mercoledì 3 luglio 2013

DISMISSIONI

DISMISSIONI
Nel Canal del Ferro e Val Canale

Il fenomeno dell'abbandono, in una società che ha fatto dell'usa e getta un modello di sviluppo, si può dire che sia diventato un problema non solo paesaggistico, urbanistico ma anche sociale e culturale.
La necessità di  comprendere i fenomeni, ed in particolare questo,  nella loro complessità è importante  al fine di non lasciarsi schiacciare dagli eventi e per poter porre in atto attività e modelli di reazione che siano rapportati per intensità e  dimensione al problema che ci si para dinnanzi.
L'abbandono delle installazioni militari  nell'area montana, si unisce ad un fenomeno di spopolamento che ha radici lontane e ben  profonde sia socialmente che economicamente.
Non vi è dubbio comunque che la presenza sul territorio di installazioni militari con forte presenza di persone, installazioni doganali ecc. ha permesso a Canal Del Ferro ed alla Val Canale di posticipare di non poco la presa di coscienza di fenomeni che in altre contrade alpine sono ben noti da tempo.
Urge pertanto un ragionamento complessivo sul come e quanto intervenire per ridare certezze e prospettiva agli abitanti delle valli ponendo l'accento sulla sostenibilità degli interventi da mettere in campo, spetterebbe alla politica poi tracciare la strada da percorrere.
Il lavoro condotto sulle servitù della Fortezza FVG è sicuramente un modo per aggredire il problema evitando che un pezzo fondamentale della storia di questi territori finisca nel nulla lasciando solo un vuoto temporale e paesaggistico.

Alcune foto della Pontebba Chiusaforte

Stefano Meroi ha costruito un percorso fotografico che documenta l'esperienza della passeggiata da Pontebba a Chiusaforte che merita qualche commento.
Nel settore centrale del villaggio la frattura della ferrovia del 1879 sembra quella originale, ma come si può vedere in basso a destra, alcuni binari del grande scalo merci sono stati tolti recentemente a seguito dell'abbandono delle attività doganali.
La Caserma Zanibon è stata quasi completamente demolita e solo un edificio è ancora utilizzato dall'Ana, mentre gli edifici della caserma Fantina sono stati lasciati in piedi e nel degrado aspettando una qualche idea di recupero.
A Pontebba gli sazi del degrado sono ancor superiori a quelli delle caserme perché ci sono molti edifici residenziali un tempo costruiti dall'esercito per le famiglie degli ufficiali e oggi completamente abbandonati. Solo gli spazi esterni vengono mantenuti con il taglio dell'erba e un inutile costo per lo stato. Non si capisce perché l'esercito conservi questi immobili nel più assoluto abbandono se le prospettive di una presenza militare in zona sembrano essere definitivamente scemate.


La caserma Bertolotti è osta lungo la ex statale e al momento è utilizzata parzialmente dal comune di Pontebba. Gli edifici di magazzino posti a destra della foto sono stati ricavati nel tempo da una modifica sostanziale delle aree golenali del Fella e ancora oggi, come nel 203 rischiano di venire invasi da acqua e fango. Tra le varie e a volte assurde proposte che hanno accompagnato la proposta di un riutilizzo della caserma non abbiamo mai letto dell'ipotesi di costruire un progetto di riequilibrio idraulico ridando al fiume le sue pertinenze golenali dopo la distruzione dei capannoni.
Gli spazi di svago destinati un tempo ai soldati.
L'attacco del percorso ciclopedonale sul sedime della prima ferrovia della Pontebbana

La prima postazione di mitragliatrice mimetizzata  nella parete della roccia che si incontra percorrendo la ferrovia. 
Alla ricerca dell'accesso al sistema di gallerie che conduceva alle postazioni di tiro
Lungo la ferrovia alcuni accessi nascosti alle gallerie permettevano di raggiungere le postazioni di tiro poste una decina di metri più in basso lungo la statale. Gli accessi non sono facili da individuare perché sono mascherati e poi blindati, con camere stagne successive.

La pista ciclabile lungo la ferrovia è quasi completata ma presenta ancora un problema legato alle potenzialità di racconto che questo lungo manufatto ha. Infatti le opere edilizie sono di straordinario valore archeologico e dovrebbero essere spiegate, così come si dovrebbe cogliere l'occasione per segnalare letture e punti di vista che possano aiutare il visitatore nella lettura del paesaggio della Val Canale.
Questo che sembra un fienile abbandonato è invece una parete finta costruita per mimetizzare l'accesso a un sistema ramificato di gallerie che conducevano alle postazioni di tiro poste lungo la strada statale.
Un punto in cui a Pietratagliata, nei pressi della polveriera abbandonata, si incrociano il viadotto autostrale e i ponti della vecchia statale e della ferrovia.
L'importante trave reticolare che sorregge il viadotto ottocentesco prima di arrivare a Dogna


