protagonisti delle ultime due sessioni del convegno sono amministratori e associazioni locali alle prese con i problemi di recupero e la gestione dei progetti di riutilizzo. Della riconversione della Caserma Amadio di Cormons parlerà l'assessore Lucia Toros, il sindaco di Palmanova Francesco Martines illustrerà le difficoltà nella smilitarizzazione di una città fortezza e l'ex sindaco di Chiusaforte Luigi Marcon racconterà come un piccolo comune montano cerca soluzioni per una struttura abbandonata, grande quanto il paese stesso. Infine Legambiente vuole mettere in evidenza gli esempi virtuosi di recupero. Renzo Francesconi, sindaco di Spilimbergo, presenta tre forme di recupero, tra cui la trasformazione in parco fotovoltaico dell'ex caserma De Gasperi, 17 ettari, con 40.800 moduli per dieci megawatt di potenza complessiva. Eddi Gomboso, ex sindaco di Mortegliano, spiega come tre aree ex militari oggi ospitano esperienze come Festintenda, un circolo ippico e un'impresa leader del Made in Italy per la costruzione di aerei ultraleggeri. Del progetto di housing sociale per recuperare la caserma Osoppo di Udine parlerà Piero Petrucco, dell'impresa ICOP, mentre il sindaco di San Vito al Tagliamento Antonio Di Bisceglie racconterà i passaggi che hanno portato alla decisione di riconvertire la caserma Dall'Armi in un nuovo penitenziario, di cui la Destra Tagliamento ha necessità da anni. Infine Rudi Lizzi, dell'associazione Landscapes, darà testimonianza di come le infrastrutture della Guerra Fredda possono offrire opportunità di riutilizzo anche a fini turistici.

Sul canale youtube di Legambiente FVG è possibile vedere le 12 videointerviste realizzate da Elisa Cozzarini e Massimo Piva a margine del convegno per illustrare alcuni esempi di recupero delle aree dismesse in regione.


www.legambientefvg.it
#fortezzafvg
tel: 3472527414

mercoledì 28 maggio 2014

FORTEZZA FVG



Legambiente del Friuli Venezia Giulia propone due giornate di convegno sul tema delle opere militari presenti in regione, il prossimo 31 maggio e 7 giugno presso la Sala della Biblioteca di Pordenone - Piazza XX Settembre.
Obiettivo della prima giornata è tracciare un quadro del fenomeno, di come si è materializzata e poi evoluta la "fortezza FVG", dal punto di vista storico, antropologico e militare, mentre la seconda giornata intende evidenziare prospettive e criticità per il recupero delle aree dismesse.

Programma e iscrizioni

Una interessante sintesi del progetto "FortezzaFVG" è stata riportata da Il Fatto Quotidiano insieme al primo dei dieci video prodotti da Legambiente FVG per questa occasione.

mercoledì 21 maggio 2014

Scarpe & Cervello 2014 | La “fortezza” FVG

Domenica 25 maggio

La soglia goriziana: a piedi fino a Cormons

Ritrovo ore 9,30 in via Furlani vicino al giardino pubblico a Gorizia

Le opere del recinto della polveriera di Lucinico invase dalla vegetazione
Per gli austriaci Gorizia prima del 1915 era comunque un città di confine da presidiare con opere militari e truppe rispetto al giovane Regno d’Italia. Della diffusa rete di strutture militari (18) molte sono scomparse da tempo nonostante la città dopo il 1945 si sia trovata nuovamente a vivere il significato di un confine considerato pericoloso. Alcuni edifici dimostrano però una certa continuità. Per esempio la caserma Francesco Giuseppe dell’artiglieria, oggi Pozzuolo in via Trieste; la Caserma Arciduca Ranieri del 27° Laibach di fanteria, poi caserma del Fante in via Duca d’Aosta e la Caserma dei Dragoni a cavallo, oggi chiamata Caserma Montesanto sempre in via Trieste.
Nei piani di difesa nazionale del primo dopoguerra la soglia goriziana veniva letta come un pericoloso ambiente facilmente attraversabile dalle colonne corrazzate. Per questo lungo le principali strade sorsero un numero rilevante di bunker dei battaglioni d’arresto supportati da un numero consistente di caserme poste ai piedi delle colline arenacee. Con questa escursione percorreremo un tratto di questa linea porosa disegnata per controllare la statale, ma anche le piccole strade con conducevano ai valichi iugoslavi.

Percorso
Tempo di percorrenza: 7 ore
Grado di difficoltà: nessuno

Motivazioni per la scelta dell’itinerario
Da più di un anno continue voci registrate dalla stampa stanno abituando l’opinione pubblica al fatto che, dopo le chiusure delle caserme di Lucinico, San Lorenzo, Cormons, Brazzano, ecc., tra poco anche la Pozzuolo se ne andrà da Gorizia. Dal gennaio del 2013 la voce si rincorre sui giornali e non è da escludere che la vecchia Caserma Francesco Giuseppe prima o poi rimanga vuota.
Dopo aver perso le funzioni di valico e frontiera, Gorizia potrebbe perdere anche quella del secolare presidio e a quel punto in città si verrebbe ad aggiungere un nuovo luogo di abbandono, in un'area già in profonda crisi a causa della perdita della zona franca e di parte consistente del tessuto economico fino a 30 anni fa fondato sul tessile e metalmeccanico. L’escursione ci permetterà di cogliere questo elemento di crisi e di visitare alcuni degli esempi recenti dell’abbandono ricostruendo casi di recupero delle strutture (la polveriera di Lucinico e la caserma di Cormons) e altri di crisi (la caserma di Lucinico, quella di San Lorenzo, le postazioni d’arresto). Vedremo così alcuni tentativi di recupero e rigenerazione e parallelamente discuteremo di ipotesi fantasiose e antistoriche che hanno lasciato il tempo che trovano e che stanno trasformando in veri e propri boschi le caserme abbandonate. Una vegetazione rigogliosa e aggressiva indirizza i suoi sforzi verso un progetto non espresso che vede i segni dell’antropizzazione come un residuo. 
Con questa escursione avremo modo di cogliere queste contraddizioni discutendone tra noi come al solito camminando.

