giovedì 8 agosto 2013
Escursione nell'alta val del Torre, passo Tanamea e Musi
Alcune foto scattate durante l'escursione del 28 Luglio 2013 nell'alta val del Torre sono visibili a questo indirizzo
giovedì 25 luglio 2013
La valle slava: Musi e la pressione psicologica della guerra fredda
Domenica 28 luglio
Ritrovo ore 9,30 a
Passo Tanamea, sul confine con la Slovenia
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| La zona della polveriera di Passo Tanamea |
Percorso
L’alta valle del
Torre nella logica della difesa militare della guerra fredda non ebbe
un presidio militare permanente. In sostanza non c’erano caserme
nella vallata se non a Tarcento, lungo l’asse pedemontano. Eppure
in quest’area marginale del territorio regionale i vincoli militari
si facevano sentire soprattutto in termini di servitù d’uso e di
presenza militare data dai continui campi che i soldati apprestavano
nella vallata. Le difese vere e proprie erano distribuite lungo il
confine e il sentiero che controllava il lato settentrionale della
valle.
In una
logica topografica di più ampia visione a Passo Tanamea iniziava un
sistema difensivo lineare che si sarebbe appoggiato alle aste
fluviali del Torre e del Natisone:
sistema che completava verso ovest e verso nord
la protezione dei fianchi del dispositivo principale, rappresentato
dal basso Isonzo. Questo sistema di difese era presidiato dal 52°
Alpini ed era costituito da una prima linea fortificata, che si
distendeva a ovest del fiume Natisone e nelle valli collegate e che
mirava a controllare i principali valichi e le vie di accesso alla
pianura, e di una seconda linea arretrata, appoggiata alla riva
occidentale del fiume Torre, da Tarcento sino a Udine.
Tempo di
percorrenza: 6 ore
Grado di difficoltà:
nessuno.
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| Ingresso a una delle postazioni a Scimaz |
Motivazioni per
la scelta dell’itinerario
La
presenza militare in Friuli non è data solo dalle opere maggiori e
dai casermaggi che ospitavano le migliaia di giovani provenienti da
tutta la nazione. Le pratiche d’uso del territorio furono senza
dubbio uno di modi con i quali si espresse fisicamente la grande
macchina militare approntata all’epoca della guerra fredda.
La
valle di Musi era un ambiente segnato da una profonda crisi sociale
ed economica. Uno spazio che come la Val di Resia e quelle del
Natisone, aveva vissuto durante il periodo fascista un periodo di
progettata ostilità del regime nei confronti delle popolazioni di
lingua slovena. Anche qui si erano sentiti gli influssi di un potere
che osteggiava l’uso di una lingua che non si rifaceva
all’esaltante tradizione romana. Dopo la lacerante definizione del
confine nazionale lo stato repubblicano vedeva con preoccupazione
questi ambiti confinari non immuni dalla propaganda panslavista.
Durante gli ultimi anni della dominazione tedesca queste aree erano
state patrimonio delle brigate filo titine e lo Stato non ebbe mai la
sensazione di un completo controllo dell’area. Forse anche per
questo motivo le principali installazioni militari friulane non
stanno all’interno di quei territori che durante l’epoca della
dominazione veneziana venivano definiti come la “Slavia Friulana”.
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| Postazione di tiro sul Rio Bianco |
Su
queste aree invece le manovre quasi quotidiane di truppe appoggiate
da mezzi di supporto costituivano una importante azione di propaganda
e di pressione psicologica nei confronti della popolazione locale.
Gli spazi che i militari acquisirono per le loro pratiche di guerra
ridussero la percezione di controllo territoriale nei valligiani. Per
questo visitare questa valle ci porrà il problema di cercare segni
molto meno fisici ed evidenti della presenza degli uomini della
“Fortezza FVG”. Non a caso, oltre a visitare le postazioni
conservate e alcune demolite lo scorso anno dall’esercito,
cercheremo di immaginarci i campi di tiro, i sentieri settimanalmente
frequentati da colonne di giovani militari, gli accampamenti.
Soprattutto gli acquartieramenti con le tende finirono per essere il
luogo in cui la popolazione locale veniva a contatto con i giovani di
leva alle prese con una delle esperienze più particolari della
“naja”. I militari erano osservatori osservati, la popolazione ne
studiava i movimenti, conviveva con i loro giochi di guerra
rispettandone giocoforza i vincoli.
Nel
frattempo nell’alta valle del Torre si stava chiudendo un’epoca
storica di organizzazione del territorio e dell’economia.
L’emigrazione svuotava le case, si abbandonava l’agricoltura
valliva di uno dei settori più aspri dell’arco alpino
caratterizzato da un paesaggio di disgregazione geologica.
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| Polveriera a Passo Tanamea |
A
chiudere questo periodo di crisi, formalizzando un definitivo
collasso psicologico nella comunità locale, venne il terremoto del
1976 dal quale le piccole e sparse borgate di Musi non seppero
riprendersi. Oggi della complessa contrapposizione tra un sistema
insediativo antico e quello moderno dei militari rimane ben poco e
dovremo frugare nella memoria dei locali per riuscire a cogliere quel
periodo e gli evanescenti luoghi in cui si consumò un conflitto
culturale.
Descrizione
dell’itinerario
Ci
troveremo al vecchio valico di frontiera di Passo Tanamea per
visitare il sistema di fortificazioni posto lungo la linea del
confine, garantite dalla piccola polveriera che si incontra su questa
soglia che fa da spartiacque tra il bacino dell’Isonzo e quello del
Torre.
