lunedì 17 gennaio 2005

La Campagna 2005 di Scarpe&Cervello

Dentro il paesaggio.
Con Legambiente per scoprire la tua regione, vedere con occhi nuovi luoghi noti e meno noti, per affermare le necessarie tutele alle identità del Friuli Venezia Giulia
Questa proposta è un po’ una costola dell’esperienza pluriennale che Legambiente regionale ha maturato con “Scarpe&cervello” e vuole aggiornare, migliorare e riproporre su tutto il territorio regionale e non solo nell’area montana quel modello di occasioni per il tempo libero che consentano una conoscenza diretta del territorio, offrano spunti di riflessione sulle identità ambientali locali e sulla loro progressiva formazione, possano diventare anche strumenti di iniziativa ambientalista e momento di dialogo con gli enti preposti alla tutela del paesaggio.

Un progetto che ci sembra contemporaneamente semplice ed ambizioso e che affidiamo alla partecipazione dei soci di Legambiente, dei simpatizzanti, delle persone che vogliano condividere momenti di svago, di informazione, di crescita civile. Un progetto che Legambiente non considera una propria esclusiva, ma che può anzi essere occasione di rapporto con le tante associazioni e circoli che, anche a scala locale o comunale, operano attorno alle ricchezze e peculiarità ambientali, culturali, linguistiche, di beni artistici delle tante comunità locali.
Due sono le occasioni che rendono attuale una proposta di attenzione alla qualità dei paesaggi regionali, alla loro diversificazione, al loro progressivo e costante mutare, in peggio o in meglio, a seguito delle attività umane.
1905 - 2005: cento anni fa la prima legge per la protezione del paesaggio in Italia.
Il 16 luglio del 1905 veniva promulgata una legge per la protezione di un tratto del litorale romagnolo alla quale si attribuisce il ruolo di prima legge per la protezione del paesaggio italiano. Il dispositivo legislativo si limitava a rendere demaniale l’ambito, ampio, della pineta di Ravenna riconoscendone il carattere mutevole e continuamente in trasformazione per l’azione dei trasporti fluviali, del mare e del vento litoraneo. Tra i motivi che giustificavano il provvedimento individuiamo una speciale idea patriottica e romantica che univa ai luoghi naturali la memoria di eventi storici o letterari nazionali.
Il ministro Luigi Rava, promotore della legge, riconduceva la sua azione alle attività di protezione dei luoghi che si stavano operando in altre nazioni con la costruzione di parchi naturali (Stati Uniti d’America), di territori sottoposti a vincoli paesaggistici (Francia). Per Rava la pineta era “un insigne monumento nazionale (…) sede venerabile di nobilissime memorie d’arte e di letteratura, che investono tutta quanta la nostra vita intellettuale”.
Il rilievo della discussione era ben chiara a tutti i deputati a partire dal relatore della legge, membro della commissione parlamentare istituita il 24 giugno del 1905, pochi mesi dopo la promulgazione della prima legge per la protezione del paesaggio francese. Ricordò Giovanni Rosadi all’aula che “non sono monumenti d’una nazione soltanto le mura, i simulacri e gli archi, che nella purezza delle linee e nella potenza dei marmi e dei bronzi attestano dei sentimenti di bellezza e dei fasti di gloria di una gente civile; ma anche le foreste, i monti, le acque e quei rari lembi dei suolo patrio, che per lunghe tradizioni ricordano gli atteggiamenti morali e le fortune politiche d’un popolo, sono monumenti nazionali, benché non eretti dall’arte che riafferma ed esalta i fatti compiuti, ma creati dalla natura che spesso li predestina e li ispira”.

La riforma annunciata dell’urbanistica regionale

Dopo essere stata fra le prime Regioni a dotarsi di un Piano urbanistico la nostra è diventata, invece, una delle più arretrate nell’aggiornare i propri strumenti urbanistici sia rispetto al nuovo quadro di competenze istituzionali, sia rispetto alle esigenze di tutela del territorio che della costruzione di processi di pianificazione condivisa delle scelte sociali ed economiche.
Ora si riparla di modifica della “storica” L.R. 52 del 1991 e di revisione del P.U.R. La tutela ambientale, dei paesaggi, della biodiversità non sono stati, almeno sinora, dichiarati come uno degli obiettivi qualificanti di questo percorso.
Con “Dentro il paesaggio” Legambiente propone una dimensione del paesaggio né bucolica, né astratta, né metafisica. Tutti i luoghi sono modificati dalle presenze e dalle attività umane. La loro godibilità o meno è spesso frutto di scelte che hanno consolidato non solo un paesaggio ma anche rappresentato un evento storico o un momento sociale. Oggi ogni intervento che riconsegni ad un territorio nuove funzioni, nuovi insediamenti, e creare quindi un nuovo paesaggio sociale, dovrebbe misurarsi con la partecipazione e con la sostenibilità.

