mercoledì 10 agosto 2005

Foto escursione a Ugovizza

Alternanza di prati e aree boscate coltivate nei tratti più instabili



La palazzina della direzione della miniera del Monte Cocco



L'ultimo tratto di salita al Monte Cocco


domenica 7 agosto 2005

Ugovizza: gli insediamenti temporanei slavi, il sito minerario e le opere idrauliche successive al disastro dell’agosto 2003

Domenica 7 agosto 2005

Ritrovo al parcheggio del Bar da Lucia a Ugovizza, lungo la statale, nei pressi della barriera autostradale, ore 10,00
 
Insediamento con piccoli stavoli privati sparsi sul monte
In questo particolare settore della Val Canale esiste un particolare ambiente costruito che ci siamo risolti a riconoscere come una unità di paesaggio autonoma. Si tratta delle ampie vallate del Bartolo e dell’alta valle dell’Uque, luoghi caratterizzati da un singolare insediamento sparso. Le motivazioni di questa forma insediativa e del conseguente paesaggio è legata alle forme d’uso del territorio riconducibili a due comunità slave che si trovavano all’interno di una regione di etnia tedesca. Siamo infatti di fronte a una forma insediativa etnica prodotta dagli slavi di Ugovizza e di Camporosso che colonizzarono i settori più alti del loro territorio non con casere e malghe ma con la costruzione di un vero villaggio estivo composto da stavoli di consistente dimensioni sparsi nei pianori.
Con l'escursione riconosceremo la discontinuità geologica di quest’area che ha dato corpo a paesaggi molto erosi e raddolciti dall’azione degli agenti atmosferici alla quale si è sommata una pesante opera di disboscamento con la costruzione delle ampie praterie
Su questo ambiente si è concretizzata la colonizzazione di matrice slava che produsse un frazionamento delle terre pubbliche, la loro privatizzazione e l'edificazione delle stalle.
Leggeremo insieme l'abbandono delle attività di allevamento e la conseguente crisi del paesaggio dei pascoli seguito dal recupero delle stalle per fini turistici e alla conseguente necessità di infrastrutturare l’area.
 
Briglia con materiale naturale sull'Uque
L’escursione si prefigge di indagare un ambito di territorio particolare per la storia del paesaggio culturale friulano. L’insediamento di Ugovizza e quello di Caporosso hanno sviluppato una serie di insediamenti temporanei in quota molto diversi da quelli delle comunità italiane o tedesche del Canal del Ferro e della Val Canale. Qui i pascoli alti erano frazionati e assegnati alle diverse famiglie del villaggio che costruirono una sorta di villaggio estivo dilatato sulle dolci balze erose dal Bartolo e dall’Uque. Visiteremo suoli geologici estremamente interessanti e testimoniati dalla presenza del sito archeologico di una miniera (villaggio Cocco) di Ferro e Manganese documentata dal XVII secolo. L’escursione prevede di partire dal parcheggio della Locanda Camoscio salendo per prati caratterizzati da un’edilizia slava in legno ancor ben conservata. Raggiungeremo, attraversando il bosco la miniera di Villaggio Cocco del quale rimangono per lo più le fondazioni. Da qui saliremo ancora di un centinaio di metri per arrivare ai piedi di Monte Cocco (in tutto 400 metri di dislivello) che potrà essere raggiunto da coloro che si sentono in grado di farlo. L’ampia vetta prativa è uno straordinario balcone sulle alpi Giulie e Carniche e varrà una lunga sosta sui valori del paesaggio naturale.
Al ritorno attraverseremo un altro diverso settore di insediamenti pastorali per seguire un ramo dell’Uque verificando le modalità che la Protezione Civile sta adottando per il recupero del corso d’acqua e dei prati dopo l’alluvione del 2003. Infatti, una volta tanto, le opere realizzate sono “delicate”, basate sui principi dell’ingegneria naturalistica, una sorta di progetto alla “tedesca” molto diverso da quelli che hanno massacrato molti torrenti della montagna friulana. Insomma, l’occasione ci sarà utile anche per discutere di questo.

L’escursione è adatta anche ai bambini (purché preparati e assistiti dai genitori) e solo chi vuole può compiere per intero il dislivello previsto (circa 700 metri). In serata c’è la possibilità di assaggiare alcuni piatti tipici di Ugovizza e della Slovenia all’agriturismo di mamma Rosič per un costo presunto di 10-15 euro.
Prenotazioni:
Numero massimo di adesioni: trenta
tel. 3408645094


Da Pordenone organizzeremo un punto di ritrovo per smistarci nelle macchine riducendole al minimo indispensabile. Troviamoci alle ore 8,00 di fronte alla fiera di Pordenone. Chi raggiungerà la località di ritrovo via autostrada ricordi che ci possono essere lunghe code alla barriera e che forse è consigliabile uscire all’uscita precedente.


martedì 19 luglio 2005

Le Terre alte della Carnia

Domenica 19 luglio 2005

 Monte Zermùla (Alpi Carniche) m. 2143.
  