Descrizione dell’itinerario
Inizieremo la nostra escursione ritrovandoci di fronte alla caserma Montesanto, la sede della brigata Pozzuolo del Friuli tanto chiacchierata nell’ultimo anno. La strategia con la quale l’esercito austriaco aveva collocato la struttura era ben evidente. L’impianto militare era adiacente alla linea ferroviaria e si appoggiava all’importante arteria stradale che conduceva a Trieste. Oggi per rimettere in piena efficienza la struttura ci vorrebbe un investimento di circa 5 milioni di euro, oppure un ordine per dislocare la Pozzuolo presso qualche altra caserma ancora attiva. Sul comune di Gorizia pioverà a breve il problema di riutilizzare e rigenerare anche gli spazi della caserma Guella (sede del comando di
brigata) e della Del Fante (abbandonata già alcuni anni fa), questa terza partita potrebbe diventare un elemento di ulteriore crisi. Del resto il comune di Gorizia non brilla in quanto a capacità di recupero delle ex strutture militari: “le casermette” sul confine di Salcano da decenni versano in uno stato di profondo degrado e non si è fatto nulla per recuperarle se non demolirne qualcuna per realizzare una delle zone artigianali peggio riuscite della Venezia Giulia.
Se la caserma Montesanto sarà abbandonata dalla Pozzuolo la soglia goriziana rimarrà completamente priva di presidi militari rendendo evidente il nuovo ruolo che il confine è andato ad assumere. La Pozzuolo interviene negli scenari internazionali e non ha più un legame diretto con il territorio nel quale si trova. Prima che entrasse a Gorizia nel 1996 la Montesanto ospitava la disciolta brigata meccanizzata “Gorizia” che doveva intervenire prontamente nel caso l’Armata Rossa fosse riuscita a transitare lungo la Jugoslavia. Negli ultimi anni, invece, la Pozzuolo è intervenuta in Albania, Kosovo, Bosnia, Iraq e Libano.
Teatri di guerra che prevedono un rapporto non diretto tra truppe di stanza e luoghi.
Da via Trieste riprenderemo le auto per raggiungere il punto di inizio della camminata, sull’altro lato dell’Isonzo, nei pressi del palazzetto dello sport “PalaBigot” (chi fosse in ritardo ci può raggiungere al parcheggio).
Qui parcheggeremo nei pressi di una casermetta sita in via Sottomonte che faceva da punto di riferimento per una serie di importanti bunker costruiti lungo il versante del Monte Calvario. Ne visiteremo alcuni per renderci conto del loro carattere puntuale. In caso di battaglia ogni piccola posizione era indipendente e attrezzata per mitragliare o bombardare la strada sottostante. Tutto il colle, teatro di furiose battaglie durante la prima guerra mondiale, fu reintegrato da questo poroso e puntuale sistema di difesa alimentato da una vicina polveriera. Visiteremo alcuni bunker e l’originario deposito oggi divenuto proprietà del Comune. L’area era diventata una boscaglia impenetrabile anche se per 
fortuna al momento si sono insediate alcune associazioni sportive che la stanno recuperando.


La casermetta abbandonata di via Sottomonte a Lucinico
Postazione per mitraglia pesante sul colle della Cucula a Lucinico

Da qui cominceranno ad aprirsi ai nostri occhi gli ambienti collinari del Collio goriziano in profondo contrasto con i territori delle grandi alluvioni dell’Isonzo. Non mancheremo di cogliere questo contrasto nel nostro deambulare che ci porterà più volte a passare da una all’altra unità di paesaggio attraversando e percependo anche quel largo corridoio insediato che lentamente si è andato formano ai piedi dei colli. Un tessuto abitativo costruito e dilatato lungo la strada, fino ad allungare e saldare Lucinico, Mossa e Capriva. 
Raggiungeremo, attraversando il paese, la caserma di Lucinico, la ex Pecorari, indicata di volta in volta come uno spazio abbandonato da rigenerare come sede di un CPT, ma anche del nuovo carcere di Gorizia, o foresteria o centro sportivo. La sua storia è particolare. Troppo piccola per le funzioni richieste lo Stato aveva previsto il suo raddoppio acquistando un terreno agricolo limitrofo. Lo spazio agricolo fu cinto da una recinzione in cemento ma non fu mai costruito. Entrata in abbandono si parlò del suo recupero diversi anni fa nel momento in cui si stava discutendo la realizzazione del CPT poi insediatosi a Gradisca. Amministrazione e popolazione si opposero proponendone il recupero come
sede di una foresteria e di un centro sportivo, ma come vedremo da allora non si è fatto nulla. Nel frattempo alcune delle aree agricole limitrofe sono state urbanizzate per costruire residenze a basso costo altre ospitano residenze unifamiliari.