Ecco il senso che cercheremo concretamente di dare, per una domenica al mese, allo stare in compagnia ed al vedere luoghi del Friuli Venezia Giulia.

martedì 23 novembre 2004

OGGETTI DIMENTICATI PER UN ECOMUSEO

Ecco alcune foto che documentano alcuni oggetti abbandonati e rintracciati lungo il percorso che potrebbero essere oggetto di attenzione per l'ecomuseo



 La "taviella" un tempo intensamente coltivata e oggi tenuta a pascolo

L'aggere del "castello di Tramonti" riconosciuto e individuato da noi nel 2003

I bellissimi terrazzi del fondo dell'antico lago di Tranonti

Scendendo dalla parrocchiale di Tramonti di Sopra

I resti della strada antica diretta a Tramonti di Sotto

La roggia del molino del Viellia

Il molino e la vasca di carico

Foto dell'interno della segheria annessa al molino


domenica 10 ottobre 2004

LA RISCOPERTA DEL FONDOVALLE DEL MEDUNA

 10 ottobre 2004
ritrovo: ore 9,00 presso la piazza del municipio di Tramonti di Sopra

Il molino degli Zatti a Tramonti di Sopra

Le motivazioni:
Alcune località alpine sembrano essere rimaste escluse dal
fenomeno di recupero di identità locale che ha seguito la
formazione del Parco delle Dolomiti Friulane. Oggi questa
struttura è sentita come parte delle comunità che ad oggi non
opporrebbero le osservazioni e le diffidenze mosse in
concomitanza con la costruzione dell'ente. Ma se il parco
valorizza i luoghi più selvaggi delle comunità delle Prealpi
Carniche dobbiamo riscontrare una incapacità locale a
recuperare gli elementi puntuali e paesaggistici delle aree
rimaste all'esterno dei confini dell'area naturalistica. Alcune
aree, soprattutto di fondovalle e molto antropizzate meritano
di vedere valorizzati gli elementi residuali di culture e pratiche
economiche ormai scomparse. Per segnalare un campione di
questo "patrimonio diffuso" abbiamo scelto una valle che
soffre più delle altre una crisi di valori identitari: la Val
Meduna.

L'escursione:
L'escursione prende le mosse dal centro di Tramonti di
Sopra dal quale raggiungeremo la forra del Viellia. Da qui
seguendo il torrente raggiungeremo il castello di Tramonti,
una struttura prefeudale che abbiamo scoperto l'anno scorso
e che è ancora inedita. Visitato e rilevato (foto e metro), con
l'aiuto dei partecipanti, il luogo, ci dirigeremo alla volta del
bellissimo molino Zatti percorrendo la breve roggia
medievale della villa di Sopra. Da qui, recuperando sentieri
abbandonati che collegavano i tre villaggi raggiungeremo
l'inizio della roggia della Villa di Sotto, roggia che sfruttava
l'acqua del Chiarchia. Seguendola raggiungeremo i diversi
molini eretti lungo il nastro d'acqua che noi proponiamo di
recuperare come importante monumento medievale di una
cultura dell’acqua ormai scomparsa.

domenica 3 ottobre 2004

IL SISTEMA DEI CASTELLI DELLA PEDEMONTANA

 3 ottobre 2004
ritrovo: ore 9,00 presso il parcheggio di Palazzo Toppo a
Toppo


Le motivazioni:
Lo scorso anno con una serie di escursioni mirate al
paesaggio dei castelli e dei borghi medievali abbiamo voluto
segnalare l'importanza di un "sistema" di fortificazioni che
segue l'area pedemontana per poi entrare all'interno delle
vallate principali. La permanenza di molti resti castellani e
dell'antico sistema di connessione tra gli stessi è tale da
giustificare un'azione di conservazione e sviluppo dei siti più
importanti all'interno del progetto ecomuseale. Per questo
motivo chiediamo che la nuova struttura si attivi per la
creazione di "progetto castelli" del quale il breve itinerario
proposto potrebbe essere una sezione.


L'escursione:
L'escursione prevede la visita ad alcune delle strutture che
già l'anno scorso avevamo visitato. Inizieremo da Toppo con
la visita della grotta difesa di matrice prefeudale dell'antro di
Lorenzini, per visitare poi il castello del XIII secolo. Da qui
raggiungeremo il complesso sito del castello di Meduno, una
delle fortificazioni che dall'aspetto testimoniano una
lunghissima tradizione di uso e riuso. Da qui scenderemo in
riva al Meduna per visitare ciò che resta del villaggio
protostorico di Paludana. Da qui ci muoveremo per risalire il
versante opposto fino a raggiungere i resti dell'articolato
castello di Mizza (Cavasso Nuovo).