Scarpe & Cervello 2012
Icone, iconemi e fondali paesaggistici
Domenica 29 aprile
Ritrovo ore 9,30 nell’atrio
della stazione ferroviaria di Trieste
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Veduta di Contovello e Miramare dalla strada Napoleonica agli inizi del ‘900 |
Nel tempo la
tradizione fotografica ha consolidato uno speciale modo di interpretare lo
scenario del ripido versante del flysch che si appoggia al Carso calcareo e
avremo modo di discutere dell’iconografia fotografica di Miramare e del suo
parco. L’escursione partirà dal castello residenza di Massimiliano d’Asburgo e
ci condurrà fino in cima all’altipiano, tra i pastini di Contovello, in un
iconema, quello dei terrazzi, che caratterizzava tutta la scarpata fino al mare.
Percorso
L’escursione inizia dal Castello di Miramare per salire il
parco fino ad incontrare il paesaggio tradizionale dei terrazzamenti costruiti
sul versante argilloso. Salendo verso il bordo dell’altipiano noteremo la
transizione tra i paesaggi coltivati del Flysch e quelli carsici del calcare.
Visiteremo Contovello e il suo speciale assetto insediativo per poi recuperare
la Strada Napoleonica e giungere all’obelisco che sovrasta il panorama di
Trieste.
Tempo di percorrenza: 7 ore
Grado di difficoltà: escursionistica su una storica
mulattiera fino a Contovello, dopo di che si percorrerà una strada ottocentesca
quasi pianeggiante. Dislivello in salita: 325m
Motivazioni per la
scelta dell’itinerario
Il paesaggio della costiera un tempo era caratterizzato da
ampie zone coltivate e terrazzate che costituivano il paesaggio dei
pastini: terrazzi attrezzati a vigna,
olivo e ortaggi che garantivano il cibo alla città di Trieste. Si trattava di
un territorio produttivo fortemente strutturato da comunità che vivevano di
pesca, agricoltura e pastorizia utilizzando tre diversi territori e ambienti.
Le possibilità introdotte dal nuovo regime della mobilità hanno spezzato il
legame che univa queste aree agricole alla città portando al collasso di
un’economia di prossimità. Gran parte del versante è diventato selvatico, ma
alcuni brani di quell’antico paesaggio continuano a sopravvivere.
L’escursione parte e arriva in due punti molto importanti
per la storia del paesaggio della Venezia Giulia. La veduta del castello di
Miramare tra ‘800 e ‘900 diventerà un’icona fotografica consolidata anche nei
punti di ripresa. La diffusione delle immagini nella società contribuirà a
consolidare la visione della costiera e della residenza principesca come un
tutt’uno facendo scomparire la memoria dei pastini che occupavano in precedenza
il territorio del parco. La così detta Strada Napoleonica ruppe un ideale
isolamento della città nei confronti dell’entroterra, ma oggi è senza dubbio
uno degli itinerari escursionistici più particolari e frequentati della regione
per lo straordinario panorama che si percepisce da questo tracciato che arriva
nei pressi dell’obelisco. Anche questo è un luogo che negli ultimi duecento
anni ha assunto il significato di un belvedere sulle continue trasformazioni
della città. Una infinita serie di foto scattate da questo punto di vista
sarebbero in grado di documentare con straordinaria efficacia l’evoluzione
della dispersione urbana di Trieste.
Descrizione del
percorso
Questa volta il nostro percorso è circolare e prevede la
partenza dalla stazione di Trieste. Qui prenderemo l’autobus che ci condurrà a
Miramare. L’iconografia del castello di Miramare è vastissima ed ha consolidato
alcuni punti di ripresa. Le immagini ottocentesche che mostrano l’edificio dal
mare sono minoritarie rispetto a quelle riprese dal porticciolo, o dalla strada
che collega la residenza a Barcola. La cartografia ottocentesca ci permetterà
di immaginare l’ambiente litoraneo precedentemente alle grandi trasformazioni
che coinvolsero questo luogo con le opere volute dagli Asburgo e il passaggio
della moderna ferrovia, e successivamente, dalla strada costiera. Il paesaggio
era originariamente caratterizzato soprattutto da coltivazioni intensive, per
lo più terrazzate e costruiva un ambiente unico dopo le secche rive della
scarpata di Duino e di Aurisina. Qui le
morfologie finiscono per addolcirsi e i campi coltivati per piccoli
appezzamenti, che scendevano dai borghi di Contovello, raggiungevano quasi il
mare. Si trattava di un ambiente produttivo, intensamente frequentato da
agricoltori e pescatori e il suo speciale carattere fu assunto da Massimiliano
d’Asburgo nell’idea di costruire una residenza extraurbana dotata di un parco
mediterraneo e particolare nella sua composizione.
Le opere che iniziarono nel 1856 distrussero un paesaggio
costruito e modellato per secoli dalle comunità locali separando questo settore
della costa dai villaggi del bordo dell’altipiano. Il mare non veniva più ad
avere un significato legato al sostentamento delle popolazioni rivierasche, ma
veniva colto per il nuovo e romantico carattere paesaggistico che la società
della prima industrializzazione attribuiva a questi spazi. Il palazzo-castello
era un’anti-città che proponeva un sistema di vita diverso da quello delle
grandi residenze asburgiche di corte. Una dimora intima e giocata, una volta
tanto, sulle articolate asimmetrie che il naturalismo stava introducendo come
elemento di valore. I riferimenti alle rocche mediterranee, veri e propri
osservatori, non credo fosse casuale. La residenza spaziava sui paesaggi aperti
del litorale e alle spalle su un complesso sistema di verde attrezzato per lo
svago del proprietario e di un
irregolare, ma domato, versante ripido e roccioso. Il parco giustamente
all’inglese, era stato disegnato sulle morfologie dolci che avevano per secoli
ospitato le vigne e divenne subito uno dei più straordinari ambienti
artificiali dell’alto Adriatico tanto da contribuire in modo determinante nel
creare un richiamo turistico a volte più forte di quello della vicina città.