La caserma “Pecorari” di Lucinico
Da qui inizieremo a percorrere un sistema di strade rurali che dal Medioevo innervano i territori posti a valle di Mossa. Terreni ghiaiosi, costruiti con gli antichi depositi dell’Isonzo, e un tempo tenuti a prato arido. Il paesaggio del vino, una delle produzioni agricole più intensive, grazie alla sempre maggiore industrializzazione delle fasi di raccolta e produzione sta colonizzando i terreni arativi che avevano sostituito le praterie aride. 
Discuteremo di queste progressive trasformazioni del gusto e dei prodotti perché ancora oggi il cibo incide direttamente nell’assetto del paesaggio dei distretti agroalimentari. La fortuna o la crisi di un prodotto alimentare attiva o mette in crisi il paesaggio corrispondente.
Attraversando la campagna incroceremo la zona industriale di Mossa e, vista alle colline, raggiungeremo San Lorenzo Isontino e la sua caserma abbandonata.
La ex Colinelli di San Lorenzo misura ventiquattromila metri quadrati e nel suo carattere 
abbandonato assume quasi un valore simbolico. Il recinto sembra scoppiare di vegetazione spontanea decisa ad esplodere all’esterno. Gli edifici anno dopo anno perdono importanza e sembrano scomparire. In un territorio agricolo dove la pressione dell’agricoltura sembra determinante nel contenere la naturalità quest’ultima si esprime in piena libertà proprio all’interno di uno degli spazi un tempo abitato da centinaia di soldati approdati sul boro dell’Italia da ogni parte dello stivale. Qui dove centinaia di giovani vivevano stipati, gomito a gomito, oggi regnano i processi ecologici spontanei che trasformano la rovina in un bosco.

L’interno della Colinelli a San Lorenzo Isontino
In realtà il comune ha altre intenzioni su questo spazio, intenzioni che sembrano essere contrastanti con quelle dei processi ecologici spontanei. Qui l’amministrazione proporrebbe il recupero attraverso un piano urbanistico che garantisca un mix funzionale tra residenza, commercio e direzionale. Resta il fatto che il paese non sembra essere in grado di attrarre sufficiente interesse per far decollare un tale progetto di rigenerazione che passa attraverso la sostituzione di un tessuto insediato con un altro.
L’ultima esperienza di recupero che visiteremo testimonia in modo molto concreto la difficoltà di operare un recupero edilizio in un momento di profonda crisi economica e dell’edilizia. Dieci anni fa queste aree potevano evitare un’importante quota di consumo di suolo agricolo, oggi invece sono un grande problema per le amministrazioni che le possiedono perché sono difficili da vendere.

La facciata della caserma Amadio a Cormons
A Cormons, dove finirà la nostra escursione, il Comune ha incontrato enormi difficoltà nel tentativo di incoraggiare i privati ad intervenire recuperando l’area della vasta caserma Amadio. Alla fine il Comune è stato costretto a definire uno strumento urbanistico attuativo in proprio, negoziando la parziale demolizione degli immobili a favore di una cessione di area. Anche in un comune dinamico come Cormons i privati non se la sentono di intervenire immobiliarmente e il recupero degli edifici rischia di ricadere sulla capacità di spesa delle amministrazioni locali.

Per partecipare
La passeggiata si svilupperà lungo stradine campestri e strade asfaltate. Sono sufficienti scarpe da ginnastica o da trek e un abbigliamento “a cipolla”. Lasceremo alcune auto a Cormons e provvederemo poi a riaccompagnare gli autisti a Gorizia.
L’escursione prevede una camminata lenta di circa sette ore priva di difficoltà. Chi viene con i figli è pregato di prestare a loro le dovute attenzioni.
Vi raccomandiamo un abbigliamento conforme alla stagione variabile soprattutto in considerazione delle previsioni del tempo.
Vi raccomandiamo un abbigliamento conforme alla stagione variabile soprattutto in considerazione delle previsioni del tempo.

Numero massimo di adesioni: cinquanta con obbligo di prenotazione.
Per informazioni
Moreno Baccichet: 043476381, oppure 3408645094, moreno.baccichet@gmail.com
Legambiente del Friuli Venezia Giulia: 0432 295483, info@legambientefvg.it, in orario d’ufficio
Informazioni aggiornate saranno inserite nel sito dell’associazione: www.legambientefvg.it e scarpecervello.blogspot.it

Tessera, assicurazione, quota di partecipazione: per partecipare all'iniziativa non è obbligatorio essere iscritti a Legambiente seppure, per i nostri interessi generali, questa adesione sia caldeggiata.
Coloro che infatti sono soci di Legambiente sono coperti da assicurazione sia nel caso procurino un danno a terzi, sia in caso di infortunio. Non sono assicurati i “non Soci” che partecipano alle iniziative e che dovessero infortunarsi, lo sono solo se la responsabilità del loro danno è riconducibile al Circolo o ad un Socio del Circolo stesso.
Per i problemi finanziari dell’associazione le escursioni di Scarpe & Cervello non saranno più
gratuite, ma sottoposte a una quota di rimborso spese per compensare i costi organizzativi. I non iscritti pagheranno 5 euro mentre gli iscritti 3. Per i bambini rimane tutto gratuito.
Il pranzo di norma sarà frugale e al sacco. Dove precisato ci sarà la possibilità di accedere a forme di ospitalità locale di qualità fruendo di locali e ristori dotati di un particolare valore aggiunto. Ogni partecipante penserà a sé, ma se qualcuno porta vino e dolci anche per gli altri sarà particolarmente apprezzato.

sabato 17 maggio 2014

Da Fagagna a San Marco di Mereto di Tomba




Le Proprietà Comuni 

In un unica giornata dalle aree militari dismesse e dal disinteresse che le circonda alle proprietà comuni ove lentamente i cittadini riprendono possesso del loro territorio.

Cliccare sulla foto per accedere al resoconto della giornata



Cartografia del tracciato











martedì 29 aprile 2014

Scarpe & Cervello 2014 | La “fortezza” FVG e le Proprietà Collettive


L'alta pianura dai primi rilievi delle colline di Fagagna

Domenica 4 maggio 2014


Castelli, fortezze e missili
Praterie, frumento e pane

Ritrovo ore 9,30 in piazza Unità a Fagagna di fronte al municipio

La prima uscita del 2014 ha il potere di contenere in sè i temi della campagna del 2013 sulle aree militari dismesse e quelli della nuova campagna relativa al tema delle proprietà collettive.
La prima iniziativa si chiuderà tra la fine di maggio e l’inizio di giugno con due giornate di convegno a Pordenone.
La seconda inizia mostrando due casi abbastanza particolari di riscoperta di una antica
consuetudine comunitaria interpretata in modo moderno, a Ciconicco e a San Marco di Mereto di Tomba.