Ritrovo: ore 8.30 presso il parcheggio antistante la piscina comunale di Tolmezzo, all’incrocio tra via Val di Gorto e via XXV aprile. Per chi proviene dall’autostrada: entrare a Tolmezzo Ovest (secondo ingresso, con rotatoria). La piscina si trova proprio di fronte allo stop che immette nella viabilità cittadina (per imboccare correttamente il parcheggio, dallo stop girate a sinistra e subito dopo a destra).
Tragitto in auto: da Tolmezzo si proseguirà con i propri mezzi alla volta di Paularo (20 km) e da qui, imboccata la stretta strada asfaltata che conduce al Passo del Cason di Lanza e continua fino a Pontebba, ci si fermerà poco prima della stretta di Stua Ramaz, in località Pian di Zermùla (m. 1102), punto di arrivo dell’escursione, solo per lasciare una o due auto necessarie al recupero di quelle parcheggiate nella località di partenza. La strada, sempre asfaltata, ma più ripida, oltrepassate Casera Ramaz, Meledis Bassa e Valbertad Bassa, prosegue fino al Passo Cason di Lanza, punto di inizio dell’escursione vera e propria.
Punto di partenza: Passo Cason di Lanza (m. 1552), dove si trova l’omonimo rifugio-Casera.
Itinerario: dal Passo del Cason di Lanza (m. 1552), nelle vicinanze della ex Casermetta della Guardia di Finanza, si imbocca il sentiero CAI (segnavia 442a) che, in direzione Sud, risale il pendio coperto da radi alberi. Tenendosi alla destra di un rio, si raggiunge con alcune svolte il Cjadin di Lance (m. 1700 circa), caratteristico circo di origine glaciale dal fondo paludoso, interessante per la flora e la fauna. Il sentiero costeggia il bordo destro e si innalza sul pendio erboso raggiungendo la Forca di Lanza (m. 1831). Fino qui circa un’ora di cammino. Congiuntisi con il sentiero proveniente da Forca Pizzul (segnavia CAI 442), si svolta a destra proseguendo lungo la dorsale erbosa, per poi salire con alcuni stretti tornanti lungo il sentierino di guerra scavato nel versante meridionale dell’Anticima Est. Traversando a mezza costa, si incontrano numerose gallerie del periodo bellico, fino a raggiungere l’affilata cresta nel punto in cui termina la via ferrata della parete settentrionale (m. 2095). Oltrepassata la sella che separa l’Anticima Est dalla vetta principale, si tocca quest’ultima superando l’ultimo pendio erboso (2 ore/2 ore e 15). Discesa: si effettua lungo la mulattiera, all’inizio ridotta a sentiero, che, in prosecuzione dell’itinerario di salita, percorre in direzione NW il versante meridionale della cima del Monte Zermùla. Oltrepassata l’anticima Ovest (m. 2120), si procede in leggera discesa sul filo di cresta, tra i resti di numerose trincee della Grande Guerra, fino ad una sella (m. 1880) posta ad Est della Punta Cul di Creta. Senza raggiungere la cima, si piega a sinistra, ridiscendendo il fianco erboso per quella che ormai è divenuta una comoda mulattiera. Con alcuni tornanti si perde quota fino a raggiungere Casera Zermùla (m. 1298). Qui inizia una stradina sterrata che in breve conduce al Pian di Zermùla e al ristoro (Ore 2).
Dislivelli: in salita 600 m.; in discesa 1050 m..
Tempi: per la salita 2 ore/2 ore e 15; per la discesa 2 ore.
Difficoltà: l’escursione è classificata dal CAI come E (escursionistica) e considerata adatta anche a gite sociali. Il percorso non presenta difficoltà, ma, attraversando ripidi pendii erbosi, ricchi di flora, che sono stati purtroppo testimoni del verificarsi di alcune tragedie, richiede, soprattutto per i meno esperti, una certa attenzione.
Abbigliamento: tipico da montagna. Obbligatori scarponi o pedule, zaino, borraccia, maglione (o pile) e giacca a vento.
Nota: per facilitare gli spostamenti, una o due auto verranno lasciate in località Pian di Zermùla. In questo modo i “conducenti”, che dovrebbero precedere nella discesa il resto dei partecipanti all’escursione, avranno il tempo per recarsi nuovamente presso il Rifugio Casera Cason di Lanza, per recuperare gli altri autoveicoli e ritornare al Pian di Zermùla. Qui, dove è collocata una baita con servizio di ristoro, è previsto il ricongiungimento di tutti i partecipanti. Possibilità di visita a La Palma, esemplare di abete bianco alto 35 m, il cui tronco si divide a poca distanza dal suolo in sei fusti, censito tra i monumenti naturali della Regione.
Cartografia: Tabacco, 1:25.000, foglio 09 Alpi Carniche oppure foglio 018 Alpi Carniche Orientali-Canal del Ferro.


