Domenica 5 maggio 2013
Ritrovo ore 9,30 presso la
chiesa di Vigonovo di Fontanafredda (PN)
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La chiesa di Vigonovo |
Sul finire dell’800 i villaggi posti al piede del monte
divennero la meta di alcuni borghesi che in queste zone venivano per
villeggiare o perché possedevano cospicue proprietà. Elena di Bellavitis,
scrittrice e giornalista, descrisse questo ambiente con brani ormai scordati,
ma anche il pittore Luigi Nono, rampollo di una famiglia di Sacile, frequentò
questi luoghi realizzando una serie di famosi quadri che, con attenzione
antropologica, rappresentano la popolazione nel suo ambiente.
Sceglieremo una decina di queste rappresentazioni che
pongono in primo piano un attento realismo sociale e una delicata
rappresentazione dell’ambiente per confrontare i cambiamenti rispetto ai
paesaggi trasformati nella nostra contemporaneità. Cercheremo anche di cogliere
i motivi dell’insistente ripetizione di quadri di speciale carattere, come
quelli dedicati al recinto cimiteriale di Coltura ormai scomparso. L’escursione
ci condurrà a frequentare alcune delle scene che il pittore ottocentesco e i
suoi amici raggiungevano in bicicletta o con il calesse. Un ambiente
caratterizzato dalle acque di risorgiva dell’amplio complesso delle sorgenti
del Livenza. Un ambiente in cui i colori erano uno degli elementi di attenzione
del pittore. Va da se che nemmeno nei momenti più intensi della pittura del
Nono nella pedemontana si raggiungono i lirismi di denuncia sociale presenti
nei suoi quadri di ispirazione lagunare. La popolazione della pedemontana è
inserita e in pace. Lontana da qualsiasi rivendicazione sociale e in equilibri
con un ambiente immobile e arcaico.
In realtà in questo ambiente è comunque deflagrata la
bomba della modernità portando delle trasformazioni paesaggistiche enormi. I
prati umidi delle risorgive a volte sono diventati dei boschetti, altre volte
campi arati dai trattori. Le praterie umide da sfalcio sono quasi completamente
sparite, così come le pratiche del pascolo. In modo non diverso la corona dei
rilievi della scarpata cansigliese non sono più un enorme pascolo costellato da
piccoli prati privati per lo sfalcio, ma si sta trasformando in una erta e
folta foresta che ricopre un dislivello medio di un chilometro tra il piano del
catino cansigliese e le acque delle sorgenti del Livenza. Per cogliere le
“grandi trasformazioni” useremo proprio i quadri del pittore veneziano-sacilese
individuando i punti in cui sono stati ritratti i fondali.
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Veduta delle Orzaie |
Percorso
L’escursione
inizia dalla piazza di Vigonovo nel punto in cui si toccano l’alta pianura
arida e quella umida delle risorgive. In questo punto un sistema insediativo
originale e confrontabile solo con quello udinese della Stradalta, si sviluppa
in modo lineare lungo il confine paesaggistico per cogliere al meglio le
possibilità geografiche e pedologiche di un ambiente caratterizzato dalla
presenza o dall’assenza dell’acqua. Qui scenderemo all’interno dell’ampia zona
delle risorgive delle Orzaie colonizzata dalle pratiche dell’aratura negli
ultimi ’50 anni e semplificata nella speciale composizione del suo patrimonio botanico.
Raggiungeremo
poi la zona delle Fontanive e da qui, verso i colli di Polcenigo, finiremo per
sfiorare la LIvenza, che invece toccheremo nei pressi della sorgente della
Santissima. Da qui ci dirigeremo a Coltura, il villaggio più immortalato nei
quadri del Nono e poi finiremo la nostra escursione nel protetto spazio umido e
suggestivo delle sorgenti del Gorgazzo, dall’800 oggetto di frequentazioni
turistiche locali.
Tempo di
percorrenza: 8 ore
Grado di
difficoltà: Tutto il percorso è per lo più su strade sterrate se si esclude
qualche tratto asfaltato e qualche sentiero pianeggiante. Le pendenze sono in
sostanza irrilevanti.