Percorso

Tempo di percorrenza: 7 ore
Grado di difficoltà: nessuno

Abbiamo tracciato un itinerario che è una sorta di transetto dei settori più alti della pianura udinese. Un percorso capace di farci percepire il lento passaggio dagli ultimi rilievi delle colline dell’anfiteatro morenico del Tagliamento, alle zone piatte e intensamente coltivate della pianura dei grandi depositi ghiaiosi. Nel percorrere questi ambienti avremo modo di individuare diverse forme di insediamento e di organizzazione del paesaggio agrario. La linearità porosa di borghi pedemontani sgranati ai piedi dei colli per sfruttare le risorse idriche garantite dai colli, il sistema di controllo militare e di organizzazione del potere locale testimoniato dai castelli di Fagagna, Moruzzo e Villalta, l’impianto radiale dell’organizzazione degli spazi dei villaggi agricoli dell’alta pianura.
Su questo quadro paesaggistico avremo modo poi di leggere le diverse politiche degli insediamenti militari testimoniati anche dalla fortezza con cannoniere in cemento sul colle di Fagagna e la base missilistica costruita nel 1965 in piena guerra fredda nei settori più periferici della campagna del paese.
L’escursione prevede la visita a due interessanti esempi di proprietà collettive della pianura, quella di Villalta, Ciconicco e quella di San Marco di Mereto. Nel primo caso la comunità di villaggio ha ancora degli antichi diritti su una ventina di ettari di praterie che vengono affittati (i comunali denominati Lemont o Cuei di Bilite sono prati stabili). Si tratta di un bene importante per la comunità ma anche per il valore naturalistico che conserva.
Da Villata raggiungeremo una riserva di beni collettivi più consistente, a Ciconicco, dove opera la Congrua Familiare che gestisce un cospicuo patrimonio di terre coltivate a seminativo e a prato stabile. Dalla comunità degli aventi diritto è nata nel 1989 la Cooperativa Agricola Il Gelso che vedremo di incontrare. Sulle terre della comunità è stato costruito anche il campo sportivo comunale. Vedremo poi di raggiungere San Marco di Mereto per visitare una delle esperienze più recenti e virtuose di socialità e recupero delle tradizioni.

Motivazioni per la scelta dell’itinerario

Come abbiamo detto questa escursione ci permetterà di cogliere con una sola uscita alcuni elementi della campagna dell’anno scorso sulle basi militari dismesse e quella del 2014 visitando due esempi di recupero di storiche proprietà collettive.
Nel primo caso avremo modo di vedere una struttura militare del tutto speciale come la base di missili di Fagagna o meglio, di Plasencis. La struttura faceva parte del sistema di difesa antiarea del Nord Est che per il nostro settore contava quattro piattaforme di lancio: a Terzo d’Aquileia, Fontanafredda, San Donà di Piave e Placencis. L’escursione ci permetterà quindi di leggere lo speciale carattere di un sistema difensivo che affiancava quelli visitati l’anno scorso. Queste complesse basi caratterizzate dal disegno delle piazzole rivolte a Est dovevano fermare le prime fasi di un appoggio aereo all’invasione.
Per quanto riguarda invece le proprietà collettive avremo modo di attraversare i campi di comunità di Ciconcicco di Fagagna e quelli di San Marco oggi riconvertiti alla coltivazione del frumento per la produzione di un pane di comunità.
La nostra escursione partirà dalla piazza di Fagagna (ritrovo di fronte al Municipio) per salire velocemente attraversando il tipico sistema insediativo dell’ambiente morenico: il borgo agricolo ai piedi del colle, il borgo castellano costruito come una sorta di cittadina e il castello di abitanza voluto dal patriarca aquileiese per la difesa della strada pedemontana. La piccola salita ci porterà su uno dei ripiani più famosi e frequentati delle colline, un belvedere dal quale si scorge tutta l’alta pianura friulana. A sua volta il ripiano del castello di Fagagna è uno dei più famosi Landmark collinari e negli anni è stato oggetto di attenzioni da parte della normativa paesaggistica. In cima al colle visiteremo alcuni dei belvedere più importanti di questo sistema di vedute che il ministero e il comune pensarono bene di tutelare già nel 1955. In realtà fenomeni di riorganizzazione ed espansione dell’abitato e la perdita di interesse colturale del colle hanno comportato delle trasformazioni paesaggistiche che cercheremo di commentare insieme.

I resto del castello e del borgo di Fagagna sono un importante di landmark

Raggiungeremo la chiesa pievana di Fagagna che da sempre si contrappone anche simbolicamente
al colle castellano e da qui percorreremo alcune strade costruite per il servizio che dovevano fare a una struttura militare del vallo antiaustriaco progettato prima della grande guerra e mai utilizzato.
Il Forte di Fagagna è una interessante costruzione in calcestruzzo lavorato con forme massive che ospitava quattro torrette attrezzate con altrettanti cannoni che avrebbero costruito un punto di difesa capace di controllare un ampio settore della pedemontana. L’edificio si trovò in una posizione arretrata durante la prima guerra mondiale e fu del tutto inutile durante le fasi di ritirata nel 1917. Si tratta di una fortezza inutile e inutilizzata che però permette di cogliere a pieno la retorica del tema della difesa. Il suo aspetto e l’architettura raccontano i sofisticati sistemi di costruzione e organizzazione della macchina da guerra. Visiteremo la fortezza dall’esterno e poi scenderemo lungo il versante del colle alla volta di un’altra esplicita architettura di difesa: il castello di Villalta.