Ci
muoveremo lungo il Rio Freddo per individuare le opere e gli accessi.
Da qui scenderemo attraverso la polveriera sino ai Ciclamini, il
locale costruito pochi anni fa nei pressi del valico, e da li
imboccheremo il sentiero del Parco delle Prealpi Giulie che in circa
un’ora e mezza ci porterà ad incontrare quella che era la prima
borgata stabilmente abitata della vallata, appunto Simaz.
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| L’area del campo di addestramento invasa dalla vegetazione |
Percorrendo
tutta la valle in discesa avremo modo di renderci conto dello
straordinario ambiente geologico composto da sfasci e detriti che di
fatto rendevano improduttivo il fondovalle del Torre. Lungo il
sentiero passeremo attraverso il poligono di tiro della Coda nella
Codiza. Qui vicino visiteremo i resti di quello che è stato il
principale accampamento utilizzato durante le esercitazioni militari.
Vedremo anche alcune delle postazioni militari che avrebbero dovuto
colpire con spari incrociati le colonne di mezzi lungo la strada
valliva. Recentemente il ministero ha provveduto alla demolizione di
alcuni bunker scatenando le proteste del comune di Lusevera che
voleva invece attivare un progetto per il recupero di queste
strutture con finalità museali.
Saliremo
poi sui ripiani alti e più produttivi di Simaz, davvero uno dei
pochi tratti del fondovalle coltivabile, e poi raggiungeremo Musi per
cercare di individuare, anche con l’aiuto dei pochi abitanti che
rientrano per l’estate, la posizione della postazione che difendeva
la stretta del Torre.
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| Postazione semidistrutta nei pressi di Musi |
Per partecipare
La passeggiata si
svilupperà lungo un sentiero segnato in leggera discesa dal passo.
Sono sufficienti scarpe da ginnastica o da trek e un abbigliamento “a
cipolla” anche considerand che la valle di Musi è uno dei luoghi
più piovosi d’Italia. Lasceremo alcune auto a Musi e provvederemo
poi a riaccompagnare gli autisti a Passo Tanamea. Chi vuole alla
fine potrà fermarsi con noi a “I Ciclamini” per assaggiare
alcuni piatti della cucina slovena dell’alta Val del Torre.
L’escursione
prevede una camminata lenta di circa sei ore priva di difficoltà.
Chi viene con i figli è pregato di prestare a loro le dovute
attenzioni.
Vi raccomandiamo un
abbigliamento conforme alla stagione variabile soprattutto in
considerazione delle previsioni del tempo.
Per i problemi
finanziari dell’associazione le escursioni di Scarpe & Cervello
non saranno più gratuite, ma sottoposte a una quota di rimborso
spese per compensare i costi organizzativi. I non iscritti pagheranno
5 euro mentre gli iscritti 3. Per i bambini rimane tutto gratuito.
Numero massimo di
adesioni: cinquanta con obbligo di prenotazione.
Per informazioni e
prenotazioni:
Moreno
Baccichet: 043476381, oppure 3408645094, moreno.baccichet@gmail.com
Legambiente
del Friuli Venezia Giulia: 0432 295483, info@legambientefvg.it,
in orario d’ufficio
Informazioni
aggiornate saranno inserite nel sito dell’associazione:
www.legambientefvg.it
e sul blog www.scarpecervello.blogspot.it
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domenica 21 luglio 2013
Le armi della Fortezza
La Fortezza FVG non è diversa da altre fortezze di più antica concezione, ha un suo perimetro e lungo questo perimetro sono posizionate le feritorie e le ritodde da cui le armi investono di fuoco il nemico.
La difesa di un perimetro, anche in una fortezza suigeneris come questa, è una delle priorità strategiche.
L'armamentario della difesa è completo, dalle fuciliere alle artiglierie ed il controllo del territorio per successive linee di difesa si palesa man mano che la ricerca prosegue.
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| Il ponte in legno sul fosso anticarro della prima Guerra Mondiale a nord di Paluzza fa capire che il tema della difesa dei confini è un teme vecchio anche nella cosiddetta era moderna. |
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| Fortificazione per fucileria |
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| Interno della fortificazione |
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| Feritoia è rilevabile la modalità pittosto spartana dell'edificazione |
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| La realizzazione di tutto un sistema di manufatti interrati era funzionale al riparo delle truppe in caso di bombardamento da parte dell'artiglieria nemica. |
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| Cunicoli e gallerie connettevano le postazioni di tiro e i rifugi |
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| Bocche mascherate con un ampio cono di visuale consentivano agli artiglieri di controllare il terreno dinnanzi alla postazione. |
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| Le aperture nella roccia sono mascherate in tempo di pace per renderne difficile l'identificazione. |
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| Alle postazioni si accede attraverso porte blindate. |
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| La profondità delle fortificazioni era legata alla necessità di difendere le truppe e le installazioni dai bombardamenti. |
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| Le dimensioni dei mascheramenti raggiungevano dimensioni notevoli. |
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| Le fortificazioni erano collegate alla viabilità ordinaria da strade di servizio |
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| Mascheramento di bocca di artiglieria |
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| Dietro il mascheramento la feritoria con il cono di visuale |
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| L'accesso ai buncher era spesso mascherato con strutture in cemento o ferrro |
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| La rete lavorata a formare corrugamenti simil naturali veniva poi rivestita di cemento |
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| Feritoia di osservazione |
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| Mimetizzazione di una scala d'accesso |
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sabato 13 luglio 2013
Da PN a Prata
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