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L'interno della chiesa di San Rocco |
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La salita al recinto sacro della chiesa di Coltura |
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Avemaria a Coltura |
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La chiesa di Coltura |
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Rientro a Coltura |
Motivazioni per la scelta
dell’itinerario
Il paesaggio
che attraverseremo è unico in Friuli perché in questo luogo la zona delle
risorgive, tipica di tutto il Friuli e anche di parte della Venezia Giulia,
tocca direttamente la montagna. L’escursione che ricorda le pellegrinazioni
artistiche di Luigi Nono ci darà il modo di cogliere, con questa lunga
camminata, proprio questo carattere. Percorreremo sempre zone umide senza mai
entrare all’interno dei paesaggi dell’alta pianura e finiremo il nostro viaggio
nei pressi di sorgenti che scaturiscono direttamente dalla base delle rocce
calcaree del complesso montuoso cansigliese. La scelta poi di cogliere
l’attenzione prestata da Luigi Nono a questi luoghi deriva anche dalla
possibilità di cogliere uno degli aspetti artistici più importanti della
nascita della pittura paesaggistica in area veneta, quello dei colori e del
tema antropologico.
Nono a
differenza dei colleghi d’oltralpe non raffigurava la borghesia intenta nelle
sue pratiche di fruizione territoriale, ma direttamente la popolazione che
viveva i luoghi raffigurandola con una grande solennità.
Quasi sempre
la popolazione con i suoi costumi viene rappresentata in occasione delle
pratiche del lavoro o del rientro serale dallo stesso. Contadini con le falci
ricordano le pratiche di sfalcio sulle praterie umide, mentre i buoi le
pratiche di aratura dei terreni più asciutti. La ripida scarpata dei monti,
arida e quasi priva di alberi, faceva da fondale a un vita che sembra essere in
equilibrio con le risorse del luogo. La pittura del Nono segue i risultati
della nuova attenzione che antropologi e intellettuali stavano ponendo alle
tradizioni popolari e che di li a poco porteranno alla fondazione di
associazioni interessate a documentare i segni della cultura dei ceti più bassi.
Questo
diffuso senso di interesse per una cultura non colta ed essenziale nella sua
primordialità mette in collegamento l’esperienza pittorica di Nono con quella
letteraria della Percoto, di Dall’Ongaro e Gortani, mezzo secolo prima. Ma se
nei racconti dei letterati che svilupparono la loro indagine a cavallo
dell’occupazione austriaca la vita dei contadini serviva per documentare i
soprusi e l’ingiustizia politica, nella pittura di Nono emergono i colori e
l’ambiente descritto come una culla consolatrice per le più povere esistenze.
Il paesaggio
non è una “natura matrigna”, ma un ambiente che avvolge gli abitanti rendendo
meno scuri i colori dei loro abiti, meno faticose le loro occupazioni. La
pittura di paesaggio esplora i colori della pedemontana con una forza che la
macchina fotografica non riuscirà mai ad avere. La tavolozza dei colori
descrive una complessità di sentimenti per una popolazione che vive, secondo
l’artista, in una Arcadia in fin dei conti felice e salubre anche dal punto di
vista sociale.
Descrizione del percorso
Il primo
quadro che abbiamo preso in considerazione rispetto alla produzione del Nono
riferita alla pedemontana pordenonese è quello che mostra la piazza e la chiesa
di Vigonovo da pochi anni riformata secondo i disegni neoclassici di Antonio e
Stefano De Marchi, due importanti architetti di Caneva. L’ambiente assolato e
quasi deserto denunciano un quadro che aveva l’intento di cogliere gli effetti
della luce estiva e la contrapposizione tra la nuova facciata della chiesa in
pietra bianca non intonacata e la massa del volume del grande albero che oggi
non c’è più.
Percorreremo
alcune strade del borgo di Romano per perdere ancora quota e giungere
all’altezza delle risorgive segnalate da presenze arboree sempre più evidenti in
corpi di siepi che costeggiano i rivoli d’acqua. Entreremo così nella zona
delle Orzaie per scorgere un ambiente colonizzato dalle pratiche dell’aratura
anche grazie al progressivo abbassamento della falda superficiale. Le arature
scure ricordano le paludi anche sui terreni un poco più alte e lasciano
intravvedere lantica complessità biologica di questi territori prima della
colonizzazione romana. No a caso nel periodo altomedievale le paludi divennero
un confine tra i territori sottoposti al Vescovo di Belluno e quelli dominati
dal Patriarca di Aquileia. Non era facile transitare in questi ambienti nemmeno
all’epoca del Nono, oggi invece la rete delle stradine campestri impedisce di
raggiungere solo le aree più umide e importanti da un punto di vista della
vegetazione.
Inizieremo
così a superare i diversi affluenti della Livenza che inizieremo a percepire
alla nostra sinistra per la massa arborea che la accompagna nel suo tratto
superiore. Raggiunta la località Fontaniva inizieremo a percorrere le stradine
frequentate dai contadini di Polcenigo per giungere nei settori più bassi e
umidi del loro territorio. Aggireremo il colle di San Floriano per entrare
nella zona delle marcite superstiti, un’esperienza di miglioramento agrario
introdotta a Polcenigo dalla Lombardia proprio alla fine dell’800. Raggiungeremo
poi la borgata assolata di Coltura e i fondali di alcuni quadri del Nono.