Percorreremo parte del parco cogliendo il punto di confine
tra il paesaggio costruito dai professionisti mobilitati dagli Asburgo e quello
del paesaggio antico e percorreremo il principale sentiero che permetteva alle
comunità dell’altipiano di raggiungere il mare e quindi di accedere a quelle
risorse.
L’itinerario che ci porterà a Contovello si muove
all’interno di quello che resta di un ampio paesaggio scosceso intensamente
coltivato. I pastini della costiera, così si chiamano i terrazzamenti, sono una
immagine costante e ripetuta dei versanti marnosi e argillosi, ma la crisi di
questo tipo di difficile agricoltura ha provocato la crisi di quest’ambiente,
diffusi abbandoni e il progressivo sviluppo della vegetazione spontanea.
Saliremo lentamente tra i pastini osservando le vedute sull’Istria slovena e
sul golfo per giungere a Contovello, un villaggio che nella sua forma
planimetrica assomiglia di più agli insediamenti del litorale che ai villaggi
irregolari e a mucchio, quasi pluricellulari, del Carso. Posto sul vertice di
un dosso è organizzato attorno a una strada quasi rettilinea che sbocca sul
piazzale della chiesa da dove si domina tutto il territorio della città di
Trieste. Da Contovello ci muoveremo per Prosecco per entrare all’interno del
Carso in un settore in cui l’ambiente sta soffrendo due diversi processi di rapida
trasformazione. Da un lato le nuove e moderne infrastrutture locali e la
costruzione di aree produttive e di servizi stanno costruendo l’immagine di un
insediamento disperso, dall’altra l’abbandono dell’agricoltura sta costruendo
un ambiente selvatico. Lungo piccole stradine raggiungeremo anche il belvedere
del santuario di Monte Grisa (il “formaggino” per la speciale forma pensata
dall’architetto Antonio Guacci in stile brutalista). L’edificio era nato
dall’intenzione di costruire una sorta di Landmark religioso e non si può dire
che il successo non sia stato ottenuto. L’oggetto architettonico ha un valore
paesaggistico per tutto l’ambiente del golfo di Trieste.
Visitato l’edificio raggiungeremo la strada detta
Napoleonica o Vicentina che è diventata ormai uno dei percorsi escursionistici
più belli e panoramici della zona, un itinerario frequentatissimo, a differenza
dei trascurati sentieri tra i pastini. Percorrendola raggiungeremo
l’ottocentesco obelisco (1830) che segnava, lungo la strada che da Opicina
portava alla grande città portuale, un punto speciale di veduta, un belvedere
che divenne famoso per le rappresentazioni pittoriche della città, ma anche per
le moderne rappresentazioni fotografiche. Per più di un secolo la città è stata
riprodotta in centinaia e centinaia di fotografie riprese da questo punto di
vista, al punto di creare una interessante serie di riproduzioni, mai raccolta,
che potrebbe dar conto di tutte le fasi della dispersione urbana
Nei pressi dell’obelisco prenderemo il vecchio tram a
cremagliera che ancora una volta ci farà apprezzare la pendenza della ripida
scarpata portandoci velocemente in città. Da piazzale Oberdan tutti potranno
riprendere il loro mezzo e rientrare.
Bibliografia utile
Rossella Fabiani, Museo
Storico del Castello di Miramare, Milano, Electa, 2006
Per partecipare
La
passeggiata si svilupperà su un versante poco ripido ed esposto al sole e al
vento. Sono sufficienti scarpe da ginnastica o da trek e un abbigliamento “a
cipolla”.
Il
ritrovo è previsto di fronte nell’androne della stazione ferroviaria di
Trieste. Nei pressi ci sono molti parcheggi a disposizione. Tutti i
partecipanti dovranno procurarsi un biglietto per l’autobus per Miramare e uno
per il tram di Opicina. Chi dovesse arrivare in ritardo ci può aspettare di
fronte alle scuderie di Miramare. Se riusciremo a rispettare i tempi dovremmo
riuscire a pranzare nei pressi di una osteria che potrà integrare
l’obbligatorio pranzo al sacco e le riserve di acqua.
L’escursione
prevede una camminata lenta di circa sette ore priva di difficoltà. Chi viene con i figli è pregato di prestare a
loro le dovute attenzioni.
Vi
raccomandiamo un abbigliamento conforme alla stagione variabile soprattutto in
considerazione delle previsioni del tempo.
Per i problemi finanziari
dell’associazione le escursioni di Scarpe & Cervello non saranno più
gratuite, ma sottoposte a una quota di rimborso spese per compensare i costi
organizzativi. I non iscritti pagheranno 5 euro mentre gli iscritti 3. Per i
bambini rimane tutto gratuito.
Numero
massimo di adesioni: cinquanta con obbligo di prenotazione.
Per
informazioni e prenotazioni:
Moreno
Baccichet: 043476381, oppure 3408645094, bccmrn@unife.it
Legambiente
del Friuli Venezia Giulia: 0432 295483, info@legambientefvg.it,
in orario d’ufficio
Informazioni
aggiornate saranno inserite nel sito dell’associazione: www.legambientefvg.it
e www.scarpecervello.blogspot.it
http://www.legambientetrieste.it/S&C2012.htm
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