Il Forte di Fagagna costruito nle 1913 e mai utilizzato per scopi bellici
In questa zona i colli stanno subendo una fase di progressiva espansione dei boschetti che stanno occupando le superfici un tempo lasciate al pascolo e allo sfalcio. Nonostante tutto il sentiero che abbiamo scelto di percorrere ci permetterà di godere di prospettive lunghe verso la pianura e il cordone dei villaggi pedecollinari. Le morfologie via via più delicate ci permetteranno di cogliere il punto in cui i depositi glaciali toccano i sedimenti fluviali del materasso ghiaioso dell’alta pianura.

Il colle di Fagagna visto scendendo in pianura

A Villalta e a Ciconicco, ormai saldati in un unico sistema abitativo, avremo modo di percorrere l’insediamento poroso del pedemonte. Qui incontreremo i rappresentanti della locale proprietà collettiva che ci mostreranno i loro terreni illustrandoci le modalità di gestione.
Dai paesi pedecollinari una serie fitta rete di stradine, perpendicolari alla via principale che lambiva i colli, si inoltravano nella campagna arida su percorsi semincassati nelle ghiaie. Queste strade campestri in occasione di piogge importanti diventavano quasi dei fossi. Superate le praterie dei privati i percorsi arrivavano nelle praterie pubbliche e il pascolo brado poteva esprimersi liberamente.

Il sentiero per Villalta

Oggi questi spazi sono stati conquistati dall’agricoltura intensiva ma sono ancora ricchi di varianti paesistiche e di attrattività ecologica. Quasi sul confine con il Comune di Mereto di Tomba nel 1965 fu eretta la grande base dotata del sistema missilistico Hawk, giunto in Italia nel 1963 con la costituzione di una batteria pilota presso la Scuola Artiglieria di Sabaudia con personale addestrato negli USA. Questo esempio di base per il lancio dei missili è ancora ben leggibile nei luoghi nonostante l’abbandono ventennale ed è una occasione per registrare questi elementi ormai archeologici.

La base missilistica di Plasencis

Lasciate le campagne di Fagagna lungo strade campestri, che ricordano le privatizzazioni delle
terre comunali del XVII-XVIII secolo raggiungeremo, San Marco di Mereto di Tomba dove si è salvato, dal lento processo di erosione della proprietà collettiva, un comparto di cinque ettari di terra. L’Amministrazione frazionale dei Beni civici di San Marco nel 2012 ha rivendicato questi beni a una gestione diretta avviando una filiera corta del pane. Il progetto, incentrato sul concetto della sovranità alimentare, ha visto la messa a coltura a frumento biologico di un lotto di 2,5 ha, la macinazione presso un mulino certificato biologico e la successiva panificazione presso un panificio locale che lavora in modo tradizionale.
Si tratta quindi di una buona pratica alimentare che coglie lo spunto dal rinsaldarsi di una socialità legata all’identità locale. Questo esempio è oggi perseguito anche dai frazionisti del limitrofo villaggio di Tomba che stanno riorganizzando la gestione diretta delle terre collettive sopravvissute (meno di tre ettari).

I campi della proprietà frazionale di San Marco

Alla fine dell’escursione parteciperemo alla sagra della frazione di San Marco e chi vorrà potrà fermarsi a mangiare con noi e i vicini di San Marco premiati quest’anno dal nostro Concorso regionale Sagre e Feste Virtuose per i contenuti culturali che riescono a promuovere nel loro evento.

Per partecipare

La passeggiata si svilupperà lungo stradine e sentieri. Sono sufficienti scarpe da ginnastica o da trek e un abbigliamento “a cipolla”. Lasceremo alcune auto a San Marco e provvederemo poi a riaccompagnare gli autisti a Fagagna. Chi vuole alla fine potrà fermarsi con noi alla festa organizzata dai frazionisti di San Marco.
L’escursione prevede una camminata lenta di circa sei ore priva di difficoltà. Chi viene con i figli è
pregato di prestare a loro le dovute attenzioni.
Vi raccomandiamo un abbigliamento conforme alla stagione variabile soprattutto in considerazione delle previsioni del tempo.
Numero massimo di adesioni: cinquanta con obbligo di prenotazione.
Per informazioni: Moreno Baccichet: 043476381, oppure 3408645094, bccmrn@unife.it
Legambiente del Friuli Venezia Giulia: 0432 295483, info@legambientefvg.it, in orario d’ufficio
Informazioni aggiornate saranno inserite nel sito dell’associazione: www.legambientefvg.it e www.scarpecervello.blogspot.it
Tessera, assicurazione, quota di partecipazione: per partecipare all'iniziativa non è obbligatorio essere iscritti a Legambiente seppure, per i nostri interessi generali, questa adesione sia caldeggiata.
Coloro che infatti sono soci di Legambiente sono coperti da assicurazione sia nel caso procurino un danno a terzi, sia in caso di infortunio. Non sono assicurati i “non Soci” che partecipano alle iniziative e che dovessero infortunarsi, lo sono solo se la responsabilità del loro danno è riconducibile al Circolo o ad un Socio del Circolo stesso.
Per i problemi finanziari dell’associazione le escursioni di Scarpe & Cervello non saranno più
gratuite, ma sottoposte a una quota di rimborso spese per compensare i costi organizzativi. I non iscritti pagheranno 5 euro mentre gli iscritti 3. Per i bambini rimane tutto gratuito.
Il pranzo di norma sarà frugale e al sacco. Dove precisato ci sarà la possibilità di accedere a forme di ospitalità locale di qualità fruendo di locali e ristori dotati di un particolare valore aggiunto. Ogni partecipante penserà a sé, ma se qualcuno porta vino e dolci anche per gli altri sarà particolarmente apprezzato.

venerdì 27 dicembre 2013

Costruire insieme una carta partecipata delle aree militari dismesse in Friuli Venezia Giulia

Con questo post vi chiediamo di collaborare attivamente al nostro progetto di mappatura dei siti militari dismessi o in via di dismissione.
Nel tentativo di costruire una mappatura del fenomeno il più possibile esaustiva ed estesa, abbiamo deciso di assegnare diversi territori ai compilatori della schedatura, attribuendo un comune a ogni ricercatore volontario. Per meglio dire, vi chiediamo di candidarvi per coprire ed esplorare il comune che credete meglio indagare, per rintracciare sul luogo i segni archeologici o parzialmente attivi della storica colonizzazione militare legata alla guerra fredda.