Dogna e il viadotto della statale vista da quello della ferrovia

Postazioni militari ogni tanto compaiono soprattutto nei pressi di pareti rocciose non invase dalla vegetazione
La ferrovia trasformata in pista ciclabile con i lavori del 2013
Il nuovo percorso ciclopednale è uno straordinario punto di osservazione sul rapporto che l'uomo ha avuto rispetto alla stretta del Canal del Ferro trsformatosi poco alla volta in un corridoio infrastrutturale

Il viadotto del 1879 è un'opera di straordinario interesse architettonico, mentre le aree abbandonate della vecchia statale testimoniano come non si sia pensato di sfruttare l'ipotesi di un utilizzo anche turistico rimodellando il sedime stradale e cogliendo l'occasione di progettare e collegare il villaggio di Chiusaforte con i luoghi della Chiusa medievale.
La caserma di Chiusaforte è passata al comune che non sa come riconvertirla, ma la situazione dei trentadue appartamenti degli ufficiali è ben peggiore: questo patrimonio immobiliare non è nemmeno stato messo in vendita e inutilizzato,sta progressivamente degradando. Allo stesso tempo viene da chiedersi quale futuro possano avere questi appartamenti in un paese nel quale da quando è stata chiusa la caserma hanno chiuso una decina di negozi e bar e il fenomeno degli alloggi in vendita è aumentato a vista d'occhio.


martedì 25 giugno 2013

Le caserme di Pontebba e Chiusaforte

Domenica 30 giugno

Ritrovo ore 9,30 a Pontebba di fronte alla Caserma della Guardia di Finanza Gollino e Marinelli


La parte storica della Caserma Bertolotti di Pontebba

Percorso

Con questa escursione percorreremo il canale del Fella nel punto dove si fa più stretto e infrastrutturato, lungo il percorso recentemente recuperato della ferrovia Pontebbana costruita nel 1878. Questa profonda incisione trova uno sfogo solo in corrispondenza di Chiusaforte, dove la valle si apre. L’escursione si muoverà lungo la pista ciclopedonale che è uno speciale punto di osservazione lungo la stretta che qualcuno aveva immaginato come lo scenario dell’invasione delle truppe del Patto di Varsavia. Da Pontebba a Chiusaforte la vecchia ferrovia è in leggera discesa con pendenza costante e quindi non ci sono problemi escursionistici, se non quello di cercare di individuare le postazioni che avrebbero impedito lo sfondamento lungo la strada ferrata.
Tempo di percorrenza: 7 ore
Grado di difficoltà: nessuno e, a parte la lunghezza, è adatta a tutti.
La passeggiata si svilupperà lungo una pista ciclopedonale, quindi sono sufficienti scarpe da ginnastica o da trek e un abbigliamento “a cipolla”. Lasceremo alcune auto a Chiusaforte e provvederemo poi a riaccompagnare gli autisti a Pontebba. Chi vuole può raggiungerci e tornare in treno.  

martedì 18 giugno 2013

A Orzano (Ud) si conserva un paesaggio a campi aperti di tradizione medievale
I territori con antica organizzazione del particellato a nord e quelli di riordino a sud e ovest
Non è facile trovare in Friuli un ambiente antropologico così ben conservato come il sistema dei campi lunghi e stretti che circondano l’abitato di Orzano. Se si esclude un’area profondamente riordinata in età recente il sistema del tessuto medievale è facilmente riconoscibile con l’alternanza di piccoli campi allungati coltivati a seminativo dove la pedologia del terreno era più favorevole e a prato stabile nei settori più aridi. Nonostante la progressiva colonizzazione di questo disegno colturale promossa dalle moderne tecniche di aratura abbia reso poco funzionali queste proprietà sparse, e abbia quasi fatto sparire i prati stabili, la complessità della matrice del particellato è ancora riconoscibile. I soli alberi presenti in questo territorio coltivato sono di recente formazione, o strisce reimpiantate a boscaglia o fasce di prati abbandonati al selvatico. In origine questo spazio era un grande vuoto coltivato, mentre le piante utili alle attività della comunità erano concentrate nelle aree più basse con un funzione di mitigazione rispetto alle esondazioni del Malina.

Il bordo settentrionale del villaggio di Orzano in rapporto alla campagna

Il paesaggio a campi aperti

Alternanza di coltivazioni su tre strisce di terra e un lotto lasciato selvatico alle spalle

Impianti boschivi che interrompono i campi coltivati

Un albero di ciliegio e un gelso sono lo storico riparo “produttivo” lungo la capezzagna

Un campo di orzo con degli impianti d’alberi sullo sfondo