mercoledì 1 giugno 2005

Le risorgive dello Stella

Domenica 5 giugno 2005


Temi
La zona delle risorgive del Fiume Stella è molto ampia e si pone a valle della grande pianura ghiaiosa e drenata del Friuli centrale.  Questo paesaggio si differenzia da quelli contermini per una minor antropizzazione dei luoghi  e per una maggior conservazione di quell'ambiente naturale che è stato sacrificato, invece, nei grandi riordini delle bonifiche di Paradiso e Paludat-Campomolle.
La bassa pianura umida si distribuisce in una fascia altimetrica estremamente ridotta (da 28 m s.l.m. a 5 m) su terreni pesanti e intrisi d’acqua. I soli abitati presenti (Ariis, Flambruzzo, Sterpo e Sivigliano) si pongono su dossi argillosi a colonizzare le zone più drenate di una pianura che storicamente era ricca di paludi e boschi.
L’insediamento umano si adattò in modo perfetto al sistema di acque di risorgiva creando un grande territorio specializzato nella molitura e nelle attività legate alla coltivazione e alla lavorazione del lino e della canapa.  Un grande sistema d’acque punteggiate da molini, cartiere, magli, insediamenti.
Oggi queste strutture protoindustriali stanno scomparendo insieme alle tradizionali forme della rete idrica minore, sacrificata per riorganizzare le dimensioni dei terreni agricoli. La presenza di attività di maidicoltura in questo settore delle risorgive non è di poco conto. La coltivazione di queste terre pesanti e umide con sistemi di coltivazione ad alto carico di inquinamento svilisce gli altissimi valori ambientali di quest'area esattamente come la diffusione della coltivazione del pioppo e la conseguente modifica dei suoli (spianamenti e interrimenti) sta lentamente trasformando queste terre caratterizzate dall'alternanza di paesaggi di acque, di foreste e di praterie umide.
La problematica che proponiamo è tesa alla conservazione dei paesaggi produttivi storici, quelli del bosco e dei prati, controllando le trasformazioni che introducono i paesaggi dell'agricoltura industrializzata (pioppeto o seminativi arborati), ottenendo così una riduzione del carico di inquinamento di natura agricola agente sulle risorse idriche dell'area.
Questo vuol dire progettare una lenta ma fattibile riconversione dei terreni di più recente ristrutturazione agraria con la costruzione di nuovi sistemi boscati e strutture di prati chiusi con siepi per la produzione del legno.

Percorso

L'uscita, della durata di quasi 4 ore, ha inizio nel biotopo Risorgive di Flambro, solcato dalla Roggia dei Molini e dalla Roggia del Prad, corsi d'’cqua di risorgiva, dove la Regione ha attuato un intervento di valorizzazione di torbiere esistenti e di rinaturazione di aree trasformate ed ha dato avvio al recupero del Mulino Braida. Giunti alla strada sterrata Flambro-Flambruzzo, ci si inoltrerà per un breve tratto nell'a’ea del biotopo Risorgive di Virco.
Ritornati sulla strada Flambro-Flambruzzo, la percorreremo fino alla fine, deviando in alcuni punti su sentieri laterali per poter osservare altri biotopi umidi.
Il punto di arrivo è costituito dalla villa Badoglio con annesso parco a Flambruzzo.
Arrivati al termine, i partecipanti saranno ricondotti in auto alla piazza di Flambro.


Itinerario

Il percorso permette la lettura di ambienti naturali di grande suggestione, in cui è però percepibile l’importanza dell’intervento umano per il mantenimento dell’equilibrio, e di ambienti agricoli in perfetta sintonia con l'ambiente naturale contermine (i campi chiusi); risulterà evidente la progressiva estensione dell'agricoltura intensiva con effetti devastanti sul paesaggio agrario storico e con l'abbandono e la successiva scomparsa di significative testimonianze architettoniche (mulini), e di conseguenza la necessità di urgenti interventi a più livelli per incentivare il mantenimento del paesaggio produttivo storico e per riconvertire le aree ad agricoltura intensiva.
Avremo modo di leggere le trasformazioni del territorio nel tempo anche osservando le carte della fine dell’Ottocento dell’Istituto Geografico Militare.
Ripercorreremo infine le vicende degli ultimi decenni relative alle prospettate azioni di tutela e valorizzazione dell’area delle Risorgive dello Stella.

Istruzioni per l’uso

Il ritrovo è fissato alle ore 9.00 nella piazza di Flambro (Talmassons) per parcheggiare le auto; ci si trasferirà al Mulino nel biotopo Risorgive di Flambro che costituisce il punto di partenza della camminata.
Il percorso non presenta difficoltà, è però consigliabile portare un paio di stivali di gomma per eventuali tratti con acqua affiorante.
Alla fine del percorso guidato verranno fornite indicazioni su possibili mete di interesse storico-architettonico per chi vorrà fermarsi in zona anche nel pomeriggio.
E’ possibile prenotare – all’atto dell’iscrizione – il pranzo in una trattoria nei pressi (costo indicativo di 15 euro per grigliata e verdura, bibite e caffè)
Numero massimo di adesioni: trenta
tel. 340-6233023
Si ringrazia per la collaborazione l’Amministrazione comunale di Rivignano.