Legambiente FVG nel 2013 ha condotto una impegnativa ricerca sulle tracce dalla presenza militare del secondo dopoguerra e a primavera del 2014 organizzerà un convegno per rendere evidente un veloce e progressivo fenomeno di decolonizzazione. Su questo argomento le informazioni disponibili sono poco omogenee e ufficiali e per questo vi proponiamo di partecipare alla costruzione di un quadro di conoscenze che venga dal basso. Una carta che si completa con le singole esperienze e memorie di decine di volontari.
Per condurre l’indagine in modo omogeneo abbiamo approntato una scheda di censimento che dovrete cercare di compilare tenendo conto dei suggerimenti dati. Queste schede saranno poi pubblicate sul blog di Scarpe&Cervello, così come le due prime schede campione relative al comune di Fontanafredda (PN). I dati delle diverse schede saranno poi inseriti da noi nella “mappa partecipata delle aree militari dismesse o in corso di dismissione” che stiamo approntando sulla piattaforma di Google Earth e che potete raggiungere copiando e incollando sul vostro programma di navigazione il seguente indirizzo:
Potete usare questa mappa per individuare le strutture militari ufficialmente dismesse vicine a voi e inserite ad oggi da Walter Coletto che tradurrà nella carta tutte le informazioni che ci manderete.
Quello che vogliamo ricostruire è il mosaico e la strategia con la quale si disegnò un assetto territoriale delle difese del nostro settore di nord-est, quello che avrebbe dovuto reggere l’urto di una attesa invasione terrestre.
Per mezzo secolo il Friuli Venezia Giulia è stata la regione delle caserme, ma anche quella delle postazioni dei battaglioni d’arresto, delle polveriere, dei poligoni di tiro, delle marce e dei convogli militari. Siamo cresciuti all’interno di un paesaggio influenzato dai grandi conflitti internazionali e oggi, che lo scacchiere delle strategie ha modificato i suoi obiettivi, ci troviamo un territorio ingombro di oggetti dei quali non sappiamo più cosa fare. Se era facilmente comprensibile la strategia di costruzione del grande arco della difesa porosa del nord-est, non è allo stesso modo possibile riconoscere un “piano” di riappropriazione di questi enormi spazi oggi privi di destinazione o sottoutilizzati. Noi vogliamo cercare di fare quello che l’ente Regione dovrebbe fare per noi, cercare di costruire un “quadro” di cosa sta succedendo in questo settore per poi riuscire a costruire un tavolo di dibattito e progettazione che coinvolga lo Stato e gli enti territoriali del FVG.
Volete darci un aiuto concreto?
Cosa potete fare per partecipare a questa campagna di rilevamento e di cartografia partecipata?
Per essere utili nella costruzione di questo mosaico non serve avere doti particolari se non una certa curiosità.
Per cominciare dovete comunicarci su quale comune intendete operare, in modo da non creare schede doppie. Inviateci una mail a questo indirizzo: moreno.baccichet@gmail.com (proponete anche una o più opzioni di riserva nel caso che il comune scelto sia già stato affidato a un altro ricercatore).  Per mail vi confermeremo l’affidamento dell’indagine e potrete provvedere a compilare la scheda, o le schede se le strutture individuate sono più di una. Infatti, per ogni sito individuato nel vostro comune di ricerca dovrà essere realizzata una specifica scheda di censimento. Noi, come coordinamento regionale, provvederemo a inserire le informazioni da voi raccolte sulla carta e sul blog.
La mappa che costruiremo non sarà certo un prodotto finito, come anche le schede di rilevazione potranno essere migliorate sulla base dei suggerimenti che arriveranno da chi consulterà la carta che produrremo. Per ora ci sembra importante porre all’attenzione regionale un grande fenomeno di trasformazione territoriale che altrimenti viene percepito dall’opinione pubblica sulla scorta di singoli e sporadici episodi. Il nostro interesse è quello di dimostrare che siamo in presenza di una grande trasformazione territoriale non governata, per molti versi simile a quella dell’abbandono di ampi territori un tempo coltivati e oggi lasciati all’avanzata del selvatico.
La differenza sostanziale è che crediamo che la nostra regione, dopo essere stata usata per decine di anni come supporto per una strategia utile alla nazione intera, non debba essere lasciata da sola nel momento in cui si tratta di elaborare un processo di riconversione territoriale. Dentro e fuori dai confini regionali si devono disegnare i nuovi assetti e i dispositivi progettuali per governare il fenomeno.
Per ogni problema durante le fasi di schedatura telefonate a Moreno Baccichet 3408645094 oppure scrivete a moreno.baccichet@gmail.com
Le schede compilate, invece, inviatele a info@legambientefvg.it. Verranno pubblicate sul blog.
Nella mail ci dovrà essere la scheda compilata e gli originali delle fotografie che intendete pubblicare sul sito.
Ringraziamo fin da ora chi vorrà aiutarci.