Percorreremo poi il villaggio per chiudere l’escursione nel fresco anfiteatro
della sorgente del Gorgazzo.
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Il gorgazzo come luogo del romanticismo |
Bibliografia utile
Luigi Nono, a cura
di Giovanni Granzotto, Firenze, Morgana, 1990
Mostra di Luigi Nono (1850-1918). Sacile, Palazzo
Flangini-Biglia, 1 agosto-15 settembre
1964, catalogo a cura di Guido Perocco, Sacile,
Associazione Pro-Sacile, 1964
Per partecipare
La passeggiata si svilupperà su una pianura assolata e sono sufficienti
scarpe da ginnastica o da trek e un abbigliamento “a cipolla”.
Il ritrovo è previsto di fronte alla
chiesa di Vigonovo. Nei pressi ci sono molti parcheggi a disposizione. Alla
fine dell’escursione gli autisti saranno riaccompagnati alle auto e
provvederanno a recuperare i loro rispettivi passeggeri.
L’escursione prevede una camminata lenta di circa otto ore priva di
difficoltà. Chi viene con i figli è
pregato di prestare a loro le dovute attenzioni.
Vi raccomandiamo un abbigliamento conforme alla stagione variabile
soprattutto in considerazione delle previsioni del tempo.
Per i
problemi finanziari dell’associazione le escursioni di Scarpe & Cervello
non saranno più gratuite, ma sottoposte a una quota di rimborso spese per
compensare i costi organizzativi. I non iscritti pagheranno 5 euro mentre gli
iscritti 3. Per i bambini rimane tutto gratuito.
Numero massimo di adesioni: cinquanta con obbligo di prenotazione.
Per informazioni e prenotazioni:
Moreno Baccichet: 043476381, oppure 3408645094, moreno.baccichet@gmail.com
Legambiente del Friuli Venezia Giulia: 0432 295483, info@legambientefvg.it, in orario
d’ufficio
Informazioni aggiornate saranno inserite nel sito dell’associazione: www.legambientefvg.it e su www.scarpecervello.blogspot.it
Sta per partire
la nuova campagna di Scarpe & Cervello
Vuoi
collaborare?
Con questa escursione riprendono le uscite sul
territorio dedicate al paesaggio regionale. Lo facciamo recuperando una tappa
dell’edizione scorsa che non avevamo fatto a causa del cattivo tempo. Nel
frattempo abbiamo quasi approntato la nuova edizione 2013 che affronta il tema
della dismissione della grande e diffusa infrastruttura militare che fu
costruita in Friuli Venezia Giulia dopo il secondo conflitto mondiale.
Qui sotto vi alleghiamo il cappello della nuova edizione
di S&C che chiarisce il senso dell’approfondimento. Oltre a questo ti
chiediamo di segnalarci aree militari, poligoni di tiro, caserme, polveriere,
ecc dismesse o in via di evidente dismissione permettendoci di costruire una
cartografia interattiva del fenomeno.
Una cartografia partecipata delle aree militari dismesse
Trovi la carta in costruzione a questa pagina:
https://maps.google.it/maps/ms?ie=UTF8&hl=it&oe=UTF8&msa=0&msid=214910232405286774176.0004d171fbd54f0a9be9b&num=200&start=68&t=m&ll=46.305201,13.178101&spn=0.569216,0.823975&z=9&source=embed
Stiamo cercando di costruire un quadro, per quanto
parziale, del fenomeno degli abbandoni delle aree militari per comprendere
quali politiche di trasformazione vengono proposte e/o quale disattenzione
nutre questo argomento di grande trasformazione territoriale.
Se conosci un’area militare dismessa o in fase di
sottoutilizzo o dsmissione puoi segnalarla a noi inviandoci qualche dato e
fotografia, oppure puoi farlo direttamente tu disegnando in mappa l’area
proposta all’attenzione. Potrai anche inserire nella carta un sintetico testo o
delle immagini che illustrino lo stato dei luoghi. Puoi anche segnalarci
eventuali proposte per escursioni diverse da quelle che noi abbiamo programmato
da inserire nel programma del 2014.
Se vuoi segnalarci un’area militare dismessa in
territorio del Friuli Venezia Giulia invia il materiale a Moreno.baccichet@gmail.com
Se vuoi accedere liberamente alla mappa per intervenire
inserendo le informazioni da solo scrivi a Walter Coletto che ti darà un password.
Tutte le informazioni su come collaborare al censimento
delle aree militari dismesse lo trovi a questo indirizzo:
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