lunedì 2 dicembre 2013

Vacile Sequals via Travesio




Da Vacile a Sequals Via Travesio



La ex caserma di Vacile in Comune di Spilimbergo è indubbiamente una delle possibili soluzioni al reimpiego di molte delle aree militari che sono state dismesse. Le notevoli superfici che sono interessate da queste infrastrutture non si prestano a riusi facili, alcuni Comuni ne hanno fatto aree artigianali ove, sfruttando gli edifici esistenti, si è dato sfocgo alle necessità di qualche piccolo artigiano, altrove si è proceduto alla trasformazione delle installazioni in edilizia popolare.
Le proposte possono essere molte, quello che colpisce comunque anche in questo caso sono la superfici, la grande fortezza FVG occupava ampi spazi del territorio Regionale che ora ritornano ad uso della collettività con un bagaglio di problemi che non sarà facile risolvere.
Credo che comunque non affrontare questo tema si un errore che non ci possiamo permettere di fare.



Cliccando sull'immagine si accede al resoconto fotografico dell'uscita


Tracciato dell'esplorazione

domenica 1 dicembre 2013

Monfalcone la prima linea

MONFALCONE  LA PRIMA LINEA


Il caso di Monfalcone va letto in successione con la precedente uscita di Trieste in quanto questa è quella prima linea che Trieste sembrava voler essere e che non era. La volta precedente si era ventilata la possibilità che le caserme sul Carso Triestino avessero altri fini che non quelli di difesa dei patrii confini da un invasione dell’armata rossa. Questa uscita viste le caratteristiche della difesa e la loro numerosità in particolare nei canali ove si sviluppano infrastrutture di comunicazione importanti, rafforza la speculazione avanzata la volta precedente.
Il valore aggiunto di questo transetto nel territorio carsicò è indubbiamnete l’aspetto paesaggistico esaltato dai laghi carsici queste formazioni idriche molto instabili che si ampliano in presenza di stagioni particolarmente piovose sino a quasi sparire nelle stagioni secche. Ne abbiamo incontrati tre nel nosto vagabondare ogniuno dei quali presenta caratteristiche proprie ed inserimenti paesaggistici originali.




Tracciato dell'esplorazione

venerdì 15 novembre 2013

Una sezione del Carso da Grotta Gigante a Padriciano




IL CARSO DA GROTTA GIGANTE A PADRICIANO

Questa uscita di Scarpe e Cervello ci ha permesso di toccare con mano un incongruenza alquanto interessante della strategia difensiva messain atto durante la guerra fredda nel territorio Friulano.
Il dubbio che alberga nella mente di chi guarda la carta con la localizzazione delle basi militari Italine sul Carso è legato alla loro eccessiva vicinanza al confine.
Una localizzazione così prossima al confine rendeva difficilissima se non impossibile una reazione in caso di aggressione, soprattutto se di sorpresa come si immagina un attacco.
L’ipotesi che più si accredita in un ragionamento che rimane pur sempre ipotetico è che la presenza di queste basi sul Carso avesse un fine più di pressione sulle città e i teritori del Carso ove la miniranza Slava aveva una sua rilevanza numerica e culturale.
Il percorso compiuto è comunque come un transetto che legge una sezione del teritorio carsico sezionandolo sia nella sua parte naturale che nella sua parte colonizzata da installazioni militari.
Le caratteristiche degli acquartieramenti ribadiscono alcuni concetti già enunciati la continuità formale e tipologica che fa leggere questi ambiti come parte di un unicum ( La Fortezza). 
Ma si evidenzia anche un riutilizzo a fini diversi di spazi ove prima si muovevano cavalli ed oggi si rintracciabo tracce dei resti dei capannoni che ospitavano i mezzi corazzati, l’evoluzione tecnologica ha toccato cambiando anche le percezione dei luoghi.


 libro Grotta Gigante
Clicca sull'immagine per vedere le fotografie

Tracciato dell'uscita con dislivello






mercoledì 13 novembre 2013

Escursione domenica 17 novembre 2013 - La “soglia” di Monfalcone e i suoi bunker

Scarpe & Cervello 2013
La “fortezza” FVG

Domenica 17 novembre 2013

La “soglia” di Monfalcone e i suoi bunker

Ritrovo ore 9,30 a Monfalcone a piazzale Tommaseo, lungo via Romana, la parallela alla statale per Trieste

La feritoia di un osservatorio ormai sommerso dalla vegetazione spontanea

Percorso
L’ultima escursione del 2013 ci porterà a esplorare un settore particolare della regione, cioè una sorta di transetto difensivo costruito a cavallo della statale che collega Monfalcone a Trieste, pensato prima che il capoluogo provinciale ritornasse a far parte, a pieno titolo, dell’Italia.
A differenza di ciò che abbiamo visto sul Carso triestino qui ci sposteremo soprattutto lungo una miriade di piccole postazioni di tiro predisposte per mitragliatrici e cannoni. Le postazioni dei battaglioni d’arresto erano distribuite sui colli più alti e nei pressi delle strade che dovevano controllare e tenere sotto tiro. Di fatto si trattava di una presenza diffusa e discreta, molto mimetizzata. Partendo dalla periferia di Monfalcone saliremo su almeno tre colli transitando anche per le zone umide retro collinari.
Tempo di percorrenza: 7 ore
Grado di difficoltà: qualche strappo in salita su sentieri per lo più segnati

Prenotazioni

Motivazioni per la scelta dell’itinerario       
La paura di un attacco potente e improvviso sconsigliava di avere lungo il confine strutture militari che potevano cadere in mano al nemico con facilità. In compenso si predispose una difesa duttile e porosa, che per certi tratti seguiva o affiancava le linee della prima guerra mondiale. Si trattava di postazioni quasi sempre isolate, raggiungibili da camminamenti che con l’andare del tempo sono stati ingoiati dalla vegetazione.   

L’accesso a una postazione interrata

Il compito delle postazioni era quello di tenere sotto tiro le principali strade di collegamento. Per esempio a Visentini, nel Vallone che porta a Gorizia, una decina di postazioni servite da una casermetta molto piccola avevano il compito di tenere sotto tiro la strada da una posizione alta e lontana. L’importanza del tema della mira e dello sparo, come in antico, muoveva la scelta delle posizioni da presidiare e custodire con le opere in cemento. Un fitto sistema di postazioni minori avrebbe garantito le batterie anticarro rispetto a possibili accerchiamenti della fanteria. La difesa, a differenza di quella pensata per la prima guerra mondiale, non si poteva disegnare con una linea, ma con un sistema di minuscoli punti e di raggi di circonferenza ascrivibili alla precisione dell’arma.
Una delle scale in cemento che collegano i bunker con la superficie

Percorrere questo ambiente disseminato di postazioni -siamo riusciti a rintracciarne solo una piccola parte-, ci farà comprendere l’importanza interpretativa che le tecniche di guerra esercitano rispetto al paesaggio. Progettare una simile infrastruttura portava i militari a dover conoscere con attenzione i luoghi che venivano necessariamente reinterpretati e modificati.

Veduta dalla cima Dablici verso il lago e il colle di Pietrarossa

Le colline carsiche, allora poco alberate, e le delicate pianure umide divennero oggetto di un originale piano di difesa che cercheremo di comprendere sul posto. Non una linea di vera tenuta, ma uno spazio profondo alcuni chilometri difeso da corpi specializzati nel produrre i massimi danni alle colonne corazzate che comunque sarebbero passate. Centinaia di minuscoli punti di resistenza che avrebbero dovuto resistere per qualche giorno in attesa di un contrattaco che, come l’offensiva, non si è mai verificato.
A distanza di due decenni dalla dismissione della linea ci si può cominciare a chiedere il senso di questi oggetti abbandonati nel territorio e su come anche questa insensata spesa possa diventare utile alla società prossima a venire.

Trincee di appoggio collegate ai bunker

Descrizione del percorso   
Partiremo da via Romana, all’altezza di una piccola piazzetta alberata dedicata a Tommaseo, e saliremo verso la collina di Sablici dove godremo, tempo permettendo, di speciali panorami sulla costiera urbanizzata di Monfalcone. Scenderemo poi verso la zona di Pietrarossa, caratterizzata dal bel lago che vedremo però dall’alto salendo la collina del Debeli che si aprirà sulla pianura e sul lago di Doberdò. Da qui la vista è speciale e spazia sugli ambienti retro collinari.

Veduta dal colle verso l’Istria

Qui transiteremo nelle vicinanze del lago-palude per poi salire il versante successivo dirigendoci verso il rifugio Cadorna e raggiungendo le postazioni realizzate sul monte Gradina.
Lungo tutto l’itinerario incontreremo bunker in cemento che rendono esplicito il fatto che non sono stati costruiti in occasione della Grande Guerra. 

Torretta mimetizzata sul Sablici

Si tratta di oggetti piccoli e abbandonati, non riconvertibili, testimoni di una guerra fredda che si portava dietro divieti, vincoli, pratiche d’uso territoriali ormai inutili.
Strutture fortificate sulle pendici del Gradina
In serata abbiamo previsto, per chi si vuole fermare, una occasione conviviale in una trattoria di San Martino del Carso.

Per partecipare
La passeggiata si svilupperà lungo sentieri e stradine, con incursioni nell’ambiente naturale per visitare le postazioni che siamo riusciti a rintracciare. Il terreno è aspro e roccioso, quindi consigliamo un paio di pedule da escursione, avremo anche qualche tratto di sentiero con il fango.
Faremo in modo di avere delle auto di appoggio a Doberdò del lago che accompagneranno gli autisti al punto di partenza.  L’escursione prevede una camminata lenta di circa sette ore priva di difficoltà.  Chi viene con i figli è pregato di prestare a loro le dovute attenzioni.
Vi raccomandiamo un abbigliamento conforme alla stagione variabile soprattutto in considerazione delle previsioni del tempo, ma ricordatevi anche qualche spray antizecche.
Per i problemi finanziari dell’associazione le escursioni di Scarpe & Cervello non saranno più gratuite, ma sottoposte a una quota di rimborso spese per compensare i costi organizzativi. I non iscritti pagheranno 5 euro mentre gli iscritti 3. Per i bambini rimane tutto gratuito.

Numero massimo di adesioni: cinquanta con obbligo di prenotazione scarpe & cervello

Per informazioni e prenotazioni:
Moreno Baccichet: 043476381, oppure 3408645094, bccmrn@unife.it
Legambiente del Friuli Venezia Giulia: 0432 295483, info@legambientefvg.it, in orario d’ufficio (lun-ven 9:00-13:00)
La tessera di Legambiente: per partecipare all'iniziativa non è obbligatorio essere iscritti a Legambiente seppure, per i nostri interessi generali, questa adesione sia caldeggiata.
Coloro che infatti sono soci di Legambiente sono coperti da assicurazione sia nel caso procurino un danno a terzi, sia in caso di infortunio.
Non sono assicurati i “non Soci” che partecipano alle iniziative e che dovessero infortunarsi, lo sono solo se la responsabilità del loro danno è riconducibile al Circolo o ad un Socio del Circolo stesso.
Il pranzo di norma sarà frugale e al sacco. Dove precisato ci sarà la possibilità di accedere a forme di ospitalità locale di qualità fruendo di locali e ristori dotati di un particolare valore aggiunto. Ogni partecipante penserà a sé, ma se qualcuno porta vino e dolci anche per gli altri sarà particolarmente apprezzato.